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LIMES, Rivista Italiana di Geopolitica

Rivista LIMES n. 10 del 2021. La Riscoperta del Futuro. Prevedere l'avvenire non si può, si deve. Noi nel mondo del 2051. Progetti w vincoli strategici dei Grandi

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giovedì 29 giugno 2023

Espansione della Nato Verso EST


 Materiali per tesi di Laurea.

 La Nato prima  e dopo il 22 febbraio 2022 al Momento della Invasione della Ucraina da parte della Russia, Balance of Power La Russia è ancora una Superpotenza?


Politica Militare Comparata

lunedì 19 giugno 2023

Guerra in Ucraina. Situazione di Stallo

 LO stallo della guerra in Ucraina rappresenta un altro momento di difficoltà per gli equilibri mondiali. Mentre la Russia inizia a tentare di chiedere soluzioni diplomatiche la Cina ha sostanzialmente fallito nelle sue proposte di pace, non tanto mascherate a favore delle posizioni russe. L'Europa deve insistere affinchè l'Ucraina si comporti in modo equilibrato e non cerchi avventure che potrebbero aggravare il conflitto, mentre gli Stati Uniti, nel loro confronto con la CIna, devono iniziare ad avere un a politica più aperta nei confronti dei paesi che potrebbero alterare equilibri che sembrano stabili, con l'India e altri paesi che una volta erano definiti non allineati. Il confronto sul terreno di questi mesi avvenire, con la nuova stagione, potrà favorire l'avvio di ipotesi di soluzione che però al momento non si intravedono.

giugno 2023

(aggiornamento sinossi)

sabato 10 giugno 2023

Antonio Vigliano HUMINT e Raccolta Informazioni

 


 

“Essere colti non vuol dire ricordare tutte le nozioni ma sapere dove andare a cercarle”

Umberto Eco

 

 

Questa sezione del mondo delle informazioni è definita allo stesso tempo sia un’arte che una scienza[1]. Nello specifico, il termine HUMan INTelligence (Humint) identifica le attività di Intelligence finalizzate alla raccolta di informazioni condotte attraverso l’elemento umano, ossia mediante contatti interpersonali. La North Atlantic Treaty Organization (NATO) lo definisce “una categoria di intelligence derivata da informazioni raccolte e fornite da fonti umane”[2]

L’elemento centrale che funge come strumento di acquisizione delle informazioni direttamente senza ulteriori filtri oltre a quelli della mente umana[3], la notizia diventa “direttamente” accessibile allo Humint Collector (HC), ossia la figura professionale, specializzata, capace di gestire le informazioni acquisite attraverso la Human intelligence. All’HC è affidato il sensibile e delicato compito di ricercare, acquisire e gestire le potenziali fonti che possono essere di tre tipi: one-time, alle quali non è possibile assegnare compiti; continuous, che richiedono il tracciamento in un registro, poiché si ritiene di doverle incontrare saltuariamente in quanto posseggono più informazioni da rilasciare; Recruited, sono le fonti che in modo del tutto consenziente vengono sistematicamente incontrate[4]. Inoltre l’HC deve prelevare, organizzare e trasformare le informazioni grezze in un prodotto di conoscenza mettendolo a disposizione degli analisti, i quali lo utilizzeranno per sfruttarlo al meglio.

Un interessante punto di riflessione ci viene offerto durante il corso nominato “HUMINT e controterrorismo. L’intelligence delle fonti umane nel contrasto alle minacce terroristiche del XXI secolo”, svoltosi a Roma nel maggio del 2017[5], dove lo stesso promotore Sergio Germini[6] rammenta che la Human Intelligence consiste nella raccolta di informazioni, soprattutto di carattere riservato che altri non vogliono rivelare, tramite relazioni umane e non tramite tecnologie, come l’intercettazione oppure altri strumenti tecnologici, come l’hackeraggio o i satelliti.

