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sabato 19 novembre 2022

Massimo Iacopi. Intorno all'arma nucleare

 


NUCLEARE: STRATEGIE dal 1945

Pensare la guerra per … non farla

 

Pubblicato sul n. 299, luglio 2022, della Rivista Informatica “Storia in Network” (www.storiain.net) con il titolo “PENSARE LA GUERRA PER NON FARLA: STRATEGIE NUCLEARI DAL 1945”.

 

 

“Si vis pacem, para bellum”. Sebbene formulata circa duemila anni fa,  l’espressione latina sembra fatta su misura per descrivere il ruolo dell’arma atomica nella storia delle relazioni internazionali. Se la ”bomba” è stata utilizzata appena due volte nella storia, essa ha tuttavia pesato sulle politiche delle grandi potenze, impedendo loro di ricorrere alla guerra totale per risolvere le loro diatribe. Tuttavia, questa logica di dissuasione si è imposta solo progressivamente nelle strategie degli Stati.

 

La superpotenza dell’arma viene percepita prima ancora di essere stata concepita: se ne trova traccia in una lettera del fisico Leo Szilard (1898-1964), controfirmata da Albert Einstein (1879-1955) ed indirizzata al presidente Frank Delano Roosevelt (1882-1945) nel 1939, come anche nei dibattiti che precedono il suo impiego, subito dopo il primo esperimento riuscito di Alamogordo (16 luglio 1945). Il gruppo internazionale di ricercatori, riunito a partire dal 1941 nel Nuovo Messico, nel contesto del ”Progetto Manhattan”, aveva pienamente coscienza del suo carattere decisivo ed era ossessionato dal timore che i Nazisti potessero riuscire ad averla prima degli Alleati - quest’arma solare dove servire il campo del Bene e non l’Impero del Male, secondo la visione del conflitto proposta da Roosevelt, nel gennaio 1942. La guerra in Europa termina prima che l’arma possa essere messa a punto dai Tedeschi ed a quell’epoca gli Alleati erano già a conoscenza che gli scienziati tedeschi non avevano proseguito le loro ricerche sulla bomba.

 

Solo una bomba più potente ?

Dopo aver ipotizzato una semplice dimostrazione della potenza dell’arma negli USA o su una zona non popolata del Giappone - in pratica un nuovo esperimento, ma pubblico,    i dirigenti alleati decido nodi lanciare le due bombe disponibili e che utilizzavano due tecnologie diverse, su obiettivi reali, pei quali viene approntata una lista, orientata piuttosto a città industriali; la scelta degli obiettivi finali dipenderà dalle condizioni di volo nel giorno dello sgancio. Se i danni ed il numero delle vittime saranno maggiori a Hiroshima (6 agosto 1945) che a Nagasaki (9 agosto), sebbene la seconda bomba al plutonio fosse più potente della prima (21 KT), ad uranio, questo dipese essenzialmente dalla topografia dell’area bombardata, a causa del rilievo più tormentato della città di Hiroshima, situata sull’isola di Kyushu.

Con l’arma atomica, il ”bombardamento strategico” raggiungeva infine l’efficacia che avevano annunciato i teorici dell’arma aerea, dagli inizi del secolo ed in particolare il generale italiano Giulio Douhet (1860-1930), autore del ”Dominio dell’aria”, del 1921. Il 14 agosto 1945, l’imperatore del Giappone annunciava la capitolazione del suo paese, che il suo governo aveva rifiutato all’inizio del mese, in risposta all’ultimatum degli Alleati, dopo la Conferenza di Potsdam. Il crollo dell’esercito della Manciuria di fronte all’offensiva sovietica dell’8 agosto 1945 non sarebbe stato certamente sufficiente da solo a disarmare la volontà di difendere l’arcipelago “fino all’ultimo uomo”, se la prospettiva del bombardamento atomico ripetuto non avesse reso questa difesa totalmente inutile.

Per gli Americani, l’arma atomica presentava un doppio vantaggio: ridurre le perdite umane che la conquista del Giappone avrebbe provocato e di evitare di dover spartire l’occupazione dell’arcipelago con i Sovietici, situazione che stava diventando già conflittuale in Europa. I bombardamenti atomici sono allo stesso tempo l’ultimo atto della seconda guerra mondiale ed il primo della guerra fredda: il nuovo presidente intende servirsi del monopolio di cui beneficia il suo paese sull’arma atomica per limitare le ambizioni sovietiche. D’altronde, gli Americani pensano che il loro monopolio durerà a lungo, fatto che favorisce l’accettazione del loro nuovo statuto di potenza mondiale. Essi dovranno presto disilludersi, a partire dal 1949, scoprendo nello stesso tempo, l’efficacia dello spionaggio sovietico e la seduzione dell’ideologia comunista sugli intellettuali occidentali: l’affare Alger Hiss (1904-1996), diplomatico USA e spia al servizio dei Sovietici, le prime rivelazioni sui 5 agenti britannici doppiogiochisti di Cambridge (1), contribuiscono in larga misura a creare un contesto ansiogeno negli Stati Uniti insieme alla rivelazione (da parte di Truman) del primo esperimento atomico dell’URSS, della vittoria di Mao in Cina o dell’inizio della guerra di Corea, contesto che porta all’isteria anticomunista (ed antielitaria) del maccartismo (2).

Dall’8 agosto 1945, l’ingresso in una nuova era viene sottolineata in un editoriale del quotidiano Combat di Albert Camus (1913-1960): “Occorrerà scegliere, in un avvenire più o meno vicino, fra il suicidio collettivo, oppure l’utilizzazione intelligente delle conquiste scientifiche. … Viene offerta, senza dubbio, all’umanità la sua ultima possibilità”. Ma se l’impatto morale è immediatamente percepito, la novità strategica e la svolta in una logica di dissuasione non si impongono immediatamente. I Militari hanno, in quel periodo, la tendenza a considerare la nuova arma come una semplice bomba più potente, dunque la possibilità di ottenere maggiori effetti fisici, a costi minori.

 

A Bigger bang for the Buck (3)

E’ in questa logica che il generale Douglas MacArthur (1880-1964), messo in difficoltà in Corea dall’intervento di “volontari cinesi” nel novembre 1950, sollecita il bombardamento di basi e di concentrazioni di truppe cinesi con l’arma atomica. Rifiutandogli questa possibilità, Harry S. Truman (1884-1972) compie una doppia rivoluzione: egli inaugura l’era della guerra “limitata”, lasciando intendere che esiste un livello di minaccia al di qua del quale l’uso della dell’arma atomica non è giustificato; ed egli ristabilisce la logica del Clausewitz, sottolineando che è lo scopo politico, e non l’efficacia militare, il criterio ultimo di valutazione del grado di violenza legittima da esercitare in un conflitto. Questa logica, che le guerre mondiali - soprattutto la seconda - avevano oltrepassato in ragione della loro dimensione “totale”, che giustificava una ascensione all’estremo fino all’annientamento del nemico, doveva condurre a quella della dissuasione: la sola posta in gioco politica adattata alla potenza distruttrice dell’arma atomica era la difesa della sua sovranità ultima, della sua indipendenza e del suo modello sociale, dunque la resistenza ad una invasione diretta o ad una annessione dei suoi alleati principali ed essenziali, identificati attraverso alleanze formali, di cui la prima è rappresentata dall’Alleanza Atlantica (NATO, 1949).

L’evoluzione tecnologica e geopolitica contribuirà a rendere questa concezione intrinseca all’arma nucleare: agli inizi degli anni 1990, il passaggio dalla Bomba A (fissione dell’atomo) alla bomba H (fondata sull’energia di fusione) demoltiplica ancora la sua potenza - si passa da una scala in kilotoni (equivalente a mille tonnellate di esplosivo classico TNT) al megatone (milioni di tonnellate). I due grandi possono ormai ipotizzare una “distruzione mutua assicurata”, riassunta con l’acronimo inglese MAD (Mutual Atomic Destruction o “Matto”), che sottolinea anche il carattere insensato di una guerra che produrrebbe solo vinti - una guerra senza vincitore che, alla fine dei conti, non è più una guerra. A condizione, tuttavia, di disporre di un vettore per inviare la bomba sul nemico !!! Da questo punto di vista, gli Americani sono un po’ avanti. Poiché essi dispongono, dalla 2^ Guerra Mondiale, di una flotta di bombardieri con una grande capacità di carico ed a lungo raggio di azione: dal B29 del 1945 al B52 messo in servizio dieci anni più tardi. I Sovietici dovranno aspettare la fine degli anni 1950 e il loro completo dominio nel settore dei missili intercontinentali, dimostrato dal lancio del satellite Sputnik nel 1957, per ristabilire una forma di simmetria nella dissuasione nucleare.

L’arma atomica scivola progressivamente verso uno statuto di arma di “non impiego”, che, peraltro, non risulta ancora acquisito agli inizi degli anni 1960, dove il suo impiego rimane ipotizzato ed anche integrato alla strategia diplomatica: la politica del New Look dell’amministrazione Eisenhower (1953-1960) è basata su un accrescimento dell’arsenale nucleare a detrimento dei mezzi convenzionali e sul suo impiego come mezzo di pressione nelle crisi, in una strategia “al bordo dell’abisso”, secondo la formula del Segretario di Stato, John Foster Dulles (1888-1959), illustrata dalle crisi intorno a Taiwan (1954-1958). A quel tempo Nikita Krushev (1894-1971) si dovrà adoperare molto per temperare l’impazienza di Mao Tze Dong (1893-1976), che qualifica gli USA come “Tigre di carta”, soggiungendo, “ma con denti nucleari”.

