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LIMES, Rivista Italiana di Geopolitica

Rivista LIMES n. 10 del 2021. La Riscoperta del Futuro. Prevedere l'avvenire non si può, si deve. Noi nel mondo del 2051. Progetti w vincoli strategici dei Grandi

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giovedì 23 febbraio 2012

Borse di Studio

Si danno informazioni circa le borse di studio frutto dell'accordo tra EMUNI ed INPDAP.

Tale accordo tra Emuni University (www.emuni.si), Università Euromediterranea con sede in Portorose con cui collaboro ed INPDAP ha permesso di identificare undici master tenuti da Università e/o istituzioni partner di Emuni, rispetto ai quali sono state messe a bando da INPDAP 79 borse di studio.

Parte di queste borse di studio sono state già assegnate, in virtù del fatto che alcuni di questi master hanno già avuto inizio, mentre vi sono ancora 18 borse di studio per le quali è possibile concorrere.

I potenziali beneficiari delle borse di studio sono individuati da INPDAP come segue:

"..dipendenti dell'INPDAP, dipendenti della pubblica amministrazione, iscriti all'INPDAP, figli e orfani di dipendenti della pubblica amministrazione, iscritti all'INPDAP e figli e orfani di pensionati INPDAP"

I suddetti qualora interessati a concorrere all'assegnazione delle borse di studio dovranno fare apposita domanda ad EMUNI secondo le modalità previste alla presente pagina:

http://www.emuni.si/en/strani/444/Master-I.N.P.D.A.P.-Certificated.html
Allo stesso modo dovranno fare analoga domanda ad INPDAP secondo le modalità previste alla seguente pagina:

http://www.inpdap.gov.it/wps/wcm/connect/Internet/internet/inpdap/concorsiegare/concorsi/bandinuovi/bando631concorso/contenutocontenuto631concorso
Nello specifico segnalo, che le 18 borse di studio ancora da assegnare, riguardano tre master del Politecnico di Studi Aziendali I.S.S.E.A di Lugano, che si caratterizzano per una modalità di fruizione principalmente a distanza ed in minor misura "in presenza".

Relativamente a questi tre master, trova a seguire i link dei tre master di cui sopra:
http://www.unipsa.ch/disi/master_counselling_aziendale.html
http://www.unipsa.ch/disi/master_of_tourism_management.html
http://www.unipsa.ch/disi/master_in_giornalismo_nuovi_media.html
RingraziandoLa per l'attenzione colgo l'occasione per porgerLe distinti saluti.
Paolo Gardenghi

lunedì 30 gennaio 2012

Il Concetto di Micro Stato. Stato o Paradiso Fiscale?

Le Caratteristiche di uno stato, per tradizione consolidata sono il territorio, la popolazione e la sovranità. Nel caso di micro-Stati occorre fare delle distinzioni e precisazioni. La definizione. Per Micro Stata, secondo l’Atlas des relations internazionales sono Micro Stati quei Stati che hanno una popolazione inferiore a 100.000 unità ed una superficie inferore a 1000 km2.

Il Diritto Internazionale ne ammette in pieno l’esistenza anche se di recente si è cominciato a mettere in dubbio il diritto di dotarsi di una legislazione che consenta con estrema facilità il trasferimento di capitali senza alcun controllori provenienza e legittimità. Con questo sono diventati dei collettori di denaro sporco e di capitali che sfuggono alla tassazione dei paesi di origine. Sono i cosiddetti Paradisi Fiscali.

(Lizza G., Geopolitica delle prossime sfide, Torino, Utet, 2011, pag5-6)

Indicheremo nelle nostre schede questi stati che presentano i requisiti di cui sopra e quindi sono esterni alla organizzazione delle Microare e delle Microaree nelle considerazioni generali ma trattati a parte.

I La Prospettiva Geopolitica

La fine della Guerra Fredda ha travolto l’ordine di Yalta e vi ha sostituito il disordine delle nazioni . Il crollo del muro di Berlino se, da un lato, ha determinato il superamento della semplicità strutturale del sistema bipolare, dall’altro ha decretato la chiusura anticipata del Novecento che, non a caso, è stato definito il secolo breve . Il venir meno di quella forma particolare di sistema di guerra rappresentato dalla contrapposizione mercuriale dei due blocchi, ciascuno espressione di un sistema di valori inconciliabili e dunque alternativi, ha sancito la vittoria del modello di democrazia occidentale rispetto al modello degli stati socialisti. La sconfitta dell’ideologia comunista, tuttavia, non ha significato la fine delle ideologie tout court né, a maggior ragione, la fine della storia .


