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LIMES, Rivista Italiana di Geopolitica

Rivista LIMES n. 10 del 2021. La Riscoperta del Futuro. Prevedere l'avvenire non si può, si deve. Noi nel mondo del 2051. Progetti w vincoli strategici dei Grandi

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martedì 20 dicembre 2022

Massimo Iacopi. OGNI PACE E’ CIRCONDATA DA UNA GUERRA

 

Eraclito 


 

Pubblicato nel mese di giugno 2022 sulla Rivista Informatica Graffiti on line (www.graffiti-on-line.com) con il titolo “COSA SO IO DELLA GUERRA ?

     https://www.graffiti-on-line.com/home/opera.asp?srvCodiceOpera=2029

 

 

Questo breve saggio vuole presentare una riflessione sul fenomeno della guerra e della pace nella società, partendo, stavolta, da un espresso riferimento ad una citazione tratta da un libro di un polemologo francese, a sua volta attribuita al filosofo greco Eraclito (1).

 

Lo spettacolo della sollevazione delle città della Ionia contro Dario I (nell’anno -499), che ha dato origine alle guerre mediche, ha forse ispirato ad Eraclito (- VI / -V secolo) questa considerazione, di cui la guerra in Ukraina mostra con ogni evidenza la sua crudele attualità. Citazione di grande respiro, dalle molteplici interpretazioni: la sua cruda formulazione non sorprende molto nella bocca di questo padre del pensiero dialettico, ammirato anche da Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831). Il fatale concatenamento delle guerre e delle paci assume le sembianze di una legge d’evoluzione determinista, che regola lo sviluppo degli affari del mondo. Appare sorprendente l’inversione dei termini della proposizione: d’accordo che le guerre sfocino inevitabilmente in una pace più o meno giusta; ma Eraclito, affermando che ogni pace determina una nuova guerra, mette l’accento proprio sull’esame della pace, della sua natura e delle sue condizioni di instaurazione. Del resto di quale pace si tratta?!  Una pace di tipo cartaginese alimenta il risentimento, questo motore sconosciuto della storia: la pace firmata dopo Zama non ha, infatti, impedito la 3^ Guerra Cartaginese (1871) e di Versailles (1919-20) hanno seminato i germi di guerre future. La pace armata (bellicosa, secondo l’espressione dello storico francese Raymond Aron, 1905-1983) resta comunque lorda di minacce, come lo evidenzia ancora l’attuale situazione della Corea. La guerra cova proprio sotto la … pace. Allo stesso modo, la pace civile (pace interna di uno Stato), resa fragile dalle lotte intestine e dalle “forze della notte”, può sfociare su una guerra civile. Anch’essa portatrice di rischi di internazionalizzazione del conflitto come l’ha già dimostrato la Guerra dei Trent’anni (1618-1648).

Guerre a catena, guerre ineluttabili. Molti pensatori lo credono, prestandole persino delle virtù. Ma, credo si possa rimanere comunque d’accordo su un fatto: solo una pace di qualità respinge lontano lo spettro della guerra. In effetti, i Trattati di Westphalia (1648) ed il Congresso di Vienna (1815), frutto di lunghi negoziati (rispettivamente quattro anni e nove mesi) e di compromessi ragionevoli, fondati sul diritto hanno aperto la via a decenni di stabilità in Europa. Ma la pace attraverso il diritto, cui faceva riferimento Huig de Groot o Grotius (1583-1645) rimane, purtroppo, una costruzione fragile, in quanto, incessantemente, la guerra ha il “vizio” di ritornare a galla: la Pace di Nicias (nell’anno -421), conclusa per 50 anni fra Sparta ed Atene, è durata appena tre anni. Non meno di 130 conflitti hanno avuto luogo dalla creazione dell’ONU, dal quale ci si augurava che avrebbe potuto costituire una tappa decisiva verso la “pace universale”, sogno mai abbandonato dai grandi pensatori come Immanuel Kant (1724-1805) nel 1795. La guerra sarebbe a questo punto la norma di una specie di uno “stato di natura” delle relazioni internazionali e la pace l’eccezione?  Eraclito lascia intendere che la frontiera fra la guerra e la pace è, per natura, fluida e sfumata. Il generale Carl von Clausewitz (1789-1831), nella sua opera Vom Krieg (Della Guerra), affermerà, in modo diverso, senza mezzi termini, che la “la guerra non è mai un atto isolato … la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è, dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi”. Ma nel periodo sovietico si arriverà ad affermare, senza pudore, che “la pace non è altro che la continuazione della guerra con altri mezzi” per la realizzazione del socialismo.

Da quanto sopra deriva l’attuale indeterminatezza semantica: la guerra non viene più nominata (“avvenimenti” in Algeria; “operazione militare speciale” in Ukraina) e soprattutto non viene più dichiarata (aggressione giapponese a Pearl Harbour o quella russa in Ukraina). La pace viene sempre più raramente firmata: il conflitto si ferma, ma il fuoco continua a bruciare sotto la cenere. Lo scienziato scrittore inglese Mark Leonard (1974- ; autore di The Age of Unpeace, 2021) ci dice che stiamo vivendo nel mondo globalizzato di oggi l’era della a-pace, una specie di zona grigia che non è più pace ma che non è ancora una guerra: ma bisogna pur sempre ricordare che una “pace impossibile” significa quasi sempre una “guerra probabile”.

In tale contesto, guerra e pace si inscrivono in un continuo, in un concatenamento logico ed implacabile. Eraclito trasforma questa contraddizione nella stessa struttura dell’evoluzione. La tragedia ukraina smentisce crudelmente il progressismo e l’ottimismo del politologo Francis Fukuyama (1952- autore della La fine della storia e l’ultimo uomo, del 1992) e marca la fine “della storia” come conclusione idealizzata della pace e della democrazia, universali. La citazione di Eraclito che prefigura, invece, questo “ritorno della storia” deriva da un pensiero complesso; all’opposto del pensiero binario occidentale egli associa i contrari. Allo stesso modo. La sua concezione duale del tempo associa successione (come in Occidente) e ciclo (come in Asia), come l’eterno ritorno delle stagioni. Dopo tutto il filosofo greco é vissuto proprio nella città di Efeso, esattamente sul limite geografico di questi due mondi (Occidente ed Asia).

 

NOTA

(1) Espressione tratta da “La guerra, cosa ne so io ?”, 1959, del sociologo francese Gaston Bothoul (1896-1980), citazione che viene spesso attribuita ad Eraclito.

 

 

 

 

venerdì 9 dicembre 2022

Il reale rischio nucleare Conflitto Nato-Russia. Ipotesi

 Le stime sulla consistenza e reale portata del rischio atomico sono varie.  Tutte però ipotizzano la fine del pianeta e della vita umana. Ogni esplosione nucleare forma il cosiddetto "pihadon", dalle parole giapponesi Lampo-tuono.. Si sviluppa un calore di milioni di gradi seguito da una ricaduta del fallout radioattivo, cioè polveri contaminate da raggi gamma  ed isotopi residui della fissione. Esempio reali di una esplosione atomica sono solo nel 1945. Si registrò un'area di distruzione totale fino a 1,6 km dall'epicentro danni moderati fino a 3,2 km e leggeri fino a 5,6 km 

Per un ordigno superiore ad 1 megatone ( 1 milione di tonnellate di esplosivo) il raggio di distruzione supererebbe i 15-30 Km. 