Questa stessa strategia viene ancora applicata sotto John Fitzgerald Kennedy (1917-1963) nella crisi dei missili di Cuba del 1962. Il successo di Kennedy - molto relativo poiché Krushev ottiene in ogni caso la santuarizzazione e la sopravvivenza garantita del regime castrista a Cuba – si basa nondimeno su un errore di valutazione della situazione reale, gli Americani fanno trapelare l’informazione che le ogive nucleari fossero in corso di trasporto nel convoglio contro il quale essi organizzano il blocco marittimo, mentre, probabilmente, esse si trovavano già sull’isola caraibica.

La crisi di Cuba rivela comunque i rischi di scatenamento di uno scambio nucleare in una crisi mal gestita o, peggio, per puro imprevisto o accidente, una evenienza che turba ormai gli Stati Maggiori e la cultura popolare (come ampiamente dimostrato dai due film usciti nel 1964: Il Dottor Stranamore di Stanley Kubrik, 1928-1999 e Point Limite o A Prova di Errore di Sidney Lumet 1924-2011). Per scongiurare una tale evenienza, i due Grandi adottano misure di reciproca fiducia ed un dialogo diretto, grazie all’installazione di un “telefono rosso” (inizialmente un telex) fra la Casa Bianca ed il Kremlino, ma, Robert MacNamara (1916-2009), il Segretario alla Difesa di Kennedy e quindi di Lyndon B. Johnson (1908-1973), fa contemporaneamente evolvere la dottrina nucleare americana: dalle “rappresaglie massicce”, previste dal New Look si passa, nel 1962, alla “Risposta graduale”. L’idea è che la risposta ad una aggressione non si possa limitare ad una sola alternativa - io non faccio nulla o io vetrifico (processo a cui vengono sottoposti molti materiali sotto l’effetto delle altissime temperature provocate dall’ordigno atomico), con il rischio di essere annientato anch’io - ma passa per diverse tappe, marcate da una progressione su una scala delle armi nucleari da impiegare:inizialmente ordigni tattici (antiforze, quindi integrate al campo di battaglia), quindi prestrategiche (mirando piuttosto a basi, livelli di comando e di sostegno, in profondità del dispositivo nemico) ed infine strategiche (con una logica anti città ed una paralisi del livello politico). Ogni tappa darebbe il tempo di esplorare il campo dei negoziati per disinnescare “la salita verso gli estremi”.

 

La dissuasione finisce per imporsi

Una tale sofisticazione nello scenario di uno scontro veniva resa possibile dalle evoluzioni tecnologiche, specialmente la miniaturizzazione delle armi, ma queste determinano due conseguenze: necessità di disporre di un arsenale nucleare completo per essere in condizioni di colpire ad ogni livello con lo strumento più appropriato; rendere i conflitti “infra nucleari” più verosimili, delimitando e contenendo i rischi di escalation e di perdita di controllo. Questa dottrina risultava perfettamente conveniente alle due grandi potenze, che, alla fine, si erano messe d’accordo sulla necessità della mutua dissuasione, ma in modo credibile, dissuasione che non doveva diventare sinonimo di paralisi. Tale dottrina, per contro, risultava poco apprezzata dagli Alleati, in particolare dall’Europa, che temeva di diventare nuovamente il campo di battaglia e non, come sperato, di diventare potenze nucleari indipendenti (come la Francia e la Cina): queste potenze, non disponendo di arsenali sovradimensionati come i due Grandi, avevano acquisito l’arma atomica negli anni 1960 e contavano soprattutto sul “potere livellatore dell’atomo” che si traduceva in un indiscriminato attacco generale anti città e rimanevano, pertanto al tutto o nulla delle rappresaglie massicce. Il rischio di un conflitto atomico generalizzato, scatenato per iniziativa mal interpretata di una “piccola potenza” nucleare spinge gli USA e l’URSS a favorire ogni sorta di misure restrittive per contrastare la nascita di nuove potenze atomiche: divieto di esperimenti nucleari atmosferici (1963), denuclearizzazione dello spazio e dei corpi celesti e soprattutto il Trattato di non Proliferazione (TNP, 1968) concluso nell’ambito dell’ONU, ma al quale, né la Francia, né la Cina non hanno all’epoca aderito (essi aderiranno nel 1992), come anche l’India, il Pakistan o Israele, che sono successivamente diventate potenze nucleari. La Corea del Nord, firmataria nel 1968, si è ritirata dal Trattato nel 2003 ed ha proceduto a tre esperimenti nucleari sotterranei nel 2006, 2009 e 2013.

L’adesione dei due Grandi alla strategia della dissuasione spiega anche la conclusione di negoziati strategici bilaterali, iniziati a partire dagli anni 1960: gli Accordi SALT 1 (Strategic Arms Limitation Talks) (3) ed ABM (Anti Ballistic Missiles) (4) che sono spesso confusi, in quanto firmati nello stesso giorno (26 maggio 1972) a Mosca, ma che riguardano tipi di armi ben differenti. SALT 1 prevede un tetto del numero globale di missili di cui dispongono le due Grandi Potenze, con una ripartizione differenziata secondo i vettori (aria-terra, terra-terra o mare-terra), ma una equivalenza globale dei sue arsenali: si tratta, in effetti, del riconoscimento del principio di parità fra i due antagonisti. Il Trattato ABM vieta lo schieramento di sistemi di intercettazione dei missili intercontinentali, ad eccezione di due siti in ogni paese per proteggere la capitale ed una base di lancio di missili e proibisce qualsiasi ricerca ulteriore su questo tipo di armi; la vulnerabilità mutua degli avversari deve essere preservata affinché funzioni la mutua dissuasione, la certezza di essere annientati in caso di attacco atomico, inibendo in tal modo qualsiasi velleità di aggressione - si tratta “dell’equilibrio del terrore” (5). In effetti l’entrata in servizio nel corso degli anni 1960 dei primi SNLE (Sommergibili Nucleari Lancia Missili) (6) rendeva inevitabili le rappresaglie ad un attacco anche nucleare: queste piattaforme mobili, dotate di missili dalla portata, in un primo tempo, di 2 mila o 2.500 chilometri, sono in effetti non individuabili (rilevabili) e quindi impossibili da neutralizzare in maniera preventiva, contrariamente ai bombardieri strategici o anche agli stessi missili intercontinentali.

I Trattati di Mosca sono stati, pertanto, effimeri.  Firmato da poco, il SALT 1 era stato già superato dalla tecnologia dei missili a testate multiple a guida indipendente (MIRV) (7); questi nuovi missili porteranno alla firma del Trattato SALT 2, nel 1979 (3), dove il tetto degli arsenali non verrà più espresso in missili ma in testate nucleari. Anche se questo trattato non verrà ratificato dal Senato americano per rappresaglia contro l’invasione dell’Afghanistan, da parte dell’URSS, il Trattato SALT 2 risulterà più o meno rispettato dalle due parti.  Il Trattato ABM viene invece applicato fino agli anni 1980: il programma di ricerca IDS (Iniziativa di Difesa Strategica), denominato anche “Guerre stellari” da parte della stampa, in occasione del suo annuncio da parte del Presidente Ronald Reagan (1911-2004) nel 1983, costituisce una prima stortura che, peraltro, non sfocia su alcuni provvedimenti sul terreno (decisivo), prima che il presidente George Bush junior (1946- ) non denunci apertamente il Trattato ABM nel 2002 (8), per consentire lo schieramento di uno scudo antimissile negli USA ed in Europa. Per completezza di trattazione va ricordato anche il 24 maggio 2002 era stato firmato il Trattato di Mosca SORT, (Strategic Arms Reduction Treaty), di disarmo strategico fra Bush junior e Putin, riguardante la mutua riduzione delle testate nucleari, un evento della prima fase del governo Putin, che era stato ben accolto negli ambienti internazionali come di buon auspicio per il futuro (9).

Lo schieramento di questo sistema di difesa antimissile rischia di rimettere in discussione la strategia della dissuasione. Probabilmente no. La sua capacità rimane limitata, in quanto esso era stato inizialmente dimensionato contro un attacco scatenato da uno stato ”canaglia” (es. Corea del Nord), quindi contro un numero limitato di missili. La Russia, con un arsenale che conta ancora più di 2.600 ogive e quasi 2 mila armi tattiche, non avrebbe alcuna difficoltà a saturare le difese americane. Per contro, le altre nazioni nucleari non sarebbero minimamente in grado di minacciare gli USA, nel caso che ne avessero l’intenzione e la possibilità tecnica: la minaccia nord coreana si applicherebbe, al momento soprattutto a livello regionale (Corea del sud, Giappone), ma la questione si pone per la Cina, la cui valutazione dell’arsenale nucleare risulta molto nebulosa. L’esercito popolare si avvicina agli standard delle maggiori potenze - un SNLE cinese ha effettuato una prima missione ufficiale di dissuasione nel corso del 2015 - ma il paese potrebbe introdurre nell’equazione strategica una dissimmetria inabituale, di natura demografica: con 1,4 miliardi di abitanti, essa risulta quattro volte più popolata degli USA e dieci volte  rispetto alla Russia; l’estensione del suo territorio e la massa della sua popolazione potrebbero incitare i suoi dirigenti a pensare che un attacco nucleare, anche se massiccio, da parte di un nemico, gli lascerebbe, malgrado tutto, possibilità di sopravvivenza. Questa era l’analisi del “Gran Timoniere” negli anni 1950 e potrebbe questa logica ispirare anche il ”piccolo timoniere” oggi al potere, che beneficia, come Mao, di un potere a vita ?