L’istituzionalismo liberaldemocratico, dopo essersi imposto nel ciclo della Guerra Civile Europea sul nazifascismo, ha prevalso nel confronto bipolare sul socialismo sovietico ponendosi, quindi, come unico superstite delle grandi ideologie novecentesche . E, ciò nonostante, è ben lungi dal parlare quel linguaggio universale che Popper, criticandolo, chiama il “mito della cornice” . L’istituzionalismo, ordinista e funzionalista, e le sue espressioni a livello internazionale, le organizzazioni globali e regionali, risentono della comune matrice anglosassone e spesso sovrappongono la loro filosofia a realtà diversificate e del tutto incompatibili. La fine del conflitto tra gli Stati uniti ed Unione Sovietica ha lasciato supporre che la sola esportazione della democrazia fosse al tempo stesso requisito e garanzia di pace rilanciando il ruolo delle Nazioni Unite e, più in generale, dei sistemi inclusivi di sicurezza collettiva. La realtà, viceversa, ha visto un sensibile aumento dei livelli di conflittualità. “Il ritorno della storia” si è realizzato nella forma cruenta dei conflitti etno-identitari e religiosi che hanno dimostrato, ad un tempo, la fallacità dell’idea dell’omologazione istituzionalista e la pressoché assoluta impotenza dell’ONU nella gestione delle crisi (si pensi, per esempio, ai risultati modesti, quando non fallimentari, delle missioni in Somalia, Cambogia e Bosnia).



1. La prospettiva geopolica

Il termine geopolitica è impiegato per la prima volta nel 1899 dal politologo e sociologo svedese Johan Rudolf Kjellen il quale definisce, in seguito, come “scienza dello stato in quanto organismo geografico, così come si manifesta nello spazio. Lo Stato in quanto paese, in quanto territorio o, in modo più significativo, in quanto impero” .

Il generale Haushofer, ordinario di geografia all’università di Monaco, considera la geopolitica quale “base per ogni politica scientifica e per ogni riassetto dello spazio sulla superficie della terra, in particolare per un popolo di grande cultura, duramente colpito e prostrato, situato nel cuore di un continente sovrappopolato e in declino per quanto riguarda la sua importanza nel mondo”, e la ritiene “uno dei rari mezzi per portare a punti di vista comuni e in uno stesso spazio vitale migliaia di uomini, quanto meno sulle questioni fondamentali di importanza vitale per tutti” .

Se è condivisibile la prospettiva della geopolitica che si interroga sui rapporti tra lo spazio e la politica, che indaga sull’influenza del fattore spaziale sull’agire politico, bisogna certamente rifiutare la connotazione scientifica della disciplina che emerge dalle due definizioni. La geopolitica è un processo intellettuale, una “metafisica della competizione per il dominio dello spazio che reinterpreta la storia passata e anticipa previsioni per quella futura” , nella quale le direttrici dell’espansione e le minacce alla sicurezza sono determinate in anticipo. Essa unisce “ una schematizzazione geografica delle relazioni diplomatico-strategiche (…) con un’interpretazione degli atteggiamenti diplomatici in funzione del modo di vivere e dell’ambiente - sedentari, nomadi, terrestri, marini” .

La geopolitica consente una riappropriazione dell’elemento materiale della politica internazionale insistendo su un fondamento immodificabile, lo spazio geografico, arricchito nel tempo da nuove dimensioni attraverso la verticalization e la nuclearizzazione, che ne definisce il carattere globale.

In che modo, quindi, la geopolitica concorre all’analisi delle relazioni internazionali? L’approccio istituzionalista, come già detto sopra, si basa su un duplice ordine di idee: da un lato, lo sviluppo tendenziale dell’originaria struttura anarchica del sistema in una gerarchia; dall’altro, la convinzione che la diffusione del modello democratico, ipso facto, determina un abbassamento dei livelli di competizione e di conflitto, dal momento che è valido il principio per cui gli stati democratici non si fanno la guerra. Ciò significa abbracciare la prospettiva di uno sviluppo lineare e progressivo delle relazioni internazionali ed adottare una griglia interpretativa basata sul passaggio dal disordine all’ordine che mal si adatta agli eventi di questo inizio di secolo. Di più. La sovrastruttura ordinamentale delle organizzazioni internazionali omologa situazioni riferite ad attori con caratteristiche culturali, etniche e politiche del tutto peculiari, che agiscono in aree geografiche e geopolitiche diversificate spesso con sensibili differenziali economici e tecnologici.

