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LIMES, Rivista Italiana di Geopolitica

Rivista LIMES n. 10 del 2021. La Riscoperta del Futuro. Prevedere l'avvenire non si può, si deve. Noi nel mondo del 2051. Progetti w vincoli strategici dei Grandi

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mercoledì 19 ottobre 2022

NOn solo il clima minaccia il Pianeta ed il genere umano

 

Demografia e contratto matrimoniale

nell’influenza sull’attuale crisi geo-strategica globale

Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 

Darwin prima di impegnarsi inserì in una lista i pro e i contro all’impegno matrimoniale, solo dopo attenta valutazione si decise al passo ritenendo prevalenti i vantaggi.

L’attuale crisi globale, di cui la guerra Russo – Ucraina non ne è che una espressione, è anche una crisi demografica e culturale, oltre che economica e militare.

Dobbiamo considerare che fino all’età romantica il matrimonio corrispondeva a due funzioni precise: la trasmissione dei patrimoni e dei poteri derivanti, come conseguenza di alleanze matrimoniali, nonché la certezza e legittimazione della discendenza, tanto che l’affermazione generalizzata dei cognomi è una conquista dell’età moderna, essendo altrimenti riservata alle classi superiori dei possidenti.

Solo a partire dal romanticismo, con l’affermarsi dell’età borghese, si introduce il  terzo elemento del sentimento amoroso e si codifica il fidanzamento quale periodo vigilato di prova.

Si favorisce in tal modo la democratizzazione del matrimonio stesso, il rimescolamento di carte, dobbiamo considerare che uno Stato forte ha alla sua base il nucleo saldo e gerarchizzato della famiglia, così nell’antica Roma come nello Stato etico del XIX e prima metà del XX secolo.

La famiglia ha anche un’altra funzione derivante dall’essere un nucleo di produzione e accumulo, tanto economico che di forza lavoro, essa diventa quindi elemento portante dell’attività agricola, commerciale ma anche della fabbrica nella prima rivoluzione industriale, fino a trasformarsi nell’elemento motore nell’iniziale crescita consumistica.

L’aspetto economico si intreccia strettamente dal XVI secolo con l’altro aspetto politico – amministrativo del controllo, nasce dalla necessità sia dalla formazione dello Stato moderno che della Controriforma, infatti i primi registri dello stato civile vengono impiantati nelle parrocchie dove si crea una fitta rete burocratica.

Giuridicamente risulta essere pertanto un contratto di fornitura di  servizi, che si voleva a tempo indeterminato salvo eccezioni controllate dal potere, quello che il Romanticismo introduce è il riconoscimento dell’aspetto affettivo, il quale ne qualifica il contratto sollevandolo dal rapporto puramente economico e introducendolo nel più complesso rapporto della personalità, secondo l’autentico dettame evangelico.

La modernità ha lentamente scisso i due aspetti, l’allungamento della vita e la rapidità dell’evoluzione sociale ha completato l’opera, la leggerezza dell’essere ha determinato l’instabilità affettiva, è rimasto il contratto.

La crescente autonomia sia finanziaria che culturale della donna, oltre che alla parallela perdita dei ruoli e alla indeterminatezza sociale che ne deriva, attraverso una serie di rivendicazioni di diritti, ha creato una crisi culturale favorita ed ampliata dai nuovi mezzi di comunicazione e dalla serie di crisi finanziarie che si sono succedute dalla fine della Guerra Fredda.

E’ cresciuto pertanto il rischio che il matrimonio comunque comporta come una qualsiasi altra attività umana, dobbiamo considerare che il rischio si realizza quando ad ogni decisione è associata una molteplicità di conseguenze, a ciascuna delle quali corrisponde un particolare “stato del mondo”, i quali si escludono a vicenda, in questa situazione il singolo decide l’attribuzione di determinate probabilità ai possibili singoli “stati del mondo”.

Se il soggetto è cosciente dell’esistenza dei singoli “stati del mondo” ma non è in grado di attribuire delle probabilità, si ha il fenomeno della decisione in condizione di “incertezza”.

Alcuni autori, come Lindley, rifiutano tale distinzione, ritenendo esistente un solo tipo di incertezza, misurabile come “probabilità” che riflette i gradi di fiducia sui vari “stati del mondo”, con una coerenza tra criteri di scelta e gradi, tali criteri si possono riportare all’utilità attesa, che può allargarsi fino a ricomprendere il concetto soggettivo di “qualità della vita”.

Vi sono tuttavia autori che tendono a restringere il concetto di rischio ai casi in cui la probabilità è fondata su base statistica, per tale via viene rifiutata la distinzione tra rischio e incertezza (Shackle, Knight).

Vi è pertanto un allargarsi del rischio contrattuale che diventa rischio di vita, con il conseguente rifiuto del contratto matrimoniale, sì che viene a prevalere sull’aspetto emotivo, si tentano quindi gli accordi prematrimoniali, coscienti del puro aspetto economico e dei soli riflessi sociali che il matrimonio viene ad acquistare.

La decrescita demografica che segue la crisi matrimoniale già verificatasi storicamente in altre epoche, come nell’età augustea, è un riflesso della microeconomia che l’individuo sperimenta, la crescente conflittualità nelle relazioni intra-familiari, la perdita di rilevanza produttiva, assicurativa e socio simbolica dei figli, riduce gli stessi a puro costo, sono le pressioni sociali che ne determinano il valore e si impongono sul desiderio di persistere in essi che l’individuo pone, un desiderio di potenza eliminato dal rischio economico e relazionale che il modello socio-economico trionfante contiene.

Microeconomia e macroeconomia entrano in conflitto, la crisi matrimoniale, premessa della crisi demografica, se risulta funzionale all’attuale sistema economico e sociale, ne mette tuttavia in risalto le problematiche fondate su una continua espansione dei consumi, sia nel senso negativo di sottrazione delle risorse del pianeta che positivo di consumo delle merci.

A questo si oppone una esplosione demografica in altre aree del pianeta, per lo più sottosviluppate, dove gli interventi anche delle grandi associazioni benefiche risultano alquanto settoriali e tendono, talvolta, a creare ulteriori squilibri.

Vi è quindi una spinta demografica verso le aree più ricche, con crescenti conflitti per le difficoltà di integrare culture diverse e il conseguente sbando delle nuove generazioni nate sul territorio di adozione.   