Al di là delle evoluzioni tecnologiche, la dissuasione è fondata sulla percezione della propria vulnerabilità e su una probabilità, non nulla, che il nemico faccia scattare un contrattacco di rappresaglia. Se uno di questi prerequisiti non sussiste la dimensione nucleare della guerra cessa di essere autonoma e si inserisce nella valutazione di un rapporto di forze e di una probabilità di vittoria, come nel caso di un conflitto convenzionale.

Questa nuova situazione attuale viene nuovamente a riproporre una situazione di squilibrio e la possibilità di impiego di armi nucleari, a livello tattico, specie nel territorio europeo. Va peraltro sottolineato che lo schieramento del sistema IDS copre ancora il territorio dell’Europa occidentale da un attacco nucleare russo, ma per effetto dell’articolo 5 del Trattato della NATO, un ipotetico, quanto improbabile, impiego nucleare tattico in Ukraina, non rientrerebbe fra le possibili risposte automatiche previste dal Trattato. Inoltre, per l’Europa è arrivato il momento di decidere cosa fare da grandi: la costituzione di un auspicabile Esercito europeo, senza una sua componente nucleare autonoma, costringerebbe la nuova struttura alla sola dissuasione convenzionale e quindi ad essere complementare e presumibilmente subalterna alla NATO. Questo deprecabile vulnus “originale” condizionerebbe nel futuro anche qualsiasi volontà o velleità di azione politica autonoma, ovvero di una politica estera autonoma. Insomma, un’Europa non autonoma, non potrebbe assumere iniziative indipendenti e sarebbe sempre condizionata dell’atteggiamento degli USA che comandano la NATO. 

Come ce lo insegna la storia la dissuasione convenzionale non ha mai funzionato fino in fondo (in maniera assoluta), nonostante l’adagio latino … se vis pacem para bellum !!!!, che, per quanto riguarda la sua concreto accezione, dovrebbe essere aggiornato, non al bellum del tempo dei Romani, ma a quello odierno (ovvero comprensivo di tutta la panoplia militare e quindi anche delle capacità nucleari).

 

NOTE

(1) i 5 di Cambridge. Kim Philby (nome in codice: Stanley), Guy Burgess (nome in codice: Hicks), Donald Duart Maclean (nome in codice: Homer), Anthony Blunt (nome in codice: Johnson) e John Cairncross (nome in codice: Liszt).

(2) Maccartismo: dal senatore Joseph MacCarthy (1908-1957). Costituisce un atteggiamento politico-amministrativo che ha riguardato la storia degli Stati Uniti d'America nei primi anni cinquanta del XX secolo, caratterizzato da un’esasperata contrapposizione nei confronti di persone, gruppi e comportamenti ritenuti filo comunisti e quindi sovversivi. Il senatore diresse fino al 1954 la principale commissione per la repressione delle attività antiamericane operando, in una specie di caccia alle streghe, attacchi personali, spesso privi di fondamento, nei confronti di funzionari governativi, uomini di spettacolo e di cultura, ecc. da lui considerati comunisti e quindi pericolosi per lo stile di vita della società americana;

(3) SALT (Strategic Arms Limitation Talks): trattato siglato tra Unione Sovietica e USA negli anni settanta in due turni: SALT I 1969-1972 SALT II 1972-1979. Il 26 maggio 1972 ha avuto luogo la firma del trattato Salt I che prevedeva, in definitiva, il congelamento del numero dei missili posseduti dalle due potenze. Veniva inoltre consentito l'uso di testate multiple MIRV e veniva fissato a 100 per parte il numero di vettori ABM dislocati in due diversi siti. Per il SALT 2 i colloqui iniziano a Ginevra nel settembre del 1972 per completare l'accordo sulle armi strategiche difensive. Le trattative dopo alcune difficoltà iniziali si sbloccano dopo gli incontri tra il segretario generale del PCUS Leonid Ilič Brežnev e il presidente statunitense Richard Nixon a Mosca nel luglio 1974 e tra Brežnev e Gerald Ford a Vladivostok nel novembre 1974. L'accordo SALT 2 per la limitazione della costruzione di armi strategiche viene raggiunto a Vienna il 18 giugno 1979, e firmato da Brežnev e Jimmy Carter;

(4) ABM (Anti-Ballistic Missile – missile anti-balistico) (da cui ABM Treaty o Trattato ABM, per riferirsi al Trattato anti missili balistici). firmato da USA ed URSS il 26 maggio 1972 ed entrato in vigore il 3 ottobre dello stesso anno. Il suo scopo era limitare le possibilità di difesa antimissile delle due parti, in modo da frenare la proliferazione delle armi nucleari offensive. In questo senso, il trattato fa parte della strategia delle relazioni sovietico-statunitensi durante la guerra fredda, che prevedeva una parità strategica basata sulla dottrina della mutua distruzione assicurata. In base al Trattato ABM, ciascuna delle parti aveva la possibilità di installare un solo sistema antimissile fisso di 100 missili da collocare o nella capitale o in un campo di missili ICBM (Intercontinental Ballistic Missile). Missile per il trasporto a lungo raggio di ordigni nucleari che, utilizzando una traiettoria balistica, raggiunge altezze significative, inclusa una parte di volo suborbitale e traiettorie parzialmente orbitali. Un ICBM si distingue da altri missili balistici come gli IRBM (sotto i 3.500 km.) o gli SRBM (entro i 1.000 km) per la gittata sensibilmente maggiore (superiore a 5.500 Km), che è spesso limitata da accordi politici e di controllo delle armi;

(5) Formula, per mezzo della quale il Segretario alla Difesa, Charles E. Wilson, riassumeva la New Look Policy nel 1954;

(6) SNLE - Sottomarini a propulsione nucleare lanciatori di missili. Il primo è l’USS Washington, entrato in servizio nel 1960. Nel 1962 l’US Navy allinea già 6 SNLE ed una quarantina alla fine del decennio;

(7) Le testate MIRV (Multiple Independently Targetable Reentry Vehicles), dette anche testate multiple indipendenti, sviluppate nella seconda metà degli anni sessanta, permisero ad un missile balistico di trasportare un numero di testate nucleari tali da colpire con un solo vettore decine di bersagli simultaneamente;

(8) La decisione dello schieramento dello scudo stellare é stata tuttavia adottata sotto l’Amministrazione Clinton, nel 1999;

(9) SORT: Accordi internazionali tesi a limitare o a diminuire gli arsenali di armi di distruzione di massa. Il trattato fu firmato tra gli Stati Uniti e l'URSS, e proibiva ai suoi firmatari di produrre più di 6000 testate nucleari e massimo 1600 ICBM, missili balistici lanciati da sottomarini e bombardieri.

 

venerdì 11 novembre 2022

Bollettino del Centro Studi sul Valore Militare - CESVAM - dell'Istituto del Nastro Azzurro.

 


INFOCESVAM

BOLLETINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO IX, 33/34, N. 5, Settembre - Ottobre, 1 novembre 2022

IX/5/600 La decodificazione di questi numeri è la seguente: IX anno di edizione, il mese di edizione di INFOCESVAM, 576 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento.

IX/5/601 – Dato il Visto si stampi data 31 ottobre 2022 al volume “Il Quadro di Battaglia del Regio Esercito Italiano – 10 giugno 1940 a cura di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio

IX/5/602 – Il progetto dedicato ai 40 anni dalla Missione in Libano ha raggiunto la prima fase. È stato predisposto l’Indice e articolazione del Volume. Per il CESVAM, oltre a Direttore, il responsabile esecutivo scientifico è il gen Antonio Trogu

IX/5/603 – Il Calendario Azzurro del 2023, del Centenario, sarà presentato l’8 novembre 2022 alle ore 19 al Museo dei Granatieri, Roma. Interverranno oltre al Presidente Nazionale, il Socio Mirabella. Per il CESVAM, Giancarlo Ramaccia.

IX/5/604 Il Dott. Daniel Vignola, per il Master di 1° Liv in “Storia Militare Contemporanea 1796- 1960 ha predisposto la tesi dal tema ““Gli errori del Piano Schlieffen e il peso del mancato apporto italiano”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/605. Il Presidente della Federazione di Asti Marco Montagnani ha presentato ed avviato una ricerca sulla vicenda del “Conte Rosso”. Al momento si stanno predisponendo i dettagli per la predisposizione del manoscritto n. 1

IX/5/606 Il Dott. Salvatore Domenico Vasapolli, per il Master di 1° Liv in “Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi” ha predisposto la tesi dal tema “Terrorismo Internazionale e Dispositivo integrato di Sicurezza: verso un’agenzia europea di Intelligence.”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/607 Glossario 1945 per il Dizionario minimo della Guerra di Liberazione 1943 -1945. Alla data del 1 novembre ha raggiunto i 824 lemmi dei 1000 previsti. Il ritardo è dovuto alla sovrapposizione con i lemmi dei glossari precedenti e per le ulteriori ricerche svolte in merito alle decorazioni degli Stati europei in tema di resistenza.

