Per la traduzione in una lingua diversa dall'Italiano.For translation into a language other than.

Il presente blog è scritto in Italiano, lingua base. Chi desiderasse tradurre in un altra lingua, può avvalersi della opportunità della funzione di "Traduzione", che è riporta nella pagina in fondo al presente blog.

This blog is written in Italian, a language base. Those who wish to translate into another language, may use the opportunity of the function of "Translation", which is reported in the pages.

LIMES, Rivista Italiana di Geopolitica

Rivista LIMES n. 10 del 2021. La Riscoperta del Futuro. Prevedere l'avvenire non si può, si deve. Noi nel mondo del 2051. Progetti w vincoli strategici dei Grandi

Cerca nel blog

domenica 30 aprile 2023

Antonio VIgliano. Intelligence da Fonti Umane negli odierni contesti globali HUMINT e Antiterrorismo

 

2


 

“A volte, sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose, quelle che fanno cose… che nessuno può immaginare”

Imitation Game

 

2.1 HUMINT e Antiterrorismo    

 

Durante la seconda guerra mondiale per reclutare un agente, soprattutto da parte degli Alleati, si faceva leva soprattutto sui sentimenti patriottici e di resistenza contro l’invasore delle persone individuate. Ovviamente, questo comportava un certo rispetto verso l’agente da parte dell’agenzia che lo aveva reclutato, nonché l’instaurazione di un buon rapporto di fiducia e collaborazione tra l’agente e l’operatore. Successivamente durante la guerra fredda, si fece più largo uso del denaro come mezzo di persuasione, in quanto, le scelte di reclutamento ricadevano molto spesso su impiegati e funzionari governativi, che in buona parte decidevano di collaborare in cambio di denaro. La storiografia specialistica è ricca di esempi eclatanti di spie che hanno operato rispettivamente per i due blocchi, sotto pagamento di ingenti somme di denaro.

Dopo la caduta del muro di Berlino, la conseguente caduta dell’U.R.S.S. e i successivi fenomeni economici e sociali della globalizzazione, si sono venute a creare le condizioni per nuovi tipi di conflittualità di tipo asimmetrico. I nuovi fenomeni di insorgenza non caratterizzano più solamente piccole zone territoriali delimitate ma sono in grado di destabilizzare intere aree. La nascita e lo sviluppo del terrorismo internazionale ha segnato l’inizio di una nuova era per la sicurezza internazionale, chiamata a contrastare una minaccia senza confini definiti. Questo ha portato anche ad un’evoluzione nelle tecniche di reclutamento da parte degli operatori humint, che hanno iniziato a basarsi sul mind penetration, ovvero, la ricerca e lo sfruttamento delle debolezze intrinseche dell’individuo[1].

Il terrorismo, così come la guerriglia, per raggiungere i propri scopi, ha bisogno di informazioni, sia per una migliore copertura delle attività clandestine sia per reperire informazioni, per pianificare ed eseguire azioni eversive. La differenza fondamentale è il tempo, poiché, per pianificare e condurre atti di guerriglia c’è bisogno di condizioni sociali, territoriali ed economiche favorevoli; la maggior parte di esse dipende dal consenso popolare, in cui si possono ottenere ad esempio:

-           Informazioni (ubicazione, entità, numerico e spostamento delle truppe occupanti, o governative nel caso si parli di guerra rivoluzionaria)

-          Supporto logistico (acqua, viveri, vestiario, rifugio, diffusione di materiale propagandistico, ecc.)

-           Eventuali aiuti finanziari (gruppi di pressione favorevoli alla guerriglia, possono organizzare raccolte fondi, anche attraverso attività illecite, per finanziare gli insorti).

Per questo motivo, il consenso diventa un fattore fondamentale, sia per le forze insorgenti che per le forze occupanti. Entrambe le forze cercheranno di tutelare l’incolumità della popolazione civile per guadagnarne il consenso, aiutandosi anche con attività di propaganda e di contro-propaganda nei confronti dell’avversario. Soprattutto la guerriglia, la quale, non potendo affrontare una guerra classica, ricorre a tecniche di guerra non convenzionale e fa largo uso di propaganda. Di conseguenza, è di fondamentale importanza il potenziamento delle attività di intelligence, soprattutto della humint, che in questi contesti risulta essere il più efficace strumento di raccolta informativa.

