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LIMES, Rivista Italiana di Geopolitica

Rivista LIMES n. 10 del 2021. La Riscoperta del Futuro. Prevedere l'avvenire non si può, si deve. Noi nel mondo del 2051. Progetti w vincoli strategici dei Grandi

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lunedì 31 gennaio 2022

Lapo Loris. UN’AREA STRATEGICA VULNERABILE. Le linee difensive nel Friuli-Venezia Giulia durante la Guerra Fredda II Parte

 

             II Parte. La I Parte è stata pubblicta cil 20 gennaio 2022 su questo blog 

Può essere utile a questo punto citare come il problema della difesa statica di una regione o addirittura di una nazione, fu affrontato nel corso del ‘900.Citeremo per questo tre esempi molto noti. Il primo, forse il più famoso, fu quello della linea Maginot. Fortemente voluta dal ministro della guerra francese André Maginot, che appoggiò le idee del generale Petàin a seguito delle esperienze avute da quest’ultimo durante la I G.M., la cui teoria per una linea difensiva pesantemente fortificata prevalse su quella più aggressiva e meno statica del generale Joffre. Come sappiamo l’opera fu gigantesca, con forti e casematte di cemento e acciaio ospitanti nelle viscere del terreno migliaia di uomini di guarnigione e dotata di cupole corazzate e armate con pezzi di calibro variabile dai 37 ai 135mm4. Dotata di nidi di mitragliatrici corazzati, ostacoli anticarro e barriere di filo spinato, realizzata tra il 1928 e il 1935, fu paragonata dal Daily News alla Grande Muraglia cinese. Tuttavia, come sappiamo, la convinzione degli alti comandi francesi che un'offensiva tedesca attraverso le Ardenne fosse di difficile attuazione o se non altro di lento svolgimento a causa del terreno impervio, consigliò di non prolungare la linea al confine belga. Il vulnus della Maginot fu quindi più un errore di valutazione strategica, che non tenne conto della evoluzione dei nuovi mezzi a disposizione e delle nuove tattiche applicate dagli aggressori, che un difetto concettuale di costruzione.

Un’ altro interessante sistema difensivo fu quello adottato dai tedeschi nella campagna d’Italia tra il 1943 e il 1945. Si trattò in effetti della applicazione di una strategia difensiva basata su una serie di linee (circa 50) che si susseguirono via via che le precedenti venivano superate dal nemico e che Kesselring5 mise in atto ben conscio di potersi permettere di cedere terreno lentamente. Queste linee vennero approntate basandosi sul principio Regelbau studiato dall’organizzazione Todt per la costruzione di sistemi fortificati campali e sulla dottrina adottata dalla Wehrmacht con il manuale Feldbefestigung des deutschen Heeres6. Le più famose di queste furono la Gustav e la Gotica. Fu però la linea Gustav a tenere in scacco le forze alleate tra l’inverno 1943 e la primavera 1944, negando loro possibilità di occupare rapidamente Roma. Questa linea si estese dalla foce del Garigliano sul Tirreno ad Ortona sull’Adriatico ed ebbe come fulcro strategico Cassino. Una sapiente combinazione di sfruttamento del terreno, coordinamento con l’artiglieria, dotata dei polivalenti pezzi da 88mm e dei lanciarazzi Nebelwerfer, oltre che dai nidi di mitragliatrici ben occultati e protetti, consentì ai difensori di mantenere le posizioni fino alla primavera del 1944. Si trattò in questo caso di una linea difensiva costruita in breve tempo con uno scopo strategico ben preciso, rallentare il più possibile l’avanzata alleata nella penisola nella visione di Kesselring, le basi dei bombardieri alleati lontane dalla Germania, ben sapendo che qualsiasi linea difensiva eretta lungo la penisola italiana sarebbe stata facilmente aggirabile con uno sbarco dal mare. Cosa che puntualmente avvenne con lo sbarco ad Anzio che però non fu la causa del collasso della Gustav che invece resse a tre massicce offensive alleate.

Ultima e altrettanto interessante fu la Linea Bar Lev, eretta da Israele dopo la conquista della penisola del Sinai con la Guerra dei 6 giorni del 1967. Il canale di Suez diventò così la nuova linea di confine tra Egitto e Israele. I generali Adan e Bar Lev proposero di erigere una linea difensiva statica lungo la riva del canale che fungesse anche da posto di osservazione ed Early Warning in caso di azioni offensive egiziane. A questa idea si opposero i generali Tal e Sharon che temevano che una linea statica privasse lo Tsahal7 del vantaggio della sua grande capacità di manovra. Alla fine, la spuntò Bar Lev, pertanto furono erette dal gennaio 1969 una serie di fortificazioni incentrate su 16 nuclei e collegati tra loro da forze mobili. Un alto muro di sabbia fu innalzato lungo la sponda orientale e speciali tubature furono allestite per versare combustibile nel canale e creare così una barriera di fuoco in caso di attacco. Il presupposto tattico di Tsahal fu comunque sempre basato sull’intervento risolutivo delle proprie forze corazzate da tergo della linea per ricacciare un eventuale attacco egiziano.