 Secondo la Università di Princeton (USA) in un ipotetico scenario di guerra in Europa, in circa tre ore in uno scambo tra Nato e Russia di ordigni nucleari, ci sarebbero dai 35 ai 85 milioni di morti, per poi iniziare a contare i decessi dei mesi successivi per le radiazioni. GLi scoppi solleverebbero nella stratosfera milioni  e miliardi di tonnellate di terriccio che oscurerebbe la luce solare e darebbe vita al cosiddetto "inverno nucleare" . per mesi ed anni non ci sarebbe sviluppo della vegetazione e quindi dell'agricoltura, e si svilupperebbe una carestia la peggiore della storia umana.

IN sintesi la fine della vita almeno sull'emisfero occidentale russo-europeo.

mercoledì 30 novembre 2022

Lo Stato delle Democrazie nel mondo. 2022

 

Global Democracy Weakens in 2022 
STOCKHOLM

PUBLISHED: 
30/11/2022
  |    |  



Lo STudio sullo stato delle democrazie nel mondo e' disponibile. 
info:ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org


Half of democratic governments around the world are in decline, undermined by problems ranging from restrictions on freedom of expression to distrust in the legitimacy of elections, according to a new report by the intergovernmental organization’, the Stockholm-based International Institute for Democracy and Electoral Assistance (International IDEA). This decline comes as elected leaders face unprecedented challenges from Russia’s war in Ukraine, cost of living crises, a looming global recession and climate change.

The number of backsliding countries—those with the most severe democractic erosion—is at its peak and includes the established democracy of the United States, which still faces problems of political polarization, institutional disfunction, and threats to civil liberties. Globally, the number of countries moving toward authoritarianism is more than double the number moving toward democracy.

There are troubling patterns even in countries performing at middle to high levels of democratic standards. Progress has stalled across the Global State of Democracy Indices (GSoD Indices) over the last five years. In many cases, democratic performances are no better than they were in 1990.

Global democracy’s decline includes undermining of credible elections results, restrictions on online freedoms and rights, youth disillusionment with political parties as well as out-of-touch leaders, intractable corruption, and the rise of extreme right parties that has polarized politics.

The GSoD indices show that authoritarian regimes have deepened their repression, with 2021 being the worst year on record.  More than two-thirds of the world’s population now live in backsliding democracies or authoritarian and hybrid regimes.  Still, there are signs of progress. People are coming together in innovative ways to renegotiate terms of social contracts, pushing their governments to meet 21st century demands, from creating community-based childcare in Asia to reproductive freedoms in Latin America. People are successfully organizing themselves outside traditional party structures, especially youth, from climate protests to Indigenous rights. New constitutions and laws are aiming to lift the voices of marginalised groups. In the streets of Iran, young protesters brave their lives to press for basic freedoms.

These are the key findings of the “The Global State of Democracy Report 2022 – Forging Social Contracts in a Time of Discontent” - published by International IDEA.

The global report will be presented on 30 November, 16:00-18:00 CET during a global livestreamed event, including keynote messages from Jutta Urpilainen, European Commissioner for International Partnerships; Delia Ferreira, Chair of Transparency International; and Michael O’Flaherty, Director, EU Agency for Fundamental Rights.

“The world faces a multitude of crises, from the cost of living to risks of nuclear confrontation and the acceleration of the climate crisis. At the same time, we see global democracy in decline.  It is a toxic mix”, said International IDEA Secretary-General Kevin Casas-Zamora. “Never has there been such an urgency for democracies to respond, to show their citizens that they can forge new, innovative social contracts that bind people together rather than divide them.”

Other key findings:

  • As of the end 2021, half of the 173 countries assessed by International IDEA are experiencing declines in at least one subattribute of democracy.
  • In Europe, almost half of all democracies—a total of 17 countries-- have suffered erosion in the last five years. These declines affect 46 per cent of the high-performing democracies.
  • Authoritarianism continues to deepen. Almost half  of all authoritarian regimes have worsened. Afghanistan, Belarus, Cambodia, Comoros and Nicaragua have experienced a broad decline.
  • Democracy does not appear to be evolving in a way that reflects quickly changing needs and priorities. There is little improvement, even in democracies that are performing at mid-range or high levels.

To conclude, the Report recommends a series of policy actions to bolster global democratic renewal by embracing more equitable and sustainable social contracts, reforming existing political institutions, and shoring up defenses against democratic backsliding and authoritarianism.

Access the Global State of Democracy Report 2022 .

 

ASIA AND THE PACIFIC

  • Democracy is receding in Asia and the Pacific, while authoritarianism solidifies. Only 54 per cent of people in the region live in a democracy, and almost 85 per cent of those live in one that is weak or backsliding. Even high- and mid-performing democracies such as Australia, Japan and Taiwan are suffering democratic erosion.

AFRICA AND THE MIDDLE EAST

  • Despite myriad challenges, Africa remains resilient in the face of instability. Countries including The Gambia, Niger and Zambia are improving in democratic quality. Overcoming a restricted civic space, civic action in several countries has created opportunities to renegotiate the social contract; outcomes have varied by country.
  • In Western Asia, more than a decade after the Arab Spring, protest movements continue to be motivated by government failures in service delivery and economic opportunities—key aspects of social contracts.

THE AMERICAS

  • Three out of seven backsliding democracies are in the Americas, pointing to weakening institutions even in longstanding democracies.
  • Democracies are struggling to effectively bring balance to environments marked by instability and anxiety, and populists continue to gain ground  as democratic innovation and growth stagnate or decline.
  • In the USA, threats to democracy persist after the Trump presidency, illustrated by Congress’s political paralysis, counter-majoritarianism and the rolling back of long-established rights.

EUROPE

  • Although democracy remains the dominant form of government in Europe, the quality of democracy has been stagnant or in decline across many countries.
  • Nearly half of the democracies—a total of 17 countries—in Europe have suffered erosion in the last five years. These declines affect 46 per cent of the high-performing democracies.

 

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MEDIA ENQUIRIES

International IDEA Secretary-General Kevin Casas-Zamora is available for text and visual interviews. Our regional experts are also available to talk to media.

For media enquiries, please contact:

 Alistair Scrutton, Head of Communications and Knowledge Management at a.scrutton@idea.int

 Tel: 00 46 707 211098


sabato 19 novembre 2022

Massimo Iacopi. Intorno all'arma nucleare

 


NUCLEARE: STRATEGIE dal 1945

Pensare la guerra per … non farla

 

Pubblicato sul n. 299, luglio 2022, della Rivista Informatica “Storia in Network” (www.storiain.net) con il titolo “PENSARE LA GUERRA PER NON FARLA: STRATEGIE NUCLEARI DAL 1945”.

