Materiali per tesi di Laurea.
La Nato prima e dopo il 22 febbraio 2022 al Momento della Invasione della Ucraina da parte della Russia, Balance of Power La Russia è ancora una Superpotenza?
Politica Militare Comparata
Blog di base per l'approfondimento della Geografia Politica ed economica attraverso immagini, cartine, grafici e note. Spazio per lo studio attraverso la Geografia Statistica delle varie aree di crisi. Espressione esterna del CESVAM - Istituto del Nastro Azzurro (www.cesvam.it) (info:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
La Nato prima e dopo il 22 febbraio 2022 al Momento della Invasione della Ucraina da parte della Russia, Balance of Power La Russia è ancora una Superpotenza?
Politica Militare Comparata
LO stallo della guerra in Ucraina rappresenta un altro momento di difficoltà per gli equilibri mondiali. Mentre la Russia inizia a tentare di chiedere soluzioni diplomatiche la Cina ha sostanzialmente fallito nelle sue proposte di pace, non tanto mascherate a favore delle posizioni russe. L'Europa deve insistere affinchè l'Ucraina si comporti in modo equilibrato e non cerchi avventure che potrebbero aggravare il conflitto, mentre gli Stati Uniti, nel loro confronto con la CIna, devono iniziare ad avere un a politica più aperta nei confronti dei paesi che potrebbero alterare equilibri che sembrano stabili, con l'India e altri paesi che una volta erano definiti non allineati. Il confronto sul terreno di questi mesi avvenire, con la nuova stagione, potrà favorire l'avvio di ipotesi di soluzione che però al momento non si intravedono.
giugno 2023
(aggiornamento sinossi)
“Essere colti non vuol dire
ricordare tutte le nozioni ma sapere dove andare a cercarle”
Umberto Eco
Questa sezione
del mondo delle informazioni è definita allo stesso tempo sia un’arte che una
scienza[1].
Nello specifico, il termine HUMan INTelligence (Humint) identifica le attività
di Intelligence finalizzate alla raccolta di informazioni condotte attraverso
l’elemento umano, ossia mediante contatti interpersonali. La North Atlantic
Treaty Organization (NATO) lo definisce “una categoria di intelligence derivata
da informazioni raccolte e fornite da fonti umane”[2]
L’elemento
centrale che funge come strumento di acquisizione delle informazioni
direttamente senza ulteriori filtri oltre a quelli della mente umana[3], la
notizia diventa “direttamente” accessibile allo Humint Collector (HC), ossia la
figura professionale, specializzata, capace di gestire le informazioni
acquisite attraverso la Human intelligence. All’HC è affidato il sensibile e
delicato compito di ricercare, acquisire e gestire le potenziali fonti che
possono essere di tre tipi: one-time, alle quali non è possibile assegnare
compiti; continuous, che richiedono il tracciamento in un registro, poiché si
ritiene di doverle incontrare saltuariamente in quanto posseggono più
informazioni da rilasciare; Recruited, sono le fonti che in modo del tutto
consenziente vengono sistematicamente incontrate[4].
Inoltre l’HC deve prelevare, organizzare e trasformare le informazioni grezze
in un prodotto di conoscenza mettendolo a disposizione degli analisti, i quali
lo utilizzeranno per sfruttarlo al meglio.
Un interessante
punto di riflessione ci viene offerto durante il corso nominato “HUMINT e
controterrorismo. L’intelligence delle fonti umane nel contrasto alle minacce
terroristiche del XXI secolo”, svoltosi a Roma nel maggio del 2017[5], dove
lo stesso promotore Sergio Germini[6] rammenta
che la Human Intelligence consiste nella raccolta di informazioni, soprattutto
di carattere riservato che altri non vogliono rivelare, tramite relazioni umane
e non tramite tecnologie, come l’intercettazione oppure altri strumenti
tecnologici, come l’hackeraggio o i satelliti.