Anche se gli strumenti citati in precedenza rappresentano attività importanti dell’Intelligence, quello delle fonti umane è un settore delle attività dei Servizi Segreti che è stato trascurato a favore della tecnologia un po’ in tutto l’Occidente, nonostante rappresenti quello più importante. Prima dell’11 Settembre specialmente negli USA la Humint era stata molto trascurata a favore degli strumenti tecnologici. Il mutamento dopo gli eventi delle Torri Gemelle è avvenuto nell’assetto politico/militare internazionale negli ultimi anni, ed in particolar modo dopo l’11 settembre 2001, è stato così smisurato da rendere non più adatti i procedimenti politici e le regole della politica estera, in particolare usati fino a quel momento.

La politica, come è noto, non si svolge più solo tra Stati, ma fra sottosistemi di questi; oggi il sistema internazionale è un sistema sensibile anche ad eventi all’apparenza di minore importanza, che però possono avere gravi conseguenze su tutto il sistema.

Alcune compagnie private, che lavorano soprattutto con il mondo virtuale, acquisiscono sempre maggiore potere grazie anche alla paradossale quantità illimitata di informazioni possedute attraverso la rete. Esse si adattano.

La necessità di adattarsi alle nuove situazioni, vale anche per la branca più antica del campo delle informazioni.

Le minacce oggi non si presentano più unilaterali ed esclusivamente militari, come ai tempi della guerra fredda tra Stati Uniti e Russia[7], dove ciascuno aveva un ben preciso avversario. Le minacce sono disparate e provenienti da diverse direzioni con caratteristiche alquanto inaspettate. Una delle minacce più notevoli e con più ripercussioni su tutto il sistema internazionale è, senza ombra di dubbio, il terrorismo islamico post 11 settembre 2001.

Precedentemente il terrorismo era interessato a modificare alcune situazioni in territori ben precisi e delimitati, gli obbiettivi erano scelti come simbolo per amplificare il messaggio terroristico e attirare l’attenzione su un determinato problema di una certa regione o stato. Esso rivendicava sempre i suoi attentati[8] proprio per poter meglio divulgare il problema in questione, secondo la filosofia terroristica, ed avere una cassa di risonanza quanto più grande possibile.

Il terrorismo di matrice islamica post 11 Settembre invece, è un: “terrorismo a tellurico, avente come obbiettivo il rovesciamento dell’ordine internazionale esistente; in altre parole ha la stessa funzione di quelle guerre che la teoria delle Relazioni Internazionali chiama “costituenti”, e cioè costitutive di un nuovo assetto del mondo. I suoi target non sono soltanto simbolici, ma anche quelli che, molto concretamente, possono distruggere o paralizzare la vita dei nostri paesi. Conseguentemente, esso non ha bisogno di fare rivendicazioni di sorta. L’attacco alle Twin Towers non è stato mai rivendicato in maniera esplicita”[9].

Gli obiettivi di Al Qaeda[10] sono abbattere i corrotti regimi nei paesi islamici e sostituirli con un regime basato sulla Shari, dopo aver cacciato le forze militari straniere presenti in terra d’islam, per poi riunificare tali regimi sotto un’unica federazione islamica sotto la guida politica e spirituale di un califfo. Infine, acquisire armi di distruzione di massa e ricominciare il progetto di conquista mondiale islamica interrotto nel 1683.

Le forze militari di Al Qaeda non sono sufficienti per realizzare i punti indicati da Bin Laden, ma la forza spirituale, è tale da poter ritenere questi punti una forte minaccia capace di creare molti danni, anche se non dovessero essere realizzati in nessuna maniera.