Da qui un crescente irrigidimento di parte della cultura politica nel tentativo di non venire subissati dalle continue ondate migratorie, circostanza che si trasforma in un nuovo diritto, vedesi il recente caso della pronuncia della Suprema Corte degli USA sull’aborto che riguarda prevalentemente le donne bianche delle classi superiori negli USA, o il richiamo a fare più figli, con la concessione di benefici economici, in vari Stati sviluppati dell’ Occidente ed anche in Russia.

domenica 9 ottobre 2022

Come il resto del mondo vede i risultati elettorali in Italia


 Il n. 1489 dell'Internazionale del 30 sett /6 ottobre 2022 nella sua pagina di copertina sintetizza in modo inequivocabile la vittoria della destra come è vista dalla stampa straniera. La sinistra, uscita sconfitta, non può che chiedersi e farsi domande del perchè di tale vittoria. La prima da cui partire è questa. A Sant'Anna di Stazzema, dove nel 1944 i nazifascisti compirono una delle più orrendi stragi di tutto la guerra di liberazione, contro vecchi, donne e bambini la popolazione residente, in gra parte discendente indiretta di quelle vittime, ha votato in massa per Giorgia Meloni

venerdì 23 settembre 2022

Anno Accademico 2022/2023. Apertura Iscrizioni Maste in Politica MIlitare Comparata e Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale ed altri

 

L’Istituto del Nastro Azzurro, tramite il CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare, ha attivato presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma master di 1° livello e corsi di perfezionamento  colti, nel quadro dei programmi accademici, a diffondere ed approfondire gli studi e le ricerche sul Valore Militare.

1.      Master di 1° Liv. In “Storia Militare Contemporanea. Dal 1796 ad oggi”.  presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2018/2019 (per laureati)

Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Master di 1° Liv. In “ Politica Militare Comparata. Dal 1960 ad oggi. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2020/2021 (per Laureati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Master di 1° Liv. “Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale”. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma. Attivato dall’anno Accademico 2021/2022 (per Laureati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

Corso di Aggiornamento e Perfezionamento . “Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. presso la degli Studi N. Cusano Telematica Roma.. Attivato dall’anno Accademico 2021/2022 (per Diplomati). Iscrizione dal 1 settembre 2022. Info www.unicusano.it /master

 

I Soci del nastro Azzurro hanno condizioni agevolate di iscrizione che sono riportate sul bando

Ulteriori Indicazioni ed approfondimenti: info  didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

lunedì 19 settembre 2022

Movimenti di popolazione nel mondo in aumento



È aumentato ogni anno, negli ultimi dieci anni, il numero di coloro che sono stati costretti a fuggire dalla proprie case. Nel 2021 si è raggiunto un nuovo record, arrivando al livello più alto di sempre.

Secondo Global Trends il rapporto annuale pubblicato nella Giornata del Rifugiato dall’Unhcr alla fine del 2021, i profughi  a causa di guerre, violenze, persecuzioni e violazioni dei diritti umani erano 89,3milioni, l’8% in più rispetto all’anno precedente e ben oltre il doppio rispetto a 10 anni fa. A questi si sommano i profughi provocati dall’invasione russa dell’Ucraina (la più rapida e una delle più grandi crisi di sfollamento forzato dalla seconda guerra mondiale) e altre emergenze, dall’Africa all’Afghanistan che hanno portato il totale a 100milioni di persone.

In questo dossier si analizza il report di Unhcr e si riporta il caso Grecia con il dossier realizzato da Europe Must Act e in collaborazione con il Samos Advoacy Collective.

venerdì 9 settembre 2022

La Questione del Grano.

 La produzione del grano e la sua esportazione è al centro delle questioni geopolitiche mondiali. L’invasione dell’Ucraina, la questione climatica e vari altri fattori strategici incidono sui prezzi e sulla diffusione del cereale che, dopo il mais, è il più diffuso al mondo.

Negli ultimi anni la produzione mondiale di frumento tenero, destinata all’alimentazione umana, animale o all’utilizzo industriale si è collocata tra 700 e 750Mt (Milioni di tonnellate) e corrisponde a circa il 35% della produzione cerealicola mondiale. La produzione di frumento tenero è destinata essenzialmente, per il 70% circa, all’alimentazione umana e per il 20% circa a quella animale. Diversamente dal mais, l’impiego di frumento tenero per utilizzo nell’Industria energetica risulta ancora marginale.

*In copertina Photo by Darla Hueske on Unsplash

L'accordo sul grano

Per sopperire alla crisi alimentare causata dalla guerra in Ucraina è stato firmato il 22 luglio 2022, dopo due mesi di negoziato un accordo che avrà la durata di 120 giorni e riguarda il grano fermo nei silos dei porti ucraini di Odessa, Chernomorsk e Yuzhny. I firmatari dei due Paesi in guerra sono stati il ministro della Difesa russo Sergej Shoygu e il ministro delle infrastrutture ucraino Aleksandr Kubrakov. A monitorare il passaggio delle navi e il rispetto dell’accordo, da un centro di coordinamento a Istanbul, sono rappresentanti di Russia, Ucraina, Turchia e delle Nazioni Unite. Tra le condizioni poste per l’intesa c’è quella voluta da Kiev che vieta l’operazione di sminamento del mare. Condizione posta nel timore che la Russia ne potesse approfittare per colpire i porti, Odessa in particolare. Ucraina e Russia si sono poi date garanzia che non vi saranno attacchi alle navi e operazioni militari durante le operazioni di carico e trasporto.

A meno di 12 ore dall’intesa, però, le forze russe hanno attaccato il porto di Odessa con missili da crociera e il viceministro degli Esteri russo Andrei Rudenko ha dichiarato che l’accordo potrebbe venir meno “se gli ostacoli alle esportazioni agricole della Russia non saranno prontamente rimossi”.Le rotte dai porti di Odessa, Chernomorsk e Yuzhny convergeranno in un unico tragitto nella rotta verso Istanbul, dove le navi scaricheranno le derrate. Qui le navi dovranno fermarsi, scaricare e poi tornare indietro. Il via libera sarà dato dopo un’ispezione per controllare che non portino armi in Ucraina. A seguito dell’accordo, secondo quanto dichiarato dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel saranno ‘liberati’ 22 milioni di tonnellate di cereali.

Secondo le Nazioni Unite e il Programma alimentare mondiale, il conflitto in Ucraina ha innescato una crisi alimentare che sta spingendo circa 47milioni di persone verso la “fame acuta”. Prima dell’invasione, le spedizioni di grano dall’Ucraina ammontavano a circa 5milioni di tonnellate al mese. Circa il 50% del grano bloccato nei porti ucraini è destinato a progetti del World Food Programme in Africa.

Prezzi in rialzo e clima avverso 

I prezzi delle commodity energetiche e agricole non dipendono solo dalla guerra in corso tra Russia e Ucraina, anzi sono in rialzo dalla seconda metà del 2020 per una serie di fattori. Da una parte la difficoltà nella ripresa della logistica per sopperire all’intensa ripresa della domanda mondiale nella prima fase post pandemica, dall’altro nel 2021, un significativo incremento dei prezzi delle materie prime energetiche e l’aumento delle richieste di alcune materie prime agricole, con particolare riferimento alla crescente domanda cinese di cereali e soia.