Anche se gli
strumenti citati in precedenza rappresentano attività importanti dell’Intelligence,
quello delle fonti umane è un settore delle attività dei Servizi Segreti che è
stato trascurato a favore della tecnologia un po’ in tutto l’Occidente,
nonostante rappresenti quello più importante. Prima dell’11 Settembre
specialmente negli USA la Humint era stata molto trascurata a favore degli
strumenti tecnologici. Il mutamento dopo gli eventi delle Torri Gemelle è
avvenuto nell’assetto politico/militare internazionale negli ultimi anni, ed in
particolar modo dopo l’11 settembre 2001, è stato così smisurato da rendere non
più adatti i procedimenti politici e le regole della politica estera, in
particolare usati fino a quel momento.
La politica,
come è noto, non si svolge più solo tra Stati, ma fra sottosistemi di questi;
oggi il sistema internazionale è un sistema sensibile anche ad eventi
all’apparenza di minore importanza, che però possono avere gravi conseguenze su
tutto il sistema.
Alcune compagnie
private, che lavorano soprattutto con il mondo virtuale, acquisiscono sempre
maggiore potere grazie anche alla paradossale quantità illimitata di
informazioni possedute attraverso la rete. Esse si adattano.
La necessità di
adattarsi alle nuove situazioni, vale anche per la branca più antica del campo
delle informazioni.
Le minacce oggi
non si presentano più unilaterali ed esclusivamente militari, come ai tempi
della guerra fredda tra Stati Uniti e Russia[7], dove
ciascuno aveva un ben preciso avversario. Le minacce sono disparate e
provenienti da diverse direzioni con caratteristiche alquanto inaspettate. Una
delle minacce più notevoli e con più ripercussioni su tutto il sistema
internazionale è, senza ombra di dubbio, il terrorismo islamico post 11
settembre 2001.
Precedentemente
il terrorismo era interessato a modificare alcune situazioni in territori ben
precisi e delimitati, gli obbiettivi erano scelti come simbolo per amplificare
il messaggio terroristico e attirare l’attenzione su un determinato problema di
una certa regione o stato. Esso rivendicava sempre i suoi attentati[8]
proprio per poter meglio divulgare il problema in questione, secondo la
filosofia terroristica, ed avere una cassa di risonanza quanto più grande possibile.
Il terrorismo di
matrice islamica post 11 Settembre invece, è un: “terrorismo a tellurico,
avente come obbiettivo il rovesciamento dell’ordine internazionale esistente;
in altre parole ha la stessa funzione di quelle guerre che la teoria delle
Relazioni Internazionali chiama “costituenti”, e cioè costitutive di un nuovo
assetto del mondo. I suoi target non sono soltanto simbolici, ma anche quelli
che, molto concretamente, possono distruggere o paralizzare la vita dei nostri
paesi. Conseguentemente, esso non ha bisogno di fare rivendicazioni di sorta.
L’attacco alle Twin Towers non è stato mai rivendicato in maniera esplicita”[9].
Gli obiettivi di
Al Qaeda[10] sono abbattere i corrotti
regimi nei paesi islamici e sostituirli con un regime basato sulla Shari, dopo
aver cacciato le forze militari straniere presenti in terra d’islam, per poi
riunificare tali regimi sotto un’unica federazione islamica sotto la guida
politica e spirituale di un califfo. Infine, acquisire armi di distruzione di
massa e ricominciare il progetto di conquista mondiale islamica interrotto nel
1683.
Le forze
militari di Al Qaeda non sono sufficienti per realizzare i punti indicati da
Bin Laden, ma la forza spirituale, è tale da poter ritenere questi punti una
forte minaccia capace di creare molti danni, anche se non dovessero essere
realizzati in nessuna maniera.
Per contrastare
tali fenomeni ci sono principalmente due posizioni rilevanti: da un lato si
sostiene che l’intervento armato massiccio non risolva il problema ma anzi lo
amplifichi, e che sarebbe più utile un intervento di peacekeeping tenendo conto
della legalità interna ed internazionale e del tipo di rivendicazioni avanzate.