L’istituzionalismo non è attrezzato per spiegare le fasi di regresso perché non tiene conto dell’alterità. “Ben diverso è invece l’approccio che ipotizzi, come schema d’analisi, un teoria ciclica delle relazioni internazionali. Tale approccio epistemologico si basa, infatti, sull’analisi dei pesi di potenza (…) e in particolare sul grado di concentrazione/diffusione di potenza tanto nelle diverse regioni quanto globalmente” . L’impianto realista permette di mettere a confronto diverse aree geografiche del mondo e di rilevare le discrasie temporali, a livello regionale, rispetto ai trend principali di concentrazione/diffusione di potenza . La geopolitica riacquista la propria importanza interpretativa proprio perché la dimensione spazio-temporale diventa essenziale dopo l’esplosione dei confini dell’Eurasia. Lungi dal determinismo e dal propagandismo del periodo tra le due guerre, essa “riconosce i vincoli oggettivi e le potenzialità dell’azione politica” degli stati rispetto allo spazio in cui operano nella forma primigenia dell’Orso (terra) e della Balena (mare).

II La Prospettiva Geopolitica

2. Il Potere Continentale


“Le teorie del potere continentale sostengono la superiorità della terra sul mare, cioè degli stati che riescono a dominare la massa continentale euro-asiatica sulle potenze marittime sia periferiche, come l’Europa e il Giappone, sia esterne, come gli Stati Uniti” . Esse originano da una situazione storica comune, il controllo dei mari da parte dell’Inghilterra, e rappresentano una razionalizzazione della questione euro-asiatica, ovvero della possibilità di un’alleanza russo-tedesca eventualmente estesa al Giappone. Il sostegno del Reich guglielmino alla Russia nella guerra contro il Giappone (1905), la Pace separata di Brest-Litovsk (1918), il Trattato di Rapallo (1922) e, infine, il Patto Molotov-Ribbentrop (1939) lasciavano del resto prospettare come reale una simile eventualità . Il geografo inglese sir Halford Mackinder e il generale tedesco Karl Haushofer hanno preso in considerazione il problema, ovviamente da punti di vista opposti, ricavando dei parametri di condotta, il primo, per rendere impraticabile l’avvicinamento russo-tedesco, il secondo per realizzarlo.