Un incremento non giustificato però, secondo gli osservatori dalla produzione e stock globali dei principali cereali, che erano invece in crescita. Il conflitto in atto tra Russia e Ucraina si è comunque inserito in questo contesto, determinando un’ulteriore pressione sui mercati internazionali, soprattutto in riferimento a frumento tenero, mais e orzo. La guerra non ha però alcuna relazione diretta con il frumento duro, visto che la produzione e l’esportazione mondiale sono in questo caso influenzate dal Canada, che se nel 2021 ha perso il 60% dei propri raccolti, dovrebbe nel 2022 posizionarsi sui livelli standard di produzione.

Un grande problema per i raccolti e il relativo prezzo del grano sono gli eventi climatici estremi che interessano tutto il mondo. Coldiretti stima che produzione mondiale di grano per l’annata 2022/23 subirà un calo di 769milioni di tonnellate. Tutto questo mentre la domanda mondiale di grano duro è prevista in crescita a 33,6milioni di tonnellate.

Siccità, inondazioni e ondate di caldo minacciano la produzione di Stati Uniti, Canada, Francia, India e Cina aggravando la contrazione della produzione in Ucraina. Quasi tutte le principali regioni produttrici hanno dovuto affrontare una minaccia climatica in questo raccolto. L’unica eccezione degna di nota è la zona del Mar Nero, Ucraina e Russia in primis. L’Ucraina si preparava infatti a un raccolto eccezionale ma la guerra ha ridotto la produzione e ci sono preoccupazioni su dove immagazzinare il raccolto poiché le esportazioni arretrate lasciano i silos pieni di grano dell’anno scorso.  Anche la Russia ha visto un clima favorevole e potrebbe invece a raccogliere un raccolto quasi record

mercoledì 31 agosto 2022

sabato 20 agosto 2022

Atlante delle Guerre

 

Pace e democrazia contro guerra e armi

La Nato che cresce, svendendo il diritto ad esistere del popolo curdo e fissando il nuovo-vecchio nemico come propria ragione sociale. L’Etiopia che sembra tornata agli anni bui dei crimini di guerra. L’integralismo islamico che torna a scuotere l’Africa. La democrazia che si afferma e vince in Colombia, facendo respirare aria nuova all’America del Sud. Il racconto del Mondo continua anche questo meseAggiungi un appuntamento per questo mese, fissando il proprio asse attorno alla guerra in Ucraina, ma mostrando la crescente debolezza degli Stati Uniti, la voglia di emergere dei Paesi del BRICS, che cresceranno con Iran e Argentina, che vogliono entrare nel club economico che si contrappone al vecchio G7. Ogni mese tante novità. Ogni giorno siamo e saremo qui a raccontarle, nel tentativo estremo di non far sparire in silenzio – o tra le urla di altre notizie – i diritti degli esseri umani.

Editoriale. Atlante delle guerre luglio 2022

lunedì 8 agosto 2022

Nicolo Paganelli. l'Afganistan e i "5 Stan"


PAESI A CONFRONTO E NUOVE SFIDE REGIONALI


Lo scopo della ricerca è stato quello di analizzare i Paesi nella porzione di Asia Centrale a nord dell'Afghanistan, con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, tenendo conto delle loro Storia, localizzazione geografica e situazione attuale che caratterizzano ogni singolo Stato esaminato attraverso 7 parametri, o Fattori di Squilibrio, che possono portare a scenari di instabilità, stabilità o sviluppo, contando tutti i punti a favore e a sfavore per ottenere un ampio quadro della situazione “Sicurezza” (obiettivo prefissato di ricerca) coprendo l'intera area regionale e comparando e relazionando tutti i Paesi con la situazione afghana odierna

L'intero articolo è su www.istitutodelnastroazzurro.org  al comparto CESVAM in data 9 agosto 2022
info. didattica.cesvam@istitutonastroazzurro.org

domenica 31 luglio 2022

mercoledì 20 luglio 2022

Nicolò Paganelli. Cenni di Controspionaggio economico ed industraile

 



Il Controspionaggio (o Counterintelligence) comprende varie sotto-discipline come la contro-ingerenza, la contro-influenza, ed è un settore naturalmente non privo di rischi. Trattasi di tutta la gamma di attività volte a conoscere, comprendere e contrastare intelligence avversarie statali o agenzie private, per tutelare la sicurezza e gli interessi nazionali, nonché proteggere le proprie strutture, aziende, industrie, informazioni, operazioni, ecc.; definito come “L'aspetto della counterintelligence progettato per rilevare, distruggere, neutralizzare, sfruttare o prevenire atti di spionaggio attraverso l'identificazione, penetrazione, manipolazione, inganno e repressione di individui, gruppi e organizzazioni che conducono o sospettate di condurre attività di spionaggio.” (U.S. DoD, Dictionary of Military and Associated Terms) e “Il Controspionaggio è intrinsecamente un'operazione protettiva e difensiva.” (Allen Dulles, ex-Direttore CIA).

Finita la Guerra Fredda (forse mai propriamente terminata) prese piede un nuovo tipo di guerra: quella economica, che sconvolse l'ordine mondiale e la natura delle vecchie agenzie di intelligence, riorganizzatesi verso i fronti tecnologico, finanziario, commerciale, industriale, ecc., ma senza abbandonare del tutto le operazioni “tradizionali”. In questo ambiente si è pronti a tutto avvallando anche le leggi morali, dimostrando ogni giorno che proteggersi con mezzi limitati è inadeguato alla realtà della guerra economica: infatti alcune imprese che mirano a diminuire la presenza o l'influenza di un concorrente d'ingombro oggi sanno come agire nell'ombra e si assiste così a campagne diffamatorie, offerte pubbliche d'acquisto sfrenate, azioni di guerra psicologica, fino al sabotaggio; sono emerse quindi agenzie di intelligence private come Fusion GPS, Control Risks, Kroll Associates, K2 Intelligence, S&S Global, Black Cube, Consultants on Targeted Security, e tante altre che tra le loro fila hanno ex agenti CIA, KGB, Mossad, MI5/MI6, ecc., società che servono da schermo per permettere ai loro committenti di rimanere nell'ombra e di non essere sospettati e indagati. Un Paese che sa coinvolgere i propri cittadini, professionisti, esperti, imprenditori, dirigenti aziendali/industriali, ecc. nella guerra economica può disporre di una forza maggiore rispetto ad altri attori internazionali creando una vera e propria comunità d'intelligence. Prendiamo ad esempio il Giappone: lo spionaggio economico/industriale è diventato attività nazionale, tanto che un buon 50% degli uomini d'affari che vengono in Europa sono “gatekeeper” che informano le proprie industrie. Diversamente da altri settori di attività, l'intelligence è una disciplina sempre in evoluzione dove le cose non sono quasi mai “standard” difronte alle costanti nuove sfide.