Per contrastare tali fenomeni ci sono principalmente due posizioni rilevanti: da un lato si sostiene che l’intervento armato massiccio non risolva il problema ma anzi lo amplifichi, e che sarebbe più utile un intervento di peacekeeping tenendo conto della legalità interna ed internazionale e del tipo di rivendicazioni avanzate. Nel combattere una guerra a realtà mutanti e nascoste come quelle del terrorismo islamico di oggi, cellule invisibili sarebbe una azione quasi impossibile. E questa invisibilità conseguentemente cambia anche il modo di fare intelligence al giorno d’oggi; dall’altro lato si sostiene che bisogna contrastare duramente ed in maniera militarmente attiva questo fenomeno ed i paesi che si rendono complici. In questa ottica ci sono opinioni diversificate in quanto a modalità e strategie. Un importante studioso italiano del fenomeno, Massimo Introvigne, sostiene che “L’azienda terroristica calcola i costi e i benefici secondo criteri assai simili a quelli della normale razionalità politica o d’impresa, ritiene che il problema politico della risposta al terrorismo non debba essere impostato in modo moralistico. Ogni risposta sensata deve spingere i terroristi alla conclusione che il rapporto costi-benefici stia diventando negativo e che il terrorismo vada abbandonato perché non conviene più”[11].

Introvigne sostiene che con il termine Fondamentalismo si indicano in realtà posizioni religiose diverse, conservatrici fondamentaliste e ultra-fondamentaliste, e che vi è la necessità di favorire la crescita di un Islam conservatore che si è visto negata la possibilità di emergere. Solo questo tipo di Islam si porrebbe come una valida alternativa al terrorismo fondamentalista e ultra-fondamentalista; infatti la speranza che le forze laiche progressiste, che nei paesi islamici hanno un seguito molto scarso, possano avere la meglio è inesistente. Questa illusione viene definita la “sindrome di Voltaire”[12].

L’intelligence al giorno d’oggi subisce dei cambiamenti; è diminuita l’importanza di almeno due strumenti, finora, principali nella raccolta dell’informazione citate in precedenza ovvero l’ELINT, lo strumento elettronico, e l’IMINT, lo strumento fotografico.

Per riprendere l’esempio precedente, durante la guerra fredda questa tipologia di strumenti di ricerca delle informazioni erano fondamentali poiché il “nemico” era uno stato con un esercito, flotte marine e battaglioni aerei e tutto quello che ne consegue; al giorno d’oggi il nemico è invisibile, senza esercito regolare, fatto di cellule che si nascondono tra i civili e quindi difficilmente tracciabili con strumenti fotografici satellitari e altre tecnologie. I fattori di intelligence su cui bisogna concentrarsi per combattere il terrorismo islamico, soprattutto dopo l’11 settembre sono le scienze psicologiche, le strategie e le tattiche di guerriglia urbana e terroristica; per cui bisogna concentrarsi su un settore fondamentale dell’intelligence ovvero la risorsa umana, lo Humint, dal cui lavoro trarre tutte le informazioni importanti e soprattutto analizzarle adeguatamente.[13]

L’acquisizione informativa, che sia attraverso fonti umane completamente consapevoli o raggirate da alcune tecniche, come l’elicitazione[14], non può non realizzarsi anche nel mondo digitale.

Resta che l’elemento umano riveste una importanza principale ai nostri tempi, sia nella attività di spionaggio classico nella sua accezione più estrema, ma soprattutto con nuove strategie e metodi per ottenere informazioni e reclutare in loco informatori e collaboratori, che già siano per loro natura addentrati nel tessuto sociale del terrorismo, come i collaboratori mussulmani che vivono in zone sensibili ed inaccessibili.

Al giorno d’oggi molte delle informazioni utili possono essere reperite da fonti aperte e accessibili a tutti; di questo si occupa l’OSINT (Open Source Intelligence) e la sua sottospecie TECHINT (indagini sul web) che richiedono però grandi capacità analitiche poiché le quantità di dati da vagliare sono enormi. L’OSINT è molto utilizzata anche nel settore privato, nella Business Intelligence di aziende private, da cui le stesse ricercano informazioni utili anche da fonti aperte come il web per aiutarsi nelle decisioni aziendali riguardo alle loro specifiche attività, come la commercializzazione o meno di un nuovo prodotto, etc. Si pensi all’importanza delle indagini di mercato ai fini commerciali.

