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LIMES, Rivista Italiana di Geopolitica

Rivista LIMES n. 10 del 2021. La Riscoperta del Futuro. Prevedere l'avvenire non si può, si deve. Noi nel mondo del 2051. Progetti w vincoli strategici dei Grandi

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mercoledì 29 settembre 2021

Stati Uniti: la lotta al terrorismo

 

Terrorist Assets Report 2020

The Department of the Treasury’s Office of Foreign Assets Control (OFAC) is the lead U.S. government agency responsible for administering economic sanctions designed to combat terrorism. These sanctions entail the blocking of assets in order to target international terrorist organizations and their supporters.

OFAC has released its Twenty-ninth Annual Report to the Congress on Assets in the United States Relating to Terrorist Countries and Organizations Engaged in International Terrorism for calendar year 2020.

Implementation of U.S. economic sanctions programs requires OFAC to identify individuals or entities for designation, to assist parties in complying with its regulatory efforts, and to enforce monetary penalties against those who do not cooperate.

As of December 31, 2020 approximately $63 million relating to Specially Designated Global Terrorists (SDGTs) and Foreign Terrorist Organizations (FTOs) has been blocked. In addition, approximately $140.76 million in assets have been identified as related to the three designated state sponsors of terrorism (Iran, Syria, North Korea).


For more information, check out HSDL’s Featured Topic on Global Terrorism. Please note an HSDL login is required to view some of these resources.

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venerdì 24 settembre 2021

Rivista QUADERNI n. 2 del 2021 - Aprile - Giugno 2021

 



Nota redazionale

Come noto, questa rivista, espressione del sostegno ai master di primo livello attivati, per l’area forze armate, presso la Università degli Studi N. Cusano Telematica Roma, sui temi di storia militare e politica militare, è articolata, conseguentemente, su due versanti, il primo dedicato alla storia ed il secondo dedicato alla geografia, e, per estensione alla geografia politica economica e quindi alla geopolitica.

 

Questo numero, per la parte di storia, ospita contributi relativi alla data centenaria della traslazione del Milite Ignoto, sulla scia dei contributi pubblicati nei numeri precedenti. Da sottolineare la pubblicazione integrale del Calendario Azzurro del 2021 dedicato al Milite Ignoto, sintesi felice ed eccellente predisposta da Antonio Daniele. Seguono gli articoli di tre laureati al Master di Storia Militare, uno, di Augusto Angelini (epoca napoleonica) sulla ricostruzione della battaglia di Salamanca, l’altro di Sotorios E. Drokalos (seconda guerra mondiale) che ci dà la versione greca della nostra aggressione al suo paese nel 1940. Infine il terzo contributo di Romano Olevano dedicato ad un tema, il soldati del primo tricolore che la copertina del numero passato aveva preannunciato come tema di trattazione.

 

Per la parte geografica l’articolo Valentina Trogu che tratta del rapporto tra la sociologia e scienze strategiche, è rinviato al numero 4 del 2021 per ragioni di spazio, mentre in geopolitica delle prossime sfide si tratta dell’impatto del Governo Draghi nei rapporti internazionali dell’Italia. In Scenari una breve scheda della influenza che ancora oggi hanno i principi e dogmi dell’Impero romano e della sua eredità.

 

Nelle rubriche, quelle relative al CESVAM si riportano alcune peculiari attività del Centro, con la pubblicazione dei Bandi relativi alle due nuove iniziative, ovvero l’attivazione del Master dedicato al Terrorismo e all’Antiterrorismo Internazionale, e al Corso di Aggiornamento e Specializzazione sempre sullo stesso argomento riservato anche ai diplomati, mentre gli Indici della rivista QUADERNI ON LINE si riferiscono al I trimestre del 2021 Ulteriori notizie sulla attività del CESVA sono possibili trovarle sulla home page della piattaforma www.cesvam.org alla rubrica “Eventi” ed alla rubrica “Notizia CESVAM”, La rubrica di chiusura riporta la iconografia della Brigata “Caltanisetta”, della prima guerra mondiale, come tradizione di questa rivista.

Da ultimo, l’editoriale del Presidente Nazionale ed il Post editoriale del Direttore del Periodico anche per questo numero sono intonati al tema della celebrazione del Milite Ignoto, nel solco delle scelte sopra dette, e dei contenuti evidenziati nella pubblicazione consorella.

(massimo coltrinari)

Il prossimo numero 3 del 2021, 20° della Serie, sarà dedicato, come continuazione del n. 3 del 2019, 16° della Serie, al CESVAM Report. Settembre 2019- Agosto 2021 ove si illustreranno le attività e le realizzazioni dell’ultimo biennio.  (massimo Coltrinari)

 

In I di Copertina: Il Milite Ignoto Cerimonia del 4 Novembre 1921 all’Altare della Patria.

 


martedì 21 settembre 2021

LImes n. 7 del 2021 Il regno disunito

 Limes n. 7 del 201 vds. indice in www.coltrinariatlanteoceania.blogspot.com in data 20 settembre 2021


giovedì 9 settembre 2021

Afganistan. I Talebani non perdono tempo

Annunciato il nuovo esecutivo dell'Emirato islamico d'Afghanistan. Governo teocratico, a interim e pashtun

 Uno-due. Doppietta veloce e muscolare dei Talebani. Spallata militare e stretta politica. Il nuovo Emirato islamico d’Afghanistan nasce con una duplice offensiva, in poco più di un mese. Prima la rapida marcia verso Kabul, poi tra Kandahar e la capitale le consultazioni sul nuovo esecutivo. Tutto targato turbanti neri, pashtun. Legittimità religiosa, continuità di orientamento, serrata dei ranghi. Premiata la vecchia guardia, garante della longevità e purezza ideologica del movimento. Ma anche la componente militare, i cui successi ne hanno consolidato la posizione e garantito posti importanti. Fuori dall’esecutivo tutti gli altri. A partire dagli esponenti della defunta Repubblica islamica.

Giuliano Battiston (lettera22.redazione@gmail.com

Leggi tutto l'articolo si www.lettera22.it

martedì 31 agosto 2021

Rivista QUADERNI N. 1 del 2021 Gennaio Marzo 2021

Info: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

 

venerdì 20 agosto 2021

Rivista LIMES N. 6 2021. SE Crolla la Russia?