Bisogna quindi distinguere tra lo spionaggio economico e quello industriale: 1) Spionaggio Economico: chiunque consapevolmente effettua targeting/acquisizione di segreti commerciali a beneficio di governi, strumentazione e intelligence stranieri. 2) Spionaggio Industriale: furto di segreti commerciali tramite la rimozione, copia o registrazione di informazioni confidenziali/di valore di una compagnia per uso da parte di competitors. Si parla quindi di sottrazione, furto e trasmissione di Proprietà Intellettuale (IP, Intellectual Property) e Business Intelligence (BI), facendo perdere milioni, se non miliardi, di possibile fatturato alle aziende/industrie. Tantissime grosse aziende (Ford, Google, Microsoft, Intel, Boeing, ecc.) vengono prese di mira da opportunisti, hackers, competitors e governi esteri, e la minaccia può essere interna (impiegati licenziati/in dipartita), interna “inconsapevole” (ex/attuali impiegati con accesso a informazioni che provocano danni per errore senza intenzione maligna) o esterna (statali, attori non-statali legati anche a governi esteri, cybercriminali, intelligence straniere ostili), per lo più per motivi finanziari, ma ce ne possono essere infiniti. Un esempio di attori statali esterni e la Francia: ha recentemente ammesso di piazzare dispositivi audio nella 1^ Classe/Business Class sui voli dell'Air France; Pierre Marion, ex DGSE, alla CNN ha dichiarato rivolgendosi agli altri Paesi “[...] Ricordatevi che mentre siamo alleati in materia di difesa, siamo anche competitors economici nel mondo”.

Nei prossimi articoli tratteremo vari cenni degli aspetti e metodi dello spionaggio e del controspionaggio economico e industriale, e la protezione dei propri assetti da detta attività.

domenica 10 luglio 2022

Nicolo Paganelli: Introduzione alla metodologia carver e sua applicazione


 


 

Prima di passare a cenni di storia e ambiti di applicazione della Metodologia CARVER, è bene distinguere tra Analisi Obiettivi (Target Analysis, T.A.) e Valutazione Vulnerabilità (Vulnerability Assessment, V.A.) che sono due differenti approcci per valutare vulnerabilità di un obiettivo/assetto bersaglio di avversari: la prima è una metodologia offensiva usata per identificare bersagli in base ai requisiti di forze ostili che siano militari, intelligence, criminali, terroristi, ecc.; la seconda è usata per identificare assetti che possono essere a rischio da un avversario, individuati attraverso l'Analisi Minacce (Threat Assessment). Sia la T.A. che la V.A. sono effettuate parallelamente, mettendosi nei panni dell'avversario per poi determinare le vulnerabilità degli assetti.

Che cos'è quindi la Metodologia CARVER? La Metodologia CARVER (Criticality, Accessibility, Recoverability, Effect, Recognizability) è il metodo analitico per  valutazione obiettivi e loro vulnerabilità (e non solo) secondo i criteri: Criticità (singoli punti critici e grado importanza sistema), Accessibilità (facilità accesso/efficacia sicurezza), Recuperabilità (tempo/sforzo per ripristino da attacchi), Vulnerabilità (livello esposizione a attacco, basato su capacità avversarie), Effetto (scopo/magnitudo/conseguenze impatto di azioni ostili), Riconoscibilità (abilità avversari di riconoscere assetti e loro importanza come obiettivi). Con la scala valori (1-5 civile/intelligence e 1-10 militare/operazioni speciali) di ogni criterio, la matrice CARVER identifica assetti ad alto rischio, li categorizza e prioritizza valutando vulnerabilità/conseguenze, raccomandando contromisure per vari scenari ostili per ridurre i rischi. Il CARVER è diverso da altri metodi per le analisi qualitative-quantitative dei risultati ottenuti, permettendo di esaminare le relazioni tra bersagli e loro protezione, basandosi su metodologie offensive-difensive, con approccio metodico-pratico che identifica assetti/beni più sensibili all'eventualità di un attacco. Il CARVER fu creato dall'Ufficio Servizi Strategici (OSS, precursore CIA) nella Seconda Guerra Mondiale con acronimo CARVE (con Recuperability e Espy), strumento offensivo di puntamento che determina dove bombardare più efficacemente obiettivi nemici; Espy era la probabilità di riconoscimento obiettivo. Dal '72 al '75 (Vietnam) il CARVE fu parte importante del modulo analitico militare. Con l'avvento del terrorismo globale il CARVE mancava di uno strumento di valutazione vulnerabilità a scopo difensivo, così la CIA riorganizzò il vecchio reparto SDB (Special Devices Branch) cambiandolo in SAD (Spec. Activities Division): nel '76 l'Agente CIA Leo Labaj col suo team di sabotatori esperti dello Special Activities Branch sviluppano una metodologia che individui vulnerabilità in un sistema infrastrutturale con fini offensivi-difensivi, la Defense Against Terrorism Survey, con punteggi basati sul rapporto probabilità/impatto di attacco: nasce la moderna Matrice CARVER aggiungendo criteri Effect e Recognizability, trasformando l'ex CARVE in un nuovo metodo comprendente anche la misurazione di potenziali impatto, gravità e conseguenze di attacchi terroristici. Il CARVER si differenzia così dalle numerose metodologie oggi in uso per la sua unicità nella valutazione sia qualitativa sia quantitativa delle vulnerabilità di un assetto, struttura, ecc., andando ad evidenziare i bersagli più suscettibili ad un attacco avversario, basandosi appunto sui risultati matematici dei 6 fattori chiave. Il rapporto finale redatto dal tecnico incaricato, Professionista Certificato CARVER (CCAP, Certified CARVER Assessment Professional), include anche raccomandazioni di soluzioni e contromisure in base alle sue conoscenze ed esperienze in ambito security. La Metodologia CARVER oggi è largamente utilizzata principalmente negli Stati Uniti: dal Department of Defence (DoD), dalla Intelligence Community (IC), dal Department of Homeland Security (DHS), dal California Department of Water Resources (DWR) e tanti altri. Tale metodologia tutt'oggi è sempre più utilizzata da esperti e professionisti civili/militari in tutto il mondo. Il CARVER ha centinaia di applicazioni nei più svariati ambiti nel mondo civile e non ed è conosciuto e utilizzato specialmente da: professionisti e consulenti nel campo della security, ingegneri strutturali, militari, law enforcement e intelligence.