Per quanto riguarda il coordinamento a livello internazionale dei Servizi di Intelligence delle varie nazioni, e soprattutto in Europa, si stanno facendo passi avanti.[15]

La guerra al Terrorismo internazionale anche di matrice fondamentalista islamica è una guerra “asimmetrica”[16] e pressoché infinita; è una guerra che non può essere combattuta con i metodi classici vista la sua peculiare natura, per cui le armi non sono la soluzione giusta e sarebbe più proficua una soluzione strategica di prevenzione e intelligence; mirando a togliere al terrorismo il sostegno sociale, politico e soprattutto economico, senza il quale esso non potrebbe sopravvivere.



 

 

[3] https://pnlpedia.com/come-funziona-pnl/

[4] Handbook, Commanders Guide To Humint , Human Intelligence 2012

[5] https://lindro.it/intelligence-perche-serve-il-rilancio-delle-fonti-umane-in-italia/

[6] https://lindro.it/intelligence-perche-serve-il-rilancio-delle-fonti-umane-in-italia/

 

[13] http://www.carabinieri.it/editoria/rassegna-dell-arma/la-rassegna/anno-2008/n-4-ottobre- dicembre/studi/tecniche-psicologiche-human-intelligence

[14] Albert D Biderman, Communist Attempts to Elicit False Confessions from Air Force Prisoners of War, 1      gennaio 1957.

[15] ibidem

mercoledì 31 maggio 2023

Antonio VIgliano. Attività di informazione per la sicurezza

 


Nel linguaggio degli organismi informativi l’Attività di informazione per la sicurezza è “l’insieme delle attività di ricerca informativa, elaborazione e disseminazione di informazioni svolte al fine di prevenire, rilevare, contenere e contrastare le minacce alla sicurezza nazionale[1]”.

L’intelligence tuttavia, resta lo strumento di cui lo Stato si serve per raccogliere, custodire e diffondere ai soggetti interessati, siano essi pubblici o privati, le informazioni rilevanti per la tutela della sicurezza delle Istituzioni, dei cittadini e delle imprese.

La conoscenza permette di decidere e, nelle migliori delle ipotesi, di anticipare, consentendo di effettuare una corretta e vantaggiosa analisi “costi-benefici”.

Considerando tale teoria versatile, sottraendo i costi totali ai benefici totali, avremo appunto dei benefici netti; avremo l’opportunità di scegliere, tra più cose, la più adatta al nostro scopo. L’intelligence svolge, pertanto, un ruolo fondamentale e imprescindibile per il quale si serve di professionalità provenienti da ambienti diversi, che agiscono secondo peculiari procedure volte a salvaguardare la riservatezza degli operatori e delle loro attività.

In Italia tale compito, con la legge 124/2007, è stato affidato al Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), il cui Direttore Generale è nominato direttamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri, e alle due Agenzie operative che si occupano delle dimensioni interna (AISI) ed esterna (AISE) della sicurezza nazionale. Tali Organismi informativi per la sicurezza sono chiamati a garantire l’indipendenza della Repubblica, la salvaguardia delle istituzioni democratiche, la protezione degli interessi politici, economici, industriali, militari e scientifici e la sicurezza anche cibernetica.

Nell’attuale scenario internazionale ormai globalizzato si assiste ad un aumento esponenziale della quantità di informazioni circolanti. Di particolare rilievo è il contributo apportato alla diffusione delle informazioni dalla nascita di Internet e al suo enorme sviluppo nell’ultimo decennio, che ha portato, per usare una metafora: “il mondo in ogni casa”. Ad esempio, grazie alla rete qualsiasi persona con un minimo di competenze informatiche può accedere, in tempi brevi, ad una notevole quantità di informazioni. Attraverso lo smartphone, utilizzato come principale strumento, da più di cinque miliardi di persone, gli individui riescono a connettersi al mondo virtuale e di conseguenza tra di loro, abbattendo tutti i tipi di barriere fisiche, ottenendo dei fenomeni in grado anche di modificare il modo di relazionarsi tra gli Stati, elaborando nuove caratteristiche della geopolitica.