Nel combattere una guerra a realtà mutanti e nascoste come quelle del
terrorismo islamico di oggi, cellule invisibili sarebbe una azione quasi
impossibile. E questa invisibilità conseguentemente cambia anche il modo di
fare intelligence al giorno d’oggi; dall’altro lato si sostiene che bisogna
contrastare duramente ed in maniera militarmente attiva questo fenomeno ed i
paesi che si rendono complici. In questa ottica ci sono opinioni diversificate
in quanto a modalità e strategie. Un importante studioso italiano del fenomeno,
Massimo Introvigne, sostiene che “L’azienda terroristica calcola i costi e i
benefici secondo criteri assai simili a quelli della normale razionalità
politica o d’impresa, ritiene che il problema politico della risposta al
terrorismo non debba essere impostato in modo moralistico. Ogni risposta
sensata deve spingere i terroristi alla conclusione che il rapporto
costi-benefici stia diventando negativo e che il terrorismo vada abbandonato
perché non conviene più”[11].
Introvigne
sostiene che con il termine Fondamentalismo si indicano in realtà posizioni
religiose diverse, conservatrici fondamentaliste e ultra-fondamentaliste, e che
vi è la necessità di favorire la crescita di un Islam conservatore che si è
visto negata la possibilità di emergere. Solo questo tipo di Islam si porrebbe
come una valida alternativa al terrorismo fondamentalista e
ultra-fondamentalista; infatti la speranza che le forze laiche progressiste,
che nei paesi islamici hanno un seguito molto scarso, possano avere la meglio è
inesistente. Questa illusione viene definita la “sindrome di Voltaire”[12].
L’intelligence
al giorno d’oggi subisce dei cambiamenti; è diminuita l’importanza di almeno
due strumenti, finora, principali nella raccolta dell’informazione citate in
precedenza ovvero l’ELINT, lo strumento elettronico, e l’IMINT, lo strumento
fotografico.
Per riprendere
l’esempio precedente, durante la guerra fredda questa tipologia di strumenti di
ricerca delle informazioni erano fondamentali poiché il “nemico” era uno stato
con un esercito, flotte marine e battaglioni aerei e tutto quello che ne
consegue; al giorno d’oggi il nemico è
invisibile, senza esercito regolare, fatto di cellule che si nascondono tra i
civili e quindi difficilmente tracciabili con strumenti fotografici satellitari
e altre tecnologie. I fattori di intelligence su cui bisogna concentrarsi per
combattere il terrorismo islamico, soprattutto dopo l’11 settembre sono le
scienze psicologiche, le strategie e le tattiche di guerriglia urbana e
terroristica; per cui bisogna concentrarsi su un settore fondamentale
dell’intelligence ovvero la risorsa umana, lo Humint, dal cui lavoro trarre
tutte le informazioni importanti e soprattutto analizzarle
adeguatamente.[13]
L’acquisizione
informativa, che sia attraverso fonti umane completamente consapevoli o
raggirate da alcune tecniche, come l’elicitazione[14], non
può non realizzarsi anche nel mondo digitale.
Resta che
l’elemento umano riveste una importanza principale ai nostri tempi, sia nella
attività di spionaggio classico nella sua accezione più estrema, ma soprattutto
con nuove strategie e metodi per ottenere informazioni e reclutare in loco
informatori e collaboratori, che già siano per loro natura addentrati nel
tessuto sociale del terrorismo, come i collaboratori mussulmani che vivono in
zone sensibili ed inaccessibili.
Al giorno d’oggi
molte delle informazioni utili possono essere reperite da fonti aperte e
accessibili a tutti; di questo si occupa l’OSINT (Open Source Intelligence) e
la sua sottospecie TECHINT (indagini sul web) che richiedono però grandi
capacità analitiche poiché le quantità di dati da vagliare sono enormi. L’OSINT
è molto utilizzata anche nel settore privato, nella Business Intelligence di
aziende private, da cui le stesse ricercano informazioni utili anche da fonti
aperte come il web per aiutarsi nelle decisioni aziendali riguardo alle loro
specifiche attività, come la commercializzazione o meno di un nuovo prodotto,
etc. Si pensi all’importanza delle indagini di mercato ai fini commerciali.