 

 

“Si vis pacem, para bellum”. Sebbene formulata circa duemila anni fa,  l’espressione latina sembra fatta su misura per descrivere il ruolo dell’arma atomica nella storia delle relazioni internazionali. Se la ”bomba” è stata utilizzata appena due volte nella storia, essa ha tuttavia pesato sulle politiche delle grandi potenze, impedendo loro di ricorrere alla guerra totale per risolvere le loro diatribe. Tuttavia, questa logica di dissuasione si è imposta solo progressivamente nelle strategie degli Stati.

 

La superpotenza dell’arma viene percepita prima ancora di essere stata concepita: se ne trova traccia in una lettera del fisico Leo Szilard (1898-1964), controfirmata da Albert Einstein (1879-1955) ed indirizzata al presidente Frank Delano Roosevelt (1882-1945) nel 1939, come anche nei dibattiti che precedono il suo impiego, subito dopo il primo esperimento riuscito di Alamogordo (16 luglio 1945). Il gruppo internazionale di ricercatori, riunito a partire dal 1941 nel Nuovo Messico, nel contesto del ”Progetto Manhattan”, aveva pienamente coscienza del suo carattere decisivo ed era ossessionato dal timore che i Nazisti potessero riuscire ad averla prima degli Alleati - quest’arma solare dove servire il campo del Bene e non l’Impero del Male, secondo la visione del conflitto proposta da Roosevelt, nel gennaio 1942. La guerra in Europa termina prima che l’arma possa essere messa a punto dai Tedeschi ed a quell’epoca gli Alleati erano già a conoscenza che gli scienziati tedeschi non avevano proseguito le loro ricerche sulla bomba.

 

Solo una bomba più potente ?

Dopo aver ipotizzato una semplice dimostrazione della potenza dell’arma negli USA o su una zona non popolata del Giappone - in pratica un nuovo esperimento, ma pubblico,    i dirigenti alleati decido nodi lanciare le due bombe disponibili e che utilizzavano due tecnologie diverse, su obiettivi reali, pei quali viene approntata una lista, orientata piuttosto a città industriali; la scelta degli obiettivi finali dipenderà dalle condizioni di volo nel giorno dello sgancio. Se i danni ed il numero delle vittime saranno maggiori a Hiroshima (6 agosto 1945) che a Nagasaki (9 agosto), sebbene la seconda bomba al plutonio fosse più potente della prima (21 KT), ad uranio, questo dipese essenzialmente dalla topografia dell’area bombardata, a causa del rilievo più tormentato della città di Hiroshima, situata sull’isola di Kyushu.

Con l’arma atomica, il ”bombardamento strategico” raggiungeva infine l’efficacia che avevano annunciato i teorici dell’arma aerea, dagli inizi del secolo ed in particolare il generale italiano Giulio Douhet (1860-1930), autore del ”Dominio dell’aria”, del 1921. Il 14 agosto 1945, l’imperatore del Giappone annunciava la capitolazione del suo paese, che il suo governo aveva rifiutato all’inizio del mese, in risposta all’ultimatum degli Alleati, dopo la Conferenza di Potsdam. Il crollo dell’esercito della Manciuria di fronte all’offensiva sovietica dell’8 agosto 1945 non sarebbe stato certamente sufficiente da solo a disarmare la volontà di difendere l’arcipelago “fino all’ultimo uomo”, se la prospettiva del bombardamento atomico ripetuto non avesse reso questa difesa totalmente inutile.

Per gli Americani, l’arma atomica presentava un doppio vantaggio: ridurre le perdite umane che la conquista del Giappone avrebbe provocato e di evitare di dover spartire l’occupazione dell’arcipelago con i Sovietici, situazione che stava diventando già conflittuale in Europa. I bombardamenti atomici sono allo stesso tempo l’ultimo atto della seconda guerra mondiale ed il primo della guerra fredda: il nuovo presidente intende servirsi del monopolio di cui beneficia il suo paese sull’arma atomica per limitare le ambizioni sovietiche. D’altronde, gli Americani pensano che il loro monopolio durerà a lungo, fatto che favorisce l’accettazione del loro nuovo statuto di potenza mondiale. Essi dovranno presto disilludersi, a partire dal 1949, scoprendo nello stesso tempo, l’efficacia dello spionaggio sovietico e la seduzione dell’ideologia comunista sugli intellettuali occidentali: l’affare Alger Hiss (1904-1996), diplomatico USA e spia al servizio dei Sovietici, le prime rivelazioni sui 5 agenti britannici doppiogiochisti di Cambridge (1), contribuiscono in larga misura a creare un contesto ansiogeno negli Stati Uniti insieme alla rivelazione (da parte di Truman) del primo esperimento atomico dell’URSS, della vittoria di Mao in Cina o dell’inizio della guerra di Corea, contesto che porta all’isteria anticomunista (ed antielitaria) del maccartismo (2).

Dall’8 agosto 1945, l’ingresso in una nuova era viene sottolineata in un editoriale del quotidiano Combat di Albert Camus (1913-1960): “Occorrerà scegliere, in un avvenire più o meno vicino, fra il suicidio collettivo, oppure l’utilizzazione intelligente delle conquiste scientifiche. … Viene offerta, senza dubbio, all’umanità la sua ultima possibilità”. Ma se l’impatto morale è immediatamente percepito, la novità strategica e la svolta in una logica di dissuasione non si impongono immediatamente. I Militari hanno, in quel periodo, la tendenza a considerare la nuova arma come una semplice bomba più potente, dunque la possibilità di ottenere maggiori effetti fisici, a costi minori.

 

A Bigger bang for the Buck (3)

E’ in questa logica che il generale Douglas MacArthur (1880-1964), messo in difficoltà in Corea dall’intervento di “volontari cinesi” nel novembre 1950, sollecita il bombardamento di basi e di concentrazioni di truppe cinesi con l’arma atomica. Rifiutandogli questa possibilità, Harry S. Truman (1884-1972) compie una doppia rivoluzione: egli inaugura l’era della guerra “limitata”, lasciando intendere che esiste un livello di minaccia al di qua del quale l’uso della dell’arma atomica non è giustificato; ed egli ristabilisce la logica del Clausewitz, sottolineando che è lo scopo politico, e non l’efficacia militare, il criterio ultimo di valutazione del grado di violenza legittima da esercitare in un conflitto. Questa logica, che le guerre mondiali - soprattutto la seconda - avevano oltrepassato in ragione della loro dimensione “totale”, che giustificava una ascensione all’estremo fino all’annientamento del nemico, doveva condurre a quella della dissuasione: la sola posta in gioco politica adattata alla potenza distruttrice dell’arma atomica era la difesa della sua sovranità ultima, della sua indipendenza e del suo modello sociale, dunque la resistenza ad una invasione diretta o ad una annessione dei suoi alleati principali ed essenziali, identificati attraverso alleanze formali, di cui la prima è rappresentata dall’Alleanza Atlantica (NATO, 1949).