Un esempio di tali effetti sono le strategie adottate dalla Cina per utilizzare i social media al fine di influenzare l’opinione pubblica americana sostenuta da una ricerca del Recorded Future. Quest’ultima infatti, con la sua esclusiva tecnologia raccoglie e analizza enormi quantità di dati per ottenere informazioni rilevanti, in tempo reale, sulle minacce informatiche.

La capacità di acquisire, ma soprattutto proteggere informazioni strategiche riguardanti settori vitali, rappresenta oggi più che mai uno degli obbiettivi principali di uno Stato.  

Per questa ragione ogni stato si è dotato di particolari organismi atti a tale scopo, i Servizi di informazione e sicurezza, conosciuti anche con il nome di “Servizi Segreti” per via delle informazioni e degli interessi da tutelare, e dei metodi “non convenzionali” atti a raggiungere tale scopo[2]. Tali organismi governativi erano presenti fin dai tempi antichi, nati soprattutto per l’acquisizione di informazioni per scopi bellici (conoscenza del territorio nemico, conoscenza delle popolazioni confinanti, capacità militari del nemico, etc.), si sono evoluti nel tempo[3], fino a divenire i moderni Servizi di informazione e sicurezza che conosciamo oggi.

I Servizi di informazione e sicurezza hanno il compito di salvaguardare la Sicurezza Nazionale[4] attraverso l’attività di informazione per la sicurezza, meglio conosciuta con il termine: “attività di intelligence”. Essa si divide principalmente in: “intelligence strategica”, atta a fornire informazioni utili alle istituzioni per la tutela della sicurezza nazionale, e intelligence operativa, atta a fornire informazioni per la condotta di operazioni degli stessi servizi o di operazioni militari e di polizia.

L’attività di intelligence è solitamente organizzata in diverse fasi[5], caratterizzate da processi ben definiti, le quali formano il ciclo di intelligence.

Dal punto di vista della sua funzione, l’intelligence può essere descritta come processo informativo, definito da un ciclo di azioni, articolato su tre fasi e finalizzato agli obbiettivi generali individuati dalle Autorità di governo:

1)     acquisizione della notizia, attraverso la ricerca, la raccolta e la valutazione dei dati acquisibili da un’ampia gamma di fonti, che vanno dal singolo individuo all’uso di sofisticate apparecchiature elettroniche. In questa fase particolare rilievo assumono le fonti aperte, come i mezzi di comunicazione di massa e la rete;

2)     gestione dell’informazione, in cui attraverso l’analisi trasforma l’elemento informativo grezzo in un articolato contributo conoscitivo; questa fase rappresenta il passaggio distintivo dell’intelligence;

3)     comunicazione all’Autorità di governo sia di semplici informazioni, sia di rapporti, analisi e punti di situazione, utili per le decisioni da assumere o per le attività da intraprendere. L’estensione del concetto di sicurezza nazionale fa sì che vengano oggi inclusi, tra i destinatari dei prodotti di intelligence, anche amministrazioni ed enti pubblici.

In considerazione delle nuove sfide, delle nuove forme della globalizzazione e della società, della sempre maggiore complessità e della rapidità di evoluzione del contesto, interno ed esterno, in cui l’intelligence si muove, si identificano diverse tipologie di raccolta ed elaborazione delle informazioni. Tra queste, in base alla tipologia di fonte informativa, si possono trovare[6]:

  • Osint Open Source intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’analisi di fonti aperte;
  • Imint Imagery intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’analisi di fotografie aeree o satellitari;
  • Sigint Signal intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante l’intercettazione e analisi di segnali, sia tra persone sia tra macchine;
  • Techint Technical intelligence – riguardante armi ed equipaggiamenti militari;
  • Masint Measurement and Signature intelligence – attività di raccolta delle informazioni non classificabili nelle precedenti categorie;

Essendo la Human intelligence – attività di raccolta delle informazioni mediante contatti interpersonali, va da sé che bisogna considerare inevitabilmente come questi avvengono nell’era della digitalizzazione.