Nei prossimi articoli tratteremo dei vari ambiti d'applicazione con possibilità, vantaggi, svantaggi e caratteristiche per ogni campo in cui viene utilizzata la Metodologia CARVER.

giovedì 30 giugno 2022

TRA GUERRA E PACE La teorizzazione dei conflitti in ambito internazionale

 


(Terza  parte)

Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 

           

            Si è discusso se alla base del sorgere della guerra vi sia il venire meno di un equilibrio di potenza necessario di per sé in una buona distribuzione della potenza tra Stati, la guerra diventa quindi una delle modalità di transizione del potere in cui pressione demografica e incremento tecnologico ne costituiscono la base (Choucri, North), sia l’impostazione classica liberale che quella marxista fanno poi riferimento alla matrice economica la quale, se non può essere individuata come elemento esclusivo, non può tuttavia essere diminuita, questioni territoriali e commerciali si intrecciano strettamente diventando facilmente terreno per nazionalismi di ideologie.

            In psicologia la guerra è il riflesso della lotta che vi è nell’essere umano tra creazione-conservazione (Eros) e distruzione (Thanatos), ma è anche una forma di emersione dall’anonimato, di affermazione eroica del sé sulla moltitudine, in questo la natura crea la selezione che si trasforma in invenzione culturale nell’organizzazione sociale  che la mantiene quale efficace selezione per i vantaggi che porta al vincitore, secondo una visione  etologica.

            Nella pretesa affermazione di dichiarare la guerra “giusta” o guerra “santa”, la giustizia umana non deve essere sovrapposta alla pretesa santità, vi possono essere guerre “sante” in cui la natura umana non rileva alcuna giustizia e si ricorre pertanto all’imperscrutabile volontà divina che di per sé dichiara giusta la violenza propria della guerra.

            Già nell’età classica si è teso a limitare l’uso bellico, almeno sul piano morale, dichiarandolo extrema ratio a cui ricorrere solo per legittima difesa o per respingere un torto, la quale necessita che sia formalmente dichiarata evitando aggressioni improvvise e forme di crudeltà inutili secondo la cultura del tempo (Cicerone), ma è con Grozio che si ha la proceduralizzazione della guerra mediante la sua ritualizzazione nella dichiarazione, egli assimilando la guerra ad un processo collega la nozione di guerra “giusta” al concetto di “pubblica” ossia dichiarata ritualmente dall’autorità riconosciuta, si ha per tale via il distacco definitivo dal giudizio morale tomistico che ancora in Francisco de Vitoria esisteva, mettendo le basi per il futuro diritto bellico internazionale.

            La drammatica esperienza delle due guerre mondiali nel corso del ‘900 ripropone la necessità di limitare il ricorso all’azione bellica e si tenta pertanto di rilanciare il concetto di guerra giusta, quale reazione non tanto ad una generica offesa quanto a precisi obblighi giuridici pubblicamente riconosciuti in ambito internazionale e pertanto incardinati in precisi soggetti (Kelsen e Walzer).

Una autodifesa, ma anche una rivendicazione per diritti violati non solo da parte della vittima ma anche di qualsiasi altro “membro della società internazionale” (Walzer), si tenta pertanto di riportare la violenza bellica nell’ambito del diritto internazionale, facendo forza su una costituita rete giuridica fra Stati di cui l’ONU dovrebbe esserne la massima espressione e garanzia.

            Già la IV Convenzione dell’Aja del 1907, prevede all’art. 4 del Regolamento allegato la tutela dei prigionieri di guerra, collegando la protezione degli stessi alla formale “dichiarazione di guerra” con la conseguente reciproca individuazione dei corpi armati, come codificato dall’art. 1 della III Convenzione dell’Aja del 1907.

Tuttavia la prassi nata dalle vicissitudini del ‘900 ha fatto sì che si abbandonasse la concezione della necessità di una formale dichiarazione di guerra, per passare al concetto più elastico di “stato di guerra” basato sul semplice compimento di atti ostili, principio che ha ricevuto formale consacrazione nella II Convenzione di Ginevra del 1949, nella quale si dichiarano applicabili le disposizioni ivi contenute anche in assenza di una formale dichiarazione di guerra, principio ripreso dall’art. 22 del codice penale militare di guerra italiano.

            L’art. 23 del Regolamento allegato alla IV Convenzione dell’Aja del 1907 vieta espressamente l’offesa al nemico che “si è arreso a discrezione”, mentre la III Convenzione di Ginevra del 1949 impone esplicitamente un trattamento umano ai prigionieri, vietandone sia lo spoglio dei beni personali che l’uso nei loro confronti di rappresaglie, questa cornice legale ha cercato di imbrigliare la violenza bellica entro confini ben definiti, ottenendo un minimo di garanzie inderogabili che tuttavia fanno riferimento ad una lotta fra Stati senza considerare l’estrema ipotesi di una lotta per la sopravvivenza.

            Il diffondersi nella seconda metà del secolo scorso e agli inizi del nuovo di conflitti atipici e di organizzazioni non sempre strutturate in termini statali ha tuttavia talvolta messo in difficoltà l’attuazione di tali principi, anche se la giurisprudenza nazionale, come nel caso della sentenza n. 28  del 28/10/2013 della 2° Sez. del Tribunale militare di Roma per i fatti di Cefalonia svoltisi nel settembre 1943, ha sottolineato la responsabilità individuale per ordini manifestamente criminosi eseguiti nonostante la loro evidente contrarietà alla legge per una qualsiasi normale persona, non potendo essere una discriminante il rapporto gerarchico militare che impone l’obbedienza (Cass. 16/11/1998, n. 12595), e tale responsabilità si estende all’adesione all’altrui azione criminosa con il semplice rafforzamento con la volontà di esecuzione a un tale disegno criminoso.

Nella ricerca del rapporto di causalità ci si è spinti a considerare colpevoli tutti gli appartenenti ad un determinato reparto militare per il solo fatto di possedere un forte spirito di corpo, considerando quasi inevitabile una qualsiasi collaborazione e per tale via potendo invertire pericolosamente l’onere della prova.

            Se per la teoria “idealistica” è il dubbio e l’ignoranza che crea le premesse per la guerra, nella teoria “realistica” è nell’anarchia degli Stati che risiede la causa dei conflitti per cui vi è la necessità di un governo sovranazionale o almeno di una corte di giustizia, è pur vero che la storia ha dimostrato essere i governi democratici meno inclini ad aggressioni, ma dove vi è una più forte politica di potenza maggiore è il rischio del fenomeno della guerra (Bobbio), venendo giustificata la guerra dal suo stesso buon esito, come dice Zarathustraè la buona guerra che rende santa qualsiasi causa” (Nietzsche).