L’evoluzione tecnologica e geopolitica contribuirà a rendere questa concezione intrinseca all’arma nucleare: agli inizi degli anni 1990, il passaggio dalla Bomba A (fissione dell’atomo) alla bomba H (fondata sull’energia di fusione) demoltiplica ancora la sua potenza - si passa da una scala in kilotoni (equivalente a mille tonnellate di esplosivo classico TNT) al megatone (milioni di tonnellate). I due grandi possono ormai ipotizzare una “distruzione mutua assicurata”, riassunta con l’acronimo inglese MAD (Mutual Atomic Destruction o “Matto”), che sottolinea anche il carattere insensato di una guerra che produrrebbe solo vinti - una guerra senza vincitore che, alla fine dei conti, non è più una guerra. A condizione, tuttavia, di disporre di un vettore per inviare la bomba sul nemico !!! Da questo punto di vista, gli Americani sono un po’ avanti. Poiché essi dispongono, dalla 2^ Guerra Mondiale, di una flotta di bombardieri con una grande capacità di carico ed a lungo raggio di azione: dal B29 del 1945 al B52 messo in servizio dieci anni più tardi. I Sovietici dovranno aspettare la fine degli anni 1950 e il loro completo dominio nel settore dei missili intercontinentali, dimostrato dal lancio del satellite Sputnik nel 1957, per ristabilire una forma di simmetria nella dissuasione nucleare.

L’arma atomica scivola progressivamente verso uno statuto di arma di “non impiego”, che, peraltro, non risulta ancora acquisito agli inizi degli anni 1960, dove il suo impiego rimane ipotizzato ed anche integrato alla strategia diplomatica: la politica del New Look dell’amministrazione Eisenhower (1953-1960) è basata su un accrescimento dell’arsenale nucleare a detrimento dei mezzi convenzionali e sul suo impiego come mezzo di pressione nelle crisi, in una strategia “al bordo dell’abisso”, secondo la formula del Segretario di Stato, John Foster Dulles (1888-1959), illustrata dalle crisi intorno a Taiwan (1954-1958). A quel tempo Nikita Krushev (1894-1971) si dovrà adoperare molto per temperare l’impazienza di Mao Tze Dong (1893-1976), che qualifica gli USA come “Tigre di carta”, soggiungendo, “ma con denti nucleari”.

Questa stessa strategia viene ancora applicata sotto John Fitzgerald Kennedy (1917-1963) nella crisi dei missili di Cuba del 1962. Il successo di Kennedy - molto relativo poiché Krushev ottiene in ogni caso la santuarizzazione e la sopravvivenza garantita del regime castrista a Cuba – si basa nondimeno su un errore di valutazione della situazione reale, gli Americani fanno trapelare l’informazione che le ogive nucleari fossero in corso di trasporto nel convoglio contro il quale essi organizzano il blocco marittimo, mentre, probabilmente, esse si trovavano già sull’isola caraibica.

La crisi di Cuba rivela comunque i rischi di scatenamento di uno scambio nucleare in una crisi mal gestita o, peggio, per puro imprevisto o accidente, una evenienza che turba ormai gli Stati Maggiori e la cultura popolare (come ampiamente dimostrato dai due film usciti nel 1964: Il Dottor Stranamore di Stanley Kubrik, 1928-1999 e Point Limite o A Prova di Errore di Sidney Lumet 1924-2011). Per scongiurare una tale evenienza, i due Grandi adottano misure di reciproca fiducia ed un dialogo diretto, grazie all’installazione di un “telefono rosso” (inizialmente un telex) fra la Casa Bianca ed il Kremlino, ma, Robert MacNamara (1916-2009), il Segretario alla Difesa di Kennedy e quindi di Lyndon B. Johnson (1908-1973), fa contemporaneamente evolvere la dottrina nucleare americana: dalle “rappresaglie massicce”, previste dal New Look si passa, nel 1962, alla “Risposta graduale”. L’idea è che la risposta ad una aggressione non si possa limitare ad una sola alternativa - io non faccio nulla o io vetrifico (processo a cui vengono sottoposti molti materiali sotto l’effetto delle altissime temperature provocate dall’ordigno atomico), con il rischio di essere annientato anch’io - ma passa per diverse tappe, marcate da una progressione su una scala delle armi nucleari da impiegare:inizialmente ordigni tattici (antiforze, quindi integrate al campo di battaglia), quindi prestrategiche (mirando piuttosto a basi, livelli di comando e di sostegno, in profondità del dispositivo nemico) ed infine strategiche (con una logica anti città ed una paralisi del livello politico). Ogni tappa darebbe il tempo di esplorare il campo dei negoziati per disinnescare “la salita verso gli estremi”.

 

La dissuasione finisce per imporsi

Una tale sofisticazione nello scenario di uno scontro veniva resa possibile dalle evoluzioni tecnologiche, specialmente la miniaturizzazione delle armi, ma queste determinano due conseguenze: necessità di disporre di un arsenale nucleare completo per essere in condizioni di colpire ad ogni livello con lo strumento più appropriato; rendere i conflitti “infra nucleari” più verosimili, delimitando e contenendo i rischi di escalation e di perdita di controllo. Questa dottrina risultava perfettamente conveniente alle due grandi potenze, che, alla fine, si erano messe d’accordo sulla necessità della mutua dissuasione, ma in modo credibile, dissuasione che non doveva diventare sinonimo di paralisi. Tale dottrina, per contro, risultava poco apprezzata dagli Alleati, in particolare dall’Europa, che temeva di diventare nuovamente il campo di battaglia e non, come sperato, di diventare potenze nucleari indipendenti (come la Francia e la Cina): queste potenze, non disponendo di arsenali sovradimensionati come i due Grandi, avevano acquisito l’arma atomica negli anni 1960 e contavano soprattutto sul “potere livellatore dell’atomo” che si traduceva in un indiscriminato attacco generale anti città e rimanevano, pertanto al tutto o nulla delle rappresaglie massicce. Il rischio di un conflitto atomico generalizzato, scatenato per iniziativa mal interpretata di una “piccola potenza” nucleare spinge gli USA e l’URSS a favorire ogni sorta di misure restrittive per contrastare la nascita di nuove potenze atomiche: divieto di esperimenti nucleari atmosferici (1963), denuclearizzazione dello spazio e dei corpi celesti e soprattutto il Trattato di non Proliferazione (TNP, 1968) concluso nell’ambito dell’ONU, ma al quale, né la Francia, né la Cina non hanno all’epoca aderito (essi aderiranno nel 1992), come anche l’India, il Pakistan o Israele, che sono successivamente diventate potenze nucleari. La Corea del Nord, firmataria nel 1968, si è ritirata dal Trattato nel 2003 ed ha proceduto a tre esperimenti nucleari sotterranei nel 2006, 2009 e 2013.