La più antica di tutte è sicuramente la HUMINT (Human Intelligence), ovvero la ricerca informativa da fonti umane[7], di cui sarà approfondita la trattazione nei successivi capitoli, la quale si occupa dell’acquisizione delle informazioni tramite contatti interpersonali con diverse modalità, come ad esempio l’interrogatorio di prigionieri o di rifugiati, la raccolta di informazioni consapevoli o meno tra l’operatore e le fonti, eccetera[8].



[1] Cit. https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/quaderni-di-intelligence/glossario-intelligence.html

[2] Cossiga Francesco, Abecedario, Rubbettino, p. 12

[3] Ibidem.

[4] Condizione in cui ad un paese risultino garantite piene possibilità di sviluppo pacifico attraverso la        salvaguardia dell’intangibilità delle sue componenti costitutive, dei suoi valori e della sua capacità di                perseguire i propri interessi fondamentali a cospetto di fenomeni, condotte ed eventi lesivi o potenzialmente tali.

  Cit. https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/quaderni-di-intelligence/glossario-intelligence.html

5 https://sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/chi-siamo.html 

 

[6] Ibidem

[7] “Persona, cosa o sistema tecnologico da cui vengono ottenute/tratte notizie di interesse per la sicurezza nazionale”.

Rif. Il linguaggio degli organismi informativi, PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, p.52

[8] Cosenza Raimondo, Cos’è la HUMINT. Human Intelligence, published by Raimondo Cosenza, p.4

sabato 20 maggio 2023

La concezione napoleonica della gestione strategica I principi dell’equilibrio nella flessibilità e variabilità

 

Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta


 

Introduzione

 

               Non vi è in realtà una formulazione originale dei principi strategici napoleonici, né un corpus dottrinale da lui elaborato, egli piuttosto perfezionò e applicò principi da altri creati si che la sua genialità si esplicò nelle modalità di attuazione e nella capacità di sviluppare e usare elementi altrui, la mancanza di una dottrina fu in parte dovuta dalla necessità di non svelare ad altri i principi della sua azione.

               Maestri ispiratori furono senz’altro in primis Federico II di Prussia  con le sue campagne contro Francesi, Austriaci e Russi codificate nelle famose “Istruzioni segrete” del 1748, ma anche Eugenio di Savoia, Turenne, Luxemburg, Maurizio di Sassonia oltre ai classici dell’antichità.

               Dal punto di vista teorico lesse e rilesse tra gli altri l’ “Essai General de taticque” e il “Defense du systéme de guerre moderne” entrambi di  Jacques Antoine Hyppolite, conte di Guibert, oltre ai “Principes de la guerre des montagnes” di Pierre de Bourcet, mentre per gli aspetti più tecnici della propria arma ebbe, in particolare ad Auxonne, la guida del barone Du Teil fratello del celebre cavaliere Jean du Teil, teorico dell’uso dell’artiglieria e discepolo di De Gribeauvael.

               Vi è in lui una notevole capacità organizzativa che si esplica sia in termini macro, con la completa visione d’insieme, che in termini micro, curando i vari particolari del quadro, in un continuo rimando coordinativo fra i vari piani.

               La caratteristica principale risulta pertanto l’illimitata flessibilità e variabilità sia dell’organizzazione che della concezione operativa.