La Bar Lev fallì nel suo scopo. L’Early Warning venne del tutto a mancare e i capisaldi furono ben presto circondati e sopraffatti, mentre la reazione di Israele con le sue truppe corazzate e la sua aviazione fu messa a dura prova dai nuovi missili CC e CA forniti dall’Urss e magistralmente usati dagli egiziani.

Tornando alla situazione europea, che portò alla necessità di salvaguardare anche i confini nordorientali italiani, essa vide la formazione di due blocchi contrapposti, cosa evidente già nei mesi immediatamente successivi alla conclusione della II G.M. La definizione di Churchill di “cortina di ferro” ebbe immediata convalida con la creazione della NATO nel 1949, nata come organizzazione per una mutua difesa in caso uno dei paesi membri fosse stato attaccato. Questa iniziativa che coinvolse gli Usa e gran parte dei paesi dell’Europa Occidentale, Italia compresa, fu la risposta alla formazione del blocco comunista imposto dall’Urss ai paesi dell’Europa orientale liberati dall’Armata Rossa alla fine del conflitto.

Alla creazione del Comecon seguì quella del Patto di Varsavia nel 1955, quest’ultimo voluto dall’Urss come risposta all’entrata nella Nato di una riarmata Germania Occidentale. Ormai dalla contrapposizione politica si giunse a quella militare lungo una linea di frattura che correva dal circolo polare artico, passando per le pianure tedesche, per giungere fino all’Adriatico e alla Turchia.

La contrapposizione divenne presto equilibrio del terrore non appena anche l’Urss si dotò di armi nucleari. Non ci soffermeremo sulle varie fasi di questo confronto ma è importante sottolineare, al fine di comprendere meglio come si giunse allo sviluppo della linea difensiva edificata in Friuli, quale fosse il divario numerico delle forze contrapposte sul terreno. 

 

 


   ,

Tavola 2. Comparazione delle forze terrestri Nato/Patto di Varsavia.

https://www.nato.int/cps/fr/natohq/declassified_138256.htm 10.3.2

(continua la III parte sarà pubblicat in data 10 fennraio 2022 su questo blog)

giovedì 20 gennaio 2022

Lapo Loris. UN’AREA STRATEGICA VULNERABILE. Le linee difensive nel Friuli-Venezia Giulia durante la Guerra Fredda I Parte.

   

                                           

Il Friuli-Venezia Giulia occupa una posizione geografica e strategica di straordinaria importanza nel contesto dell’Europa centro-meridionale ed è un fondamentale punto di accesso alla penisola italiana. La catena alpina, che lo separa a Nord dai paesi del centro Europa, pone in realtà una barriera tutt’altro che insormontabile grazie a delle cime non particolarmente elevate e ai numerosi valichi, primo fra tutti quello di Sella di Camporosso. Da est invece la pianura friulana è facilmente raggiungibile grazie alla ampia valle del Vipacco, da sempre varco percorribile da e verso l’aerea danubiana e balcanica. Attraverso questa straordinaria posizione, che apre all’acceso al Mare Adriatico e alla pianura Padana, centro nevralgico di tutta la penisola, si sono sviluppati interscambi commerciali, culturali, politici, etnico-linguistici ma anche movimenti di eserciti in uscita ed in entrata, come le frequenti invasioni subite hanno dimostrato.

Un breve accenno agli eventi storici, specificamente quelli militari connessi al territorio della regione, è doveroso. Partendo dalla dominazione romana, il Friuli fu un’aerea fondamentale per difendere la penisola dalle incursioni di popolazioni barbariche. Sin dal II secolo a.C. Roma, ormai padrona del nord-est peninsulare, respinse vari assalti, come quello dei Gallo-Carni del 186 a.C. Allo stesso tempo il Friuli fu trampolino di lancio per le campagne delle legioni contro popolazioni balcaniche come i Giapidi e gli Istri. Cesare poi svernò con le sue legioni presso Aquileia, città divenuta centro strategico e snodo fondamentale della rete viaria romana verso nord-est. Nacquero altri centri difensivi e commerciali come Cividale e Zuglio mentre una linea fortificata lungo le Alpi Carniche e Giulie fu istituita sotto Marco Aurelio.