            Le guerre da esterne tra Stati si sono sempre più negli ultimi tempi trasformate in guerre civili entro lo Stato, addirittura in assenza di un potere centrale da conquistare (Singer), questo rende i conflitti sempre meno governabili secondo regole internazionali, imprevedibili sia nel sorgere che nelle sue dinamiche, difficili da distinguere nella loro ambiguità dalla semplice violenza endemica, con una sempre più ampia “privatizzazione” in atto, con l’arruolamento di volontari da parte di agenzie private che agiscono per conto terzi, nuove compagnie di ventura, così da sfuggire al controllo tanto del diritto internazionale che dell’opinione pubblica, in grado di impegnarsi per periodi prolungati in conflitti diffusi e di intensità irregolare.

La guerra diventa sempre più autoreferenziale (Bonante), inoltre la crescente complessità informatica e interdipendenza di sistemi ha introdotto la possibilità di distruzioni apparentemente soft ma nella realtà pesantemente incidenti, attraverso attacchi informatici tesi al blocco di sistemi produttivi e di servizi con la conseguente creazione di caos e disgregazione dell’organizzazione sociale, l’evoluzione in atto rende così attualmente sempre più sfuggente la governabilità giuridica dei conflitti.

            La difficoltà di una formazione tesa a controllare l’attività bellica la si può osservare nei fallimenti che si hanno avuto nel rivitalizzare le funzioni dell’ONU quale centro di soluzioni di eventuali crisi, come nel caso dell’aide-mémorie presentato da Mosca in occasione della 43° Assemblea generale con il titolo “Verso una sicurezza globale attraverso  il rafforzamento del ruolo delle Nazioni Unite”, in cui si auspicava un maggiore utilizzo di osservatori militari ONU e delle Forze di pace, meccanismi di consultazioni ufficiali e ufficiosi del Consiglio di sicurezza, crescente numero di decisioni per “consensus” dell’Assemblea generale e più ampi poteri da conferire al Segretario generale.

Il tentativo di umanizzare i conflitti crea anche nuovi mezzi di lotta come l’uso strumentale dei flussi migratori quale elemento di pressione, dove facilità di diffusione delle informazioni e progressivo contenimento dei costi di trasporto permette di spostare rapidamente grosse masse umane, le quali come onde d’urto vengono a modificare strutture e sentimenti negli Stati investiti.

            Preston e Wise nel loro saggio “Storia sociale della guerra” osservano “come la limitazione non può essere mai assoluta, così anche la totalità di una guerra è un concetto relativo e non assoluto.[ ....] Il conquistatore non desidera trovare ai suoi piedi un lazzaretto oppresso dalla pestilenza” (22-23, Mondadori 1973), d’altronde Toynbee nel suo saggio “Study of history” dimostra essere stata la guerra la causa immediata del crollo di ogni civiltà del passato.

Una valutazione compensativa alle affermazioni della scuola “costruttiva” sui contributi dati dalla guerra all’evoluzione sociale (Mumford ), dove all’opposto si  afferma che sono le limitazioni imposte alla stessa che hanno favorito il progresso tecnico e sociale (Nef), in questo due categorie morali si riallacciano indirettamente alle posizioni esposte traducendosi in considerazioni giuridiche: le “utilitariste” e quelle “assolutiste”, mentre le prime si concentrano su quello che accadrà le seconde su quello che si fa.

            Nell’utilitarismo si cerca di massimizzare il bene minimizzando il male, circostanza che conduce alla possibile scelta tra un male maggiore e un male minore, per tale via si giunge a giustificare possibili restrizioni considerando gli effetti negativi a lungo termine nonostante i possibili immediati benefici.

L’assolutismo viene a porsi come limitazione al ragionamento utilitarista introducendo il concetto di “soglia” entro la quale è proibita l’azione dannosa, le restrizioni assolutiste che si risolvono in divieti morali traslati in atti giuridici vengono da Nagel  individuati in due tipi: “restrizioni sulla classe di persone a cui l’aggressione e la violenza possono essere dirette, e restrizioni sul modo dell’attacco” (108, T. Nagel, Guerra e massacro, in Questioni mortali, Il Saggiatore 2015), esse rapportano in funzione della persona verso cui è diretta l’azione aggressiva in termini adeguati allo scopo, il negare l’umanità della persona, non distinguendola dal combattente, si pone pertanto oltre l’utilitarismo stesso, si ha quindi un crimine di guerra.

            Nel limitare in termini assolutisti gli obiettivi legittimi e il carattere dell’ostilità stessa, si pongono alcuni problemi, il primo dei quali è la linea di distinzione tra combattenti e non combattenti, il secondo è la formulazione del concetto di “innocente”.

Nel primo caso la distinzione avviene sulla capacità immediata di minaccia o nocività fondata sull’uso delle armi, circostanza che allarga il concetto di combattente a coloro che provvedono a produrre e fornire le armi stesse.

Il secondo problema viene quale conseguenza a interpretarsi in senso opposto, come colui che è “dannoso”, individuando l’innocenza nell’essere innocuo e la colpevolezza nella dannosità.

Si deduce un ulteriore distinzione tra l’agire per armare il combattente e l’agire per “la sua esistenza in quanto essere umano” (118, Nagel), in questo vi è il tentativo ultimo di limitare moralmente e quindi giuridicamente l’uso della violenza bellica uscendo dalla sua ideologizzazione sia laica che religiosa.

            Osserva Ritter, “Uomo di Stato nel senso più alto è soltanto colui nel quale la consapevolezza della sua indiscutibile responsabilità non può essere turbata dalla volontà di potenza né da un trionfo o da una sconfitta nella lotta per il potere: responsabilità che riguarda la creazione, la conservazione e il consolidamento di un ordine sociale autentico e quindi durevole. E’ propria del pensiero dell’uomo di Stato, perciò, anche la consapevolezza del carattere eccezionale della situazione di lotta e quindi dei limiti da imporre alla lotta, il cui superamento conduce  alla distruzione di valori morali permanenti e non più ricostituibili, e quindi alla disumanizzazione degli stessi combattenti”.

L’ ordine deve tendere nel limitare la lotta, se non a una “società che viene sentita come vera società morale, non come mera società imposta”, essendo la giusta ragione di Stato una ragione morale in cui necessita, accanto alla conoscenza della realtà e alla visione politica, una precisa consapevolezza della responsabilità morale, così che si superi “l’insolubile antinomia tra lotta per il potere e ordine pacifico” e il potere riceve la sua giustificazione morale (12-13, G. Ritter, Introduzione in I militari e la politica nella Germania moderna, Vol. 1, G. Einaudi Ed., 1967). 

lunedì 20 giugno 2022

TRA GUERRA E PACE

 


Dal XVII al XXI secolo

Il concetto moderno di guerra nel diritto internazionale

(Parte seconda)

Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

 

                                                                          Indice       

 

·        Premessa

·        Cenni storici

·        Il concetto di guerra giusta nel XX secolo

·        Guerre non convenzionali

·        Considerazioni finali.