 

 

Caratteristiche

 

               Se la caratteristica principale risulta essere la flessibilità e la variabilità unite ad una concezione dinamica ed audace dell’azione ma non temeraria, secondo un freddo realismo delle forze in campo, punto centrale è la ricerca di un attento equilibrio di mezzi e risultati, di sforzi ed ostacoli nel tentativo di mantenere il proprio equilibrio spezzando l’equilibrio altrui, come giustamente osserva Lidell Hart.

               Nella programmazione vi è una attenta informazione e valutazione sulle forze contrapposte, ma il piano o meglio i vari piani così accuratamente preparati non costituiscono vincolo all’azione ma piuttosto mezzo o pietra di paragone per misurare tutti i successivi avvenimenti e possibilmente anticiparne le conseguenze.

               Vi è sempre un piano alternativo quale conseguenza della necessità di un piano poliedrico impostato secondo molteplici probabili sviluppi. Il caso per quanto previsto e limitato non può essere sottovalutato, circostanza che impone un continuo ripensamento dei vantaggi e svantaggi durante lo svolgersi dell’azione man mano che si presentano gli imprevisti, senza  per questo deviare dall’obiettivo finale.

               Il variare in corso d’azione dell’organizzazione della macchina bellica in un’apparente caos in realtà viene a confondere le osservazioni avversarie, in quanto l’unità di comando è sempre mantenuta e le varie unità rimangono comunque tra loro a distanza utile, pronte al concentramento nonostante un’apparente dispersione. Elemento essenziale di tale tecnica operativa è la rapidità di esecuzione quale complemento alla velocità e mobilità imposte dall’inizio alla fine alle operazioni, velocità che può trasformare un imminente pericolo in un successo.

               Tre i fattori che permettono una tale stupenda dimostrazione di efficienza:

 

  • L’autodisciplina e la relativa indipendenza operativa del sistema francese;
  • La leggerezza delle singole unità, fornite della caratteristica divisionale di un forte autosostentamento;
  • Il ferreo controllo dell’insieme.

 

Vitale risulta l’accurato rapporto fra tempo e distanza, scegliendo i percorsi più facilmente praticabili in una autentica “economia dello sforzo” al fine di ridurre il logorio delle unità.

Questa adattabilità e mobilità strategica confluiscono, verso un graduale concentramento, si che il decentramento o dispersione apparente favorisce in realtà la manovra e il combattimento secondo precisi ordini con la conseguente sorpresa e demoralizzazione avversaria.

Viene riconosciuta l’importanza sia del morale che dell’unità di comando in una influenza reciproca, deve tuttavia ammettersi che la crescita organizzativa mediante incorporazione, come avvenne nella “Grande Armée”, può condurre all’indebolimento dell’unità morale e di manovra.

Fondamentale per ottenere  una obbedienza economica sono l’attaccamento ed il rispetto dei subordinati verso la dirigenza, la quale d’altra parte deve essere fondata sulla perseveranza e il coraggio dell’azione dei superiori, costante la prima nel tempo circostanziata in precisi momenti la seconda.

Il sistema premiante deve essere accuratamente ordinato per gradi e favorire l’atmosfera collaborativa fra i vari livelli secondo una precisa e controllata trasparente lealtà riconosciuta in tutta l’organizzazione, inoltre deve essere favorito il feedback tra la base e il vertice con precise testimonianze sui risultati delle richieste avanzate e degli interventi effettuati.

E’stata più volte sottolineata l’apparente ambiguità dell’unità di comando in presenza di un forte decentramento operativo, ma il contrasto è più apparente che reale, come già sopra chiarito, se solo si consideri la necessità della dispersione in presenza di repentini aggiustamenti prima dello scontro.

Infine deve richiamarsi l’attenzione sull’individuazione dell’esatto obiettivo comune da perseguire e quindi della parallela necessità di una unica linea di azione evitando, per quanto possibile, un inutile dispersione di uomini e risorse.