H. J. Mackinder (1861-1947)

L’originalità del pensiero di Mackinder si rivela nella convinzione del connubio necessario tra storia e geografia, nel fatto che “la storia umana si integra nella vita dell’organismo mondiale” . Da un lato, le ambizioni umane utilizzano e subiscono la geografia; dall’altro la storia ripensa continuamente la geografia attraverso le capacità della tecnologia . Il pianeta è considerato come una totalità, un intero fatto per nove dodicesimi di spazi marittimi e per la restante parte di terre emerse. In questa semplice osservazione è già tracciato il quadro d’insieme della teoria di Mackinder, che utilizza la metafora della coppia diadica terra-mare per indicare la contrapposizione tra World Ocean, l’oceano Mondiale (Artide, Antartide, Atlantico, Pacifico e Oceano Indiano) e la World Island, l’Isola del Mondo, formata dalla contiguità territoriale dei continenti europeo, asiatico e africano. Rimangono le Outing Islands, le isole periferiche, Stati Uniti e Australia, entrate in modo organico nelle vicende della politica mondiale rispettivamente nel XVI e nel XVIII secolo . Il punto centrale delle tesi di Mackinder è che esiste uno spazio, denominato pivot area prima e heartland poi, il cui dominio garantisce il controllo della massa continentale euro-asiatica e quindi del mondo . Attorno allo spazio perno si succedono in semicerchi concentrici altri tipi di spazi. Vi è, in primo luogo, la mezzaluna interna (inner crescent) che protegge heartland e che comprende il vuoto ostile della Siberia, la catena dell’Himalya e i deserti del Gobi, del Tibet e dell’Iran . All’esterno di questa mezzaluna si trovano le regioni costiere, costlands, nelle quali è concentrata la maggior parte della popolazione mondiale e che includono l’Europa, l’Arabia, l’India, l’Indocina, e la Cina marittima. Sul bordo di tale fascia insistono le isole della mezzaluna esterna (outer crescent), la Gran Bretagna e il Giappone (offshore islands). Infine, l’ultimo semicerchio, la mezzaluna insulare (insular crescent), è formato dalle isole del mare aperto (outlying islands) ovvero dall’Australia e dalle Americhe . Questo è il palcoscenico sul quale si giocano gli equilibri di potenza degli stati europei dei primi del Novecento. Ed è questo lo scenario che la Gran Bretagna deve prendere in considerazione nel tentativo di scongiurare la sua ossessione geopolitica costante: essere esclusa dall’isola del mondo e privata dei propri mercati. “Chi controlla il cuore del mondo comanda l’isola del mondo, chi controlla l’isola del mondo comanda il mondo” . Mackinder adatta la posizione geografica di heartland a seconda delle contingenze storiche. Nel 1904, in una fase in cui gli stati dell’inner crescent hanno occupato stabilmente l’outer crescent rovesciando i rapporti di forza e determinando la superiorità delle potenze marittime, la pivot area è collocata in una fascia compresa fra l’Asia centrale e l’Oceano artico . La situazione è destinata, tuttavia, a mutare di lì a breve. Da un lato, la Russia inizia ad organizzare rapidamente l’area perno con la costruzione di un vasto sistema ferroviario che favorisce la manovra per linee interne; dall’altro, la Germania, in costante crescita economica e demografica, porta la sfida al cuore della potenza inglese avviando la costruzione di una flotta d’altura in grado di contendere alla Gran Bretagna il controllo dei mari e simbolo della Weltpolitik tedesca . La Prima Guerra Mondiale interrompe la politica espansionistica del Reich guglielmino; nonostante il pesante ridimensionamento territoriale, militare ed economico, nel 1919 Mackinder percepisce ancora la Germania sconfitta come un potenziale pericolo e dunque sposta heartland ad ovest, includendo tutta l’Europa centro-orientale fino alla linea Elba-Adriatico ed i Bacini del Mar Baltico e del mar Nero . La prospettiva di Mackinder rappresenta una razionalizzazione della necessità di svincolare Cecoslovacchia, Jugoslavia, Polonia e Romania dall’influenza tedesca e sostanzia l’assetto territoriale ed etnico imposto con la pace punitiva di Verailles . Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale il ragionamento del geografo inglese si amplia ulteriormente, dovendo considerare il ruolo centrale di un attore periferico quali sono gli Stati uniti. La teoria sul pivot-heartland viene confermata ma si arricchisce della terza dimensione. “Come le ferrovie avevano aumentato la capacità di manovra per linee interne della potenza continentale, conferendole una superiorità sulla manovra per linee esterne delle flotte delle potenze marittime, così l’aviazione poteva ora consentire alla potenza continentale di colpire le teste di ponte anfibie costituite alla sua periferia, senza che le sue basi aeree potessero essere distrutte dalle potenze marittime” . Mackinder, dunque, arretra la localizzazione di heartland verso oriente, lungo la linea Leningrado-Mosca-Stalingrado, e attribuisce una importanza fondamentale all’Oceano atlantico che si trasforma in un mare di mezzo tra l’Europa, l’America e l’Africa (Midland Ocean). La preoccupazione rimane la medesima, equilibrare lo stato perno; lo strumento è una “cooperazione efficace e durevole tra America, Gran bretagna e Francia, la prima garantendo una difesa in profondità, la seconda costituendo un’isola avanzata fortificata - Malta su ampia scala - e la terza fornendo al continente una testa di ponte che possa essere difesa . La rottura tra Stati Uniti ed Unione Sovietica all’indomani della Seconda Guerra Mondiale e la costituzione di un blocco organico di stati comunisti allargato all’Europa orientale connota heartland come area impenetrabile ed ostile, minaccia diretta alle liberaldemocrazie dell’inner crescent. Da qui il contributo di MaAckinder all’elaborazione e all’affinamento della dottrina del containment e, soprattutto, alla propaganda occidentale relativa “all’immanenza della minaccia sovietica contro la fascia peninsulare e insulare che circonda la massa continentale euro-asiatica” .