LIMES
 Il n. 6 del 2021 tratta del tema del Crollo della Russia  e la Nato, ormai giunta alle porte dell'impero di Putin
 Dopo l'Ucraina anche la Bielorussia nella sfera ella Nato
 La rivista risponde alla domanda perche all'America serve quel nemico

 Mentre si sta consumando la tragedia dell'Afganistan, dove la Nato è stata sconfitta
 l'amministazione Biden dovrebbe riflettere attentamente prima di trascinare in una nuova sconfitta una alleanza che era nato per difendere i valori occidentali




 

martedì 10 agosto 2021

Afganistan: la situazione diviene sempre più preoccupante

 La situazione in Afganistan diviene di giorno in giorno sempre più preoccupante, a seguito del costante ritiro delle truppe statunitensi dalle aree periferiche per concentrarsi su Kabul. Tutti gli altri alleati europei compresa la Gran Bretagna e l'Italia hanno completato il ritiro delle loro truppe consegnando caserme siti ed equipaggiamenti all'Esercito AFgano. Il Governo di Kabul assicura la sua tenuta, ma l'avanzata dei talebani è costate di fronte al fatto che le diserzioni sono all'ordine del giorno. Intere provincie non sono più sotto il controllo del governo centrale. La tenuta della compagine governativa e dello Stato afgano è messa a dura prova. In questi giorni si vedrà se la presenza occidentale in questo paese ha avuto qualche incidenza nella realtà socio-politica afgana oppure è stata solo un volontà di controllo di un area ritenuta terra di terroristi

sabato 31 luglio 2021

Rivista QUADERNI n. 4 del 2020 Ottobre - Novembre 2021

Info: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org



 

lunedì 19 luglio 2021

Rivista LImes N: 4 del 2021

Rivista LIMES

Il Triangolo SI
Roma Parigi Berlino dove ci gi0chiamo tutto
 La riscoperta dell'Occidente europeo
A che può servici l'intesa con la Francia




 

venerdì 9 luglio 2021

Master in Terrorismo ed Anti Terrorimo Internazionale

 Missione:

 

Il Master di 1°Livello  si prefigge di dare gli elementi di base e di confronto, nell’abito del concetto di guerra, del Terrorismo che viene intesa quindi come una forma di guerra in uso fin dai tempi più remoti fra persone, gruppi partiti, Stati coalizioni e potenze al fine di raggiungere i proprio obiettivi e far prevalere la propria volontà e la propria idea. Nella conduzione di questa guerra, a livello di Stati o Coalizioni di Stati o parte i essi, chi constata che non ha i messi e le risorse per condurre una guerra classica, o una guerra rivoluzionaria o una guerra sovversiva, e quindi non può  condurre una strategia da forte a forte, sia come schieramento di forze ed esercti sia come forma di guerriglia o guerra per bande non ha altra scelta che adottare la la forma del terrorismo, ovvero una strategia del debole verso il forte, nella speranza che il forte, commettendo errori e scelte errate contribuisca a ridurre il divario di forze esistente per poter passare quindi alla guerriglia e quindi alla guerra vera e propria per il raggiungimento della vittoria.

 A livello di partiti, gruppi di pressione, gruppi aggregatesi su basi motivazionale persone la forma di terrorismo rappresenta l’unica forma di azione contro il forte, pena la non possibilità di agire e l’impotenza.

 

IL corso nel suo versante Terrorismo” offre una panoramica di questa forma di lotta, mentre nel versante “Anti Terrorismo offre una panoramica di come ci si difende e si contrasta questa forma di lotta.

martedì 29 giugno 2021

Master in Terrorismo ed Anti Terrorismo

 

Il Master, come da nota del 20 giugno 2021 su questo blog, è basato sul concetto di Guerra. La guerra viene condotta attraverso una Strategia. Noi prendiamo in esame la Strategia del debole verso il forte, tipica di chi adotta la formula del Terrorismo. 

1. Guerra. Concetto e Definizione.

 

La guerra è un fenomeno sociale, che esiste da quando l’uomo è su questa terra. Un fenomeno che, promuovendo la fabbricazione di armi, è stato anche considerato come uno dei più potenti ed incisivi stimoli al progresso dell’uomo stesso.

Dare una definizione di “Guerra” che sia esatta e scientifica appare quanto mai azzardato; già numerosi studiosi ed esperi, oggi e ieri, ci hanno provato con risultati sempre opinabili. Conviene, quindi, proporre l’approccio, aperto a tutto, che considera la “Guerra” come un fenomeno naturale innato nell’uomo, una sua caratteristica  genetica, limitandoci, a richiamare alcuni concetti essenziali, che nel corso della trattazione citeremo, al fine di avere, al termine di questo ciclo di lezioni, un quadro abbastanza approssimativo di che cosa è la guerra da cui ognuno può formulare la sua idea di “Guerra”, che potrà poi confrontare con le varie definizioni che i vari autori e studiosi, in gran parte citati in bibliografia, hanno formulato nel tempo.

 

Primo concetto che si propone di prendere in esame che può essere utile alla definizione di “Guerra”, è che la “Guerra” è un evento biunivoco (ovvero si manifesta sempre tra due soggetti o parti)  di vaste proporzioni, con enormi interessi in gioco che, pur nei suoi aspetti peculiari, di cui poi diremo ( guerra classica, guerra rivoluzionaria, guerra sovversiva) e nei modi di condurla (classica, guerriglia, terrorismo, asimmetrica) si manifesta sempre in due forme distinte:

. l’offensiva, nella quale una delle due parti si assume l’iniziativa per imporre la propria volontà all’altra parte, ovvero all’avversario;

. la difensiva, nella quale una delle due parti rinuncia, almeno temporaneamente, a prendere ogni iniziativa offensiva o per necessità, o per vero e proprio stato di inferiorità, o per opportunità, determinata dalla situazione contingente.

 

Altro concetto è che la “Guerra” non si basa sul diritto, ma sulla forza, per cui non è in sé né giusta né ingiusta, né etica, né non etica, né morale né immorale, mentre sono le cause, sia quelle lontane o remote, che quelle apparenti e quelle reali, di chi opera che possono renderla tale. Non manca,  la “Guerra”, però, di una propria etica o di una propria morale,  formatasi entrambe naturalmente nel corso dei secoli perché l’uomo, incivilendo, non ha saputo rinunciare alla lotta armata come mezzo di risoluzione delle controversie interne o esterne alla società di riferimento, ma ha avvertito la necessità, per impulsi religiosi, o di coscienza, o sotto la spinta del sentimento delle opinioni pubbliche nei paesi più sviluppati, di mitigare gli orrori che la “Guerra” genera stabilendo delle regole di comportamento.

 

Risale, ad esempio, a tempo immemorabile l’usanza di concordare tregue per lo sgombero dei ammalati e dei feriti in combattimento, nel dare onorata e degna sepoltura ai morti. Dalla seconda metà dell’ottocento, prima in Europa, in un mondo eurocentrico, per poi estendersi a tutto il Pianeta, sono stati stipulati accordi internazionali per attenuare gli orrori e le conseguenze della Guerra.