IX/5/608 Il Dott. Daniele Muzzioli, per il Master di 1° Liv in “Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi” ha disposto la tesi dal tema “Dal terrorismo al conflitto ibrido: l’evoluzione militare di ISIS”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/609 La Dott.ssa Jessica Zanata, per il Master di 1° Liv. in Terrorismo ed Antiterrorismo internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi, ha predisposto una tesi dal tema “Narcoterrorismo in Messico”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invera

IX/5/610 Il Volume dedicato alla storia delle compagnie telegrafiste nella Prima Guerra Mondiale di Monica Apostoli è giunto alla fase del manoscritto 3. Attualmente la bozza è alla attenzione del Collegio dei redattori.

IX/5/611 Il Dott. Alessandro Ciolli, per il Master di 1° Liv in “Storia Militare Contemporanea 1796- 1960 ha predisposto la tesi dal tema “La Battaglia di Adua”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/612. Albo d’Oro Nazionale dei Decorati al Valor Militare. Il Dott. Roberto Orioli partecipa allo studio di fattibilità per la predisposizione della scheda di immissione dati. I lineamenti predisposti nel mese di agosto sono stati aggiornati con l’accoglimento del campo dedicato all’Ordine Militare di Savoia, oggi Ordine Militare d’Italia.

IX/5/613 Il Dott. Gianlorenzo Capano, per il Master di 1° Liv in “Storia Militare Contemporanea 1796- 1960 ha predisposto la tesi dal tema “La Battaglia di Maida – 4 luglio 1806”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

 IX/5/614 Le ricerche dedicate alla Prigionia in Africa Orientale nel secondo conflitto mondiale sono terminate ed è stato predisposto il manoscritto n. 1 del Volume Primo. Oltre al direttore, partecipa il Dott. Giovanni Riccardo Baldelli. Il Volume sarà diviso in due parti la prima dedicata alla organizzazione dell’A.O. I la seconda dedicata alle operazioni 1940-1941 in Africa Orientale.

IX/5/615 Il Dott. Stefano Ciolli, per il Master di 1° Liv in “Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi”, ha predisposto la tesi dal tema “Hezbollah: Movimento e Partito Islamico sciita.”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/616 – Compendio 1945 del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione è arrivato al manoscritto n. 4. Predisposte tutte le fasi di editing, comprese le illustrazioni. Oltre al Direttore, partecipa Osvaldo Biribicchi, associato al CESVAM dal 2015.

IX/5/617 Il Dott. Giancarlo Bianco, per il Master di 1° Liv in “Storia Militare Contemporanea 1796- 1960 ha predisposto la tesi dal tema “Gettysburg”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/618 Il Cesvam in tutte le sue componenti esprime le più sincere condoglianze ad Angela e a Lui per la morte dei loro rispettivi Padri.

IX/5/619 Il Dott. Di Lorenzo, per il Master di 1° Liv in “Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi”, ha predisposto la tesi dal tema “Spionaggio e Contro spionaggio durante la prima guerra mondiale. Analisi e Considerazioni.”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/620. Il n. 4 Ottobre . Dicembre 2022 della Rivista QUADERNI è in Stampa. Entro il mese di novembre 2022 si predisporrà il n. 1 del 203 dedicato al Centenario della fondazione del Nastro Azzurro

IX/5/621 Il Dott. Fabio Lombardelli, per il Corso di perfezionamento e Aggiornamento Professionale in “Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi”, ha predisposto la tesi dal tema “L’Intelligence delle Fonti Umane per il contrasto alla minaccia terroristica a difesa della Sicurezza nazionale”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/622 Il Dott. Francesco La Greca, per il Corso di aggiornamento e perfezionamento professionale, ha preparato la tesi dal tema “La Criminalità organizzata e relazione sulla politica dell’Informazione e per la sicurezza. “La tesi sarà discussa nella sessione invernale (dicembre 2022)

IX/5/623. Il Dott. Antonio Vigliano, per il Master di 1° Liv in “Terrorismo e Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi”, ha predisposto la tesi dal tema “Human Intelligence e Virtual Intelligence. Analisi e prospettive.”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/624 Il Dott. Stefano Davide Restuccia, per il Master di 1° Liv in “Politica Militare Comparata dal 1945 ad oggi. Dottrina, Strategia, Armamenti  ha predisposto la tesi dal tema “Esercito Europe. Ipotesi e Prospettive”. La tesi sarà discussa nella sessione di laurea invernale (dicembre 2022)

IX/5/625 Prossimo INFOCESVAM sarà pubblicato il 1 gennaio 2023. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM.

 

domenica 30 ottobre 2022

Nato. Il Nuovo Concetto Strategico.

 La Nato a Madri ha adottato un nuovo concetto strategico, alla luce della situazione in Ucraina. . I Paesi della Alleanza in un vertice tanto chiaro quanto compatto, ha adottato un concetto strategico. Si ritorna alle origini. La Nato ritorna alla sua funzione per cui era nata: la difesa collettiva. Questa ragione ne costituì per decenni la ragione d'essere. Una ragione che ha dato i suoi frutti. Per decenni non ci sono state guerre in Europa.

Sarà anche un caso, ma da quanto la Nato ha abbandonato questo concetto ed è passato a tutto meno che alla difesa collettiva (prevenzione e gestione delle crisi e cooperazione della sicurezza) si è verificata quella guerra che tutti volevano evitare e siamo sull'orlo di un conflitto anche nucleare, che in settanta anni di Nato non era nemmeno immaginato, anche se temuto. La crisi della Nato ( in coma celebrare secondo la versione francese, un cadavere che non sa di essere morto secondo versioni nostrane) nasce dal 2003 quanto Putin firma il trattato di Budapest in cui assicura che non violerà mai i confini ucraini, in cambio della cessione delle rimanenti bombe atomiche sovietiche rimaste in Ucraina. La Nato cede a questo trattato che oggi è diventato uno dei tanti "pezzi di carta" di cui la storia ci da tanti esempi. 

La discesa verso la insicurezza e la instabilità a vari gradini, fino all'ultimo quando lo scorso febbraio la Nato era in gradi di mettere in campo non più di 40.000 uomini operativi. Di fronte la Russia disponeva di oltre 200.000 uomini che aveva ammassato ai confini dell'Ucraina. LO squilibrio era evidente e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Certamente L'essere stati 18 anni in Afganistan assuma una luce da notte di halloween anche alla luce del risultato del 31 agosto 2021.

Ora si ritorna all'antico e la parola chiave diviene quella storica: deterrenza.

 IL merito di questo ritorno al passato, ed alla sicurezza dell'Europa è merito della Russia di Putin: con la sua aggressione all'Ucraina (Hitler voleva ed ebbe i Sudeti in quanto abitato da una popolazione che parlava la lingua tedesca: Purtin avanza le stesse ragioni) ha compattato l'Europa, in cui oggi tutti i paesi confinati con la Russia hanno paura concreta di fare la fine dell'Ucraina, e L'Europa con gli Stati Uniti, sempre questi rivolti verso la Cina, ma che necessitato di retrovie sicure. La Russia, che negli anni di inizio secolo era un Patner oggi è, per quello che ha mostrato, un "avversario". Più che un avversario è la principale minaccia alla sicurezza di tutti i Paesi Europei, compresa l'Italia( vedi aspetto energetico, accompagnato dalla derisione dei governanti del Cremlino per il Governo  Draghi, con pesanti innterventi nella campagna elettorale.).

La deterrenza ha bisogno di  certezze. La Nato deve arrivare a disporre di 300.000 uomini pronti all'impiego. Per avere questo obiettivo ed essere credibili, occorre che ogni paese della Nato destini il suo 2% del Pil alla Difesa. per l'Italia saranno sacrifici notevoli, ma i tempi sono tempi di guerra, aspetto che molti italiani ancora non hanno acquisito, correndo dietro alle proprie fatuità..

Dettagli su questo nuovo concetto nelle prossime note


(Aggiornamento Moduli di riferimento. Sinossi  Master di Politica Militare Comparata. Obbiettivi, Mezzi, Piani.).

mercoledì 19 ottobre 2022

NOn solo il clima minaccia il Pianeta ed il genere umano

 

Demografia e contratto matrimoniale

nell’influenza sull’attuale crisi geo-strategica globale

Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 

Darwin prima di impegnarsi inserì in una lista i pro e i contro all’impegno matrimoniale, solo dopo attenta valutazione si decise al passo ritenendo prevalenti i vantaggi.

L’attuale crisi globale, di cui la guerra Russo – Ucraina non ne è che una espressione, è anche una crisi demografica e culturale, oltre che economica e militare.

Dobbiamo considerare che fino all’età romantica il matrimonio corrispondeva a due funzioni precise: la trasmissione dei patrimoni e dei poteri derivanti, come conseguenza di alleanze matrimoniali, nonché la certezza e legittimazione della discendenza, tanto che l’affermazione generalizzata dei cognomi è una conquista dell’età moderna, essendo altrimenti riservata alle classi superiori dei possidenti.

Solo a partire dal romanticismo, con l’affermarsi dell’età borghese, si introduce il  terzo elemento del sentimento amoroso e si codifica il fidanzamento quale periodo vigilato di prova.

Si favorisce in tal modo la democratizzazione del matrimonio stesso, il rimescolamento di carte, dobbiamo considerare che uno Stato forte ha alla sua base il nucleo saldo e gerarchizzato della famiglia, così nell’antica Roma come nello Stato etico del XIX e prima metà del XX secolo.

La famiglia ha anche un’altra funzione derivante dall’essere un nucleo di produzione e accumulo, tanto economico che di forza lavoro, essa diventa quindi elemento portante dell’attività agricola, commerciale ma anche della fabbrica nella prima rivoluzione industriale, fino a trasformarsi nell’elemento motore nell’iniziale crescita consumistica.

