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sabato 2 novembre 2013

Disarmo: la distruzione della armi chimiche in Siria

Basi legali e problemi pratici
Corsa a ostacoli per il disarmo chimico della Siria
Ralph Trapp
22/10/2013
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Il primo passo nella realizzazione dall’accordo-quadro russo-americano per l’eliminazione delle armi chimiche siriane è stata l’adesione, il 14 settembre scorso, della Siria alla Convenzione sulle armi chimiche (Chemical Weapons Convention, Cwc).

Oltre che dalla Convenzione, le basi legali del disarmo chimico della Siria sono costituite dalla decisione del Consiglio esecutivo (Ce) dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons, Opcw) del 27 settembre che prevede un programma accelerato per la completa eliminazione dell’arsenale chimico di Damasco entro metà 2014, e dalla risoluzione votata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu il 28 settembre.

Squadre di ispezione stanno studiando le dichiarazioni della Siria sul suo programma di fabbricazione di armi chimiche, e stanno conducendo ispezioni e fornendo assistenza alla Siria per realizzare il piano di distruzione.

Addestramento 
Fondamentalmente si stanno seguendo le regole stabilite dalla Cwc, ma alcune misure sono uniche e richiedono adattamenti rispetto alla prassi o approcci interamente nuovi.

Il Ce aveva dato sette giorni alla Siria per completare la dichiarazione iniziale fatta il 27 settembre 2013. Si tratta di una procedura diversa da quella in base all’articolo III della Cwc che concede trenta giorni di tempo. Chiaramente la dichiarazione iniziale era solo il primo passo per arrivare a una dichiarazione completa e precisa. Questa specie di addestramento è stato attuato in passato, sebbene su base volontaria.

Si tratta tuttavia della prima volta che questa forma di collaborazione si svolge alla luce del sole ed è anche la prima volta in cui la collaborazione delle autorità siriane governative è ritenuta obbligatoria. Sebbene tale obbligatorietà sia coerente con il principio generale di cooperazione stabilito dalla Cwc, essa deriva anche dalle circostanze fuori dal comune del caso siriano.

Coordinate geografiche
In secondo luogo, la decisione del Ce obbliga la Siria, inter alia, a fornire informazioni su “impianti di produzione di armi chimiche, compresi gli impianti di mescolamento e di caricamento, e impianti di ricerca e sviluppo di armi chimiche, con le coordinate geografiche specifiche”. Il riferimento agli impianti di miscela riflette probabilmente la configurazione delle scorte siriane (costituita in gran parte da precursori chimici).

Il riferimento agli impianti di ricerca è più interessante. La Convenzione stessa non si esprime sulla questione della ricerca. Non è chiaro se la decisione del Ce sia un tentativo di stabilire un nuovo obbligo per la Siria (nel qual caso la fonte giuridica rimane incerta) o un semplice chiarimento delle disposizioni della Convenzione per assicurarsi che tutti gli impianti di ricerca e sviluppo di armi chimiche siano dichiarati.

Verifica eccezionale
In terzo luogo, sono state espresse riserve sulla completezza delle dichiarazioni della Siria. Queste preoccupazioni sono affrontate nelle disposizioni riguardanti la verifica. Queste ultime si fondano per la Siria sulle clausole della Cwc e sulla prassi consolidata, ma con una eccezione.

Una disposizione specifica obbliga il Segretariato tecnico ad “ispezionare appena possibile qualunque altro sito che possa avere attinenza con il programma di armi chimiche siriano, che sia stato identificato da uno stato firmatario, a meno che l’ispezione sia considerata ingiustificata dal Direttore generale o a meno che la questione non si possa risolvere attraverso il processo di consultazioni e cooperazione” (2(d) of EC-M-33/Dec.1).

Si tratta di seguire il principio di cooperazione contenuto nell’articolo IX. La procedura configura tuttavia uno scostamento rispetto alla Cwc: non vi è un ruolo per il Ce e nessun riferimento all'accesso gestito (managed access). Che queste stipulazioni fossero consone con i poteri e le funzioni del Ce resta incerto, ma è probabilmente di secondaria importanza, data la successiva risoluzione del Consiglio di Sicurezza.

Eliminazione 
L’approccio “tradizionale” per l’eliminazione delle scorte di armi chimiche rischia di non funzionare in Siria. Le proposte alternative comportano l’uso di unità mobili di distruzione, mezzi di distruzione improvvisati, o la rimozione delle armi per effettuarne la distruzione all’estero. Alcune di queste proposte potrebbero avere ramificazioni legali.

La Convenzione vieta qualsiasi trasferimento di armi chimiche - articolo I.1 (a). Sarebbe necessario chiarire quindi che una tale rimozione non costituisce una trasferimento di armi chimiche, ma la loro asportazione verso un impianto di distruzione.

La risoluzione 2118 (2013) del Consiglio di sicurezza autorizza “gli stati membri ad acquisire, controllare, trasportare, trasferire e distruggere armi chimiche identificate dal Direttore-generale del Opcw, coerentemente con l’obiettivo della Cwc per garantire l’eliminazione del programma di armi chimiche della Repubblica araba siriana nella maniera più rapida e sicura”.

Si può discutere sul fatto che il Consiglio di Sicurezza abbia il potere di prendere una tale decisione. Sarebbe più cauto se la Conferenza degli stati membri dell’Opcw prendesse una decisione in merito, in modo da rimuovere ogni dubbio.

Se fossero impiegate unità mobili di distruzione, sarebbe necessario decidere a chi tocca la responsabilità per la tempestività, la completezza e la sicurezza delle operazioni di distruzione. In base alla Cwc spetterebbe alla Siria che tuttavia non possiede né opera tali unità. Il programma di distruzione messo in atto dall’Albania potrebbe fornire un utile precedente.

Se le operazioni di distruzione fossero improvvisate secondo le linee guida impiegate in Iraq, si applicherebbero le regole della Cwc. Potrebbero essere tuttavia “alleggerite”, per quanto riguarda per esempio i precursori chimici.

In conclusione, l’eliminazione del programma di armi chimiche della Siria è del tutto fattibile, ma permangono questioni pratiche e legali che debbono essere affrontate.

Ralph Trapp è stato funzionario dell'Opcw, ora è Independent Consultant sulle questioni delle armi chimiche.
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