Dopo la battaglia di Solferino, in Italia, durante la II Guerra di Indipendenza combattuta da Sardi e Francesi contro gli Austriaci, nel 1859, nasce l’idea di soccorre e rispettare i feriti, che quattro anni dopo darà vita alla Croce Rossa Internazionale, che poi si organizzerà in ogni stato come Croce Rossa nazionale.

Si svilupperanno  via via convenzioni e trattati, tra cui la proibizione dell’uso di armi e aggressivi particolari (Convenzione dell’Aja del 1899, e di Waschington nel 19125). Convenzioni sono state sottoscritte per codificare alcuni principi morali tra i quali l’obbligo di non iniziare le ostilità senza la preventiva dichiarazione di guerra (Convenzione dell’Aja del 1907) e quelle riferite al trattamento dei prigionieri di Guerra (Convenzione di Ginevra del 1929, dopo la Prima Guerra Mondiale, e la Convenzione sempre di Ginevra, del 1949 ed i protocolli aggiuntivi del 1977 dopo la Seconda Guerra Mondiale)[1]

 Il limite di queste Convenzioni è palese:  hanno come parti gli Stati; quando la guerra è condotta non da Stati ma da elementi che sono il sottostato (Etnie, Tribù, Clan, Movimenti ecc.) queste convenzioni, non essendo state sottoscritte dai soggetti predetti, vengono ignorate.

 

La Guerra è un fenomeno complesso, quindi,  avente carattere unitario, ma che, ai fini pratici, può essere esaminato settorialmente secondo le tradizionali branche che formano specifiche materie di studio e di attività, che però hanno sempre come base la guerra stessa nel suo significato il più ampio possibile, ben oltre il contesto militare. Queste branche concorrono anche loro a definire il fenomeno “Guerra”

Rimanendo in questo ambito, abbiamo infatti:

. la strategia, come vedremo, che si occupa della suprema direzione politica della guerra, sia dell’impostazione, dell’organizzazione e della condotta delle operazioni militari su vasta scala;

. l‘organica, che fissa gli ordinamenti e ripartisce il potenziale bellico dello Stato, o della Coalizione di Stati.

. la tattica, che si può definire come l’arte di disporre e far muovere le truppe sul campo di battaglia;

. la logistica, che assicura il funzionamento dei Servizi operando nei settori base dei rifornimenti, dei recuperi e degli sgomberi

. l”intelligence”  meglio definito in italiano come “servizio informativo”, che provvede sia alla ricerca, alla raccolta ed alla valutazione delle notizie riguardanti il nemico sia alla tutela del segreto (ovvero azione contro informativa, cioè il controspionaggio)

Queste “branche” sono presenti in tutti tipi di guerra. Lo Stato Islamico, che non è uno Stato, ma una entità sottostatale, nella guerra che conduce contro il mondo occidentale ed in particolare contro l’Europa, non può non avere una strategia, un ordinamento delle forze a disposizione, una tattica, una logistica, un “intelligence”.

Altri esempio possono essere fatti, ma a prescindere ai soggetti la “Guerra”, ripetiamo, fenomeno complesso ma unitario, ha sempre questi elementi, che noi abbiamo definito “branche”, ma che possono assumere altri nomi, ma i cui contenuti sono i medesimi.

Un breve cenno occorre dare per che cosa intendiamo per conflitto.

Il conflitto ha diversi significati.  Dal latino “conflictus”, “urto, scontro”. E’ applicato in vari campi come urto, contrasto, opposizione, ovvero conflitto di sentimenti, di passioni,  conflitto fra due partiti, sindacale ecc.  In sociologia, è inteso come la relazione antagonista tra soggetti individuali o collettivi, tra genitori e figli; nel campo sociale, abbiamo i conflitti di classe; in psicologia, conflitto psichico, ovvero uno stato di tensione e di squilibrio in un individuo; in diritto, conflitto di norme ecc.

Premesso questo, per il momento, noi riportiamo il concetto di conflitto nell’ambito del concetto di guerra “Guerra”, di cui sopra, riservandoci ulteriori affinamenti.



[1]Si parla, quindi, di Diritto Umanitario, o di Diritto Bellico, branca del Diritto Internazionale. Al Riguardo cfr. L’opera di M. Marchigiano, nel quadro delle pubblicazioni del Ministero della Difesa in tema di diritto umanitario

domenica 20 giugno 2021

Master di Terrorismo ed Anti Terrorismo internazionale

 

 

 

MASTER DI I LIVELLO

IN

TERRORISMO ED ANTITERRORISMO

Obiettivi, Piani, Mezzi

 (1500 h – 60 CFU)

Anno Accademico 2021/2022  Settembre 2021 – Agosto 2022

IVI Edizione –  I Sessione

 

PROGRAMMA DIDATTICO

Modulo 1  -  Terrorismo Definizioane e metodo  -                                                          Obiettivi

Modulo 2  - Terrorismo  Corso Generale 1. Dall’antichità alla era moderna          -   Obiettivi

Modulo 3 -  Terrorismo. Corso Generale 2. L’età contemporanea                           -   Obiettivi

Modulo 4 -  Terrorismo- Forma di Guerra. La Strategia del Debole al Forte          -    Obiettivi

Modulo 5 -   Terrorismo -  Organizzazioni Terroristiche. Le motivazioni                 -   Obiettivi

Modulo 6 –  Anti Terrorismo. Intelligence. Servizi Segreti. Che Cosa sono            -    Piani

Modulo 7   - Anti Terrorismo. Intelligence. Servizi Segreti. A cosa Servono           -   Piani

Modulo 8 -   Anti Terrorismo. Corpi Speciali. Italia                                                      -  Mezzi

Modulo 9 -   Anti Terrorismo. Corpi Speciali. Estero                                                   -  Mezzi

Modulo 10 – Anti Terrorismo. La difesa dei confini                                                    -  Mezzi

 

 

  UNiversità degli Studi N. Cusano Telematica Roma

(Prosegue con nota in data 10 luglio 21)

giovedì 10 giugno 2021

Il concetto di PostVerita. Come comprendere la Brexit e il 6 Gennaio a Capitoll Hill

 

Quali parole possono definire la nostra epoca? Il coraggio omerico, la cavalleria medioevale, il lume della scienza, la spiritualità ottocentesca, l’orrore della contemporaneità…Quali parole useremo per definire l’attualità, il tempo presente, gli anni trascorsi dalla fine delle guerre mondiali, la caduta del Muro, l’avvento di internet ed i processi sociali, economici e culturali dei primi due decenni del XXI secolo? Può sembrare azzardato dirlo, ma oggi il termine che caratterizza meglio la nostra generazione è forse quello di “Post verità”. Potrebbe diventare il nostro biglietto da visita nei confronti della storia.