La missione principale della humint in funzione anti guerriglia è quello di inserirsi all’interno del tessuto sociale, comprenderne la cultura, la lingua, le usanze, i bisogni e le problematiche, entrando in sintonia con le persone, comunicando le ragioni e gli scopi dell’intervento, ed influenzando principalmente i gruppi che sostengono la guerriglia[2]. Così facendo si creerà attorno ad essa terra bruciata a livello di consensi; nel frattempo si provvede a disarticolare la rete informativa degli insorti.

Per eseguire attentati terroristici non sono necessari lunghi periodi tra pianificazione ed esecuzione; quindi il terrorismo non necessita di una elevata attività di ricerca informativa con relativa rete di spionaggio, o una linea gerarchica e comunicativa ben definita (vedesi i noti casi di “lupi solitari”), né è fondamentale per un gruppo terroristico godere di un alto livello di consenso popolare, in quanto, spesso gli obbiettivi sono luoghi affollati[3], essendo l’obbiettivo principale del terrorismo quello di sovvertire l’ordine attraverso il caos e la paura. Inoltre, gli strumenti per realizzare un attentato terroristico sono economici e, in buona parte dei casi, di facile reperibilità e assemblaggio. A volte addirittura a costo zero, come nei casi di attentatori che si lanciano sulla folla con un autoveicolo o armati di coltello da cucina. In quest’ultimo caso diventa ancora più complesso prevedere un’azione terroristica da parte di questi soggetti, a volte insospettabili, non appartenenti a nessuna cellula terroristica, che rivendicano semplicemente la loro appartenenza a determinate organizzazioni. Essi, a seguito di processi di radicalizzazione subiti in determinati ambienti o addirittura in rete, successivamente ad una fase formativa quasi da autodidatta attraverso le pagine del dark web[4], agiscono da soli e con modalità quasi imprevedibili.

Capire le meccaniche dei processi di radicalizzazione è necessario per prevenire soprattutto questo tipo di fenomeni. Per questo motivo, negli ultimi anni, squadre di psicologi, sociologi e antropologi hanno effettuato ricerche sul fenomeno, per tracciare il profilo dell’individuo che più potrebbe essere soggetto a questo tipo di devianza, e trovare la soluzione con tutti gli strumenti che la società civile può mettere in campo (scuola, sanità, servizi sociali, ecc.), per evitare sul nascere questo tipo di fenomeno[5]. Oltre a luoghi comuni di ritrovo come centri sportivi, bar, centri di preghiera non autorizzati (le così dette “moschee garage”), una forte problematica inerente la radicalizzazione proviene dalle carceri.

Paradossalmente il carcere dovrebbe essere il luogo più sicuro da questo punto di vista, in quanto, all’interno delle sue mura il controllo di determinati soggetti dovrebbe essere assicurato; ma gli eventi terroristici ed eversivi degli ultimi anni ci hanno dimostrato il contrario.

Scavando nel passato di alcuni attentatori si è scoperto che essi hanno subito un processo di radicalizzazione all’interno del carcere dove erano detenuti per reati minori. Oppure, caso ben più eclatante, quello che riguarda la maggior parte dei dirigenti dell’ISIS, in precedenza detenuti in Iraq (Camp Bucca) e Giordania[6]. A questo proposito, sono diventate sempre più insistenti le proposte per utilizzare agenti delle forze dell’ordine in incognito negli istituti penitenziari o permettere ai servizi di informazione e sicurezza di condurre operazioni con agenti sotto copertura anche nelle carceri, al fine di identificare e isolare i sedicenti jihadisti. Queste proposte però, si scontrano in molti casi con i diversi sistemi giudiziari, e al momento, almeno in Italia, per quanto riguarda i servizi di informazione e sicurezza, tale procedura non è possibile, in quanto, la legge 124 del 2007 vieta espressamente agli apparati di intelligence di operare nelle carceri[7]. 