Dal III secolo d.C. il territorio regionale fu la vera porta d’ingresso delle varie ondate barbariche che si succedettero, culminando con le invasioni dei Visigoti di Alarico nel 410 e poi con gli Unni di Attila nel 452, che portarono alla definitiva distruzione di Aquileia. A Goti e Longobardi seguirono Franchi e Ungari fino al periodo patriarcale, durante il quale furono rafforzate le difese ed i castelli del territorio friulano. Dal 1420 la Repubblica di Venezia pose fine alle guerre fra feudatari e rafforzò la difesa dei propri territori edificando la fortezza di Palmanova. Con il tramonto di Venezia, le campagne Napoleoniche, che attraversarono il Friuli durante la lotta con l’Austria, portarono alla annessione del Friuli stesso nel Lombardo-Veneto asburgico.

Le Guerre di Indipendenza prima nel 1848 poi nel 1866 stabilizzarono la situazione del confine orientale, lasciando in mano all’Austria Ungheria fino al 1915 le aree di Gorizia e Trieste.
La Prima Guerra Mondiale, che si svolse esclusivamente nel nord est della penisola, vide il territorio friulano teatro principale delle operazioni belliche. Il fronte dell’Isonzo e le appendici carsiche furono scenario delle reiterate offensive italiane che tentarono di sfondare il fronte austro ungarico. In questa situazione il Friuli fu anche retrovia e base logistica di uno sforzo bellico mai visto fino ad allora, che coinvolse centinaia di migliaia di uomini e grandissime quantità di materiali. Tuttavia, la pianura friulana patì le maggiori sofferenze dopo lo sfondamento avvenuto a Caporetto nell’ottobre del 1917. Molto è stato scritto sul disastro di Caporetto, dagli errori di sottovalutazione da parte italiana, alle nuove tattiche usate dai reparti tedeschi giunti sul fronte italiano per cercare di risolvere una situazione che per l’Austria-Ungheria si stava ormai deteriorando. Dopo il ritiro ordinato il 27 ottobre del 1917 alla 2a e alla 3a armata italiana, il Friuli rimase alla mercé dell’invasore e questo causò danni e sofferenze indicibili alla popolazione civile rimasta. Il trauma di questa invasione rimase impresso per decenni nel popolo friulano.

Durante la II G.M. il Friuli fu teatro, a partire dal settembre 1943, dell’occupazione tedesca e della conseguente cruenta lotta partigiana che vide protagoniste anche formazioni iugoslave.
Finita la guerra, si sviluppò lungo il confine un periodo di forte attrito con la Iugoslavia di Tito per le pretese territoriali di quest’ultimo su Trieste e parte del Friuli. Vi fu, in seguito alla minaccia di una prova di forza iugoslava, la prima grande mobilitazione postbellica del nuovo esercito italiano.

I confini settentrionali italiani furono già al centro della attenzione dei nostri vertici, politici e militari, durante gli anni più critici della storia europea del ‘900. Si trattò infatti di aumentare le possibilità di difesa già in parte facilitate dalla catena alpina. Le minacce non riguardarono solo il settore orientale, ma visto il fermento che agitò le cancellerie europee principalmente durante la prima parte del secolo, in maniera estensiva, anche tutto l’arco montano settentrionale.

Per questa ragione nacque la prima vera linea difensiva statica italiana, chiamata linea Cadorna ed edificata a ridosso del confine svizzero nel 1915. Lunga 72 Km. fu eretta per timore di un attacco tedesco attraverso la Svizzera. Costata l’equivalente di 150 milioni di euro, fu dotata di 88 postazioni per cannoni, di cui 11 in caverna, decine di chilometri di trinceramenti e centinaia di chilometri di strade1. Venne dismessa nel 1919 ma alcune sue fortificazioni furono inglobate nella nuova imponente serie di sbarramenti che presero il nome, nella loro totalità, di Vallo Alpino del Littorio.

Iniziato nel 1931, questo nuovo ridotto difensivo fu edificato per volontà di Mussolini al fine di difendere il confine con la Francia, ma fu poi esteso a tutta la chiostra alpina fino al confine iugoslavo. Fu un’opera enorme e costosa. Sviluppata su una linea di resistenza principale con una profondità di 3/400mt. con centri di resistenza in cemento o in caverna, prevedeva anche una linea antistante per l’osservazione e una serie di postazioni di artiglieria a tergo della linea principale.