L’aspetto economico si intreccia strettamente dal XVI secolo con l’altro aspetto politico – amministrativo del controllo, nasce dalla necessità sia dalla formazione dello Stato moderno che della Controriforma, infatti i primi registri dello stato civile vengono impiantati nelle parrocchie dove si crea una fitta rete burocratica.

Giuridicamente risulta essere pertanto un contratto di fornitura di  servizi, che si voleva a tempo indeterminato salvo eccezioni controllate dal potere, quello che il Romanticismo introduce è il riconoscimento dell’aspetto affettivo, il quale ne qualifica il contratto sollevandolo dal rapporto puramente economico e introducendolo nel più complesso rapporto della personalità, secondo l’autentico dettame evangelico.

La modernità ha lentamente scisso i due aspetti, l’allungamento della vita e la rapidità dell’evoluzione sociale ha completato l’opera, la leggerezza dell’essere ha determinato l’instabilità affettiva, è rimasto il contratto.

La crescente autonomia sia finanziaria che culturale della donna, oltre che alla parallela perdita dei ruoli e alla indeterminatezza sociale che ne deriva, attraverso una serie di rivendicazioni di diritti, ha creato una crisi culturale favorita ed ampliata dai nuovi mezzi di comunicazione e dalla serie di crisi finanziarie che si sono succedute dalla fine della Guerra Fredda.

E’ cresciuto pertanto il rischio che il matrimonio comunque comporta come una qualsiasi altra attività umana, dobbiamo considerare che il rischio si realizza quando ad ogni decisione è associata una molteplicità di conseguenze, a ciascuna delle quali corrisponde un particolare “stato del mondo”, i quali si escludono a vicenda, in questa situazione il singolo decide l’attribuzione di determinate probabilità ai possibili singoli “stati del mondo”.

Se il soggetto è cosciente dell’esistenza dei singoli “stati del mondo” ma non è in grado di attribuire delle probabilità, si ha il fenomeno della decisione in condizione di “incertezza”.

Alcuni autori, come Lindley, rifiutano tale distinzione, ritenendo esistente un solo tipo di incertezza, misurabile come “probabilità” che riflette i gradi di fiducia sui vari “stati del mondo”, con una coerenza tra criteri di scelta e gradi, tali criteri si possono riportare all’utilità attesa, che può allargarsi fino a ricomprendere il concetto soggettivo di “qualità della vita”.

Vi sono tuttavia autori che tendono a restringere il concetto di rischio ai casi in cui la probabilità è fondata su base statistica, per tale via viene rifiutata la distinzione tra rischio e incertezza (Shackle, Knight).

Vi è pertanto un allargarsi del rischio contrattuale che diventa rischio di vita, con il conseguente rifiuto del contratto matrimoniale, sì che viene a prevalere sull’aspetto emotivo, si tentano quindi gli accordi prematrimoniali, coscienti del puro aspetto economico e dei soli riflessi sociali che il matrimonio viene ad acquistare.

La decrescita demografica che segue la crisi matrimoniale già verificatasi storicamente in altre epoche, come nell’età augustea, è un riflesso della microeconomia che l’individuo sperimenta, la crescente conflittualità nelle relazioni intra-familiari, la perdita di rilevanza produttiva, assicurativa e socio simbolica dei figli, riduce gli stessi a puro costo, sono le pressioni sociali che ne determinano il valore e si impongono sul desiderio di persistere in essi che l’individuo pone, un desiderio di potenza eliminato dal rischio economico e relazionale che il modello socio-economico trionfante contiene.

Microeconomia e macroeconomia entrano in conflitto, la crisi matrimoniale, premessa della crisi demografica, se risulta funzionale all’attuale sistema economico e sociale, ne mette tuttavia in risalto le problematiche fondate su una continua espansione dei consumi, sia nel senso negativo di sottrazione delle risorse del pianeta che positivo di consumo delle merci.

A questo si oppone una esplosione demografica in altre aree del pianeta, per lo più sottosviluppate, dove gli interventi anche delle grandi associazioni benefiche risultano alquanto settoriali e tendono, talvolta, a creare ulteriori squilibri.

Vi è quindi una spinta demografica verso le aree più ricche, con crescenti conflitti per le difficoltà di integrare culture diverse e il conseguente sbando delle nuove generazioni nate sul territorio di adozione.   

Da qui un crescente irrigidimento di parte della cultura politica nel tentativo di non venire subissati dalle continue ondate migratorie, circostanza che si trasforma in un nuovo diritto, vedesi il recente caso della pronuncia della Suprema Corte degli USA sull’aborto che riguarda prevalentemente le donne bianche delle classi superiori negli USA, o il richiamo a fare più figli, con la concessione di benefici economici, in vari Stati sviluppati dell’ Occidente ed anche in Russia.

domenica 9 ottobre 2022

Come il resto del mondo vede i risultati elettorali in Italia


 Il n. 1489 dell'Internazionale del 30 sett /6 ottobre 2022 nella sua pagina di copertina sintetizza in modo inequivocabile la vittoria della destra come è vista dalla stampa straniera. La sinistra, uscita sconfitta, non può che chiedersi e farsi domande del perchè di tale vittoria. La prima da cui partire è questa. A Sant'Anna di Stazzema, dove nel 1944 i nazifascisti compirono una delle più orrendi stragi di tutto la guerra di liberazione, contro vecchi, donne e bambini la popolazione residente, in gra parte discendente indiretta di quelle vittime, ha votato in massa per Giorgia Meloni

venerdì 23 settembre 2022

Anno Accademico 2022/2023. Apertura Iscrizioni Maste in Politica MIlitare Comparata e Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale ed altri

 

L’Istituto del Nastro Azzurro, tramite il CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare, ha attivato presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma master di 1° livello e corsi di perfezionamento  colti, nel quadro dei programmi accademici, a diffondere ed approfondire gli studi e le ricerche sul Valore Militare.

1.      Master di 1° Liv. In “Storia Militare Contemporanea. Dal 1796 ad oggi”.  presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2018/2019 (per laureati)

Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Master di 1° Liv. In “ Politica Militare Comparata. Dal 1960 ad oggi. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2020/2021 (per Laureati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Master di 1° Liv. “Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale”. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2021/2022 (per Laureati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Corso di Aggiornamento e Perfezionamento . “Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma.. Attivato dall’anno Accademico 2021/2022 (per Diplomati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

I Soci del nastro Azzurro hanno condizioni agevolate di iscrizione che sono riportate sul bando

Ulteriori Indicazioni ed approfondimenti: info  didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

lunedì 19 settembre 2022

Movimenti di popolazione nel mondo in aumento



È aumentato ogni anno, negli ultimi dieci anni, il numero di coloro che sono stati costretti a fuggire dalla proprie case. Nel 2021 si è raggiunto un nuovo record, arrivando al livello più alto di sempre.

Secondo Global Trends il rapporto annuale pubblicato nella Giornata del Rifugiato dall’Unhcr alla fine del 2021, i profughi  a causa di guerre, violenze, persecuzioni e violazioni dei diritti umani erano 89,3milioni, l’8% in più rispetto all’anno precedente e ben oltre il doppio rispetto a 10 anni fa. A questi si sommano i profughi provocati dall’invasione russa dell’Ucraina (la più rapida e una delle più grandi crisi di sfollamento forzato dalla seconda guerra mondiale) e altre emergenze, dall’Africa all’Afghanistan che hanno portato il totale a 100milioni di persone.

In questo dossier si analizza il report di Unhcr e si riporta il caso Grecia con il dossier realizzato da Europe Must Act e in collaborazione con il Samos Advoacy Collective.

venerdì 9 settembre 2022

La Questione del Grano.

 La produzione del grano e la sua esportazione è al centro delle questioni geopolitiche mondiali. L’invasione dell’Ucraina, la questione climatica e vari altri fattori strategici incidono sui prezzi e sulla diffusione del cereale che, dopo il mais, è il più diffuso al mondo.

Negli ultimi anni la produzione mondiale di frumento tenero, destinata all’alimentazione umana, animale o all’utilizzo industriale si è collocata tra 700 e 750Mt (Milioni di tonnellate) e corrisponde a circa il 35% della produzione cerealicola mondiale. La produzione di frumento tenero è destinata essenzialmente, per il 70% circa, all’alimentazione umana e per il 20% circa a quella animale. Diversamente dal mais, l’impiego di frumento tenero per utilizzo nell’Industria energetica risulta ancora marginale.

*In copertina Photo by Darla Hueske on Unsplash

L'accordo sul grano

Per sopperire alla crisi alimentare causata dalla guerra in Ucraina è stato firmato il 22 luglio 2022, dopo due mesi di negoziato un accordo che avrà la durata di 120 giorni e riguarda il grano fermo nei silos dei porti ucraini di Odessa, Chernomorsk e Yuzhny. I firmatari dei due Paesi in guerra sono stati il ministro della Difesa russo Sergej Shoygu e il ministro delle infrastrutture ucraino Aleksandr Kubrakov. A monitorare il passaggio delle navi e il rispetto dell’accordo, da un centro di coordinamento a Istanbul, sono rappresentanti di Russia, Ucraina, Turchia e delle Nazioni Unite. Tra le condizioni poste per l’intesa c’è quella voluta da Kiev che vieta l’operazione di sminamento del mare. Condizione posta nel timore che la Russia ne potesse approfittare per colpire i porti, Odessa in particolare. Ucraina e Russia si sono poi date garanzia che non vi saranno attacchi alle navi e operazioni militari durante le operazioni di carico e trasporto.