I conflitti non convenzionali rispetto alla guerra classica hanno una durata di difficile definizione, come anche gli esiti. Per questo motivo mettere in atto tutte le attività sopracitate richiede molto tempo, e un lavoro fatto di pazienza e costanza. Come dimostrato anche dalle ultime operazioni militari, condotte da forze armate convenzionali in determinati territori contro forze ribelli, il tempo risulta essere l’elemento determinante. Il protrarsi nel tempo di queste operazioni causa il logoramento dal punto di vista psicologico del personale impiegato, con conseguente calo del morale. Oltre a generare costi elevatissimi in termini economici e di vite umane, che ha anche un effetto indiretto in patria, con il calo dei consensi e il risentimento verso i decisori politici da parte della società civile. Pertanto è necessario un addestramento ad hoc, riguardante la conoscenza del contesto delle aree di operazione.

Grazie alle lezioni apprese nelle recenti operazioni militari internazionali, il governo U.S.A., tramite i dicasteri dedicati, ha disposto la formazione di appositi teams, impiegati in teatri operativi ad alto rischio, nei quali, al personale humint sono affiancati specialisti in campo sociologico, storico e antropologico. Questi specialisti hanno il compito di raccogliere elementi culturali ed etnografici dell’area di operazione. La conoscenza degli elementi culturali, quindi i processi sociali, politici, economici, comportamentali e le tradizioni di un popolo sono fondamentali per capire i loro modi di agire. Gli studi etnografici permettono di comprendere le varie tribù, etnie, confessioni religiose presenti in quella nazione e i rispettivi usi, costumi e forme di comunicazione tra i vari appartenenti alle suddette realtà.

Queste ricerche e sono quindi necessarie per poter successivamente interagire armonicamente con le popolazioni locali delle zone di operazione[8].

I progressi fatti in questo campo hanno dimostrato la maggiore efficacia negli approcci con il personale autoctono, che permette la formazione del rapporto di fiducia con il personale straniero in maniera più rapida. In questo modo si riesce a fronteggiare la minaccia asimmetrica in maniera più efficace, sottraendo risorse al nemico ma soprattutto risparmiando in termini di vite umane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Teti Antonio, Virtual Humint la nuova frontiera dell’intelligence, Rubbettino, p.80

[2] Masci Claudio – Piacentini Luciano, Humint questa sconosciuta…Rubbettino, pp. 153 - 157

[3] Ibid.

[4] Il dark web, o darknet (web oscuro, rete oscura) è una piccola parte del deep web (web profondo), la parte di web che non è indicizzata da motori di ricerca, a cui contenuti, si accede via Internet con l’utilizzo di specifici software e specifiche configurazioni.

[5] https://www.difesaonline.it/evidenza/interviste/radicalizzazione-jihadista-nelle-carceri-cause-e-proposte-di-prevenzione

[6] Pagani Alberto, Manuale di Intelligence e Servizi Segreti, Rubbettino, 2019, pp. 204 - 206

[7] https://www.poliziapenitenziaria.it/public-post-agenti-007-nelle-carceri-se-arrestati-potranno-nascondere-la-loro-identita-per-continuare-l8217-4417-asp/

[8] Masci Claudio – Piacentini Luciano, Humint questa sconosciuta…Rubbettino, p. 203

lunedì 10 aprile 2023

Antonio Vigliano. L'Operatore HUMINT

 


 

Come precedentemente accennato, la human intelligence è basata fondamentalmente sulle relazioni interpersonali. Di conseguenza, i suoi processi organizzativi ed esecutivi sono più lunghi e complessi rispetto alle altre specialità dell’intelligence. 

L’operatore HUMINT ha il compito di identificare le fonti, ovvero le persone (nel caso della HUMINT) che hanno accesso alle notizie di interesse per la sicurezza e costruire una serie di relazioni per acquisire da esse queste notizie, creando una vera e propria rete di informatori.

Le fonti possono essere agenti ingaggiati dagli operatori all’estero, oppure, come ad esempio accade nel caso di attività di human intelligence militare, personale civile che vive nelle zone di operazione. Oltre agli informatori solitamente reclutati, vi sono anche altri tipi di informatori. Claudio Masci e Luciano Piacentini, indicano nel volume “Humint…questa sconosciuta” altri due tipi di fonte:

-          gli informatori occasionali[1]

-          i fiduciari[2]

Una fonte può anche essere un profugo o un prigioniero di guerra; infatti è compito degli operatori humint procedere agli interrogatori di questi ultimi.

Può anche accadere che uno o più operatori vengano infiltrati in un’organizzazione nemica per svolgere, sotto copertura (celando quindi la propria identità e svolgendo in totale segretezza), l’attività di ricerca informativa designata[3].