L’adesione dei due Grandi alla strategia della dissuasione spiega anche la conclusione di negoziati strategici bilaterali, iniziati a partire dagli anni 1960: gli Accordi SALT 1 (Strategic Arms Limitation Talks) (3) ed ABM (Anti Ballistic Missiles) (4) che sono spesso confusi, in quanto firmati nello stesso giorno (26 maggio 1972) a Mosca, ma che riguardano tipi di armi ben differenti. SALT 1 prevede un tetto del numero globale di missili di cui dispongono le due Grandi Potenze, con una ripartizione differenziata secondo i vettori (aria-terra, terra-terra o mare-terra), ma una equivalenza globale dei sue arsenali: si tratta, in effetti, del riconoscimento del principio di parità fra i due antagonisti. Il Trattato ABM vieta lo schieramento di sistemi di intercettazione dei missili intercontinentali, ad eccezione di due siti in ogni paese per proteggere la capitale ed una base di lancio di missili e proibisce qualsiasi ricerca ulteriore su questo tipo di armi; la vulnerabilità mutua degli avversari deve essere preservata affinché funzioni la mutua dissuasione, la certezza di essere annientati in caso di attacco atomico, inibendo in tal modo qualsiasi velleità di aggressione - si tratta “dell’equilibrio del terrore” (5). In effetti l’entrata in servizio nel corso degli anni 1960 dei primi SNLE (Sommergibili Nucleari Lancia Missili) (6) rendeva inevitabili le rappresaglie ad un attacco anche nucleare: queste piattaforme mobili, dotate di missili dalla portata, in un primo tempo, di 2 mila o 2.500 chilometri, sono in effetti non individuabili (rilevabili) e quindi impossibili da neutralizzare in maniera preventiva, contrariamente ai bombardieri strategici o anche agli stessi missili intercontinentali.

I Trattati di Mosca sono stati, pertanto, effimeri.  Firmato da poco, il SALT 1 era stato già superato dalla tecnologia dei missili a testate multiple a guida indipendente (MIRV) (7); questi nuovi missili porteranno alla firma del Trattato SALT 2, nel 1979 (3), dove il tetto degli arsenali non verrà più espresso in missili ma in testate nucleari. Anche se questo trattato non verrà ratificato dal Senato americano per rappresaglia contro l’invasione dell’Afghanistan, da parte dell’URSS, il Trattato SALT 2 risulterà più o meno rispettato dalle due parti.  Il Trattato ABM viene invece applicato fino agli anni 1980: il programma di ricerca IDS (Iniziativa di Difesa Strategica), denominato anche “Guerre stellari” da parte della stampa, in occasione del suo annuncio da parte del Presidente Ronald Reagan (1911-2004) nel 1983, costituisce una prima stortura che, peraltro, non sfocia su alcuni provvedimenti sul terreno (decisivo), prima che il presidente George Bush junior (1946- ) non denunci apertamente il Trattato ABM nel 2002 (8), per consentire lo schieramento di uno scudo antimissile negli USA ed in Europa. Per completezza di trattazione va ricordato anche il 24 maggio 2002 era stato firmato il Trattato di Mosca SORT, (Strategic Arms Reduction Treaty), di disarmo strategico fra Bush junior e Putin, riguardante la mutua riduzione delle testate nucleari, un evento della prima fase del governo Putin, che era stato ben accolto negli ambienti internazionali come di buon auspicio per il futuro (9).

Lo schieramento di questo sistema di difesa antimissile rischia di rimettere in discussione la strategia della dissuasione. Probabilmente no. La sua capacità rimane limitata, in quanto esso era stato inizialmente dimensionato contro un attacco scatenato da uno stato ”canaglia” (es. Corea del Nord), quindi contro un numero limitato di missili. La Russia, con un arsenale che conta ancora più di 2.600 ogive e quasi 2 mila armi tattiche, non avrebbe alcuna difficoltà a saturare le difese americane. Per contro, le altre nazioni nucleari non sarebbero minimamente in grado di minacciare gli USA, nel caso che ne avessero l’intenzione e la possibilità tecnica: la minaccia nord coreana si applicherebbe, al momento soprattutto a livello regionale (Corea del sud, Giappone), ma la questione si pone per la Cina, la cui valutazione dell’arsenale nucleare risulta molto nebulosa. L’esercito popolare si avvicina agli standard delle maggiori potenze - un SNLE cinese ha effettuato una prima missione ufficiale di dissuasione nel corso del 2015 - ma il paese potrebbe introdurre nell’equazione strategica una dissimmetria inabituale, di natura demografica: con 1,4 miliardi di abitanti, essa risulta quattro volte più popolata degli USA e dieci volte  rispetto alla Russia; l’estensione del suo territorio e la massa della sua popolazione potrebbero incitare i suoi dirigenti a pensare che un attacco nucleare, anche se massiccio, da parte di un nemico, gli lascerebbe, malgrado tutto, possibilità di sopravvivenza. Questa era l’analisi del “Gran Timoniere” negli anni 1950 e potrebbe questa logica ispirare anche il ”piccolo timoniere” oggi al potere, che beneficia, come Mao, di un potere a vita ?

Al di là delle evoluzioni tecnologiche, la dissuasione è fondata sulla percezione della propria vulnerabilità e su una probabilità, non nulla, che il nemico faccia scattare un contrattacco di rappresaglia. Se uno di questi prerequisiti non sussiste la dimensione nucleare della guerra cessa di essere autonoma e si inserisce nella valutazione di un rapporto di forze e di una probabilità di vittoria, come nel caso di un conflitto convenzionale.

Questa nuova situazione attuale viene nuovamente a riproporre una situazione di squilibrio e la possibilità di impiego di armi nucleari, a livello tattico, specie nel territorio europeo. Va peraltro sottolineato che lo schieramento del sistema IDS copre ancora il territorio dell’Europa occidentale da un attacco nucleare russo, ma per effetto dell’articolo 5 del Trattato della NATO, un ipotetico, quanto improbabile, impiego nucleare tattico in Ukraina, non rientrerebbe fra le possibili risposte automatiche previste dal Trattato. Inoltre, per l’Europa è arrivato il momento di decidere cosa fare da grandi: la costituzione di un auspicabile Esercito europeo, senza una sua componente nucleare autonoma, costringerebbe la nuova struttura alla sola dissuasione convenzionale e quindi ad essere complementare e presumibilmente subalterna alla NATO. Questo deprecabile vulnus “originale” condizionerebbe nel futuro anche qualsiasi volontà o velleità di azione politica autonoma, ovvero di una politica estera autonoma. Insomma, un’Europa non autonoma, non potrebbe assumere iniziative indipendenti e sarebbe sempre condizionata dell’atteggiamento degli USA che comandano la NATO. 

Come ce lo insegna la storia la dissuasione convenzionale non ha mai funzionato fino in fondo (in maniera assoluta), nonostante l’adagio latino … se vis pacem para bellum !!!!, che, per quanto riguarda la sua concreto accezione, dovrebbe essere aggiornato, non al bellum del tempo dei Romani, ma a quello odierno (ovvero comprensivo di tutta la panoplia militare e quindi anche delle capacità nucleari).

 

NOTE

(1) i 5 di Cambridge. Kim Philby (nome in codice: Stanley), Guy Burgess (nome in codice: Hicks), Donald Duart Maclean (nome in codice: Homer), Anthony Blunt (nome in codice: Johnson) e John Cairncross (nome in codice: Liszt).