 

 

Riflessi attuali

 

 

Luttwak  parla di rischio organizzativo proprio nel momento in cui aumentano la segretezza, le unità in gioco e la complessità delle manovre poste in atto, tale rischio deriva dall’attrito che ostacola il funzionamento di qualsiasi organizzazione, tanto più se complessa. Il concetto di attrito era stato già rilevato dal Clausewitz quando, nel raccomandare di non semplificare eccessivamente, osservava le difficoltà che si accumulano e si producono nel loro complesso durante l’azione.

La ricerca della sorpresa derivante dalla scelta paradossale, al fine di ottenere un vantaggio competitivo, ha comunque un proprio costo che si manifesta nella perdita di forze e nel possibile aumento del rischio di confusione nell’organizzazione, a cui solo una maggiore preparazione ed una più efficiente comunicazione, quale impalcatura di un saldo controllo direzionale, può mettere rimedio. Dobbiamo tenere presente che ciò che è paradossale col tempo diventa prevedibile, mentre il prevedibile può essere al contrario imprevedibile se a lungo non applicato.

Ciò che è logico con il tempo diventa illogico, evolvendo nel suo opposto, tranne che non intervengano mutamenti esogeni nelle condizioni dei partecipanti, si che non vi è di peggio della baldanza derivante dal successo che può trasformare questi nelle premesse di un disastro.

Si recupera un concetto di flessibilità e manovrabilità non rigido, quale fosse un canone, ma adattabile sia nell’imprevisto quanto in termini programmatori del passaggio da logica a illogica, interviene in questo l’importanza mai sufficientemente ricordata della gestione dei canali di comunicazione in rapporto ad un saldo controllo dell’insieme, in cui il decentramento non è premessa di disarticolazione ma adattabilità e velocità di manovra.

Dobbiamo considerare che ciò che in apparenza può sembrare un’azione definitiva e sistematicamente cumulativa a cascata di successi, può produrre in realtà reazioni che non solo la disattivino ma addirittura siano strategicamente controproducenti.

Peraltro anche le innovazioni tecniche non sono di per sé sinonimo di successo se non adeguatamente supportate e metabolizzate dall’organizzazione che dovrà utilizzarle, magari superando vecchi schemi che tenderanno a ridurne l’impatto sia per mancanza di fantasia che per difesa dei ruoli acquisiti.

Von Clausewitz richiama nella sua opera l’importanza della forza d’animo e dell’orgoglio quali elementi che forgiando il carattere del singolo e dell’organizzazione nell’insieme possano creare una cultura che conduca alla fermezza e costanza, senza peraltro precipitare verso la testardaggine.

Si parla oggi giorno di vantaggi chiave e della creazione di informazioni organizzative adattabili alla strategia,  superando eventuali blocchi di sistema. Si pone inoltre attenzione alla dispersione dell’attenzione dirigenziale nella gestione della quotidianità che, facendo perdere il contatto con la cultura dell’organizzazione, impedisca il concentrarsi sulla formazione di una salda cultura organizzativa diffusa, diretta verso i fini strategici.

Altro elemento è la riconosciuta difficoltà di una equilibrata e complementare crescita organica, che permetta di allineare in modo efficiente su un unico obiettivo organizzativo risorse e uomini.

Comunque concludendo quello che emerge è la necessità che una adattabilità e flessibilità organizzativa non si trasformi in disarticolazione e sfiducia nel sistema, per mancata chiarezza di mezzi ed obiettivi, a seguito della perdita della capacità comunicativa e di coordinamento.

 

 

Bibliografia

 

·        D. G. Chandler, Le campagne di Napoleone, Milano 1972 ;

·        B. H. Liddell Hart, The Strategy of the Indirect Approach, Londra 1954;

·        E. N. Luttwark, Strategia. Le logiche della guerra e della pace nel confronta tra le grandi potenze, Milano 1989;

·        K. Von Clausewitz,Pensieri sulla guerra, Milano 1970;

 

 

 

 

martedì 9 maggio 2023

Carta dei Muri nel Mondo


 Da Atlante delle Guerre, Maggio 2023. info ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org