 Da 2016 questa parola è entrata nel gergo occidentale in riferimento a tante situazioni in cui deliberatamente facendo leva sull’emozione sulle nostre credenze e sui pregiudizi cognitivi della psicologia umana, la realtà viene distorta e si stabilisce una sequenza parallela ad essa[1] Si crea una realtà fittizia in base alla quale molti formano le loro opinioni e leggono le loro esperienze. Questo fenomeno va oltre il relativismo e l’individualismo come ami era accaduto prima, ed è considerato vero, sorretto soltanto dal desiderio e dai sentimenti a cui fa appello. Il problema che ne consegue è l’impatto che esso ha sulle azioni dell’individuo e della massa.

 Purtroppo si possono portare molti esempi. Il 16 ottobre 2020 il francese Samuel Pary, docente di scuola medi, venne decapitato percèe si disse aveva litigato con un’alunna dopo aver mostrato in classe le caricature di Charlie Hebdo. Adesso sappiamo che quella situazione non si era mai verificato: l’alunna non era presente nella classe in cui erano state mostrate le caricature e la sua espulsione dall’istituto scolastico era dovuta ad altri motivi. L’emozione l’appello alle credenze religiose hanno fatto si che ciò all’inizio non avrebbe dovuto essere niente più che una bugia di una adolescente si trasformasse in odio e in tragedia. Certo dietro a molte di queste situazioni si celano le fake news notizie che in tanti momenti potrebbero farci sorridere se non fossero per le loro conseguenze………..

Non potremmo comprendere fenomeni come la Brexit e le elezioni statunitensi se non tenessimo conto di tale processo di invenzione. Questa generazione di verità fittizie , di affermazione false sulla realtà che finiscono per trovare riscontro nei fatti è un elemento caratteristico del nostro tempo, un vero e proprio virus inoculato nella nostra cultura.”

 

Da “Come fare storia ai tempi della postverità?, di Pedro Rodriguez Lopez, S.I., in La Civiltà Cattolica 2021 II, 332-346 n. 4102 (15 maggio/5 giugno 2021, pag 332.



[1] Cfr le definizioni raccolte dall’Oxford English Dictionary e dal Diccionario de la Real Academia espagnola

domenica 30 maggio 2021

Gli Stati Uniti e le percezioni reciproche tra amici,alleati ed avversari


 Fote: LIMES Rivista di Geopolitica, N. 2 Febbraio 2021

In una carta che qui riportiamo Lucio Caracciolo nel suo editoriale del n. 2 della Rivista LIMES del 2021 traccia un quadro abbastanza esaustivo, in chiave geopolitica delle percezioni che gli alleati e dei paesi del mondo occidentale hanno degli Stati Uniti dopo le vicende elettorali che sono culminate con il colpo di Stato non riuscito del 6 gennaio. L’nivazione e l’occupazione di miliziani armati ed organizzati in schiere coordinate e guidate, l’intervento tardivo ed inutile della Guardia Nazionale ed altri fattori tutti riflettenti sulla base di un piano già enunciato all’inizio della campagna elettorale (se perdiamo non accetteremo il risultato elettorale) l’amministrazione Trump ha portato l’America nella Tempesta, nella totale divisione. Una vera e propria tragedia americana. La Potenza Globale, quindi per cause interne è in piena tempesta. Gli Alleati non sanno come comportarsi di fronte a questa instabilità interna statunitense che potrebbe avere un ulteriore capitolo angoscioso fra quattro anni, alle prossime elezioni quando, forse, una diversa amministrazione cancella in poche settimane tutto quello che ha realizzato quella precedente.

La carta mostra le percezioni incrociate, che vale la pena di prenderle in considerazione.

Iniziamo dal Regno Unito, da sempre il principale partner degli Stati Uniti. La percezione da Londra a Waschington è: sempre con voi. Noi siamo nell’anglosfera. Da Waschington a Londa: Servo non sciocco. Evitiamo che si suicidi.

Francia, Stato che dono la statua della libertà agli Stati Uniti. La percezione da Parigi a Waschington è: Faremo la nostra Europa per trattare da pari. Da Waschington a Parigi: Alla fine è sempre con noi. Lasciamoli sognare.

Germania, nel dopoguerra grata agli americani per averla affrancata dal nazismo e l’estremismo di destra. La percezione da Berlino a Waschington è: satellite infido che vuole dominare l’Europa, troppo vicino a Russia e Cina; da Waschington a Berlino è: stanchi di fare i satelliti di un colosso incivile.

Italia, fragile e presuntuosa, oscillante dalla caduta del muro di Berlino tra opposte scelte, è sempre sull’orlo del baratro.  La percezione da Waschington a Roma è Evitiamo che salti in aria, minando Antieuropa; Da Roma a Waschington: vi vogliamo bene, ma amiamo anche gli altri.

Giappone, il grande alleato in Asia, parte centrale del Pivot asiatico di Obama. Da Waschington a Tokio la percezione è Massimo alleato asiatico decisivo contro la Cina; Da Tokyo a Waschington è: Usiamo le sfide Cina-America per tornare grandi.

Sul fronte degli avversari gli Stati Unti hanno prima collocato la URSS e quindi la Federazione Russia, poi, dopo lì11 settembre l’Iran, e da ultimo, in virtù del suo sviluppo la Cina

Federazione Russa, erede della sconfitta della guerra fredda, rimane una minaccia. Da chiarire ancora la vicenda delle interferenze russe nelle elezioni statunitensi del 2016. Se sono confermate per Putin è un capolavoro. Avere messo un Trump al vertice degli Stati Unti al posto di Hillary Clinton ha avuto almeno come effetto che gli Usa sono nella tempesta, quanto mai divisi, e sull’orlo della disgregazione come Unione. Anche se non vi sono prove, ma milioni di statunitensi hanno votato con il vecchio metodo della posta basata su documenti cartacei e non informatici, è un segno non trascurabile e l’amministrazione Trump fece di tutto per chiudere i centri postali elettorali, interferenze russe si sospettano anche nelle elezioni del 2020. Il clima quindi è teso La percezione da Waschington a Mosca è: Eterno nemico, da indebolire per mantenere il controllo dell’Europa.  Da Mosca a Waschington è: Saremo volentieri partner altrimenti obbligatoria l’intesa con Pechino.

Iran, il grande avversario capofila di tutti i nemici di Israele. La percezione tra Waschington e Teheran: Pericolo per noi e per Israele. Non avrà la bomba. La percezione tra Teheran e Waschington: Prima o poi avranno bisogno di noi. Se esisteremo ancora.