(2) Maccartismo: dal senatore Joseph MacCarthy (1908-1957). Costituisce un atteggiamento politico-amministrativo che ha riguardato la storia degli Stati Uniti d'America nei primi anni cinquanta del XX secolo, caratterizzato da un’esasperata contrapposizione nei confronti di persone, gruppi e comportamenti ritenuti filo comunisti e quindi sovversivi. Il senatore diresse fino al 1954 la principale commissione per la repressione delle attività antiamericane operando, in una specie di caccia alle streghe, attacchi personali, spesso privi di fondamento, nei confronti di funzionari governativi, uomini di spettacolo e di cultura, ecc. da lui considerati comunisti e quindi pericolosi per lo stile di vita della società americana;

(3) SALT (Strategic Arms Limitation Talks): trattato siglato tra Unione Sovietica e USA negli anni settanta in due turni: SALT I 1969-1972 SALT II 1972-1979. Il 26 maggio 1972 ha avuto luogo la firma del trattato Salt I che prevedeva, in definitiva, il congelamento del numero dei missili posseduti dalle due potenze. Veniva inoltre consentito l'uso di testate multiple MIRV e veniva fissato a 100 per parte il numero di vettori ABM dislocati in due diversi siti. Per il SALT 2 i colloqui iniziano a Ginevra nel settembre del 1972 per completare l'accordo sulle armi strategiche difensive. Le trattative dopo alcune difficoltà iniziali si sbloccano dopo gli incontri tra il segretario generale del PCUS Leonid Ilič Brežnev e il presidente statunitense Richard Nixon a Mosca nel luglio 1974 e tra Brežnev e Gerald Ford a Vladivostok nel novembre 1974. L'accordo SALT 2 per la limitazione della costruzione di armi strategiche viene raggiunto a Vienna il 18 giugno 1979, e firmato da Brežnev e Jimmy Carter;

(4) ABM (Anti-Ballistic Missilemissile anti-balistico) (da cui ABM Treaty o Trattato ABM, per riferirsi al Trattato anti missili balistici). firmato da USA ed URSS il 26 maggio 1972 ed entrato in vigore il 3 ottobre dello stesso anno. Il suo scopo era limitare le possibilità di difesa antimissile delle due parti, in modo da frenare la proliferazione delle armi nucleari offensive. In questo senso, il trattato fa parte della strategia delle relazioni sovietico-statunitensi durante la guerra fredda, che prevedeva una parità strategica basata sulla dottrina della mutua distruzione assicurata. In base al Trattato ABM, ciascuna delle parti aveva la possibilità di installare un solo sistema antimissile fisso di 100 missili da collocare o nella capitale o in un campo di missili ICBM (Intercontinental Ballistic Missile). Missile per il trasporto a lungo raggio di ordigni nucleari che, utilizzando una traiettoria balistica, raggiunge altezze significative, inclusa una parte di volo suborbitale e traiettorie parzialmente orbitali. Un ICBM si distingue da altri missili balistici come gli IRBM (sotto i 3.500 km.) o gli SRBM (entro i 1.000 km) per la gittata sensibilmente maggiore (superiore a 5.500 Km), che è spesso limitata da accordi politici e di controllo delle armi;

(5) Formula, per mezzo della quale il Segretario alla Difesa, Charles E. Wilson, riassumeva la New Look Policy nel 1954;

(6) SNLE - Sottomarini a propulsione nucleare lanciatori di missili. Il primo è l’USS Washington, entrato in servizio nel 1960. Nel 1962 l’US Navy allinea già 6 SNLE ed una quarantina alla fine del decennio;

(7) Le testate MIRV (Multiple Independently Targetable Reentry Vehicles), dette anche testate multiple indipendenti, sviluppate nella seconda metà degli anni sessanta, permisero ad un missile balistico di trasportare un numero di testate nucleari tali da colpire con un solo vettore decine di bersagli simultaneamente;

(8) La decisione dello schieramento dello scudo stellare é stata tuttavia adottata sotto l’Amministrazione Clinton, nel 1999;

(9) SORT: Accordi internazionali tesi a limitare o a diminuire gli arsenali di armi di distruzione di massa. Il trattato fu firmato tra gli Stati Uniti e l'URSS, e proibiva ai suoi firmatari di produrre più di 6000 testate nucleari e massimo 1600 ICBM, missili balistici lanciati da sottomarini e bombardieri.

 

venerdì 11 novembre 2022

Bollettino del Centro Studi sul Valore Militare - CESVAM - dell'Istituto del Nastro Azzurro.

 


INFOCESVAM

BOLLETINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO IX, 33/34, N. 5, Settembre - Ottobre, 1 novembre 2022

IX/5/600 La decodificazione di questi numeri è la seguente: IX anno di edizione, il mese di edizione di INFOCESVAM, 576 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento.

IX/5/601 – Dato il Visto si stampi data 31 ottobre 2022 al volume “Il Quadro di Battaglia del Regio Esercito Italiano – 10 giugno 1940 a cura di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio

IX/5/602 – Il progetto dedicato ai 40 anni dalla Missione in Libano ha raggiunto la prima fase. È stato predisposto l’Indice e articolazione del Volume. Per il CESVAM, oltre a Direttore, il responsabile esecutivo scientifico è il gen Antonio Trogu

IX/5/603 – Il Calendario Azzurro del 2023, del Centenario, sarà presentato l’8 novembre 2022 alle ore 19 al Museo dei Granatieri, Roma. Interverranno oltre al Presidente Nazionale, il Socio Mirabella. Per il CESVAM, Giancarlo Ramaccia.

IX/5/604 Il Dott. Daniel Vignola, per il Master di 1° Liv in “Storia Militare Contemporanea 1796- 1960 ha predisposto la tesi dal tema ““Gli errori del Piano Schlieffen e il peso del mancato apporto italiano”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/605. Il Presidente della Federazione di Asti Marco Montagnani ha presentato ed avviato una ricerca sulla vicenda del “Conte Rosso”. Al momento si stanno predisponendo i dettagli per la predisposizione del manoscritto n. 1

IX/5/606 Il Dott. Salvatore Domenico Vasapolli, per il Master di 1° Liv in “Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi” ha predisposto la tesi dal tema “Terrorismo Internazionale e Dispositivo integrato di Sicurezza: verso un’agenzia europea di Intelligence.”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/607 Glossario 1945 per il Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943 -1945. Alla data del 1 novembre ha raggiunto i 824 lemmi dei 1000 previsti. Il ritardo è dovuto alla sovrapposizione con i lemmi dei glossari precedenti e per le ulteriori ricerche svolte in merito alle decorazioni degli Stati europei in tema di resistenza.