Vi furono tutta una serie di direttive per la realizzazione di quest’opera titanica comprese quelle per un efficace mascheramento, mentre il Vallo fu diviso un 28 settori numerati a partire dal più occidentale. Per dare un’idea della grandiosità dell’opera basti ricordare che a supporto di essa furono aperti 1978 Km. di strade e furono utilizzati 40.000 operai. I cantieri furono chiusi nell’ottobre 1942. L’opera fu edificata tra alti e bassi, problemi tecnici di costruzione e dubbi di natura strategica. Effettivamente non ebbe modo di dimostrare la sua validità, visto che dopo il settembre 1943 iniziò un’opera di saccheggio da parte dei civili e poi sporadicamente partigiani e tedeschi la utilizzarono come rifugio o deposito. Fu parzialmente smantellata dopo la guerra, in ossequio al Trattato di Parigi del 1947, ma solamente ad ovest e unicamente per le opere di difesa attiva, non quelle riguardanti un uso logistico. Alcune opere, vista la mutata linea di confine postbellica, passarono sotto la Francia. Ad est invece le opere del Vallo disposte in montagna ripresero vita, venendo adeguate ed integrate nelle difese Nato. È interessante ricordare che per il presidio di quest’opera fu creato nel 1934 un apposito Corpo chiamato Guardia di Frontiera (GaF). Suddivisa in 28 settori di copertura era composta da 8 comandi con 63.000 uomini, poteva contare su 1000 fortificazioni, 7000 mitragliatrici, 1000 mortai, 2000 pezzi di artiglieria (2). Sciolta dopo la guerra i compiti della GaF passarono prima ai battaglioni di posizione e poi alla fanteria d’arresto.

Dopo la guerra, con l’entrata dell’Italia nella Nato, il confine nordorientale italiano assunse nuova importanza e le opere del vallo furono riadattate e modernizzate adeguandole con protezioni NBC3 e armamenti più recenti. Le opere furono divise in 2 gruppi, quelle di Tipo A presidiate e pronte e quelle di tipo B non presidiate ma mantenute efficienti.





Tavola 1. Il Vallo Alpino.

https://www.associazionenazionalefantiarresto.itopere-e-armiarmindividualiopere.jpg 15.03.202

(continua  La II parte sarà pubblicata il 31 gennaio 2022 su questo blog)

domenica 9 gennaio 2022

LIMES, Rivista Italiana di Geopolitica Dicembre 2021

 


Dal cosmo incantato alle orbite contestate. Cina e Russia insidiano il dominio USA. Homo Sapiens può diventare cosmicus?

giovedì 30 dicembre 2021

Le 10 Carte che spiegano il Mondo


Emeroteca del CESVAM
info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org



 

lunedì 20 dicembre 2021

LIMES Rivista Italian di Geopolitica, 2021 n. 10 Ottobre.

Prevedere l'avvenire non si può, si deve. Noi nel mondo del 2051. Progetti e vincoli strategici dei Grandi



 

lunedì 29 novembre 2021

Terrorismo. Le tendenze del 2020

  I decessi per terrorismo sono scesi per il quinto anno consecutivo nel 2019 a 13.826 morti, con un calo del 15% rispetto all'anno precedente.

– Le regioni del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA), della Russia e dell'Eurasia, del Sud America e dell'Asia meridionale hanno registrato un calo dei decessi per terrorismo di almeno il 20%. – Sebbene il terrorismo sia diminuito nella maggior parte delle regioni, è diventato più diffuso in altre. Sette dei dieci paesi con il maggiore aumento del terrorismo erano nell'Africa sub-sahariana. – Il Burkina Faso ha avuto il maggiore aumento del terrorismo, dove i decessi sono aumentati del 590 per cento a 593. Segue lo Sri Lanka, dove i decessi per terrorismo sono aumentati da uno nel 2018 a 266 nel 2019. – L'Afghanistan resta il Paese con il maggior impatto del terrorismo. Tuttavia, le morti per terrorismo nel paese sono diminuite nel 2019 per la prima volta in tre anni. – I talebani sono rimasti il ​​gruppo terroristico più letale al mondo nel 2019. Tuttavia, le morti per terroristi attribuite al gruppo sono diminuite del 18% a 4.990. Resta da vedere se i colloqui di pace in Afghanistan avranno un impatto sostanziale sull'attività terroristica.

venerdì 19 novembre 2021

Emissione di Anidride Carbonica dal 2010 al oggi


Diversi paesi ricchi hanno disaccoppiato la crescita del PIL dalle emissioni. Molti paesi come la Cina e l'India hanno aumentato le loro emissioni di carbonio negli ultimi dieci anni, ma questo è stato grosso modo bilanciato dalla riduzione delle emissioni dall'America e da gran parte dell'Europa. In totale 76 paesi hanno ridotto la loro produzione di CO2 pro capite di oltre il 5% dal 2010.