A meno di 12 ore dall’intesa, però, le forze russe hanno attaccato il porto di Odessa con missili da crociera e il viceministro degli Esteri russo Andrei Rudenko ha dichiarato che l’accordo potrebbe venir meno “se gli ostacoli alle esportazioni agricole della Russia non saranno prontamente rimossi”.Le rotte dai porti di Odessa, Chernomorsk e Yuzhny convergeranno in un unico tragitto nella rotta verso Istanbul, dove le navi scaricheranno le derrate. Qui le navi dovranno fermarsi, scaricare e poi tornare indietro. Il via libera sarà dato dopo un’ispezione per controllare che non portino armi in Ucraina. A seguito dell’accordo, secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel saranno ‘liberati’ 22 milioni di tonnellate di cereali.

Secondo le Nazioni Unite e il Programma alimentare mondiale, il conflitto in Ucraina ha innescato una crisi alimentare che sta spingendo circa 47milioni di persone verso la “fame acuta”. Prima dell’invasione, le spedizioni di grano dall’Ucraina ammontavano a circa 5milioni di tonnellate al mese. Circa il 50% del grano bloccato nei porti ucraini è destinato a progetti del World Food Programme in Africa.

Prezzi in rialzo e clima avverso 

I prezzi delle commodity energetiche e agricole non dipendono solo dalla guerra in corso tra Russia e Ucraina, anzi sono in rialzo dalla seconda metà del 2020 per una serie di fattori. Da una parte la difficoltà nella ripresa della logistica per sopperire all’intensa ripresa della domanda mondiale nella prima fase post pandemica, dall’altro nel 2021, un significativo incremento dei prezzi delle materie prime energetiche e l’aumento delle richieste di alcune materie prime agricole, con particolare riferimento alla crescente domanda cinese di cereali e soia.

Un incremento non giustificato però, secondo gli osservatori dalla produzione e stock globali dei principali cereali, che erano invece in crescita. Il conflitto in atto tra Russia e Ucraina si è comunque inserito in questo contesto, determinando un’ulteriore pressione sui mercati internazionali, soprattutto in riferimento a frumento tenero, mais e orzo. La guerra non ha però alcuna relazione diretta con il frumento duro, visto che la produzione e l’esportazione mondiale sono in questo caso influenzate dal Canada, che se nel 2021 ha perso il 60% dei propri raccolti, dovrebbe nel 2022 posizionarsi sui livelli standard di produzione.

Un grande problema per i raccolti e il relativo prezzo del grano sono gli eventi climatici estremi che interessano tutto il mondo. Coldiretti stima che produzione mondiale di grano per l’annata 2022/23 subirà un calo di 769milioni di tonnellate. Tutto questo mentre la domanda mondiale di grano duro è prevista in crescita a 33,6milioni di tonnellate.

Siccità, inondazioni e ondate di caldo minacciano la produzione di Stati Uniti, Canada, Francia, India e Cina aggravando la contrazione della produzione in Ucraina. Quasi tutte le principali regioni produttrici hanno dovuto affrontare una minaccia climatica in questo raccolto. L’unica eccezione degna di nota è la zona del Mar Nero, Ucraina e Russia in primis. L’Ucraina si preparava infatti a un raccolto eccezionale ma la guerra ha ridotto la produzione e ci sono preoccupazioni su dove immagazzinare il raccolto poiché le esportazioni arretrate lasciano i silos pieni di grano dell’anno scorso.  Anche la Russia ha visto un clima favorevole e potrebbe invece a raccogliere un raccolto quasi record. 

mercoledì 31 agosto 2022

sabato 20 agosto 2022

Atlante delle Guerre

 

Pace e democrazia contro guerra e armi

La Nato che cresce, svendendo il diritto ad esistere del popolo curdo e fissando il nuovo-vecchio nemico come propria ragione sociale. L’Etiopia che sembra tornata agli anni bui dei crimini di guerra. L’integralismo islamico che torna a scuotere l’Africa. La democrazia che si afferma e vince in Colombia, facendo respirare aria nuova all’America del Sud. Il racconto del Mondo continua anche questo meseAggiungi un appuntamento per questo mese, fissando il proprio asse attorno alla guerra in Ucraina, ma mostrando la crescente debolezza degli Stati Uniti, la voglia di emergere dei Paesi del BRICS, che cresceranno con Iran e Argentina, che vogliono entrare nel club economico che si contrappone al vecchio G7. Ogni mese tante novità. Ogni giorno siamo e saremo qui a raccontarle, nel tentativo estremo di non far sparire in silenzio – o tra le urla di altre notizie – i diritti degli esseri umani.

Editoriale. Atlante delle guerre luglio 2022

lunedì 8 agosto 2022

Nicolo Paganelli. l'Afganistan e i "5 Stan"


PAESI A CONFRONTO E NUOVE SFIDE REGIONALI


Lo scopo della ricerca è stato quello di analizzare i Paesi nella porzione di Asia Centrale a nord dell'Afghanistan, con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, tenendo conto delle loro Storia, localizzazione geografica e situazione attuale che caratterizzano ogni singolo Stato esaminato attraverso 7 parametri, o Fattori di Squilibrio, che possono portare a scenari di instabilità, stabilità o sviluppo, contando tutti i punti a favore e a sfavore per ottenere un ampio quadro della situazione “Sicurezza” (obiettivo prefissato di ricerca) coprendo l'intera area regionale e comparando e relazionando tutti i Paesi con la situazione afghana odierna

L'intero articolo è su www.istitutodelnastroazzurro.org  al comparto CESVAM in data 9 agosto 2022
info. didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

domenica 31 luglio 2022

mercoledì 20 luglio 2022

Nicolò Paganelli. Cenni di Controspionaggio economico ed industraile

 



Il Controspionaggio (o Counterintelligence) comprende varie sotto-discipline come la contro-ingerenza, la contro-influenza, ed è un settore naturalmente non privo di rischi. Trattasi di tutta la gamma di attività volte a conoscere, comprendere e contrastare intelligence avversarie statali o agenzie private, per tutelare la sicurezza e gli interessi nazionali, nonché proteggere le proprie strutture, aziende, industrie, informazioni, operazioni, ecc.; definito come “L'aspetto della counterintelligence progettato per rilevare, distruggere, neutralizzare, sfruttare o prevenire atti di spionaggio attraverso l'identificazione, penetrazione, manipolazione, inganno e repressione di individui, gruppi e organizzazioni che conducono o sospettate di condurre attività di spionaggio.” (U.S. DoD, Dictionary of Military and Associated Terms) e “Il Controspionaggio è intrinsecamente un'operazione protettiva e difensiva.” (Allen Dulles, ex-Direttore CIA).

Finita la Guerra Fredda (forse mai propriamente terminata) prese piede un nuovo tipo di guerra: quella economica, che sconvolse l'ordine mondiale e la natura delle vecchie agenzie di intelligence, riorganizzatesi verso i fronti tecnologico, finanziario, commerciale, industriale, ecc., ma senza abbandonare del tutto le operazioni “tradizionali”. In questo ambiente si è pronti a tutto avvallando anche le leggi morali, dimostrando ogni giorno che proteggersi con mezzi limitati è inadeguato alla realtà della guerra economica: infatti alcune imprese che mirano a diminuire la presenza o l'influenza di un concorrente d'ingombro oggi sanno come agire nell'ombra e si assiste così a campagne diffamatorie, offerte pubbliche d'acquisto sfrenate, azioni di guerra psicologica, fino al sabotaggio; sono emerse quindi agenzie di intelligence private come Fusion GPS, Control Risks, Kroll Associates, K2 Intelligence, S&S Global, Black Cube, Consultants on Targeted Security, e tante altre che tra le loro fila hanno ex agenti CIA, KGB, Mossad, MI5/MI6, ecc., società che servono da schermo per permettere ai loro committenti di rimanere nell'ombra e di non essere sospettati e indagati. Un Paese che sa coinvolgere i propri cittadini, professionisti, esperti, imprenditori, dirigenti aziendali/industriali, ecc. nella guerra economica può disporre di una forza maggiore rispetto ad altri attori internazionali creando una vera e propria comunità d'intelligence. Prendiamo ad esempio il Giappone: lo spionaggio economico/industriale è diventato attività nazionale, tanto che un buon 50% degli uomini d'affari che vengono in Europa sono “gatekeeper” che informano le proprie industrie. Diversamente da altri settori di attività, l'intelligence è una disciplina sempre in evoluzione dove le cose non sono quasi mai “standard” difronte alle costanti nuove sfide.