Cina, il grande concorrente della superpotenza globale che ha spostato l’interesse degli Usa dall’Atlantico al Pacifico, compromettendo le radici storiche e culturali dell’Unione. La percezione da Waschington a Pechino è: Nemico principale da accompagnare alla resa. Quella da Pechino a Waschington è Usa principale nemico, ma il tempo è con noi.

 

Da queste percezioni incrociate emerge un quadro abbastanza indicativo di come la potenza globale gli Stati Unti affronterà le opzioni generali. Il principale nemico è la Cina, e secondo i cinesi il tempo sta lavorando per loro, ovvero la Cina è la potenza Globale emergente, gli Stati Uniti la potenza globale discendente. Se questo è vero e gli Stati Unti dovranno ben giocare le loro carte in quanto in prospettiva, ci sarà un punto di non ritorno quando il rapporto si inverte, punto in cui o lo si accetta, oppure per evitare la soccombenza, gli Stati Uniti dovranno ricorrere alla guerra preventiva contro la Cina. Questo punto, che è stato portato in avanti grazie alla epidemia di Covid-19 si calcola che possa essere verso il 2030/2035; alcuni più pessimisti, compresi alcuni analisti cinesi, nel 2050.

Discente da questo assunto che gli Usa non si possono permettere un atteggiamento aggressivo ed intransigente con la Russia, la quale, come le dichiarazioni recenti di Putin alle accuse di Biden (metà marzo 2021) si dimostra sempre più conciliante. Questo per evitare che la Russia si avvicini sempre più a Pechino rafforzando la Cina, consa non desiderata da Mosca in quanto avrebbe con Pechino sempre un rapporto di subalternità.

Una revisione totale della politica Usa si impone in Medio Oriente. Fallimento in Afganistan preceduto dalla distruzione del principale alleato Saddam Hussein e quindi un Irak instabile e diviso, la Siria a pezzi, tanto da far parlare di più Irak e più Sirie, hanno portato a perdere come alleato la Turchia. Aver seguito l’estremismo di destra israeliano nella sua folle ottusità di avere nemici sempre e comunque nel mondo arabo ha fatto sì che l’Iran divenisse un paese chiave per risolvere questo puzzle da cui gli Usa non hanno né amici e alleati.

Gli Alleati Europei rappresentato il versato degli “amici”. Considerare la Germania come oggi è considerato da Waschington è un ulteriore fattore di debolezza. Impedire ogni rapporto con la Russia, impedire una ascesa alla leaderschip in Europa significa indebolire non solo i propri alleati ma anche perdere fiducia dagli stessi. È sempre necessario avere un capofila e la Germania, uscita la Gran Bretagna è l’unica in grado di condurre l’Unione Europea ad una coesione in politica internazionale che nessun altro paese può vantare.

La Francia vuole l’Europa, vuole la leaderschip ma non ha né la forza né la capacità, nonostante tutti i sogni di “grandeur”, mentre l’Italia deve solo ringraziare che i Grandi Atto internazionali non l’abbiano trasformata in una Libia o in una Siria, cosa che potrebbe sempre accadere.

 Infine il Regno Unito, che ha dissipato ogni cosa con la Brexit. L’Uscita dell’Europa è un suicidio a lungo periodo; ora sta ancora godendo dei vantaggi di questa scellerata scelta i nuovi. Ma i problemi minuti comincio ad emergere. La carenza di braccianti per la nuova stagione agricola è uno dei tanti. Bisogno di braccia che non è possibile avere con l’attuale situazione, con sa ottenibili se si rimaneva in Europa.

 

Il quadro delle percezioni incrociate tenendo al Centro la superpotenza aiutano a comprende le scelte dei vari paesi e in quale direzione muovo. Se a livello globale, ad esempio, per l’Italia, si cerca di tutto per evitare che salti in aria precipitando in un caos che sarebbe deleterio e tragico per L’Europa e non accettato dagli gli Stati Uniti ben si comprende come la scelta di un Governo come quello affidato a Mario Draghi, (febbraio 2021) esautorando di fatto la classe politica sia di opposizione che di maggioranza, italiana vada nella percezione gli i Grandi Attori internazionali hanno del nostro Paese.

Percezioni incrociate qui sommariamente indicate come line di politica estera in chiave globale nel quadro di una pandemia globale che altera e incide su queste percezioni che riprenderanno il loro completo valore solo all’indomani della sconfitta globale del covid19, ovvero a pandemia debellata.

sabato 8 maggio 2021

La Gestione Politica dell'Immigrazione.


 Quello in atto è il movimento migratorio verso l'Europa più importante del dopoguerra. Mentre i media contrappongono i sostenitori ed i contrari all'accoglienza, la storia ci pone davanti a due dati: la fuga di chi si allontana dalle guerre e dalle miserie, e la crisi demografica di un Europa circondata da popolazioni giovani e da Paesi in fermento. In Italia il volto della società stà mutando a partire dal mondo della scuola, del lavoro per arrivare alle condizioni delle carceri, mentre la generosa politica di accoglienza rischia di implodere senza l'aiuto concreto dell'Europa.


Francesco Occhetta, S.I., La gestione politica della immigrazione, in La Civiltà Cattolica. 3999 28 gen/11 febb 2017 Quindicinale Anno 168 pag. 456


 La Rivista La Civiltà Cattolica è presente in forma cartacea nella Emeroteca del CESVAM, Roma Piazza Galeno 1.

giovedì 29 aprile 2021

Al Qaeda: una organizzazione ancora potente.

 Nonostante le valutazioni della attuale presidenza degli Stati Unti che definiscono Al Qaeda una organizzazione in declino, numerosi osservatori sostengono che tale organizzazione è più forte che mai.  e che anzi m si è rafforzata rispetto al 20021 grazie ai nuovi arruolamenti e a nuove fonti di entrate. Si calcola che i miliziani operativo oscillano tra i 40.000 e i 50.000 tutti combattenti di pronto impiego. 

Al Qaeda è quindi sopravissuta.




alla guerra condotta dagli Usa sopratutto in Afganistan. Con il ritiro delle forze militari da questo paese, è prevedibile che l'organizzazione riprenda a tessere le sue fila e di nuovo a potenziarsi. E' prevedibile che i talebani, già all'offensiva su tutto il territorio diverranno una delle forze dominanti in Afganistan. Come è successo in  Iraq molto probabilmente gli Usa dovranno ritornare a Kabul per controllare la situazione. I talebani non hanno mai rotto con Al Qaeda e questo crea il potenziale per un futuro incerto, Non si può non constatare l'ennesima sconfitta statunitense, dopo il Vietnam adesso la Guerra al terrore dichiarata dopo l'attacco alla Torri Gemelle.