K. Haushofer (1869-1946)

La geopolitica tedesca rappresenta il tentativo di immaginare la posizione ed il ruolo della Germania nel mondo ed è largamente influenzata dal pensiero e dall’opera di Fredrich Ratzel, il più insigne esponente della geografia politica del Reich a cavallo tra il XIX e XX secolo. Questi, infatti, ha avuto il merito di tradurre le aspirazioni e le pulsioni di una nazione da poco eretta a stato in un insieme teorico coerente e funzionale alla politica di potenza guglielmina . Nelle tesi di Ratzel riecheggiano temi che verranno successivamente ripresi da Haushofer e dalla scuola di Monaco . Prima di tutto il rapporto tra lo stato ed il suolo: “lo stato subisce le stesse influenze di ogni vita umana (…). L’uomo non è concepibile senza il suolo terrestre neppure la più grande opera dell’uomo sulla terra, lo stato” . Soltanto attraverso il suolo lo stato può garantirsi il controllo delle risorse necessarie alla propria indipendenza. Corollario di ciò è la crescita degli attori statuali, cioè la rivendicazione di uno spazio vitale (Lebensraum) e la lotta per il suo dominio, che coniuga la visione biologica dello stato, fondata sulla teorie dell’evoluzione, alla concezione dello “stato potenza” tipica dei politologi tedeschi del XIX secolo.

“E’ nella natura degli stati svilupparsi in competizione con gli stati vicini e il più delle volte la posta in gioco è rappresentata dai territori” . Infine, il problema del poliformismo della Germania che si coniuga con la sua posizione di impero di mezzo, chiuso al centro dell’Europa e minacciato sia ad est sia ad ovest, impero che può sopravvivere solo grazie alla progressiva opera di colonizzazione delle terre di confine. La germanizzazione della Polonia, della Pomerania e della Prussia orientale ravviva il vecchio dibattito sulla Grossdeutschland, comprendente tutti i territori di lingua e cultura tedesca inclusa l’Austria, e la Kleindeutschland, la Piccola Germania, propugnata viceversa dal realismo di Bismarck quale unica via possibile all’unificazione .

La geopolitica di Haushofer è prima di tutto il portato dell’imposizione delle clausole di Versailles ad una nazione uscita dalla guerra con il proprio esercito saldamente attestato in territorio straniero che percepisce la sconfitta e il ridimensionamento come un tradimento della classe politica. La riflessione del generale, che rielabora le tesi di Mackinder del 1919 ribaltando la prospettiva di un’Europa centrale come area cuscinetto svincolata dall’egemonia tedesca, si articola su tre argomenti principali. In primo luogo il concetto di spazio vitale, mutuato dal pensiero ratzeliano, fonte di risorse per l’accumulazione di potenza e prerequisito per l’autarchia, il cui controllo è favorito dalla presenza di consistenti minoranze etno-culturali tedesche al di fuori della Germania . Quindi, l’idea delle dinamiche costitutive delle pan-regioni, macro aggregati territoriali basati sulla pan-idee il pangermanesimo, il panslavismo, il panasiatismo, il panarmericanesimo) che rappresentano le entità geopolitiche sulle quali fondare la riorganizzazione del mondo . La conflittualità tra stati nasce proprio dalle resistenze del mondo anglosassone al dispiegamento delle forze unificanti di ciascun polo geopolitico, raccolte attorno ad attori egemoni: la Germania per la PanEuropa (Africa, bacino del Mediterraneo e Medio Oriente), l’Unione Sovietica per la Pan-Russia (allargata fino al subcontinente indiano), il Giappone per la Pan-Pacifica (Cina, Australia ed Indonesia), gli Stati Uniti per la Pan-America .