Bisogna quindi distinguere tra lo spionaggio economico e quello industriale: 1) Spionaggio Economico: chiunque consapevolmente effettua targeting/acquisizione di segreti commerciali a beneficio di governi, strumentazione e intelligence stranieri. 2) Spionaggio Industriale: furto di segreti commerciali tramite la rimozione, copia o registrazione di informazioni confidenziali/di valore di una compagnia per uso da parte di competitors. Si parla quindi di sottrazione, furto e trasmissione di Proprietà Intellettuale (IP, Intellectual Property) e Business Intelligence (BI), facendo perdere milioni, se non miliardi, di possibile fatturato alle aziende/industrie. Tantissime grosse aziende (Ford, Google, Microsoft, Intel, Boeing, ecc.) vengono prese di mira da opportunisti, hackers, competitors e governi esteri, e la minaccia può essere interna (impiegati licenziati/in dipartita), interna “inconsapevole” (ex/attuali impiegati con accesso a informazioni che provocano danni per errore senza intenzione maligna) o esterna (statali, attori non-statali legati anche a governi esteri, cybercriminali, intelligence straniere ostili), per lo più per motivi finanziari, ma ce ne possono essere infiniti. Un esempio di attori statali esterni e la Francia: ha recentemente ammesso di piazzare dispositivi audio nella 1^ Classe/Business Class sui voli dell'Air France; Pierre Marion, ex DGSE, alla CNN ha dichiarato rivolgendosi agli altri Paesi “[...] Ricordatevi che mentre siamo alleati in materia di difesa, siamo anche competitors economici nel mondo”.

Nei prossimi articoli tratteremo vari cenni degli aspetti e metodi dello spionaggio e del controspionaggio economico e industriale, e la protezione dei propri assetti da detta attività.

domenica 10 luglio 2022

Nicolo Paganelli: Introduzione alla metodologia carver e sua applicazione


 


 

Prima di passare a cenni di storia e ambiti di applicazione della Metodologia CARVER, è bene distinguere tra Analisi Obiettivi (Target Analysis, T.A.) e Valutazione Vulnerabilità (Vulnerability Assessment, V.A.) che sono due differenti approcci per valutare vulnerabilità di un obiettivo/assetto bersaglio di avversari: la prima è una metodologia offensiva usata per identificare bersagli in base ai requisiti di forze ostili che siano militari, intelligence, criminali, terroristi, ecc.; la seconda è usata per identificare assetti che possono essere a rischio da un avversario, individuati attraverso l'Analisi Minacce (Threat Assessment). Sia la T.A. che la V.A. sono effettuate parallelamente, mettendosi nei panni dell'avversario per poi determinare le vulnerabilità degli assetti.

Che cos'è quindi la Metodologia CARVER? La Metodologia CARVER (Criticality, Accessibility, Recoverability, Effect, Recognizability) è il metodo analitico per  valutazione obiettivi e loro vulnerabilità (e non solo) secondo i criteri: Criticità (singoli punti critici e grado importanza sistema), Accessibilità (facilità accesso/efficacia sicurezza), Recuperabilità (tempo/sforzo per ripristino da attacchi), Vulnerabilità (livello esposizione a attacco, basato su capacità avversarie), Effetto (scopo/magnitudo/conseguenze impatto di azioni ostili), Riconoscibilità (abilità avversari di riconoscere assetti e loro importanza come obiettivi). Con la scala valori (1-5 civile/intelligence e 1-10 militare/operazioni speciali) di ogni criterio, la matrice CARVER identifica assetti ad alto rischio, li categorizza e prioritizza valutando vulnerabilità/conseguenze, raccomandando contromisure per vari scenari ostili per ridurre i rischi. Il CARVER è diverso da altri metodi per le analisi qualitative-quantitative dei risultati ottenuti, permettendo di esaminare le relazioni tra bersagli e loro protezione, basandosi su metodologie offensive-difensive, con approccio metodico-pratico che identifica assetti/beni più sensibili all'eventualità di un attacco. Il CARVER fu creato dall'Ufficio Servizi Strategici (OSS, precursore CIA) nella Seconda Guerra Mondiale con acronimo CARVE (con Recuperability e Espy), strumento offensivo di puntamento che determina dove bombardare più efficacemente obiettivi nemici; Espy era la probabilità di riconoscimento obiettivo. Dal '72 al '75 (Vietnam) il CARVE fu parte importante del modulo analitico militare. Con l'avvento del terrorismo globale il CARVE mancava di uno strumento di valutazione vulnerabilità a scopo difensivo, così la CIA riorganizzò il vecchio reparto SDB (Special Devices Branch) cambiandolo in SAD (Spec. Activities Division): nel '76 l'Agente CIA Leo Labaj col suo team di sabotatori esperti dello Special Activities Branch sviluppano una metodologia che individui vulnerabilità in un sistema infrastrutturale con fini offensivi-difensivi, la Defense Against Terrorism Survey, con punteggi basati sul rapporto probabilità/impatto di attacco: nasce la moderna Matrice CARVER aggiungendo criteri Effect e Recognizability, trasformando l'ex CARVE in un nuovo metodo comprendente anche la misurazione di potenziali impatto, gravità e conseguenze di attacchi terroristici. Il CARVER si differenzia così dalle numerose metodologie oggi in uso per la sua unicità nella valutazione sia qualitativa sia quantitativa delle vulnerabilità di un assetto, struttura, ecc., andando ad evidenziare i bersagli più suscettibili ad un attacco avversario, basandosi appunto sui risultati matematici dei 6 fattori chiave. Il rapporto finale redatto dal tecnico incaricato, Professionista Certificato CARVER (CCAP, Certified CARVER Assessment Professional), include anche raccomandazioni di soluzioni e contromisure in base alle sue conoscenze ed esperienze in ambito security. La Metodologia CARVER oggi è largamente utilizzata principalmente negli Stati Uniti: dal Department of Defence (DoD), dalla Intelligence Community (IC), dal Department of Homeland Security (DHS), dal California Department of Water Resources (DWR) e tanti altri. Tale metodologia tutt'oggi è sempre più utilizzata da esperti e professionisti civili/militari in tutto il mondo. Il CARVER ha centinaia di applicazioni nei più svariati ambiti nel mondo civile e non ed è conosciuto e utilizzato specialmente da: professionisti e consulenti nel campo della security, ingegneri strutturali, militari, law enforcement e intelligence.

Nei prossimi articoli tratteremo dei vari ambiti d'applicazione con possibilità, vantaggi, svantaggi e caratteristiche per ogni campo in cui viene utilizzata la Metodologia CARVER.

giovedì 30 giugno 2022

TRA GUERRA E PACE La teorizzazione dei conflitti in ambito internazionale

 


(Terza  parte)

Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 

           

            Si è discusso se alla base del sorgere della guerra vi sia il venire meno di un equilibrio di potenza necessario di per sé in una buona distribuzione della potenza tra Stati, la guerra diventa quindi una delle modalità di transizione del potere in cui pressione demografica e incremento tecnologico ne costituiscono la base (Choucri, North), sia l’impostazione classica liberale che quella marxista fanno poi riferimento alla matrice economica la quale, se non può essere individuata come elemento esclusivo, non può tuttavia essere diminuita, questioni territoriali e commerciali si intrecciano strettamente diventando facilmente terreno per nazionalismi di ideologie.

            In psicologia la guerra è il riflesso della lotta che vi è nell’essere umano tra creazione-conservazione (Eros) e distruzione (Thanatos), ma è anche una forma di emersione dall’anonimato, di affermazione eroica del sé sulla moltitudine, in questo la natura crea la selezione che si trasforma in invenzione culturale nell’organizzazione sociale  che la mantiene quale efficace selezione per i vantaggi che porta al vincitore, secondo una visione  etologica.

            Nella pretesa affermazione di dichiarare la guerra “giusta” o guerra “santa”, la giustizia umana non deve essere sovrapposta alla pretesa santità, vi possono essere guerre “sante” in cui la natura umana non rileva alcuna giustizia e si ricorre pertanto all’imperscrutabile volontà divina che di per sé dichiara giusta la violenza propria della guerra.

            Già nell’età classica si è teso a limitare l’uso bellico, almeno sul piano morale, dichiarandolo extrema ratio a cui ricorrere solo per legittima difesa o per respingere un torto, la quale necessita che sia formalmente dichiarata evitando aggressioni improvvise e forme di crudeltà inutili secondo la cultura del tempo (Cicerone), ma è con Grozio che si ha la proceduralizzazione della guerra mediante la sua ritualizzazione nella dichiarazione, egli assimilando la guerra ad un processo collega la nozione di guerra “giusta” al concetto di “pubblica” ossia dichiarata ritualmente dall’autorità riconosciuta, si ha per tale via il distacco definitivo dal giudizio morale tomistico che ancora in Francisco de Vitoria esisteva, mettendo le basi per il futuro diritto bellico internazionale.

            La drammatica esperienza delle due guerre mondiali nel corso del ‘900 ripropone la necessità di limitare il ricorso all’azione bellica e si tenta pertanto di rilanciare il concetto di guerra giusta, quale reazione non tanto ad una generica offesa quanto a precisi obblighi giuridici pubblicamente riconosciuti in ambito internazionale e pertanto incardinati in precisi soggetti (Kelsen e Walzer).

Una autodifesa, ma anche una rivendicazione per diritti violati non solo da parte della vittima ma anche di qualsiasi altro “membro della società internazionale” (Walzer), si tenta pertanto di riportare la violenza bellica nell’ambito del diritto internazionale, facendo forza su una costituita rete giuridica fra Stati di cui l’ONU dovrebbe esserne la massima espressione e garanzia.

            Già la IV Convenzione dell’Aja del 1907, prevede all’art. 4 del Regolamento allegato la tutela dei prigionieri di guerra, collegando la protezione degli stessi alla formale “dichiarazione di guerra” con la conseguente reciproca individuazione dei corpi armati, come codificato dall’art. 1 della III Convenzione dell’Aja del 1907.

