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LIMES, Rivista Italiana di Geopolitica

Rivista LIMES n. 10 del 2021. La Riscoperta del Futuro. Prevedere l'avvenire non si può, si deve. Noi nel mondo del 2051. Progetti w vincoli strategici dei Grandi

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martedì 29 giugno 2021

Master in Terrorismo ed Anti Terrorismo

 

Il Master, come da nota del 20 giugno 2021 su questo blog, è basato sul concetto di Guerra. La guerra viene condotta attraverso una Strategia. Noi prendiamo in esame la Strategia del debole verso il forte, tipica di chi adotta la formula del Terrorismo. 

1. Guerra. Concetto e Definizione.

 

La guerra è un fenomeno sociale, che esiste da quando l’uomo è su questa terra. Un fenomeno che, promuovendo la fabbricazione di armi, è stato anche considerato come uno dei più potenti ed incisivi stimoli al progresso dell’uomo stesso.

Dare una definizione di “Guerra” che sia esatta e scientifica appare quanto mai azzardato; già numerosi studiosi ed esperi, oggi e ieri, ci hanno provato con risultati sempre opinabili. Conviene, quindi, proporre l’approccio, aperto a tutto, che considera la “Guerra” come un fenomeno naturale innato nell’uomo, una sua caratteristica  genetica, limitandoci, a richiamare alcuni concetti essenziali, che nel corso della trattazione citeremo, al fine di avere, al termine di questo ciclo di lezioni, un quadro abbastanza approssimativo di che cosa è la guerra da cui ognuno può formulare la sua idea di “Guerra”, che potrà poi confrontare con le varie definizioni che i vari autori e studiosi, in gran parte citati in bibliografia, hanno formulato nel tempo.

 

Primo concetto che si propone di prendere in esame che può essere utile alla definizione di “Guerra”, è che la “Guerra” è un evento biunivoco (ovvero si manifesta sempre tra due soggetti o parti)  di vaste proporzioni, con enormi interessi in gioco che, pur nei suoi aspetti peculiari, di cui poi diremo ( guerra classica, guerra rivoluzionaria, guerra sovversiva) e nei modi di condurla (classica, guerriglia, terrorismo, asimmetrica) si manifesta sempre in due forme distinte:

. l’offensiva, nella quale una delle due parti si assume l’iniziativa per imporre la propria volontà all’altra parte, ovvero all’avversario;

. la difensiva, nella quale una delle due parti rinuncia, almeno temporaneamente, a prendere ogni iniziativa offensiva o per necessità, o per vero e proprio stato di inferiorità, o per opportunità, determinata dalla situazione contingente.

 

Altro concetto è che la “Guerra” non si basa sul diritto, ma sulla forza, per cui non è in sé né giusta né ingiusta, né etica, né non etica, né morale né immorale, mentre sono le cause, sia quelle lontane o remote, che quelle apparenti e quelle reali, di chi opera che possono renderla tale. Non manca,  la “Guerra”, però, di una propria etica o di una propria morale,  formatasi entrambe naturalmente nel corso dei secoli perché l’uomo, incivilendo, non ha saputo rinunciare alla lotta armata come mezzo di risoluzione delle controversie interne o esterne alla società di riferimento, ma ha avvertito la necessità, per impulsi religiosi, o di coscienza, o sotto la spinta del sentimento delle opinioni pubbliche nei paesi più sviluppati, di mitigare gli orrori che la “Guerra” genera stabilendo delle regole di comportamento.

 

Risale, ad esempio, a tempo immemorabile l’usanza di concordare tregue per lo sgombero dei ammalati e dei feriti in combattimento, nel dare onorata e degna sepoltura ai morti. Dalla seconda metà dell’ottocento, prima in Europa, in un mondo eurocentrico, per poi estendersi a tutto il Pianeta, sono stati stipulati accordi internazionali per attenuare gli orrori e le conseguenze della Guerra.

Dopo la battaglia di Solferino, in Italia, durante la II Guerra di Indipendenza combattuta da Sardi e Francesi contro gli Austriaci, nel 1859, nasce l’idea di soccorre e rispettare i feriti, che quattro anni dopo darà vita alla Croce Rossa Internazionale, che poi si organizzerà in ogni stato come Croce Rossa nazionale.