Ancora una volta la mancanza di una dottrina vincente per affrontare le minacce terroristiche, come la mancanza di una dottrina vincente in tema di guerriglia è stata la causa della sconfitta in Viet Nam,, è la causa della sconfitta in Afganista.

martedì 20 aprile 2021

L'incidente di Suez

 

L'incidente che ha chiuso il Canale di Suez pone alla ribalta la fragilità dei commerico mondiale. Sia lo stretto di Ormuz, come quello di Malacca, per non dire di Panama, sono punti che volutamente o non volutamente possono essere attaccati e chiusi al commercio mondiale. Nel 1940 in molti si sarebbero aspettati che l'Italia nel momento in cui dichiarava guerra alla Gran Bretagna un attacco a Suez con l'obiettivo di chiuderlo o ostruirlo sarebbe stato lanciato. Noente era stato previsto e le conseguenze furono tutte a favore della Gran Bretagna.

Un attacco di un debole al forte, sotto la forma di un attentato o attacco terroristico rappresenta una minaccia che non si pèuò sottovalutare.







venerdì 9 aprile 2021

Situazione Covid 19 alla data del 2 aprile


 Fonte L'Internazionale 1403 2 aprile 2021

mercoledì 31 marzo 2021

venerdì 19 marzo 2021

La nuova estensione del trattato nucleare START

La nuova estensione del trattato nucleare START

ANTONIO TROGU 




Secondo quanto riportato dal Cremlino, il parlamento russo ha approvato e il presidente russo Vladimir Putin ha firmato la legge per estendere per cinque anni il New Start: l’accordo tra Russia e USA che limita gli armamenti nucleari strategici fissando un tetto di 1.550 testate e 700 missili e bombardieri dispiegati per ciascuno dei due Stati., citato dalla Tass.

Dopo un colloquio telefonico tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il presidente russo Vladimir Putin il parlamento russo ha votato all'unanimità per estendere il nuovo trattato START per cinque anni. Il Cremlino ha detto di aver accettato di completare le necessarie procedure di estensione. Nel 2020 Il Presidente Trump aveva  espresso il desiderio di sviluppare un nuovo patto sugli armamenti nucleari, a tre, fra  Russia, Cina e America. Ipotesi respinta da Pechino.

Inoltre Putin, in collegamento video all'incontro virtuale del Forum economico mondiale, ha detto che la decisione di estendere il trattato e’ si un passo nella giusta direzione, ma vi sono ancora  crescenti rivalità globali e minacce di nuovi conflitti.

L'estensione del patto non richiede l'approvazione del Congresso negli Stati Uniti, mentre i legislatori russi devono ratificare la mossa e Putin deve firmare il disegno di legge in questione.

Il New START scade il 5 febbraio. Dopo essere entrato in carica Biden ha proposto di estendere il trattato per cinque anni e il Cremlino ha accolto rapidamente l'offerta.

 

 

Antonio Trogu   trogant@libero.it


mercoledì 10 marzo 2021

La percezione del concetto di "mondo"



 Scrive Edoardo Boria " Solo nel Cinquecento, epoca a cui si riferisce la carta qui riprodotta le grandi comunità umane cominciarono ad avere una vaga percezione dell'unitarietà del Globo. Fino ad Allora non era esistito uno spazio mondiale se non come semplice somma di mondi diversi e molto lontani tra loro."


La carta è stata tratta da A. Lafreri, La vera descittione della navigazione di tutta l'Europa et parte dell'Africa et dell'Asia quali confinano con essa, Roma 1572.

 Pubblicata su LIMES n. 2 2021.

 (Traccia di Tesi 2021/2022)

domenica 28 febbraio 2021

La crisi della Superpotenza e l'instabilità del Pianeta

 


La mappa del voto delle ultime elezioni statunitensi mostra la profonda divisione della società america, che è culminata con il colpo di stato del 6 gennaio a Capitol Hill, che non è riuscito, ha portato gli Stati Uniti, potenza egemone, nella tempesta. I sondaggi hanno dato via via ragione a Biden, che ha avuto riscontro nel risultato finale, al contrario delle elezioni del 20216 in cui i sondaggi sono state clamorosamente smentiti. E qui occorre riprendere la questione andare a fondo per comprendere come sia successo.
 Sia come sia oggi gli Stati Uniti sono divisi e il rischio e che questa amministrazione non sia rieletta fra quattro anni e quindi il Pianeta è condannato ad oscillare da un estremo all'altro con tutto quello che può significare questa instabilità


Il volume di LIMES  n. 2 febbrao (indice in www.atlanteamerica.blogspot.com con post febbraio 2021) tratta a fondo la instabilità statunitense co i più ampi risvolti possibili



venerdì 19 febbraio 2021

Rivista QUADERNI N. 3 del 2020 Luglio-Settembre 2020

 




Per la parte dedicata alla Storia, iniziano con questo numero le pubblicazioni dedicate al centenario del Milite Ignoto che ricorre il prossimo anno. L’’Istituto è particolarmente impegnato in questa data anniversaria, e la Rivista non può che assecondare questa scelta. Prosegue, sull’abbrivio della Giornata del Decorato del 2021, che non si è potuta celebrare per via della epidemia da Covid19, che non può fermare l’attività posta in essere a corredo scientifico di detta giornata, le note riguardanti la campagna di Sicilia del luglio 1943 e degli avvenimenti riguardanti la campagna d’Italia del 1944. Contributi di Massimo Coltrinari e Luigi Marsibilio, nell’ambito delle ricerche avviate a seguito dei Progetti in corso riguardanti le tematiche della Guerra di Liberazione, e una di Giorgio Clemente che affronta particolari situazioni di nostri militari durante la seconda guerra mondiale e una nota di Consalvo Dolce riguardante l’intervento dell’impegno degli Stati Uniti nel Vietnam.

 

Per la parte geografica apre Valentina Trogu trattando della sociologia della deterrenza, mentre in geopolitica delle prossime sfide, una nota sul covid e come viene affrontato, che fa riflettere sulla leaderschip degli Stati Uniti nel mondo occidentale e Luca Bordini che tratta della digitalizzazione nelle FF.AA. Infine Stefano Chiarle tratta dell’Ucraina e del suo cammino verso la democrazia.

 

Nelle rubriche, quelle relative al CESVAM si riportano alcune peculiari attività del Centro, con la evidenziazione delle realizzazioni editoriali mentre gli Indici della rivista QUADERNI ON LINE si riferiscono al III trimestre del 2020. Si può finalmente dire che un costante aggiornamento delle NOTIZIE CESVAM e degli eventi a cui si partecipa come CESVAM è possibile trovarlo sulla home page della piattaforma www.cesvam.org alla rubrica “Eventi” ed alla rubrica “Notizia CESVAM”, mentre è in progetto la pubblicazione su questa rivista dei contenuti dei vari comparti della piattaforma

La rubrica di chiusura riporta la iconografia brigate di fanteria della prima guerra mondiale, come tradizione di questa rivista.