Ogni operatore humint deve possedere una spiccata attitudine alle relazioni umane, empatia, un forte spirito di adattamento, capacità di risoluzione degli imprevisti, buona memoria, elevato autocontrollo, pazienza e perseveranza; il tutto mantenendo sempre un profilo basso, apparendo sempre come una persona comune.

Tali qualità sono difficili da trovare tutte insieme in una persona, pertanto, esse vengono acquisite e potenziate con l’addestramento[4]. L’impiego avviene in buona parte all’estero, in coppia o singolarmente, e l’operatore sa bene che in ogni momento potrebbe essere messo sotto osservazione da altre Agenzie; di conseguenza, le capacità e la professionalità richieste all’operatore devono essere elevate e tali da garantirgli la sopravvivenza in operazione e il corretto svolgimento della missione. Inoltre, ogni agente che opera nel campo della human intelligence deve essere dotato dei più alti princìpi morali e valoriali, in quanto, in determinate circostanze potrebbe anche presentarsi più di un’occasione per procurarsi beni materiali facili da reperire in determinati contesti.  Nelle attività condotte dalle forze armate in determinati teatri operativi, gli operatori   possono essere anche più di due, per garantire una più efficace cornice di sicurezza in caso di attacco da parte di forze nemiche.

Reclutare una fonte non è un lavoro semplice. Un buon operatore deve saper riconoscere il soggetto idoneo a ricoprire il ruolo di fonte. Prima dell’approccio iniziale, va valutata la possibilità ed il livello di accesso, che la futura fonte ha, alle informazioni a cui l’operatore humint intende accedere. Ad esempio, per ottenere informazioni riguardo alla produzione di un determinato progetto industriale, un’ottima fonte potrebbe essere un impiegato dell’azienda che lavora a quel progetto. Il che non significa che debba essere obbligatoriamente un dirigente o uno ingegnere, ma anche un semplice operaio; si può arrivare alle informazioni desiderate anche partendo a distanza dall’obbiettivo designato e avvicinarsi poco alla volta. Restando nell’esempio precedente, potrebbe diventare una fonte, un congiunto dell’operaio o il coniuge, o un amico della stessa comitiva. Una volta individuato il soggetto idoneo, l’operatore humint deve svolgere un accurato lavoro di profilazione, ovvero, effettuare un profilo della persona da designare quale agente. La profilazione prevede un’indagine sulla personalità e il carattere della persona per capire se essa è affidabile a svolgere questo compito. Importante nel tracciare il profilo della fonte è capire cosa, a livello motivazionale, può spingerla a collaborare, facendo leva su vari aspetti, psicologici, caratteriali e ideologici, o semplicemente sull’avidità, o comunque un urgente bisogno di denaro.

Per esempio, una persona cui piace particolarmente essere adulata potrà parlare di più se riceve attenzioni e complimenti. Una persona abituata a lamentarsi potrebbe aprirsi con l’operatore se gli venisse data la possibilità di essere ascoltato.

Fondamentale è il controllo dell’affidabilità, soprattutto per evitare che essa faccia il doppio gioco[5]. Questo controllo avviene inizialmente in fase di approccio, oltre che con l’attività di profilazione, attraverso un lavoro di indagine effettuata su tutto ciò che ruota attorno al mondo della fonte stessa: l’ambiente familiare e culturale, l’estrazione sociale, eccetera[6]. Un buon operatore Humint deve avere una buona capacità di mettere a proprio agio l’interlocutore, ed essere in grado di sostenere conversazioni in modo coinvolgente, riuscendo a conquistare pian piano la fiducia della futura fonte. Successivamente deve essere in grado di utilizzare le tecniche di comunicazione e manipolazione atte a far breccia, a livello psicologico, nella fonte per poterla “manovrare”. Fatto ciò, dovrà successivamente mantenere sempre attive le relazioni con ogni singola fonte della rete di agenti, che nel frattempo avrà creato.