Si svilupperanno  via via convenzioni e trattati, tra cui la proibizione dell’uso di armi e aggressivi particolari (Convenzione dell’Aja del 1899, e di Waschington nel 19125). Convenzioni sono state sottoscritte per codificare alcuni principi morali tra i quali l’obbligo di non iniziare le ostilità senza la preventiva dichiarazione di guerra (Convenzione dell’Aja del 1907) e quelle riferite al trattamento dei prigionieri di Guerra (Convenzione di Ginevra del 1929, dopo la Prima Guerra Mondiale, e la Convenzione sempre di Ginevra, del 1949 ed i protocolli aggiuntivi del 1977 dopo la Seconda Guerra Mondiale)[1]

 Il limite di queste Convenzioni è palese:  hanno come parti gli Stati; quando la guerra è condotta non da Stati ma da elementi che sono il sottostato (Etnie, Tribù, Clan, Movimenti ecc.) queste convenzioni, non essendo state sottoscritte dai soggetti predetti, vengono ignorate.

 

La Guerra è un fenomeno complesso, quindi,  avente carattere unitario, ma che, ai fini pratici, può essere esaminato settorialmente secondo le tradizionali branche che formano specifiche materie di studio e di attività, che però hanno sempre come base la guerra stessa nel suo significato il più ampio possibile, ben oltre il contesto militare. Queste branche concorrono anche loro a definire il fenomeno “Guerra”

Rimanendo in questo ambito, abbiamo infatti:

. la strategia, come vedremo, che si occupa della suprema direzione politica della guerra, sia dell’impostazione, dell’organizzazione e della condotta delle operazioni militari su vasta scala;

. l‘organica, che fissa gli ordinamenti e ripartisce il potenziale bellico dello Stato, o della Coalizione di Stati.

. la tattica, che si può definire come l’arte di disporre e far muovere le truppe sul campo di battaglia;

. la logistica, che assicura il funzionamento dei Servizi operando nei settori base dei rifornimenti, dei recuperi e degli sgomberi

. l”intelligence”  meglio definito in italiano come “servizio informativo”, che provvede sia alla ricerca, alla raccolta ed alla valutazione delle notizie riguardanti il nemico sia alla tutela del segreto (ovvero azione contro informativa, cioè il controspionaggio)

Queste “branche” sono presenti in tutti tipi di guerra. Lo Stato Islamico, che non è uno Stato, ma una entità sottostatale, nella guerra che conduce contro il mondo occidentale ed in particolare contro l’Europa, non può non avere una strategia, un ordinamento delle forze a disposizione, una tattica, una logistica, un “intelligence”.

Altri esempio possono essere fatti, ma a prescindere ai soggetti la “Guerra”, ripetiamo, fenomeno complesso ma unitario, ha sempre questi elementi, che noi abbiamo definito “branche”, ma che possono assumere altri nomi, ma i cui contenuti sono i medesimi.

Un breve cenno occorre dare per che cosa intendiamo per conflitto.

Il conflitto ha diversi significati.  Dal latino “conflictus”, “urto, scontro”. E’ applicato in vari campi come urto, contrasto, opposizione, ovvero conflitto di sentimenti, di passioni,  conflitto fra due partiti, sindacale ecc.  In sociologia, è inteso come la relazione antagonista tra soggetti individuali o collettivi, tra genitori e figli; nel campo sociale, abbiamo i conflitti di classe; in psicologia, conflitto psichico, ovvero uno stato di tensione e di squilibrio in un individuo; in diritto, conflitto di norme ecc.

Premesso questo, per il momento, noi riportiamo il concetto di conflitto nell’ambito del concetto di guerra “Guerra”, di cui sopra, riservandoci ulteriori affinamenti.