Da ultimo, l’editoriale del Presidente Nazionale ed il Post editoriale del Direttore del Periodico sono intonati al tema della celebrazione del Milite Ignoto, nel solco delle scelte sopra dette, e dei contenuti evidenziati nella pubblicazione consorella. (massimo coltrinari)

 

In I di Copertina:  Lapide Commemorativa del Bollettino della Vittoria del 4 Novembre 1918

 

martedì 9 febbraio 2021

Covid 19 e conflitti nel mondo


 Dopo questa lunga pandemia, dopo il tempo che si è fermato, dopo la paura che abbiamo avuto di perdere la vita, il lavoro, le sicurezze, dopo tutto questo, il Mondo non è diventato migliore come speravamo. E' solo diventato diverso


Raffaele Crocco.


Associazione 46° Parallelo, Via Salita dei Giardini 2/4 Trento 

 info@atlanteguerre.it

www.atlanteguerre.it

sabato 30 gennaio 2021

La Cina e l'Europa. Le nuove via della seta

 

Fonte: Limes, Rivista di Geopolitica

info: www.ilmioabbonamento.it

>Le vie della seta indicate nella cartina presuppongono un ottimo rapporto con la Russia di Putin e in genere con tutti gli Stancountries, ex stati della URSS. Sono vie terresti e presentano ostacoli che le vie marittime non presentano. 


mercoledì 20 gennaio 2021

Documenti di lavoro. Atlante


 Nota edizione dell'Atlante delle Guerre e dei conflitti del monto. Nona edizione.

Edizioni Terra Nuova 


L'Atlante dedicato a tutti coloro che hanno voglia di informarsi,

a tutti coloro che rifiutano la notizia spazzatura

a chi pensa a ragione che la buona informazione sia indispensabile per democrazia e pace.


Nella Emeroteca del CESVAM

sabato 9 gennaio 2021

Nuovi Orizzonti imposti dal Covid 19

 

Le dinamiche del cambiamento

La condizione favorevole di cui ha potuto godere, nell’anno della pandemia del Coronavirus, la 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ha permesso uno sviluppo delle diverse attività e proposte del Festival in quasi totale coerenza rispetto gli standard qualitativi e organizzativi delle edizioni precedenti, pur, ovviamente, rispettando ogni protocollo di sicurezza.

Sarebbe un errore però ritenere che le problematiche legate alla pandemia non abbiano avuto delle ricadute sulla Mostra di Venezia e che, soprattutto, non ne avranno. Ma attenzione: con il termine “ricadute” non intendo rimandare all’idea di conseguenze negative, ma a riformulazioni, accelerazioni nelle dinamiche del cambiamento, consapevoli del fatto che da un lato, come dice George Bernard Shaw, «progredire senza cambiare è impossibile», e che, dall’altro, ogni crisi si dimostra essere «una tremenda opportunità per imparare e per crescere», riprendendo le parole di John Mackey.

La pandemia segna dunque una crisi, e anche profonda, ma può tuttavia trasformarsi in un momento di riflessione, di crescita, fino a divenire un generatore di mutamenti di segno positivo.

Il Festival di Venezia, sebbene sia riuscito nella scommessa che tutto potesse avvenire in presenza, durante la pandemia, ha pur sempre avviato una serie di cambiamenti che fanno perno sulle possibilità concesse dallo streaming e più in generale da Internet.

Prima di indicare questi cambiamenti è bene specificare però il motivo per cui si è deciso di non andare on-line, utilizzando la tecnologia soltanto in casi specifici: il motivo è che la resa in presenza di un festival è da considerarsi una scelta in qualche modo imprescindibile. Non credo infatti che i grandi festival possano pensare di trasferirsi interamente su Internet. La natura stessa del festival pretende ed esige la dimensione fisica, della condivisione, del rituale delle proiezioni, dei contatti con i protagonisti. Credo che per quanto riguarda Venezia e gli altri grandi appuntamenti di questo livello, ovvero Cannes e Berlino, tutti quanti punteranno a salvaguardare il core business del festival, garantendo la realizzazione in presenza.

È vero anche, però, che per alcune realtà l’andare on-line può risultare addirittura un vantaggio. Mi riferisco non soltanto ai piccoli festival, ma anche quelli specializzati, focalizzati su produzioni quali cortometraggi e documentari, vale a dire opere che godono di un mercato molto limitato o che sono prevalentemente destinate già in partenza a finire sullo streaming, per l’assenza di un circuito di distribuzione tradizionale in grado di garantire la circuitazione di questa tipologia di lavori. Diversamente i grandi appuntamenti, dove prevale invece la dimensione della promozione di prodotti destinati al mercato, la presenza fisica diviene necessaria e fondante per la possibilità di sfruttare al meglio le potenziali offerte dell’evento nel suo insieme. Si aggiunga, inoltre, il fatto che i grandi produttori sono molto restii, se non del tutto contrari, a concedere la possibilità di mostrare in rete film inediti prima della loro uscita commerciale, rendendo così vane le ipotesi di formule ibride per le grandi manifestazioni. Soltanto i piccoli produttori indipendenti si dimostrano maggiormente disponibili, pur con le dovute eccezioni: anche il Torino Film Festival, ad esempio, non ha potuto mettere on-line alcuni film pensati per il programma di quest’anno, per l’opposizione di alcuni produttori.

Vediamo invece i cambiamenti possibili verso cui ci ha condotto e ci conduce la crisi pandemica.

Prendiamo in considerazione la cosiddetta realtà virtuale (VR, Virtual Reality): viste le specificità di questo linguaggio e i suoi specifici protocolli di fruizione, non collettivi all’interno di una sala cinematografica, ma individuali mediante l’uso del visore, risulta facile far fruire i suoi prodotti in rete. È quanto si è fatto a Venezia in occasione dell’ultima edizione, quando l’intero concorso riguardante la realtà virtuale è stato trasferito on-line, permettendo anche un passaggio dalle 10.000 visualizzazioni dello scorso anno alle oltre 125.000 di quest’ultima edizione.