Per quanto
riguarda il coordinamento a livello internazionale dei Servizi di Intelligence
delle varie nazioni, e soprattutto in Europa, si stanno facendo passi avanti.[15]
La guerra al
Terrorismo internazionale anche di matrice fondamentalista islamica è una
guerra “asimmetrica”[16] e
pressoché infinita; è una guerra che non può essere combattuta con i metodi
classici vista la sua peculiare natura, per cui le armi non sono la soluzione
giusta e sarebbe più proficua una soluzione strategica di prevenzione e
intelligence; mirando a togliere al terrorismo il sostegno sociale, politico e soprattutto
economico, senza il quale esso non potrebbe sopravvivere.
[3] https://pnlpedia.com/come-funziona-pnl/
[4] Handbook, Commanders Guide To Humint
, Human Intelligence 2012
[5] https://lindro.it/intelligence-perche-serve-il-rilancio-delle-fonti-umane-in-italia/
[6] https://lindro.it/intelligence-perche-serve-il-rilancio-delle-fonti-umane-in-italia/
[8] http://romatrepress.uniroma3.it/wp-content/uploads/2020/01/Gli-attentati-dell%E2%80%99Isis-in-Europa-
occidentale.-Un%E2%80%99interpretazione-sociologic.pdf
[9] http://www.steamfantasy.it/blog/manuali/Storia-dello-Spionaggio-Atti-della-Tavola-Rotonda-Biella-23-settembre-
2005.pdf
[10] https://www.arel.it/wp-content/uploads/2015/04/Metastasi-del-qaedismo-da-al-Qaeda-allo-Stato-Islamico.pdf
[13]
http://www.carabinieri.it/editoria/rassegna-dell-arma/la-rassegna/anno-2008/n-4-ottobre-
dicembre/studi/tecniche-psicologiche-human-intelligence
[14] Albert D Biderman, Communist Attempts to Elicit False Confessions
from Air Force Prisoners of War,
1
gennaio 1957.
[15] ibidem
[16]https://www.difesa.it/InformazioniDellaDifesa/periodico/IlPeriodico_AnniPrecedenti/Documents/Asimmetria_e_trasformazione_dell_178bellico.pdf
Nel linguaggio degli organismi informativi l’Attività
di informazione per la sicurezza è “l’insieme delle attività di ricerca informativa, elaborazione e
disseminazione di informazioni svolte al fine di prevenire, rilevare, contenere
e contrastare le minacce alla sicurezza nazionale[1]”.
L’intelligence tuttavia, resta lo strumento di cui lo
Stato si serve per raccogliere, custodire e diffondere ai soggetti interessati,
siano essi pubblici o privati, le informazioni rilevanti per la tutela della
sicurezza delle Istituzioni, dei cittadini e delle imprese.
La conoscenza permette di decidere e, nelle migliori delle
ipotesi, di anticipare, consentendo di effettuare una corretta e vantaggiosa
analisi “costi-benefici”.
Considerando tale teoria versatile, sottraendo i
costi totali ai benefici totali, avremo appunto dei benefici netti; avremo
l’opportunità di scegliere, tra più cose, la più adatta al nostro scopo.
L’intelligence svolge, pertanto, un ruolo fondamentale e imprescindibile per il
quale si serve di professionalità provenienti da ambienti diversi, che agiscono
secondo peculiari procedure volte a salvaguardare la riservatezza degli
operatori e delle loro attività.
In Italia tale compito, con la legge
124/2007, è stato affidato al Dipartimento delle Informazioni per la
Sicurezza (DIS), il cui Direttore Generale
è nominato direttamente dal Presidente del Consiglio dei Ministri, e alle due Agenzie
operative che si occupano delle dimensioni interna (AISI)
ed esterna (AISE)
della sicurezza nazionale. Tali Organismi informativi per la sicurezza sono
chiamati a garantire l’indipendenza della Repubblica, la salvaguardia delle
istituzioni democratiche, la protezione degli interessi politici, economici,
industriali, militari e scientifici e la sicurezza anche cibernetica.