Fonte Institute for Ecomomics and Peace. Newsletter Future Trend

 

domenica 31 ottobre 2021

Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo


 L'Atlante è Presente nella Biblioteca del CESVAM (www.istitutodelnastroazzurro.org)

Info: www.atlanteguerra.it

mercoledì 20 ottobre 2021

La Galassia dell'Intelligence


 Master in Terrorismo e Antiterrorimo Internazionale. Modulo 7 Intelligence. Servizi Segreti. Che cosa sono.

Riportato in forma grafica la galassia delle attività in cui si articla l'Intelligence.

mercoledì 29 settembre 2021

Stati Uniti: la lotta al terrorismo

 

Terrorist Assets Report 2020

The Department of the Treasury’s Office of Foreign Assets Control (OFAC) is the lead U.S. government agency responsible for administering economic sanctions designed to combat terrorism. These sanctions entail the blocking of assets in order to target international terrorist organizations and their supporters.

OFAC has released its Twenty-ninth Annual Report to the Congress on Assets in the United States Relating to Terrorist Countries and Organizations Engaged in International Terrorism for calendar year 2020.

Implementation of U.S. economic sanctions programs requires OFAC to identify individuals or entities for designation, to assist parties in complying with its regulatory efforts, and to enforce monetary penalties against those who do not cooperate.

As of December 31, 2020 approximately $63 million relating to Specially Designated Global Terrorists (SDGTs) and Foreign Terrorist Organizations (FTOs) has been blocked. In addition, approximately $140.76 million in assets have been identified as related to the three designated state sponsors of terrorism (Iran, Syria, North Korea).


For more information, check out HSDL’s Featured Topic on Global Terrorism. Please note an HSDL login is required to view some of these resources.

Need help finding something? Ask one of our librarians for assistance!

venerdì 24 settembre 2021

Rivista QUADERNI n. 2 del 2021 - Aprile - Giugno 2021

 



Nota redazionale

Come noto, questa rivista, espressione del sostegno ai master di primo livello attivati, per l’area forze armate, presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma, sui temi di storia militare e politica militare, è articolata, conseguentemente, su due versanti, il primo dedicato alla storia ed il secondo dedicato alla geografia, e, per estensione alla geografia politica economica e quindi alla geopolitica.

 

Questo numero, per la parte di storia, ospita contributi relativi alla data centenaria della traslazione del Milite Ignoto, sulla scia dei contributi pubblicati nei numeri precedenti. Da sottolineare la pubblicazione integrale del Calendario Azzurro del 2021 dedicato al Milite Ignoto, sintesi felice ed eccellente predisposta da Antonio Daniele. Seguono gli articoli di tre laureati al Master di Storia Militare, uno, di Augusto Angelini (epoca napoleonica) sulla ricostruzione della battaglia di Salamanca, l’altro di Sotorios E. Drokalos (seconda guerra mondiale) che ci dà la versione greca della nostra aggressione al suo paese nel 1940. Infine il terzo contributo di Romano Olevano dedicato ad un tema, il soldati del primo tricolore che la copertina del numero passato aveva preannunciato come tema di trattazione.

 

Per la parte geografica l’articolo Valentina Trogu che tratta del rapporto tra la sociologia e scienze strategiche, è rinviato al numero 4 del 2021 per ragioni di spazio, mentre in geopolitica delle prossime sfide si tratta dell’impatto del Governo Draghi nei rapporti internazionali dell’Italia. In Scenari una breve scheda della influenza che ancora oggi hanno i principi e dogmi dell’Impero romano e della sua eredità.

 

Nelle rubriche, quelle relative al CESVAM si riportano alcune peculiari attività del Centro, con la pubblicazione dei Bandi relativi alle due nuove iniziative, ovvero l’attivazione del Master dedicato al Terrorismo e all’Antiterrorismo Internazionale, e al Corso di Aggiornamento e Specializzazione sempre sullo stesso argomento riservato anche ai diplomati, mentre gli Indici della rivista QUADERNI ON LINE si riferiscono al I trimestre del 2021 Ulteriori notizie sulla attività del CESVA sono possibili trovarle sulla home page della piattaforma www.cesvam.org alla rubrica “Eventi” ed alla rubrica “Notizia CESVAM”, La rubrica di chiusura riporta la iconografia della Brigata “Caltanisetta”, della prima guerra mondiale, come tradizione di questa rivista.