Questo esempio può indurci a pensare che questo sia lo scenario prossimo futuro per la VR nei Festival? Non credo, in quanto siamo ancora in un ambito in cui la tecnologia è in una fase sperimentale, suscettibile di sostanziali cambiamenti nel linguaggio e nelle modalità di fruizione ‒ si pensi ad una possibile fusione, ad esempio, della VR con la realtà aumentata (AR, Augmented Reality) ‒, e anche perché i produttori non sono sinora riusciti a dare vita a un circuito di distribuzione, e quindi ad un mercato, in grado di offrire sostanziosi ritorni economici agli investimenti fatti. Ci troviamo ancora in una fase sperimentale legata a situazioni particolari e limitate: festival, musei, esperienze fisiche in alcune grandi città. Quando sarà maturo questo sistema di rappresentazione, allora potremo vedere cosa determinerà. Penso tuttavia che la VR sia destinata non a sostituire o a inglobare il cinema, bensì ad affiancarlo, come una forma espressiva e spettacolare autonoma, dotata di un proprio linguaggio e di ben specifiche modalità di fruizione. In questa prospettiva, la VR potrà aspirare ad arricchire ulteriormente i caratteri di quel concetto sempre più liquido di “esperienza filmica” (in netta opposizione con quanto scrive Raymond Bellour) che, nell’epoca della convergenza teorizzata da Henry Jenkins, perde sempre più i suoi confini netti grazie alle continue contaminazioni e rilocazioni in diversi media.

Riguardo le modifiche messe in atto dal mondo dei festival cinematografici a causa della pandemia, non può che risultare centrale il potenziamento delle attività in rete, palesandosi la “concretezza” di quel cyberspazio che diviene luogo “sicuro”, nella diffusione del virus, di incontri, conferenze stampa, master class, dibattiti, presentazioni; tutto questo viene spostato nella rete, facendo diventare gli spazi virtuali offerti dal web gli ambienti più consoni per questa tipologia di proposta. La cultura partecipativa, sempre riprendendo Jenkins, si manifestata così, a causa e per merito del Coronavirus, in tutta la sua forza, rendendo l’ambiente virtuale una risorsa gradita e vissuta dal pubblico, dai principali protagonisti del mondo del cinema e ovviamente dagli organizzatori dei festival. I vantaggi di tutto ciò ci hanno spinto a elaborare il modo di rendere stabile e permanente questa tipologia di proposta che potrebbe diventare in futuro un elemento coerente e coesistente con il Festival, che si svolge fisicamente al Lido di Venezia, ma virtualmente in una dimensione ubiqua e sempre più immersiva, funzionale a quelli che Alain J.J. Cohen definisce gli «iperspettatori».

L’uso di uno spazio virtuale in realtà non è una novità per il Festival di Venezia, in quanto è stato uno dei primi festival a sfruttarne le potenzialità già dal 2012, ben prima che si potesse immaginare che questa scelta diventasse obbligata: in una sala virtuale sono stati da allora ospitati un certo numero di film indipendenti e di piccole produzioni, per i quali la visibilità è l’interesse primario, in concomitanza con la loro proiezione veneziana. Ma ciò che abbiamo vissuto ci ha portati alla conclusione che sia necessario potenziare tale ambiente virtuale, per avvicinarci anche a coloro i quali non hanno le possibilità per raggiungere Venezia, rendendo così ancora più concreta quella cultura partecipativa attivata dal Web 2.0.

In relazione al supporto alla richiesta di partecipazione (da parte, ad esempio, di chi per problemi economici o di salute non può intraprendere lunghi viaggi per recarsi alla sede di un festival), un’altra idea che abbiamo preso in considerazione, come soluzione alternativa al festival in presenza, può avere un qualche sviluppo futuro: mi riferisco al progetto di “festival diffuso” nel resto d’Italia, consistente nel coinvolgere le sale cinematografiche delle principali città italiane per la proiezione contemporanea dei film in programma. Questa ipotesi, sviluppata dal Festival di Venezia quest’anno solo per il film di apertura (con il coinvolgimento di 110 sale italiane), andrebbe incontro non solo alle esigenze di un ampio pubblico, ma anche agli esercenti dei vari cinema in Italia, aiutando a ricostruire un rapporto di fiducia e di fedeltà del pubblico con le sale.

Sappiamo bene che questo rapporto si è incrinato prima ancora dello scoppio della pandemia, ovvero con la nascita di canali streaming quali Netflix e di altre piattaforme come AmazonAppleDisneyWarnerUniversalHBO. La loro affermazione commerciale ha avviato un processo di modifica dei protocolli di fruizione della produzione audiovisiva. Ma nello stesso tempo sta determinando la necessità di soddisfare la richiesta di contenuti, che diventerà esponenziale nei prossimi anni, con conseguente avvio di una competizione, che sarà fortissima tra tutti gli streamer, per fare propri i prodotti di maggiore qualità, sia dal punto di vista autoriale sia dal punto di vista spettacolare. In tale panorama, particolarmente favorevole per il mondo del cinema e per l’intera filiera, chi corre i rischi maggiori sarà il tradizionale circuito delle sale cinematografiche, che rischiano di rimanere escluse dallo sfruttamento commerciale di molti titoli appetibili. Un simile problema riguarda anche i festival? No. Ritengo infatti che i festival non corrano il rischio di scomparire, anche qualora tutti i prodotti dovessero andare direttamente in streaming; e questo per il fondamentale bisogno di promuovere certi titoli, di valorizzarli rispetto ad altri, di segnalare quali siano le opere più interessanti per un certo tipo di pubblico. È proprio per questo che i festival avranno molto da fare anche negli anni prossimi. Ma è anche vero che dopo la pandemia assisteremo a un ribaltamento dei rapporti di forza; se prima il mercato tradizionale delle sale rappresentava più del 90% dello sfruttamento commerciale dei titoli e il restante 10% era a vantaggio degli streamer, dopo la pandemia potrebbe esserci e vero e proprio ribaltamento dei rapporti di forza. Quello su cui bisogna investire in tutti i modi sarà allora la salvaguardia del patrimonio rappresentato dai circuiti tradizionali. Sarà questa una delle prossime mission dei festival, anche se il grosso del lavoro spetta agli esercenti stessi, che devono capire quanto sia fondamentale la trasformazione della sala cinematografica in un nuovo ambiente, cioè in un contenitore di cultura ad ampio raggio capace di ospitare prodotti generati da linguaggi e media diversi (concerti, opere teatrali, musica lirica e operistica). È questa una delle grandi lezioni che dobbiamo saper trarre da questo difficilissimo momento generato dalla pandemia.

 

Bibliografia per approfondire

A. J.J. Cohen, Virtual Hollywood and the Genealogy of Its Hyper-Spectator, in Hollywood spectatorship. Changing perceptions of cinema audiences, a cura di M. Stokes - R. Maltby, British Film Institute Publications, London 2001

H. Jenkins, Cultura convergente, Apogeo, Milano 2007

H. Jenkins, Culture partecipative e competenze digitali. Media education per il XXI secolo, Guerini Studio, Milano 2010

R. Bellour, La Querelle des dispositifs. Cinéma – installations, expositions, POL, Paris 2012