Ultimo argomento, la contrapposizione tra potere continentale e potere marittimo. Haushofer concorda con Mackinder quando questi afferma che il controllo della World Island corrisponde al dominio del mondo; e, come conseguenza, ritiene che il Patto Tripartito tra Italia, Germania e Giappone (1936), il Patto Molotov-Ribbentrop e il Trattato di neutralità nippo-sovietico (1941) concorrano a realizzare l’unificazione di heartland e la definitiva interdizione delle potenze marittime dal cuore di Eurasia . Quanto una simile costruzione politico-diplomatica fosse fragile lo rivelerà di lì a poco l’attacco tedesco all’Unione Sovietica. Rimane comunque l’idea, tipica del nazionalismo tedesco e totalmente estranea al nazismo, occidentalista e razzista, che il nemico della Germania non debba essere ricercato ad est ma bensì tra le potenze marittime a vocazione globale. Del resto, la questione della ricostruzione unitaria del cuore del mondo, dopo il crollo del muro di Berlino, ha riacquistato una autonoma valenza euristica dal momento che, almeno in prospettiva, ritorna ad essere una eventualità pensabile. Le teorie di Haushofer sembrano influenzare sempre più, in Russia, i circoli militari e diplomatici dei cosiddetti eurasisti, poco entusiasti dell’ordine internazionale liberaldemocratico e favorevoli alla creazione di panregioni ad andamento meridiano, i quali si contrappongono, pertanto, sia ai nazionalisti slavofili sia agli occidentalisti .

III La prospettiva Geopolitica

3.Il Potere Marittimo


A differenza delle teorie sul potere continentale che nascono dal filone degli studi geografici, le teorie sul potere marittimo sono il portato del pensiero strategico navale. Di seguito verranno affrontate due diverse concezioni della supremazia del mare sulla terra: la prima si riferisce all’analisi dell’ammiraglio americano Alfred Thayer Mahan mentre la seconda riporta l’opera dell’ammiraglio inglese Julian Corbett, ambedue storici e studiosi di strategia marittima.


A.T. Mahan (1840-1914)

“Il primo e il più ovvio aspetto sotto il quale il mare si presenta da un punto di vista politico e sociale è quello di una grande via di comunicazione o meglio, forse, di un ampio spazio attraverso il quale gli uomini possono muoversi in tutte le direzioni, ma sul quale alcune rotte ben battute dimostrano che motivi di controllo li hanno indotti a scegliere certe linee di movimento piuttosto di altre” .

In questo breve passaggio Mahan si riferisce alle rotte commerciali, e tale constatazione rappresenta il punto di partenza della sua riflessione. Il trasporto marittimo, sia in termini di capacità sia in termini di costi, risulta estremamente vantaggioso rispetto a quello terrestre. Gli Stati Uniti, di contro a qualsiasi speculazione isolazionista, considerata la propria collocazione geografica, esprimono una necessità di controllo dei mari (sea control) realizzabile attraverso strumenti diversificati che vanno dalla potenza navale alla capacità di proiezione anfibia di tale potenza, dal possesso di basi strategiche all’ampiezza dei traffici commerciali . Date queste premesse, lo strumento navale americano deve garantire, nell’Oceano Pacifico, il controllo delle Filippine e delle Hawaii e, nell’Oceano Atlantico, quello di Cuba, base imprescindibile per la sicurezza dello snodo strategico del Canale di Panama. In una prospettiva di più ampio respiro, Mahan ritiene che il centro del potere mondiale sia costituito dall’emisfero Nord, compreso tra i Canali di Panama e Suez. La massa continentale di Eurasia, sebbene non influenzabile dal potere marittimo, è tuttavia ininfluente ai fini dell’egemonia mondiale. Viceversa, la fascia asiatica compresa tra il 30° e 40° parallelo viene considerata come area di instabilità che segna la separazione degli interessi russi ed inglesi . Da ciò consegue l’indicazione di un’alleanza con la Gran Bretagna eventualmente estesa a Germania e Giappone in funzione antirussa.

Al di là del dibattito circa il preteso navalismo di Mahan in contrapposizione al marittimismo di Corbett e quantunque risentano in modo assai evidente del periodo in cui sono state elaborate, le teorie dell’ammiraglio americano hanno influenzato a più riprese la condotta strategica statunitense. A parte l’elaborazione dei piani di guerra americani della fine degli anni trenta, si può ricordare la cosiddetta “strategia di coalizione”, mirante alla sconfitta della Germania nazista attraverso un intervento sul continente europeo e basata sul presupposto del controllo delle linee di comunicazione euro-atlantiche (strategia protratta anche nel corso della Guerra fredda con lo schieramento avanzato di forze aeroterrestri statunitensi).