[1]Si parla, quindi, di Diritto Umanitario, o di Diritto Bellico, branca del Diritto Internazionale. Al Riguardo cfr. L’opera di M. Marchigiano, nel quadro delle pubblicazioni del Ministero della Difesa in tema di diritto umanitario

domenica 20 giugno 2021

Master di Terrorismo ed Anti Terrorismo internazionale

 

 

 

MASTER DI I LIVELLO

IN

TERRORISMO ED ANTITERRORISMO

Obiettivi, Piani, Mezzi

 (1500 h – 60 CFU)

Anno Accademico 2021/2022  Settembre 2021 – Agosto 2022

IVI Edizione –  I Sessione

 

PROGRAMMA DIDATTICO

Modulo 1  -  Terrorismo Definizioane e metodo  -                                                          Obiettivi

Modulo 2  - Terrorismo  Corso Generale 1. Dall’antichità alla era moderna          -   Obiettivi

Modulo 3 -  Terrorismo. Corso Generale 2. L’età contemporanea                           -   Obiettivi

Modulo 4 -  Terrorismo- Forma di Guerra. La Strategia del Debole al Forte          -    Obiettivi

Modulo 5 -   Terrorismo -  Organizzazioni Terroristiche. Le motivazioni                 -   Obiettivi

Modulo 6 –  Anti Terrorismo. Intelligence. Servizi Segreti. Che Cosa sono            -    Piani

Modulo 7   - Anti Terrorismo. Intelligence. Servizi Segreti. A cosa Servono           -   Piani

Modulo 8 -   Anti Terrorismo. Corpi Speciali. Italia                                                      -  Mezzi

Modulo 9 -   Anti Terrorismo. Corpi Speciali. Estero                                                   -  Mezzi

Modulo 10 – Anti Terrorismo. La difesa dei confini                                                    -  Mezzi

 

 

  UNiversità degli Studi N. Cusano Telematica Roma

(Prosegue con nota in data 10 luglio 21)

giovedì 10 giugno 2021

Il concetto di PostVerita. Come comprendere la Brexit e il 6 Gennaio a Capitoll Hill

 

Quali parole possono definire la nostra epoca? Il coraggio omerico, la cavalleria medioevale, il lume della scienza, la spiritualità ottocentesca, l’orrore della contemporaneità…Quali parole useremo per definire l’attualità, il tempo presente, gli anni trascorsi dalla fine delle guerre mondiali, la caduta del Muro, l’avvento di internet ed i processi sociali, economici e culturali dei primi due decenni del XXI secolo? Può sembrare azzardato dirlo, ma oggi il termine che caratterizza meglio la nostra generazione è forse quello di “Post verità”. Potrebbe diventare il nostro biglietto da visita nei confronti della storia.

 Da 2016 questa parola è entrata nel gergo occidentale in riferimento a tante situazioni in cui deliberatamente facendo leva sull’emozione sulle nostre credenze e sui pregiudizi cognitivi della psicologia umana, la realtà viene distorta e si stabilisce una sequenza parallela ad essa[1] Si crea una realtà fittizia in base alla quale molti formano le loro opinioni e leggono le loro esperienze. Questo fenomeno va oltre il relativismo e l’individualismo come ami era accaduto prima, ed è considerato vero, sorretto soltanto dal desiderio e dai sentimenti a cui fa appello. Il problema che ne consegue è l’impatto che esso ha sulle azioni dell’individuo e della massa.

 Purtroppo si possono portare molti esempi. Il 16 ottobre 2020 il francese Samuel Pary, docente di scuola medi, venne decapitato percèe si disse aveva litigato con un’alunna dopo aver mostrato in classe le caricature di Charlie Hebdo. Adesso sappiamo che quella situazione non si era mai verificato: l’alunna non era presente nella classe in cui erano state mostrate le caricature e la sua espulsione dall’istituto scolastico era dovuta ad altri motivi. L’emozione l’appello alle credenze religiose hanno fatto si che ciò all’inizio non avrebbe dovuto essere niente più che una bugia di una adolescente si trasformasse in odio e in tragedia. Certo dietro a molte di queste situazioni si celano le fake news notizie che in tanti momenti potrebbero farci sorridere se non fossero per le loro conseguenze………..

Non potremmo comprendere fenomeni come la Brexit e le elezioni statunitensi se non tenessimo conto di tale processo di invenzione. Questa generazione di verità fittizie , di affermazione false sulla realtà che finiscono per trovare riscontro nei fatti è un elemento caratteristico del nostro tempo, un vero e proprio virus inoculato nella nostra cultura.”

 

Da “Come fare storia ai tempi della postverità?, di Pedro Rodriguez Lopez, S.I., in La Civiltà Cattolica 2021 II, 332-346 n. 4102 (15 maggio/5 giugno 2021, pag 332.



[1] Cfr le definizioni raccolte dall’Oxford English Dictionary e dal Diccionario de la Real Academia espagnola