 

PREMESSA

            Nel nuovo concetto di guerra rientra anche, seppure indirettamente, l’attuale pandemia, la quale nel sconvolgere gli equilibri accelera le dinamiche in atto, diventando da evento naturale un’arma, come nell’assedio di Caffa in Crimea da parte dei tartari che causarono la “peste nera” in Europa o la pandemia nel IV secolo d.C. nell’Impero romano portato dalle legioni che tornavano dall’Oriente che indebolirono il tessuto sociale fondato sulle città, trasferendo il baricentro nelle campagne e favorendo indirettamente le tribù germaniche le quali vivevano disperse in villaggi su territori semi abitati.

            Indirettamente la guerra diventa quindi anche una guerra ideologica fondata sulla comunicazione, dove sanità ed economia si intrecciano strettamente con i fatti più strettamente bellici.

 

CENNI STORICI

Un aforisma accademico inglese recita “La guerra ha fatto lo Stato, e lo Stato fa la guerra”. Esso appare paradossale all’uomo occidentale, ormai abituato a istituzioni benevole e molto attente al concetto di pace, così divenute dopo un lungo e travagliato processo storico.

            Uno dei risultati più evidenti della nascita degli Stati moderni nel XVII secolo fu la codifica della guerra. Dopo i massacri delle guerre di religione il formalismo giuridico, nello sforzo di disciplinare l’uso della forza sul piano internazionale, introdusse il concetto di “bellum utrimque justum”, tale fu il risultato della ricerca di una base legale alternativa su cui fondare le relazioni tra Stati.

            Una valutazione lasciata alle Cancellerie di Stati sovrani relativamente alla legittimità delle pretese proprie e altrui, ma che non impediva il riconoscimento delle pretese legittime degli altri Stati in lotta, con l’introduzione, quindi, della differenziazione tra nemico “formalmente giusto” e nemico “criminale o pirata”. Ciò significò che gli Stati divenissero entità estranee a valutazioni morali ma dedite esclusivamente al proprio interesse, cioè quello Stato sovrano amorale anticipato da Machiavelli e inteso come “macchina da guerra”-

            Nel venire meno di una stabile autorità spirituale superiore, che potesse essere arbitro sulla legittimità o meno di uno scontro e potesse imporre delle regole di limitazione alla violenza della guerra, la possibilità di un riconoscimento reciproco prima dello scontro ne introduceva un fattore di limitatezza, come le procedure di trattativa, le regole sui prigionieri o, più in generale, il mantenimento dei propri diritti di dignità.

            La rivoluzione francese reintroduce un elemento che inasprisce lo scontro, delegittimando gli avversari, prototipo di quello che accadrà in alcuni casi del XIX secolo, come la Comune, ma ancor più nel ‘900, l’ideologia, che nella sua sacralizzazione riporterà la Storia alla ferocia delle guerre di religione.

            Le campagne napoleoniche ne saranno un anticipo, nella ferocia delle devastazioni, che raggiungeranno il culmine nella campagna di Spagna, così ben ritratta dal Goya.

            Lo “justus hostis” nega la possibilità dell’annientamento di un nemico che domani potrà essere alleato, viene pertanto meno la “justa causa” teologica per iniziare una guerra, non essendovi autorità morali superiori a cui riferirsi.

            Con il Congresso di Vienna ( 1815), dopo gli orrori delle guerre napoleoniche, si creò un sistema europeo, che riuscì ad evitare conflitti per un cinquantennio.

            Su questa linea la Convenzione internazionale dell’Aja diede vita ad una Corte internazionale di arbitrato e tentò di porre un limite agli armamenti, a cui seguì una seconda Convenzione nel 1907, ma la terza programmata per il 1915 venne annullata dalla Grande Guerra.

IL CONCETTO DI GUERRA GIUSTA NEL XX SECOLO

            Nel XX secolo all’ideologia quale causa di conflitti, si aggiunge la crescente potenza della tecnologia e l’intervento nei conflitti europei di una potenza industriale di matrice europea, ma esterna al continente, che viene a dissolvere lo “jus publicum europeum”, affiancandosi involontariamente all’ideologia dissolutrice della “nuova Russia socialista”.

            Causa ultima di un ritorno alla giusta causa del “bellum justum” è la stessa Europa, in cui il continuo rilancio verso una guerra totale, tesa ad una vittoria totale, vedasi il caso della guerra sottomarina totale tedesca del 1917, porta alla dissoluzione etica dello “jus pubblicum europeum”.

            Nasce l’idea di Wilson  della dottrina del “bellum justum”, conseguenza ultima della guerra totale e della sua demonizzazione del nemico, circostanza aggravata dall’essere il mondo in quella fase storica eurocentrica. Anche il proposito di legare il territorio alla nazionalità quale metro per la formazione dei nuovi confini statali, fu solo un espediente per raggiungere fini che oggi definiremmo geopolitici e di cui fece le spese l’ Italia.

            Tuttavia la teoria del “bellum justum” presuppone l’esistenza di una autorità morale superiore che funga da giudice, nonché di una serie di norme che nel regolare i rapporti permettano di dichiarare giusto l’intervento per reprimere una loro violazione.

            La concezione universalistica wilsoniana fa sì che coloro che violino le norme diventino banditi, fuorilegge, pirati e come tali trattati.

            Vi è pertanto la necessità di creare un organo superiore che amministri e regoli i rapporti fondamentali tra Stati, non essendovi più l’autorità morale del pontefice romano propria della repubblica cristiana in cui Imperatori, principi e comuni si riconoscevano.

            La Società delle Nazioni e l’ONU sono il prodotto dell’originale concezione cosmopolita wilsoniana, a cui si aggiunge, sempre in termini universalistici, per tutto il ‘900, l’autorità che si arroga l’URSS in campo socialista, quale casa madre primigenia. Dopo il 1945 si passò da cinquanta ad oltre centocinquanta Stati indipendenti, molti dei quali attraverso insurrezioni e guerre con successive ambizioni belliche, un risultato non molto brillante nel controllo dei conflitti.

            La violenza e l’ampiezza del conflitto, che la moderna tecnica permette, fa sì che la trasformazione da conflitto inter-statale a lotta per l’esistenza, dà voce alle più estreme teorie nazionaliste, etniche e di lotta sociale.

            Tutti i fantasmi che si erano formati nell’Ottocento emergono, rafforzandosi a vicenda, giustificando per tale via la teoria wilsoniana, quale tentativo di riportare gli Stati ad una convivenza regolata giuridicamente.