J. Corbett (1854-1922)

Il pensiero di Corbett viene normalmente messo in relazione con le concezioni di Mahan laddove si sottolinea come questi sia un convinto assertore dell’autonomia della strategia navale mentre il primo sostenga la subordinazione delle dottrina navali alla strategia generale. Se la sola potenza navale non è in grado di decidere le sorti di un conflitto, essa è tuttavia un fattore determinante della vittoria poiché obbliga il nemico continentale, che opera per linee interne, a disperdere le forze per tutto lo sviluppo costiero . Dunque, lo strumento navale deve essere in grado di proiettare a terra la propria potenza intervenendo direttamente sul dispositivo avversario e indebolendo la capacità di resistenza delle popolazioni. Il pensiero di Corbett è in corso di rivalutazione in tutto l’Occidente in un momento in cui la priorità d’impiego dello strumento navale appare quello del forward from the sea piuttosto che il sea control. Del resto, ne sono una prova evidente le crisis response operations.

IV La Prospettiva Geopolitica.

4. Tutto in divenire


Nella fase attuale delle relazioni internazionali, caratterizzata da un trend di frammentazione di potenza, i comportamenti, le attitudini, le vocazioni dell’Orso e della Balena permettono di immaginare dei modelli geopolitici di riallineamento (realignment) a livello regionale o globale . Tali processi di macro-aggregazione rielaborano, rinnovandoli, valori culturali profondi, motivi etnici, aspirazioni religiose, legami e vincoli spaziali. Non è possibile, in questa sede, descrivere esaustivamente l’intera tipologia modellistica. Pertanto, a scopo esemplificativo e a beneficio della discussione, verrà proposto un unico modello, riferito all’area europea e denominato “di Germanizzazione” .

La teoria si basa su due assunti: lo sfaldamento dell’Unione Sovietica, che per la prima volta dopo secoli apre ampi spazi di azione verso est, e il riconoscimento in Europa di un unico pivot di potenza, la Germania. Sono state individuate quattro regioni geopolitiche, diversificate per livelli di sviluppo economico e distanza culturale da Mosca o Berlino: la Mitteleuropa (Benelux, Scandinavia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Austria, Svizzera, Italia, Slovenia e Croazia), i Balcani (Bosnia-Erzegovina, Serbia, Albania, Macedonia, Romania, Bulgaria, Grecia e Turchia), l’ex Urss europea (Baltici, Ucraina, Bielorussia e Moldavia) e il Caucaso e l’Asia centrale (Georgia, Armenia, Azerbaigian, Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakistan, Tagikistan e Kirghizistan).

Il territorio tedesco, oltre a costituire il cuore dell’Occidente, è contiguo alle prime regioni e rappresenta un potenziale trait d’union con le repubbliche caucasiche e dell’Asia centrale (ex Turchestan russo) per il tramite etno-culturale della Turchia. Il modello proposto differisce dall’ottica di aggregazione istituzionalista, realizzata dall’Unione Europea fondata su un’architettura acentrata, simmetrica e multilaterale.

La realizzazione dei trattati di Maastricht implica, infatti, la questione di non poco conto del trade off tra deepening e widening, ovvero della discrasia tra approfondimento dell’integrazione e processi di allargamento. In un frame work di minore rigidità normativa e non escludendo affatto il sistema di cooperazione posto dall’Unione, rafforzato dai vincoli atlantici, la Germania potrebbe diventare il fulcro di un modello di tipo stellare, egemonico, asimmetrico e mutibilaterale in grado si sviluppare vincoli e reti d’interazione senza la pesantezza e la complessità di un sistema istituzionalizzato.

Ma sono ipotesi che nell’immediato potrebbero essere smentite, ma che sottolineano come la geopolitica è in divenire costante ed occorre, a chi è nella fase di un percorso formativo ed educativo, essere sempre in grado di cogliere il pur minimo cambiamento in questo divenire.

Un Mondo in crisi III

Lo scenario mediorientale.

Andando a vedere più da vicino gli scenari che qualificano la geopolitica 2010, per il Medio Oriente si può dire che la evoluzione delle relazioni politiche tra gli Stati Uniti, Israele ed Iran condizioneranno le relazioni, come già per il 2009, anche per il 2010 e qualche anno a venire.