Tuttavia la prassi nata dalle vicissitudini del ‘900 ha fatto sì che si abbandonasse la concezione della necessità di una formale dichiarazione di guerra, per passare al concetto più elastico di “stato di guerra” basato sul semplice compimento di atti ostili, principio che ha ricevuto formale consacrazione nella II Convenzione di Ginevra del 1949, nella quale si dichiarano applicabili le disposizioni ivi contenute anche in assenza di una formale dichiarazione di guerra, principio ripreso dall’art. 22 del codice penale militare di guerra italiano.

            L’art. 23 del Regolamento allegato alla IV Convenzione dell’Aja del 1907 vieta espressamente l’offesa al nemico che “si è arreso a discrezione”, mentre la III Convenzione di Ginevra del 1949 impone esplicitamente un trattamento umano ai prigionieri, vietandone sia lo spoglio dei beni personali che l’uso nei loro confronti di rappresaglie, questa cornice legale ha cercato di imbrigliare la violenza bellica entro confini ben definiti, ottenendo un minimo di garanzie inderogabili che tuttavia fanno riferimento ad una lotta fra Stati senza considerare l’estrema ipotesi di una lotta per la sopravvivenza.

            Il diffondersi nella seconda metà del secolo scorso e agli inizi del nuovo di conflitti atipici e di organizzazioni non sempre strutturate in termini statali ha tuttavia talvolta messo in difficoltà l’attuazione di tali principi, anche se la giurisprudenza nazionale, come nel caso della sentenza n. 28  del 28/10/2013 della 2° Sez. del Tribunale militare di Roma per i fatti di Cefalonia svoltisi nel settembre 1943, ha sottolineato la responsabilità individuale per ordini manifestamente criminosi eseguiti nonostante la loro evidente contrarietà alla legge per una qualsiasi normale persona, non potendo essere una discriminante il rapporto gerarchico militare che impone l’obbedienza (Cass. 16/11/1998, n. 12595), e tale responsabilità si estende all’adesione all’altrui azione criminosa con il semplice rafforzamento con la volontà di esecuzione a un tale disegno criminoso.

Nella ricerca del rapporto di causalità ci si è spinti a considerare colpevoli tutti gli appartenenti ad un determinato reparto militare per il solo fatto di possedere un forte spirito di corpo, considerando quasi inevitabile una qualsiasi collaborazione e per tale via potendo invertire pericolosamente l’onere della prova.

            Se per la teoria “idealistica” è il dubbio e l’ignoranza che crea le premesse per la guerra, nella teoria “realistica” è nell’anarchia degli Stati che risiede la causa dei conflitti per cui vi è la necessità di un governo sovranazionale o almeno di una corte di giustizia, è pur vero che la storia ha dimostrato essere i governi democratici meno inclini ad aggressioni, ma dove vi è una più forte politica di potenza maggiore è il rischio del fenomeno della guerra (Bobbio), venendo giustificata la guerra dal suo stesso buon esito, come dice Zarathustra “ è la buona guerra che rende santa qualsiasi causa” (Nietzsche).

            Le guerre da esterne tra Stati si sono sempre più negli ultimi tempi trasformate in guerre civili entro lo Stato, addirittura in assenza di un potere centrale da conquistare (Singer), questo rende i conflitti sempre meno governabili secondo regole internazionali, imprevedibili sia nel sorgere che nelle sue dinamiche, difficili da distinguere nella loro ambiguità dalla semplice violenza endemica, con una sempre più ampia “privatizzazione” in atto, con l’arruolamento di volontari da parte di agenzie private che agiscono per conto terzi, nuove compagnie di ventura, così da sfuggire al controllo tanto del diritto internazionale che dell’opinione pubblica, in grado di impegnarsi per periodi prolungati in conflitti diffusi e di intensità irregolare.

La guerra diventa sempre più autoreferenziale (Bonante), inoltre la crescente complessità informatica e interdipendenza di sistemi ha introdotto la possibilità di distruzioni apparentemente soft ma nella realtà pesantemente incidenti, attraverso attacchi informatici tesi al blocco di sistemi produttivi e di servizi con la conseguente creazione di caos e disgregazione dell’organizzazione sociale, l’evoluzione in atto rende così attualmente sempre più sfuggente la governabilità giuridica dei conflitti.

            La difficoltà di una formazione tesa a controllare l’attività bellica la si può osservare nei fallimenti che si hanno avuto nel rivitalizzare le funzioni dell’ONU quale centro di soluzioni di eventuali crisi, come nel caso dell’aide-mémorie presentato da Mosca in occasione della 43° Assemblea generale con il titolo “Verso una sicurezza globale attraverso  il rafforzamento del ruolo delle Nazioni Unite”, in cui si auspicava un maggiore utilizzo di osservatori militari ONU e delle Forze di pace, meccanismi di consultazioni ufficiali e ufficiosi del Consiglio di sicurezza, crescente numero di decisioni per “consensus” dell’Assemblea generale e più ampi poteri da conferire al Segretario generale.

Il tentativo di umanizzare i conflitti crea anche nuovi mezzi di lotta come l’uso strumentale dei flussi migratori quale elemento di pressione, dove facilità di diffusione delle informazioni e progressivo contenimento dei costi di trasporto permette di spostare rapidamente grosse masse umane, le quali come onde d’urto vengono a modificare strutture e sentimenti negli Stati investiti.

            Preston e Wise nel loro saggio “Storia sociale della guerra” osservano “come la limitazione non può essere mai assoluta, così anche la totalità di una guerra è un concetto relativo e non assoluto.[ ....] Il conquistatore non desidera trovare ai suoi piedi un lazzaretto oppresso dalla pestilenza” (22-23, Mondadori 1973), d’altronde Toynbee nel suo saggio “Study of history” dimostra essere stata la guerra la causa immediata del crollo di ogni civiltà del passato.

Una valutazione compensativa alle affermazioni della scuola “costruttiva” sui contributi dati dalla guerra all’evoluzione sociale (Mumford ), dove all’opposto si  afferma che sono le limitazioni imposte alla stessa che hanno favorito il progresso tecnico e sociale (Nef), in questo due categorie morali si riallacciano indirettamente alle posizioni esposte traducendosi in considerazioni giuridiche: le “utilitariste” e quelle “assolutiste”, mentre le prime si concentrano su quello che accadrà le seconde su quello che si fa.

            Nell’utilitarismo si cerca di massimizzare il bene minimizzando il male, circostanza che conduce alla possibile scelta tra un male maggiore e un male minore, per tale via si giunge a giustificare possibili restrizioni considerando gli effetti negativi a lungo termine nonostante i possibili immediati benefici.

L’assolutismo viene a porsi come limitazione al ragionamento utilitarista introducendo il concetto di “soglia” entro la quale è proibita l’azione dannosa, le restrizioni assolutiste che si risolvono in divieti morali traslati in atti giuridici vengono da Nagel  individuati in due tipi: “restrizioni sulla classe di persone a cui l’aggressione e la violenza possono essere dirette, e restrizioni sul modo dell’attacco” (108, T. Nagel, Guerra e massacro, in Questioni mortali, Il Saggiatore 2015), esse rapportano in funzione della persona verso cui è diretta l’azione aggressiva in termini adeguati allo scopo, il negare l’umanità della persona, non distinguendola dal combattente, si pone pertanto oltre l’utilitarismo stesso, si ha quindi un crimine di guerra.

            Nel limitare in termini assolutisti gli obiettivi legittimi e il carattere dell’ostilità stessa, si pongono alcuni problemi, il primo dei quali è la linea di distinzione tra combattenti e non combattenti, il secondo è la formulazione del concetto di “innocente”.

Nel primo caso la distinzione avviene sulla capacità immediata di minaccia o nocività fondata sull’uso delle armi, circostanza che allarga il concetto di combattente a coloro che provvedono a produrre e fornire le armi stesse.

Il secondo problema viene quale conseguenza a interpretarsi in senso opposto, come colui che è “dannoso”, individuando l’innocenza nell’essere innocuo e la colpevolezza nella dannosità.

Si deduce un ulteriore distinzione tra l’agire per armare il combattente e l’agire per “la sua esistenza in quanto essere umano” (118, Nagel), in questo vi è il tentativo ultimo di limitare moralmente e quindi giuridicamente l’uso della violenza bellica uscendo dalla sua ideologizzazione sia laica che religiosa.

            Osserva Ritter, “Uomo di Stato nel senso più alto è soltanto colui nel quale la consapevolezza della sua indiscutibile responsabilità non può essere turbata dalla volontà di potenza né da un trionfo o da una sconfitta nella lotta per il potere: responsabilità che riguarda la creazione, la conservazione e il consolidamento di un ordine sociale autentico e quindi durevole. E’ propria del pensiero dell’uomo di Stato, perciò, anche la consapevolezza del carattere eccezionale della situazione di lotta e quindi dei limiti da imporre alla lotta, il cui superamento conduce  alla distruzione di valori morali permanenti e non più ricostituibili, e quindi alla disumanizzazione degli stessi combattenti”.

L’ ordine deve tendere nel limitare la lotta, se non a una “società che viene sentita come vera società morale, non come mera società imposta”, essendo la giusta ragione di Stato una ragione morale in cui necessita, accanto alla conoscenza della realtà e alla visione politica, una precisa consapevolezza della responsabilità morale, così che si superi “l’insolubile antinomia tra lotta per il potere e ordine pacifico” e il potere riceve la sua giustificazione morale (12-13, G. Ritter, Introduzione in I militari e la politica nella Germania moderna, Vol. 1, G. Einaudi Ed., 1967).