Nell’attuale scenario internazionale ormai
globalizzato si assiste ad un aumento esponenziale della quantità di
informazioni circolanti. Di particolare rilievo è il contributo apportato alla
diffusione delle informazioni dalla nascita di Internet e al suo enorme
sviluppo nell’ultimo decennio, che ha portato, per usare una metafora: “il
mondo in ogni casa”. Ad esempio, grazie alla rete qualsiasi persona con un
minimo di competenze informatiche può accedere, in tempi brevi, ad una notevole
quantità di informazioni. Attraverso lo smartphone, utilizzato come principale
strumento, da più di cinque miliardi di persone, gli individui riescono a
connettersi al mondo virtuale e di conseguenza tra di loro, abbattendo tutti i
tipi di barriere fisiche, ottenendo dei fenomeni in grado anche di modificare
il modo di relazionarsi tra gli Stati, elaborando nuove caratteristiche della
geopolitica.
Un esempio di tali effetti sono le strategie adottate
dalla Cina per utilizzare i social media al fine di influenzare l’opinione
pubblica americana sostenuta da una ricerca del Recorded Future. Quest’ultima
infatti, con la sua esclusiva tecnologia raccoglie e analizza enormi quantità
di dati per ottenere informazioni rilevanti, in tempo reale, sulle minacce
informatiche.
La capacità di acquisire, ma soprattutto proteggere
informazioni strategiche riguardanti settori vitali, rappresenta oggi più che
mai uno degli obbiettivi principali di uno Stato.
Per questa ragione ogni stato si è dotato di
particolari organismi atti a tale scopo, i Servizi di informazione e sicurezza, conosciuti anche con il nome di “Servizi Segreti” per via delle informazioni e degli interessi da
tutelare, e dei metodi “non convenzionali” atti a raggiungere tale scopo[2]. Tali organismi governativi erano presenti fin dai
tempi antichi, nati soprattutto per l’acquisizione di informazioni per scopi
bellici (conoscenza del territorio nemico, conoscenza delle popolazioni
confinanti, capacità militari del nemico, etc.), si sono evoluti nel tempo[3], fino a divenire i moderni Servizi di informazione e
sicurezza che conosciamo oggi.
I Servizi di informazione e sicurezza hanno il
compito di salvaguardare la Sicurezza Nazionale[4] attraverso l’attività di informazione per la
sicurezza, meglio conosciuta con il termine: “attività di intelligence”. Essa
si divide principalmente in: “intelligence strategica”,
atta a fornire informazioni utili alle istituzioni per la tutela della
sicurezza nazionale, e intelligence
operativa, atta a fornire
informazioni per la condotta di operazioni degli stessi servizi o di operazioni
militari e di polizia.
L’attività di intelligence è solitamente organizzata
in diverse fasi[5], caratterizzate da processi ben definiti, le quali
formano il ciclo di intelligence.
Dal punto di vista della sua funzione, l’intelligence
può essere descritta come processo informativo, definito da un ciclo di azioni,
articolato su tre fasi e finalizzato agli obbiettivi generali individuati dalle
Autorità di governo:
1) acquisizione della notizia, attraverso la ricerca, la
raccolta e la valutazione dei dati acquisibili da un’ampia gamma di fonti, che
vanno dal singolo individuo all’uso di sofisticate apparecchiature
elettroniche. In questa fase particolare rilievo assumono le fonti aperte, come
i mezzi di comunicazione di massa e la rete;
2) gestione dell’informazione, in cui attraverso
l’analisi trasforma l’elemento informativo grezzo in un articolato contributo
conoscitivo; questa fase rappresenta il passaggio distintivo dell’intelligence;
3) comunicazione all’Autorità di governo sia di semplici
informazioni, sia di rapporti, analisi e punti di situazione, utili per le
decisioni da assumere o per le attività da intraprendere. L’estensione del
concetto di sicurezza nazionale fa sì che vengano oggi inclusi, tra i
destinatari dei prodotti di intelligence, anche amministrazioni ed enti
pubblici.