Da ultimo, l’editoriale del Presidente Nazionale ed il Post editoriale del Direttore del Periodico anche per questo numero sono intonati al tema della celebrazione del Milite Ignoto, nel solco delle scelte sopra dette, e dei contenuti evidenziati nella pubblicazione consorella.

(massimo coltrinari)

Il prossimo numero 3 del 2021, 20° della Serie, sarà dedicato, come continuazione del n. 3 del 2019, 16° della Serie, al CESVAM Report. Settembre 2019- Agosto 2021 ove si illustreranno le attività e le realizzazioni dell’ultimo biennio.  (massimo Coltrinari)

 

In I di Copertina: Il Milite Ignoto Cerimonia del 4 Novembre 1921 all’Altare della Patria.

 


martedì 21 settembre 2021

LImes n. 7 del 2021 Il regno disunito

 Limes n. 7 del 201 vds. indice in www.coltrinariatlanteoceania.blogspot.com in data 20 settembre 2021


giovedì 9 settembre 2021

Afganistan. I Talebani non perdono tempo

Annunciato il nuovo esecutivo dell'Emirato islamico d'Afghanistan. Governo teocratico, a interim e pashtun

 Uno-due. Doppietta veloce e muscolare dei Talebani. Spallata militare e stretta politica. Il nuovo Emirato islamico d’Afghanistan nasce con una duplice offensiva, in poco più di un mese. Prima la rapida marcia verso Kabul, poi tra Kandahar e la capitale le consultazioni sul nuovo esecutivo. Tutto targato turbanti neri, pashtun. Legittimità religiosa, continuità di orientamento, serrata dei ranghi. Premiata la vecchia guardia, garante della longevità e purezza ideologica del movimento. Ma anche la componente militare, i cui successi ne hanno consolidato la posizione e garantito posti importanti. Fuori dall’esecutivo tutti gli altri. A partire dagli esponenti della defunta Repubblica islamica.

Giuliano Battiston (lettera22.redazione@gmail.com

Leggi tutto l'articolo si www.lettera22.it

martedì 31 agosto 2021

Rivista QUADERNI N. 1 del 2021 Gennaio Marzo 2021

Info: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

 

venerdì 20 agosto 2021

Rivista LIMES N. 6 2021. SE Crolla la Russia?

LIMES
 Il n. 6 del 2021 tratta del tema del Crollo della Russia  e la Nato, ormai giunta alle porte dell'impero di Putin
 Dopo l'Ucraina anche la Bielorussia nella sfera ella Nato
 La rivista risponde alla domanda perche all'America serve quel nemico

 Mentre si sta consumando la tragedia dell'Afganistan, dove la Nato è stata sconfitta
 l'amministazione Biden dovrebbe riflettere attentamente prima di trascinare in una nuova sconfitta una alleanza che era nato per difendere i valori occidentali




 

martedì 10 agosto 2021

Afganistan: la situazione diviene sempre più preoccupante

 La situazione in Afganistan diviene di giorno in giorno sempre più preoccupante, a seguito del costante ritiro delle truppe statunitensi dalle aree periferiche per concentrarsi su Kabul. Tutti gli altri alleati europei compresa la Gran Bretagna e l'Italia hanno completato il ritiro delle loro truppe consegnando caserme siti ed equipaggiamenti all'Esercito AFgano. Il Governo di Kabul assicura la sua tenuta, ma l'avanzata dei talebani è costate di fronte al fatto che le diserzioni sono all'ordine del giorno. Intere provincie non sono più sotto il controllo del governo centrale. La tenuta della compagine governativa e dello Stato afgano è messa a dura prova. In questi giorni si vedrà se la presenza occidentale in questo paese ha avuto qualche incidenza nella realtà socio-politica afgana oppure è stata solo un volontà di controllo di un area ritenuta terra di terroristi

sabato 31 luglio 2021

Rivista QUADERNI n. 4 del 2020 Ottobre - Novembre 2021

Info: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org



 

lunedì 19 luglio 2021

Rivista LImes N: 4 del 2021

Rivista LIMES

Il Triangolo SI
Roma Parigi Berlino dove ci gi0chiamo tutto
 La riscoperta dell'Occidente europeo
A che può servici l'intesa con la Francia




 

venerdì 9 luglio 2021

Master in Terrorismo ed Anti Terrorimo Internazionale

 Missione:

 