            La richiesta all’art. 227 del Trattato di pace di processare il Kaiser ed alcuni altri esponenti politici e militari tedeschi quali criminali di guerra, sebbene non abbia avuto seguito, pone le basi per i successivi processi ai criminali di guerra della II Guerra Mondiale e delle guerre balcaniche e medio-orientali a cavallo tra XX e XXI secolo.

            Scelle sottolinea che in un sistema quale quello della Società delle Nazioni la guerra non ha più spazio giuridico, perché se giusta non è più guerra ma solo operazione di polizia internazionale, se ingiusta è solo un crimine e come tale deve essere trattato.

            Giustamente osserva Schmitt che la coerenza di un sistema teorico giuridico non è determinata da una sola idea, bensì dal collocare adeguatamente un concetto entro un sistema di concetti.

            Nasce tuttavia il problema dello “Stato terzo”, ossia di colui che non aderendo alla Società delle Nazioni non rinuncia all’autonomia del proprio giudizio sulla guerra intrapresa, né potrebbe essere giudicato con i parametri di una organizzazione internazionale a cui non aderire.

            Churchill  avvertiva la pericolosità di un Tribunale dei vincitori, composto e diretto dai vincitori, e ne aveva espresso le perplessità, anche giuridiche, con l’osservazione che nella prossima guerra si poteva essere dall’altra parte!

            Considerata di per sé giusta una guerra di legittima difesa, circostanza che porta ad una netta distinzione dalle guerre giuste e dalle guerre sante, Walzer ammette tra le guerre giuste oltre all’autodifesa la rivendicazione di un proprio diritto violato. Resta tuttavia il problema dell’esistere o meno del diritto violato, che può talvolta essere dubbio, senza che tuttavia possa esservi un riconoscimento da una autorità etica superiore universalmente riconosciuta.

GUERRE NON CONVENZIONALI

            Altre forme di guerra sono le guerre civili, dove il nemico perde umanità acquisendo aspetti demoniaci e con essi i diritti, non vi sono più i limiti delle relazioni tra Stati ed i rischi crescono con il crescere delle forme autoritarie di governo, dove gli esseri sono mezzi e non fini.

            Le aumentate relazioni economiche diminuiscono il pericolo delle crisi militari, senza tuttavia eliminarlo, non potendo escludere la sempre possibile “politica di potenza”.

            La stessa “intensità” della guerra varia con l’introduzione delle nuove tecnologie, dove può esservi e consumarsi un attacco strisciante, difficilmente individuabile come una classica guerra, l’opinione pubblica attraverso i nuovi mezzi di comunicazione di massa risulta essere facilmente manipolabile, come i sistemi di controllo degli Stati avanzati risultano possedere una propria fragilità paralizzante e tale da destrutturare gli stessi.

            Gli attacchi risultano difficilmente identificabili, in una riedizione di guerra asimmetrica, tutti i possibili vecchi parametri risultano insufficienti se non svuotati, né organizzazioni sovranazionali sono in grado di produrre un qualsiasi giudizio.

            Come si manifestano guerre condotte per interposta persona da gruppi privati assoldati per l’occasione, secondo una riedizione moderna delle compagnie di ventura del XIV e XV secolo. Tale evoluzione annulla il significato dell’aforisma citato all’inizio, in quanto, mentre un tempo non esisteva uno Stato senza un esercito, oggi, come nel caso dei mongoli nel Medio Evo, esistono eserciti senza Stato ( almeno ufficialmente) e Stati “autoproclamati”.

            Il venire meno della divisione del mondo in due blocchi ed il contemporaneo accrescersi di accordi multilaterali che hanno dato vita a nuove organizzazioni sovranazionali, hanno permesso di consacrare definitivamente la sacralizzazione della guerra.

            L’autorità etica medievale del pontefice romano è rinata, trasferendosi nella superpotenza rimasta al termine della Guerra fredda che,  nume tutelare per peso economico, tecnologico e morale delle organizzazioni internazionali, determina la scomunica degli Stati definiti “canaglia”, a cui può pertanto non applicarsi lo “jus bellum” del “nemico giusto”.

CONSIDERAZIONI FINALI

            La conseguenza ultima di questo processo del ‘900, iniziato con la Grande Guerra, è la perdita della “proceduralizzazione” della guerra, ossia di quegli atti amministrativi di politica internazionale che, nel confermare l’esistenza di un reciproco riconoscimento, permettevano di incanalare laicamente la violenza bellica.

            La violenza della Grande Guerra, la sua estensione nello spazio e nel tempo, costrinsero a sacralizzare il sacrificio, identificando i caduti con il corpo mistico della Nazione, ma la Nazione non è sempre coincidente con lo Stato, neppure in relazione con i nuovi Stati voluti da Wilson.

            Questo condusse a distinguere tra “giusti” e “ingiusti”, tra coloro che perseguendo il bene adempivano ad una volontà superiore e coloro che lo negavano, la guerra da “giusta” si sacralizzava in una guerra dai caratteri “santi”; così che l’aspetto eucaristico che la Nazione e i suoi alleati vivevano attraverso la guerra demonizzava il nemico, tanto che una volta sconfitto questi doveva fare opera di contrizione e scontare i suoi peccati per una possibile futura redenzione.

            D’altronde è pur vero che il violare sistematico delle regole procedurali internazionali relative alla guerra, come la violazione improvvisa dei patti senza previa denuncia o l’aggressione senza formale dichiarazione, legittimano la visione sacrale della guerra “giusta” e la demonizzazione del nemico.

            Si può quindi concludere con le parole di Hillgruber, “In questo modo Roosvelt ottenne la possibilità di realizzare i suoi obiettivi, che avevano una portata globale quanto quelli di Hitler. Egli aspirava né più né meno che ad un ruolo- guida mondiale indiretto per gli USA. Tale ruolo, tuttavia, fondato com’era su principi liberal-democratici, lasciava agli altri Stati, grandi o piccoli che fossero, uno spazio di manovra autonomo relativamente grande. E al contrario della rigida determinazione di Hitler, ancorato ad assiomi ideologico-razziali ,(….), il ruolo- guida americano era suscettibile di applicazioni e adattamenti a situazioni e congetture nuove e impreviste” ( 93, Hillgruber A.,Storia della 2^ guerra mondiale,Economica Laterza, 1994).

            Con tali presupposti si pone la domanda di J. Keegan : la guerra potrà mai finire?

 

BIBLIOGRAFIA

·        Bonanate Luigi, La guerra, Editori Laterza, 2011;

·        Bonanate Luigi, Prima lezione di relazioni internazionali, Ed. Laterza, 2010;

·        Schmitt Carl, Il concetto discriminatorio di guerra, Editori Laterza, 2008;

·        Keegan John, La guerra e il nostro tempo, Mondadori, 2002;

·        Renan Ernest, Che cos’è una nazione, Archinto, 1994.