IX/5/608 Il Dott. Daniele Muzzioli, per il Master di 1° Liv in “Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi” ha disposto la tesi dal tema “Dal terrorismo al conflitto ibrido: l’evoluzione militare di ISIS”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/609 La Dott.ssa Jessica Zanata, per il Master di 1° Liv. in Terrorismo ed Antiterrorismo internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi, ha predisposto una tesi dal tema “Narcoterrorismo in Messico”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invera

IX/5/610 Il Volume dedicato alla storia delle compagnie telegrafiste nella Prima Guerra Mondiale di Monica Apostoli è giunto alla fase del manoscritto 3. Attualmente la bozza è alla attenzione del Collegio dei redattori.

IX/5/611 Il Dott. Alessandro Ciolli, per il Master di 1° Liv in “Storia Militare Contemporanea 1796- 1960 ha predisposto la tesi dal tema “La Battaglia di Adua”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/612. Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Il Dott. Roberto Orioli partecipa allo studio di fattibilità per la predisposizione della scheda di immissione dati. I lineamenti predisposti nel mese di agosto sono stati aggiornati con l’accoglimento del campo dedicato all’Ordine Militare di Savoia, oggi Ordine Militare d’Italia.

IX/5/613 Il Dott. Gianlorenzo Capano, per il Master di 1° Liv in “Storia Militare Contemporanea 1796- 1960 ha predisposto la tesi dal tema “La Battaglia di Maida – 4 luglio 1806”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

 IX/5/614 Le ricerche dedicate alla Prigionia in Africa Orientale nel secondo conflitto mondiale sono terminate ed è stato predisposto il manoscritto n. 1 del Volume Primo. Oltre al direttore, partecipa il Dott. Giovanni Riccardo Baldelli. Il Volume sarà diviso in due parti la prima dedicata alla organizzazione dell’A.O. I la seconda dedicata alle operazioni 1940-1941 in Africa Orientale.

IX/5/615 Il Dott. Stefano Ciolli, per il Master di 1° Liv in “Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi”, ha predisposto la tesi dal tema “Hezbollah: Movimento e Partito Islamico sciita.”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/616 – Compendio 1945 del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione è arrivato al manoscritto n. 4. Predisposte tutte le fasi di editing, comprese le illustrazioni. Oltre al Direttore, partecipa Osvaldo Biribicchi, associato al CESVAM dal 2015.

IX/5/617 Il Dott. Giancarlo Bianco, per il Master di 1° Liv in “Storia Militare Contemporanea 1796- 1960 ha predisposto la tesi dal tema “Gettysburg”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/618 Il Cesvam in tutte le sue componenti esprime le più sincere condoglianze ad Angela e a Lui per la morte dei loro rispettivi Padri.

IX/5/619 Il Dott. Di Lorenzo, per il Master di 1° Liv in “Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi”, ha predisposto la tesi dal tema “Spionaggio e Contro spionaggio durante la prima guerra mondiale. Analisi e Considerazioni.”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/620. Il n. 4 Ottobre . Dicembre 2022 della Rivista QUADERNI è in Stampa. Entro il mese di novembre 2022 si predisporrà il n. 1 del 203 dedicato al Centenario della fondazione del Nastro Azzurro

IX/5/621 Il Dott. Fabio Lombardelli, per il Corso di perfezionamento e Aggiornamento Professionale in “Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi”, ha predisposto la tesi dal tema “L’Intelligence delle Fonti Umane per il contrasto alla minaccia terroristica a difesa della Sicurezza nazionale”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/622 Il Dott. Francesco La Greca, per il Corso di aggiornamento e perfezionamento professionale, ha preparato la tesi dal tema “La Criminalità organizzata e relazione sulla politica dell’Informazione e per la sicurezza. “La tesi sarà discussa nella sessione invernale (dicembre 2022)

IX/5/623. Il Dott. Antonio Vigliano, per il Master di 1° Liv in “Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi”, ha predisposto la tesi dal tema “Human Intelligence e Virtual Intelligence. Analisi e prospettive.”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/624 Il Dott. Stefano Davide Restuccia, per il Master di 1° Liv in “Politica Militare Comparata dal 1945 ad oggi. Dottrina, Strategia, Armamenti  ha predisposto la tesi dal tema “Esercito Europe. Ipotesi e Prospettive”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/625 Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 gennaio 2023. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

 

domenica 30 ottobre 2022

Nato. Il Nuovo Concetto Strategico.

 La Nato a Madri ha adottato un nuovo concetto strategico, alla luce della situazione in Ucraina. . I Paesi della Alleanza in un vertice tanto chiaro quanto compatto, ha adottato un concetto strategico. Si ritorna alle origini. La Nato ritorna alla sua funzione per cui era nata: la difesa collettiva. Questa ragione ne costituì per decenni la ragione d'essere. Una ragione che ha dato i suoi frutti. Per decenni non ci sono state guerre in Europa.

Sarà anche un caso, ma da quanto la Nato ha abbandonato questo concetto ed è passato a tutto meno che alla difesa collettiva (prevenzione e gestione delle crisi e cooperazione della sicurezza) si è verificata quella guerra che tutti volevano evitare e siamo sull'orlo di un conflitto anche nucleare, che in settanta anni di Nato non era nemmeno immaginato, anche se temuto. La crisi della Nato ( in coma celebrare secondo la versione francese, un cadavere che non sa di essere morto secondo versioni nostrane) nasce dal 2003 quanto Putin firma il trattato di Budapest in cui assicura che non violerà mai i confini ucraini, in cambio della cessione delle rimanenti bombe atomiche sovietiche rimaste in Ucraina. La Nato cede a questo trattato che oggi è diventato uno dei tanti "pezzi di carta" di cui la storia ci da tanti esempi. 

La discesa verso la insicurezza e la instabilità a vari gradini, fino all'ultimo quando lo scorso febbraio la Nato era in gradi di mettere in campo non più di 40.000 uomini operativi. Di fronte la Russia disponeva di oltre 200.000 uomini che aveva ammassato ai confini dell'Ucraina. LO squilibrio era evidente e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Certamente L'essere stati 18 anni in Afganistan assuma una luce da notte di halloween anche alla luce del risultato del 31 agosto 2021.

Ora si ritorna all'antico e la parola chiave diviene quella storica: deterrenza.

 IL merito di questo ritorno al passato, ed alla sicurezza dell'Europa è merito della Russia di Putin: con la sua aggressione all'Ucraina (Hitler voleva ed ebbe i Sudeti in quanto abitato da una popolazione che parlava la lingua tedesca: Purtin avanza le stesse ragioni) ha compattato l'Europa, in cui oggi tutti i paesi confinati con la Russia hanno paura concreta di fare la fine dell'Ucraina, e L'Europa con gli Stati Uniti, sempre questi rivolti verso la Cina, ma che necessitato di retrovie sicure. La Russia, che negli anni di inizio secolo era un Patner oggi è, per quello che ha mostrato, un "avversario". Più che un avversario è la principale minaccia alla sicurezza di tutti i Paesi Europei, compresa l'Italia( vedi aspetto energetico, accompagnato dalla derisione dei governanti del Cremlino per il Governo  Draghi, con pesanti innterventi nella campagna elettorale.).