A volte può succedere che la fonte, essendo in una particolare posizione ed essendo in possesso di determinate informazioni sia restia nell’intraprendere un rapporto di collaborazione diretto con l’operatore. In questo caso l’operatore dovrà puntare tutto sulle sue abilità di elicitazione[7], ovvero, cercare di carpire notizie di interesse tramite conversazioni casuali, che apparentemente non presentano correlazioni con le informazioni in possesso della fonte[8]. In questo modo l’informatore inconsapevole crederà semplicemente di fare una chiacchierata, mentre in realtà sta fornendo notizie di rilievo. In ogni caso, l’operatore, qualsiasi informazione la fonte stia fornendo, non assumerà mai un atteggiamento giudicante, in quanto, la persona che si sente giudicata per quello che sta dicendo, potrebbe non dirlo più, e magari rifiutare addirittura di collaborare.

Tali processi possono richiedere anche lunghi periodi di tempo. Non si può costruire una rete di informatori dall’oggi al domani, in quanto, non è possibile creare in tempi brevi quei rapporti di fiducia tra operatore e fonti che garantiscano i risultati sperati.

L’operatore dovrà inoltre, per non compromettere la sua missione, evitare di instaurare un legame eccessivamente affettivo con la fonte, che potrebbe compromettere la capacità di giudizio sulle informazioni fornitegli dalla fonte stessa. Altro errore in cui potrebbe cadere è quello della gestione della fonte come fosse un informatore della polizia. Funzione questa, finalizzata ad attività per lo più investigative, spesso in condizioni di urgenza, che richiedono quindi delle informazioni immediate da parte della fonte.

Si immagini ad esempio, l’investigatore che ha necessità di scoprire il nascondiglio di un pericoloso latitante o il luogo di arrivo di un grosso carico di sostanze stupefacenti. In queste circostanze la fonte viene per così dire “spremuta”, in quanto, soggetta a continue sollecitazioni per ottenere in poco tempo il maggior numero di notizie possibili e, di conseguenza, non si potrà mai creare quel rapporto di fiducia e collaborazione, che è invece necessario all’attività informativa per la prevenzione delle minacce convenzionali e non convenzionali[9].

Diverso è il discorso per gli operatori humint che svolgono missioni sotto copertura, ovvero, celando la propria identità personale e la propria identità sociale, assumendo una identità di copertura che consente loro di “interpretare” un ruolo specifico all’interno del contesto nel quale essi vengono infiltrati. In questi contesti l’identità di copertura gioca un ruolo determinante. Essa viene conservata “gelosamente” dall’operatore che in ogni momento mette in atto tutto il sistema di false informazioni (costruite ad hoc), per far si che la controparte non venga mai a conoscenza del suo scopo e della sua vera identità, cercando sempre di intuire in anticipo quali verifiche l’avversario potrebbe effettuare.

È opportuno ricordare che tutte le attività di raccolta informativa da fonti umane vengono spesso accompagnate anche da attività di ricognizione e di acquisizione di foto, video e documenti, sia per completare le notizie acquisite tramite le fonti, ma anche per monitorare l’ambiente operativo. Senza dimenticare le attività di pedinamento.

 

 

 



[1] Humint e contrasto al terrorismo gnosis.aisi.gov.it

[2] “…che in genere sono parenti, amici e conoscenti che, pur avendo intuito il ruolo ricoperto dal ricercatore, accettano comunque di collaborare saltuariamente e di solito vengono compensati occasionalmente con omaggi o gadget.

Cit. Masci Claudio – Piacentini Luciano, Humint questa sconosciuta…Rubbettino, p. 110

[3] Cosenza Raimondo, Cos’è la HUMINT. Human Intelligence, published by Raimondo Cosenza, 2021, p.6

[4] Masci Claudio – Piacentini Luciano, Humint questa sconosciuta…Rubbettino, p. 97

[5]La fonte, fingendo di collaborare con l’operatore humint che l’ha arruolata, lavora in realtà a favore di un altro servizio di informazione o di un’altra entità nemica.

[6] Masci Claudio – Piacentini Luciano, Humint…questa sconosciuta, Rubbettino, p.112

[7] Elicitare v. tr. [dal lat. elicitare, frequent. di elicere «tirare fuori»] (io elìcito, ecc). – In psicologia, riferito a comportamenti o condotte, stimolarli, ottenerli mediante domande o altri stimoli.

www.treccani.it

[8] Cosenza Raimondo, Cos’è la Humint. Human Intelligence, published by Raimondo Cosenza, 2021, p.11

[9] Masci Claudio –Piacentini Luciano, Humint questa sconosciuta…Rubbettino, pp. 114 - 115