In considerazione delle nuove sfide,
delle nuove forme della globalizzazione e della società, della sempre maggiore
complessità e della rapidità di evoluzione del contesto, interno ed esterno, in
cui l’intelligence si muove, si identificano diverse tipologie di raccolta ed
elaborazione delle informazioni. Tra queste, in base alla tipologia di fonte
informativa, si possono trovare[6]:
Essendo la Human intelligence – attività di raccolta
delle informazioni mediante contatti interpersonali, va da sé che bisogna
considerare inevitabilmente come questi avvengono nell’era della
digitalizzazione.
La più antica di tutte è sicuramente la HUMINT (Human Intelligence), ovvero la ricerca informativa
da fonti umane[7], di cui sarà approfondita la trattazione nei
successivi capitoli, la quale si occupa dell’acquisizione delle informazioni
tramite contatti interpersonali con diverse modalità, come ad esempio
l’interrogatorio di prigionieri o di rifugiati, la raccolta di informazioni
consapevoli o meno tra l’operatore e le fonti, eccetera[8].
[1] Cit. https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/quaderni-di-intelligence/glossario-intelligence.html
[2] Cossiga Francesco, Abecedario, Rubbettino, p. 12
[3] Ibidem.
[4] Condizione in cui ad un paese risultino
garantite piene possibilità di sviluppo pacifico attraverso la salvaguardia dell’intangibilità delle
sue componenti costitutive, dei suoi valori e della sua capacità di perseguire i propri interessi
fondamentali a cospetto di fenomeni, condotte ed eventi lesivi o potenzialmente
tali.
Cit. https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/quaderni-di-intelligence/glossario-intelligence.html
5 https://sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/chi-siamo.html
[6] Ibidem
[7] “Persona, cosa o sistema tecnologico da cui vengono ottenute/tratte
notizie di interesse per la sicurezza nazionale”.
Rif. Il
linguaggio degli organismi informativi, PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI
MINISTRI, Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, p.52
[8] Cosenza Raimondo, Cos’è la HUMINT. Human Intelligence, published by Raimondo Cosenza, p.4
Non vi è in realtà una
formulazione originale dei principi strategici napoleonici, né un corpus
dottrinale da lui elaborato, egli piuttosto perfezionò e applicò principi da
altri creati si che la sua genialità si esplicò nelle modalità di attuazione e
nella capacità di sviluppare e usare elementi altrui, la mancanza di una dottrina
fu in parte dovuta dalla necessità di non svelare ad altri i principi della sua
azione.
Maestri ispiratori furono
senz’altro in primis Federico II di Prussia con le sue campagne contro Francesi,
Austriaci e Russi codificate nelle famose “Istruzioni segrete” del 1748, ma
anche Eugenio di Savoia, Turenne, Luxemburg, Maurizio
di Sassonia oltre ai classici dell’antichità.
Dal
punto di vista teorico lesse e rilesse tra gli altri l’ “Essai General de taticque”
e il “Defense du systéme de guerre moderne” entrambi di Jacques Antoine Hyppolite, conte di Guibert, oltre ai “Principes de la
guerre des montagnes” di Pierre
de Bourcet, mentre per gli aspetti
più tecnici della propria arma ebbe, in particolare ad Auxonne, la guida del
barone Du Teil fratello del celebre cavaliere Jean du Teil, teorico dell’uso dell’artiglieria e discepolo di De Gribeauvael.
Vi è in lui una notevole capacità
organizzativa che si esplica sia in termini macro, con la completa visione
d’insieme, che in termini micro, curando i vari particolari del quadro, in un
continuo rimando coordinativo fra i vari piani.