Il Master di 1°Livello  si prefigge di dare gli elementi di base e di confronto, nell’abito del concetto di guerra, del Terrorismo che viene intesa quindi come una forma di guerra in uso fin dai tempi più remoti fra persone, gruppi partiti, Stati coalizioni e potenze al fine di raggiungere i proprio obiettivi e far prevalere la propria volontà e la propria idea. Nella conduzione di questa guerra, a livello di Stati o Coalizioni di Stati o parte i essi, chi constata che non ha i messi e le risorse per condurre una guerra classica, o una guerra rivoluzionaria o una guerra sovversiva, e quindi non può  condurre una strategia da forte a forte, sia come schieramento di forze ed esercti sia come forma di guerriglia o guerra per bande non ha altra scelta che adottare la la forma del terrorismo, ovvero una strategia del debole verso il forte, nella speranza che il forte, commettendo errori e scelte errate contribuisca a ridurre il divario di forze esistente per poter passare quindi alla guerriglia e quindi alla guerra vera e propria per il raggiungimento della vittoria.

 A livello di partiti, gruppi di pressione, gruppi aggregatesi su basi motivazionale persone la forma di terrorismo rappresenta l’unica forma di azione contro il forte, pena la non possibilità di agire e l’impotenza.

 

IL corso nel suo versante Terrorismo” offre una panoramica di questa forma di lotta, mentre nel versante “Anti Terrorismo offre una panoramica di come ci si difende e si contrasta questa forma di lotta.

martedì 29 giugno 2021

Master in Terrorismo ed Anti Terrorismo

 

Il Master, come da nota del 20 giugno 2021 su questo blog, è basato sul concetto di Guerra. La guerra viene condotta attraverso una Strategia. Noi prendiamo in esame la Strategia del debole verso il forte, tipica di chi adotta la formula del Terrorismo. 

1. Guerra. Concetto e Definizione.

 

La guerra è un fenomeno sociale, che esiste da quando l’uomo è su questa terra. Un fenomeno che, promuovendo la fabbricazione di armi, è stato anche considerato come uno dei più potenti ed incisivi stimoli al progresso dell’uomo stesso.

Dare una definizione di “Guerra” che sia esatta e scientifica appare quanto mai azzardato; già numerosi studiosi ed esperi, oggi e ieri, ci hanno provato con risultati sempre opinabili. Conviene, quindi, proporre l’approccio, aperto a tutto, che considera la “Guerra” come un fenomeno naturale innato nell’uomo, una sua caratteristica  genetica, limitandoci, a richiamare alcuni concetti essenziali, che nel corso della trattazione citeremo, al fine di avere, al termine di questo ciclo di lezioni, un quadro abbastanza approssimativo di che cosa è la guerra da cui ognuno può formulare la sua idea di “Guerra”, che potrà poi confrontare con le varie definizioni che i vari autori e studiosi, in gran parte citati in bibliografia, hanno formulato nel tempo.

 

Primo concetto che si propone di prendere in esame che può essere utile alla definizione di “Guerra”, è che la “Guerra” è un evento biunivoco (ovvero si manifesta sempre tra due soggetti o parti)  di vaste proporzioni, con enormi interessi in gioco che, pur nei suoi aspetti peculiari, di cui poi diremo ( guerra classica, guerra rivoluzionaria, guerra sovversiva) e nei modi di condurla (classica, guerriglia, terrorismo, asimmetrica) si manifesta sempre in due forme distinte:

. l’offensiva, nella quale una delle due parti si assume l’iniziativa per imporre la propria volontà all’altra parte, ovvero all’avversario;

. la difensiva, nella quale una delle due parti rinuncia, almeno temporaneamente, a prendere ogni iniziativa offensiva o per necessità, o per vero e proprio stato di inferiorità, o per opportunità, determinata dalla situazione contingente.

 

Altro concetto è che la “Guerra” non si basa sul diritto, ma sulla forza, per cui non è in sé né giusta né ingiusta, né etica, né non etica, né morale né immorale, mentre sono le cause, sia quelle lontane o remote, che quelle apparenti e quelle reali, di chi opera che possono renderla tale. Non manca,  la “Guerra”, però, di una propria etica o di una propria morale,  formatasi entrambe naturalmente nel corso dei secoli perché l’uomo, incivilendo, non ha saputo rinunciare alla lotta armata come mezzo di risoluzione delle controversie interne o esterne alla società di riferimento, ma ha avvertito la necessità, per impulsi religiosi, o di coscienza, o sotto la spinta del sentimento delle opinioni pubbliche nei paesi più sviluppati, di mitigare gli orrori che la “Guerra” genera stabilendo delle regole di comportamento.