La deterrenza ha bisogno di  certezze. La Nato deve arrivare a disporre di 300.000 uomini pronti all'impiego. Per avere questo obiettivo ed essere credibili, occorre che ogni paese della Nato destini il suo 2% del Pil alla Difesa. per l'Italia saranno sacrifici notevoli, ma i tempi sono tempi di guerra, aspetto che molti italiani ancora non hanno acquisito, correndo dietro alle proprie fatuità..

Dettagli su questo nuovo concetto nelle prossime note


(Aggiornamento Moduli di riferimento. Sinossi  Master di Politica Militare Comparata. Obbiettivi, Mezzi, Piani.).

mercoledì 19 ottobre 2022

NOn solo il clima minaccia il Pianeta ed il genere umano

 

Demografia e contratto matrimoniale

nell’influenza sull’attuale crisi geo-strategica globale

Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 

Darwin prima di impegnarsi inserì in una lista i pro e i contro all’impegno matrimoniale, solo dopo attenta valutazione si decise al passo ritenendo prevalenti i vantaggi.

L’attuale crisi globale, di cui la guerra Russo – Ucraina non ne è che una espressione, è anche una crisi demografica e culturale, oltre che economica e militare.

Dobbiamo considerare che fino all’età romantica il matrimonio corrispondeva a due funzioni precise: la trasmissione dei patrimoni e dei poteri derivanti, come conseguenza di alleanze matrimoniali, nonché la certezza e legittimazione della discendenza, tanto che l’affermazione generalizzata dei cognomi è una conquista dell’età moderna, essendo altrimenti riservata alle classi superiori dei possidenti.

Solo a partire dal romanticismo, con l’affermarsi dell’età borghese, si introduce il  terzo elemento del sentimento amoroso e si codifica il fidanzamento quale periodo vigilato di prova.

Si favorisce in tal modo la democratizzazione del matrimonio stesso, il rimescolamento di carte, dobbiamo considerare che uno Stato forte ha alla sua base il nucleo saldo e gerarchizzato della famiglia, così nell’antica Roma come nello Stato etico del XIX e prima metà del XX secolo.

La famiglia ha anche un’altra funzione derivante dall’essere un nucleo di produzione e accumulo, tanto economico che di forza lavoro, essa diventa quindi elemento portante dell’attività agricola, commerciale ma anche della fabbrica nella prima rivoluzione industriale, fino a trasformarsi nell’elemento motore nell’iniziale crescita consumistica.

L’aspetto economico si intreccia strettamente dal XVI secolo con l’altro aspetto politico – amministrativo del controllo, nasce dalla necessità sia dalla formazione dello Stato moderno che della Controriforma, infatti i primi registri dello stato civile vengono impiantati nelle parrocchie dove si crea una fitta rete burocratica.

Giuridicamente risulta essere pertanto un contratto di fornitura di  servizi, che si voleva a tempo indeterminato salvo eccezioni controllate dal potere, quello che il Romanticismo introduce è il riconoscimento dell’aspetto affettivo, il quale ne qualifica il contratto sollevandolo dal rapporto puramente economico e introducendolo nel più complesso rapporto della personalità, secondo l’autentico dettame evangelico.

La modernità ha lentamente scisso i due aspetti, l’allungamento della vita e la rapidità dell’evoluzione sociale ha completato l’opera, la leggerezza dell’essere ha determinato l’instabilità affettiva, è rimasto il contratto.

La crescente autonomia sia finanziaria che culturale della donna, oltre che alla parallela perdita dei ruoli e alla indeterminatezza sociale che ne deriva, attraverso una serie di rivendicazioni di diritti, ha creato una crisi culturale favorita ed ampliata dai nuovi mezzi di comunicazione e dalla serie di crisi finanziarie che si sono succedute dalla fine della Guerra Fredda.

E’ cresciuto pertanto il rischio che il matrimonio comunque comporta come una qualsiasi altra attività umana, dobbiamo considerare che il rischio si realizza quando ad ogni decisione è associata una molteplicità di conseguenze, a ciascuna delle quali corrisponde un particolare “stato del mondo”, i quali si escludono a vicenda, in questa situazione il singolo decide l’attribuzione di determinate probabilità ai possibili singoli “stati del mondo”.

Se il soggetto è cosciente dell’esistenza dei singoli “stati del mondo” ma non è in grado di attribuire delle probabilità, si ha il fenomeno della decisione in condizione di “incertezza”.

Alcuni autori, come Lindley, rifiutano tale distinzione, ritenendo esistente un solo tipo di incertezza, misurabile come “probabilità” che riflette i gradi di fiducia sui vari “stati del mondo”, con una coerenza tra criteri di scelta e gradi, tali criteri si possono riportare all’utilità attesa, che può allargarsi fino a ricomprendere il concetto soggettivo di “qualità della vita”.

Vi sono tuttavia autori che tendono a restringere il concetto di rischio ai casi in cui la probabilità è fondata su base statistica, per tale via viene rifiutata la distinzione tra rischio e incertezza (Shackle, Knight).

Vi è pertanto un allargarsi del rischio contrattuale che diventa rischio di vita, con il conseguente rifiuto del contratto matrimoniale, sì che viene a prevalere sull’aspetto emotivo, si tentano quindi gli accordi prematrimoniali, coscienti del puro aspetto economico e dei soli riflessi sociali che il matrimonio viene ad acquistare.

La decrescita demografica che segue la crisi matrimoniale già verificatasi storicamente in altre epoche, come nell’età augustea, è un riflesso della microeconomia che l’individuo sperimenta, la crescente conflittualità nelle relazioni intra-familiari, la perdita di rilevanza produttiva, assicurativa e socio simbolica dei figli, riduce gli stessi a puro costo, sono le pressioni sociali che ne determinano il valore e si impongono sul desiderio di persistere in essi che l’individuo pone, un desiderio di potenza eliminato dal rischio economico e relazionale che il modello socio-economico trionfante contiene.

Microeconomia e macroeconomia entrano in conflitto, la crisi matrimoniale, premessa della crisi demografica, se risulta funzionale all’attuale sistema economico e sociale, ne mette tuttavia in risalto le problematiche fondate su una continua espansione dei consumi, sia nel senso negativo di sottrazione delle risorse del pianeta che positivo di consumo delle merci.

A questo si oppone una esplosione demografica in altre aree del pianeta, per lo più sottosviluppate, dove gli interventi anche delle grandi associazioni benefiche risultano alquanto settoriali e tendono, talvolta, a creare ulteriori squilibri.

Vi è quindi una spinta demografica verso le aree più ricche, con crescenti conflitti per le difficoltà di integrare culture diverse e il conseguente sbando delle nuove generazioni nate sul territorio di adozione.   

Da qui un crescente irrigidimento di parte della cultura politica nel tentativo di non venire subissati dalle continue ondate migratorie, circostanza che si trasforma in un nuovo diritto, vedesi il recente caso della pronuncia della Suprema Corte degli USA sull’aborto che riguarda prevalentemente le donne bianche delle classi superiori negli USA, o il richiamo a fare più figli, con la concessione di benefici economici, in vari Stati sviluppati dell’ Occidente ed anche in Russia.