La caratteristica principale
risulta pertanto l’illimitata flessibilità e variabilità sia
dell’organizzazione che della concezione operativa.
Se la
caratteristica principale risulta essere la flessibilità e la variabilità unite
ad una concezione dinamica ed audace dell’azione ma non temeraria, secondo un
freddo realismo delle forze in campo, punto centrale è la ricerca di un attento
equilibrio di mezzi e risultati, di sforzi ed ostacoli nel tentativo di
mantenere il proprio equilibrio spezzando l’equilibrio altrui, come giustamente
osserva Lidell Hart.
Nella
programmazione vi è una attenta informazione e valutazione sulle forze
contrapposte, ma il piano o meglio i vari piani così accuratamente preparati
non costituiscono vincolo all’azione ma piuttosto mezzo o pietra di paragone
per misurare tutti i successivi avvenimenti e possibilmente anticiparne le
conseguenze.
Vi
è sempre un piano alternativo quale conseguenza della necessità di un piano
poliedrico impostato secondo molteplici probabili sviluppi. Il caso per quanto
previsto e limitato non può essere sottovalutato, circostanza che impone un
continuo ripensamento dei vantaggi e svantaggi durante lo svolgersi dell’azione
man mano che si presentano gli imprevisti, senza per questo deviare dall’obiettivo finale.
Il
variare in corso d’azione dell’organizzazione della macchina bellica in
un’apparente caos in realtà viene a confondere le osservazioni avversarie, in
quanto l’unità di comando è sempre mantenuta e le varie unità rimangono
comunque tra loro a distanza utile, pronte al concentramento nonostante
un’apparente dispersione. Elemento essenziale di tale tecnica operativa è la
rapidità di esecuzione quale complemento alla velocità e mobilità imposte
dall’inizio alla fine alle operazioni, velocità che può trasformare un
imminente pericolo in un successo.
Tre
i fattori che permettono una tale stupenda dimostrazione di efficienza:
Vitale
risulta l’accurato rapporto fra tempo e distanza, scegliendo i percorsi più
facilmente praticabili in una autentica “economia
dello sforzo” al fine di ridurre il logorio delle unità.
Questa
adattabilità e mobilità strategica confluiscono, verso un graduale
concentramento, si che il decentramento o dispersione apparente favorisce in
realtà la manovra e il combattimento secondo precisi ordini con la conseguente
sorpresa e demoralizzazione avversaria.
Viene
riconosciuta l’importanza sia del morale che dell’unità di comando in una
influenza reciproca, deve tuttavia ammettersi che la crescita organizzativa
mediante incorporazione, come avvenne nella “Grande Armée”, può condurre all’indebolimento dell’unità morale e
di manovra.
Fondamentale
per ottenere una obbedienza economica
sono l’attaccamento ed il rispetto dei subordinati verso la dirigenza, la quale
d’altra parte deve essere fondata sulla perseveranza e il coraggio dell’azione
dei superiori, costante la prima nel tempo circostanziata in precisi momenti la
seconda.
Il
sistema premiante deve essere accuratamente ordinato per gradi e favorire
l’atmosfera collaborativa fra i vari livelli secondo una precisa e controllata
trasparente lealtà riconosciuta in tutta l’organizzazione, inoltre deve essere
favorito il feedback tra la base e il vertice con precise testimonianze sui risultati
delle richieste avanzate e degli interventi effettuati.
E’stata
più volte sottolineata l’apparente ambiguità dell’unità di comando in presenza
di un forte decentramento operativo, ma il contrasto è più apparente che reale,
come già sopra chiarito, se solo si consideri la necessità della dispersione in
presenza di repentini aggiustamenti prima dello scontro.
Infine
deve richiamarsi l’attenzione sull’individuazione dell’esatto obiettivo comune
da perseguire e quindi della parallela necessità di una unica linea di azione
evitando, per quanto possibile, un inutile dispersione di uomini e risorse.