 

Risale, ad esempio, a tempo immemorabile l’usanza di concordare tregue per lo sgombero dei ammalati e dei feriti in combattimento, nel dare onorata e degna sepoltura ai morti. Dalla seconda metà dell’ottocento, prima in Europa, in un mondo eurocentrico, per poi estendersi a tutto il Pianeta, sono stati stipulati accordi internazionali per attenuare gli orrori e le conseguenze della Guerra.

Dopo la battaglia di Solferino, in Italia, durante la II Guerra di Indipendenza combattuta da Sardi e Francesi contro gli Austriaci, nel 1859, nasce l’idea di soccorre e rispettare i feriti, che quattro anni dopo darà vita alla Croce Rossa Internazionale, che poi si organizzerà in ogni stato come Croce Rossa nazionale.

Si svilupperanno  via via convenzioni e trattati, tra cui la proibizione dell’uso di armi e aggressivi particolari (Convenzione dell’Aja del 1899, e di Waschington nel 19125). Convenzioni sono state sottoscritte per codificare alcuni principi morali tra i quali l’obbligo di non iniziare le ostilità senza la preventiva dichiarazione di guerra (Convenzione dell’Aja del 1907) e quelle riferite al trattamento dei prigionieri di Guerra (Convenzione di Ginevra del 1929, dopo la Prima Guerra Mondiale, e la Convenzione sempre di Ginevra, del 1949 ed i protocolli aggiuntivi del 1977 dopo la Seconda Guerra Mondiale)[1]

 Il limite di queste Convenzioni è palese:  hanno come parti gli Stati; quando la guerra è condotta non da Stati ma da elementi che sono il sottostato (Etnie, Tribù, Clan, Movimenti ecc.) queste convenzioni, non essendo state sottoscritte dai soggetti predetti, vengono ignorate.

 

La Guerra è un fenomeno complesso, quindi,  avente carattere unitario, ma che, ai fini pratici, può essere esaminato settorialmente secondo le tradizionali branche che formano specifiche materie di studio e di attività, che però hanno sempre come base la guerra stessa nel suo significato il più ampio possibile, ben oltre il contesto militare. Queste branche concorrono anche loro a definire il fenomeno “Guerra”

Rimanendo in questo ambito, abbiamo infatti:

. la strategia, come vedremo, che si occupa della suprema direzione politica della guerra, sia dell’impostazione, dell’organizzazione e della condotta delle operazioni militari su vasta scala;

. l‘organica, che fissa gli ordinamenti e ripartisce il potenziale bellico dello Stato, o della Coalizione di Stati.

. la tattica, che si può definire come l’arte di disporre e far muovere le truppe sul campo di battaglia;

. la logistica, che assicura il funzionamento dei Servizi operando nei settori base dei rifornimenti, dei recuperi e degli sgomberi

. l”intelligence”  meglio definito in italiano come “servizio informativo”, che provvede sia alla ricerca, alla raccolta ed alla valutazione delle notizie riguardanti il nemico sia alla tutela del segreto (ovvero azione contro informativa, cioè il controspionaggio)

Queste “branche” sono presenti in tutti tipi di guerra. Lo Stato Islamico, che non è uno Stato, ma una entità sottostatale, nella guerra che conduce contro il mondo occidentale ed in particolare contro l’Europa, non può non avere una strategia, un ordinamento delle forze a disposizione, una tattica, una logistica, un “intelligence”.

Altri esempio possono essere fatti, ma a prescindere ai soggetti la “Guerra”, ripetiamo, fenomeno complesso ma unitario, ha sempre questi elementi, che noi abbiamo definito “branche”, ma che possono assumere altri nomi, ma i cui contenuti sono i medesimi.

Un breve cenno occorre dare per che cosa intendiamo per conflitto.

Il conflitto ha diversi significati.  Dal latino “conflictus”, “urto, scontro”. E’ applicato in vari campi come urto, contrasto, opposizione, ovvero conflitto di sentimenti, di passioni,  conflitto fra due partiti, sindacale ecc.  In sociologia, è inteso come la relazione antagonista tra soggetti individuali o collettivi, tra genitori e figli; nel campo sociale, abbiamo i conflitti di classe; in psicologia, conflitto psichico, ovvero uno stato di tensione e di squilibrio in un individuo; in diritto, conflitto di norme ecc.

Premesso questo, per il momento, noi riportiamo il concetto di conflitto nell’ambito del concetto di guerra “Guerra”, di cui sopra, riservandoci ulteriori affinamenti.



[1]Si parla, quindi, di Diritto Umanitario, o di Diritto Bellico, branca del Diritto Internazionale. Al Riguardo cfr. L’opera di M. Marchigiano, nel quadro delle pubblicazioni del Ministero della Difesa in tema di diritto umanitario