Riflessi attuali
Luttwak parla di rischio
organizzativo proprio nel momento in cui aumentano la segretezza, le unità in gioco e la complessità
delle manovre poste in atto, tale rischio deriva dall’attrito che ostacola il funzionamento di qualsiasi
organizzazione, tanto più se complessa. Il concetto di attrito era stato già
rilevato dal Clausewitz quando, nel raccomandare di non semplificare
eccessivamente, osservava le difficoltà che si accumulano e si producono nel
loro complesso durante l’azione.
La ricerca della
sorpresa derivante dalla scelta paradossale, al fine di ottenere un vantaggio
competitivo, ha comunque un proprio costo che si manifesta nella perdita di
forze e nel possibile aumento del rischio di confusione nell’organizzazione, a
cui solo una maggiore preparazione ed una più efficiente comunicazione, quale
impalcatura di un saldo controllo direzionale, può mettere rimedio. Dobbiamo
tenere presente che ciò che è paradossale
col tempo diventa prevedibile, mentre il prevedibile può essere al contrario
imprevedibile se a lungo non applicato.
Ciò che è logico
con il tempo diventa illogico, evolvendo nel suo opposto, tranne che non
intervengano mutamenti esogeni nelle condizioni dei partecipanti, si che non vi
è di peggio della baldanza derivante dal successo che può trasformare questi
nelle premesse di un disastro.
Si
recupera un concetto di flessibilità e manovrabilità non rigido, quale fosse un
canone, ma adattabile sia nell’imprevisto quanto in termini programmatori del
passaggio da logica a illogica, interviene in questo l’importanza mai
sufficientemente ricordata della gestione dei canali di comunicazione in
rapporto ad un saldo controllo dell’insieme, in cui il decentramento non è
premessa di disarticolazione ma adattabilità e velocità di manovra.
Dobbiamo
considerare che ciò che in apparenza può sembrare un’azione definitiva e
sistematicamente cumulativa a cascata di successi, può produrre in realtà reazioni
che non solo la disattivino ma addirittura siano strategicamente
controproducenti.
Peraltro
anche le innovazioni tecniche non sono di per sé sinonimo di successo se non
adeguatamente supportate e metabolizzate dall’organizzazione che dovrà utilizzarle,
magari superando vecchi schemi che tenderanno a ridurne l’impatto sia per
mancanza di fantasia che per difesa dei ruoli acquisiti.
Von
Clausewitz
richiama nella sua opera l’importanza della forza d’animo e dell’orgoglio quali
elementi che forgiando il carattere del singolo e dell’organizzazione
nell’insieme possano creare una cultura che conduca alla fermezza e costanza,
senza peraltro precipitare verso la testardaggine.
Si
parla oggi giorno di vantaggi chiave e della creazione di informazioni organizzative
adattabili alla strategia, superando
eventuali blocchi di sistema. Si pone inoltre attenzione alla dispersione
dell’attenzione dirigenziale nella gestione della quotidianità che, facendo
perdere il contatto con la cultura dell’organizzazione, impedisca il
concentrarsi sulla formazione di una salda cultura organizzativa diffusa,
diretta verso i fini strategici.
Altro
elemento è la riconosciuta difficoltà di una equilibrata e complementare crescita
organica, che permetta di allineare in modo efficiente su un unico obiettivo
organizzativo risorse e uomini.
Comunque
concludendo quello che emerge è la necessità che una adattabilità e
flessibilità organizzativa non si trasformi in disarticolazione e sfiducia nel
sistema, per mancata chiarezza di mezzi ed obiettivi, a seguito della perdita
della capacità comunicativa e di coordinamento.
Bibliografia
·
D.
G. Chandler, Le campagne di Napoleone, Milano 1972 ;
·
B. H. Liddell
Hart, The Strategy of the Indirect Approach, Londra 1954;
·
E. N. Luttwark,
Strategia. Le
logiche della guerra e della pace nel confronta tra le grandi potenze, Milano
1989;
·
K.
Von Clausewitz,Pensieri sulla guerra, Milano 1970;