Si confermano sostanzialmente alcune delle tendenze politiche principali emerse, ossia: il fallimento dei negoziati di Annapolis; l’ascesa della potenza iraniana nella regione mediorientale, sebbene con minor impulso; la convergenza degli interessi nazionali di Israele e dei Paesi arabi nella regione in conseguenza della percezione condivisa della crescente potenza iraniana; infine, e facile essere profeti nel dire che il regime siriano (che attualmente sembra versare in stato di debolezza interna) oscillerà tra la sua alleanza con l’Iran, che dovrebbe continuare almeno per i prossimi anni, e una nuova politica di avvicinamento graduale agli Stati Uniti, alla Francia e ad Israele.

Gli elementi di novità rispetto che si possono ipotizzare per il prossimo futuro sono quattro, ossia: la partecipazione di Hizbullah al Governo libanese; la diminuzione del prezzo internazionale del greggio; la firma dell’accordo sullo status delle forze (SOFA) tra USA e Iraq; e infine la guerra tra Israele e Hamas.

La diminuzione del prezzo internazionale del greggio potrebbe rallentare l’ascesa della potenza regionale iraniana e influenzarne la politica interna, anche se non è chiaro in che misura.

La firma dell’accordo SOFA con gli USA, con la scadenza del mandato ONU avvenuta nel dicembre 2008 e il previsto ritiro delle Forze USA preludono al pieno rientro dell’Iraq nel sistema internazionale, dopo 19 anni di esclusione (iniziata nel 1991 in seguito alla Guerra del Golfo).Questo per evitare sempre più la isolalizzazione dell’Iran e cercando, di farlo partecipe più attivo alla Comunità Internazionale e quindi rendere la vita politica più difficile alle componenti estremistiche interne. Sarà importante, in questo caso, l’interscambio tra l’Europa e l’Iran

Sul fronte islamista, mentre s’indebolisce la spinta del movimento internazionale salafita, l’ascesa al Governo di Hizbullah in Libano rafforza il modello di Stato “nazional-islamista” e di “resistenza” anti-statunitense e anti-israeliana, promosso dall’alleanza Iran-Hizbullah-Hamas e realizzato in tutto o in parte in Libano e nella Striscia di Gaza. In questo senso, l’eventuale sopravvivenza del Governo di Hamas alla guerra contro Israele se si attuerà in vasta, rafforzerà tale modello, mentre la sua eventuale caduta lo indebolirà.

E’ evidente, in questo scenario che Israele e Iran rappresenteranno probabilmente i due centri di potere più influenti della regione per il 2010 e ancora per qualche anno a venire, e l’evoluzione delle relazioni tra Stati Uniti ed Israele, da un parte, e l’Iran dall’altra condizionerà di conseguenza l’evoluzione delle relazioni mediorientali nel loro complesso per questi anno

Centrale rimane in questo scenario, però, il contenzioso sul sospetto programma nucleare iraniano. Dopo il momento di impasse dovute alle elezioni statunitensi (novembre 2008) e in Iran (giugno 2009) i negoziati sono ripresi a Ginevra, che ha portato al via libera da parte del presidente Mahmoud Ahmadinejad alla proposta del 5+1 ; ma lo stesso leader iraniano ha dichiarato che la stipula di un eventuale accordo ufficiale non preluderà in alcun modo alla rinuncia da parte iraniana all’autonomia del compimento del ciclo nucleare completo. Il Presidente francese Nicolas Sarkosy ha accusato l’Iran di avere attualmente in corso un programma di sviluppo di armamenti nucleari, e lo stesso Presidente francese evoca scenari preoccupanti di breve periodo tutt’altro che irrealistici: che fare di fronte al possibile naufragio definitivo delle trattative? Come reagire all’eventualità di una bomba atomica iraniana? Che posizione assumere nel caso di un attacco militare israeliano contro le installazioni nucleari della Repubblica islamica? Il Vicino Oriente andrebbe in ebollizione con derive incontrollate al verificarsi di uno solo di questi eventi? Sono questi gli interrogativi che gettano un ombra ancora più fosca di grave incertezza sulla stabilità di questo scenario, ma non solo, ma anche sulla stabilità euro-atlantica ed internazionale.

mercoledì 16 novembre 2011

Vincenzo Camporini

ELETTO VICEPRESIDENTE  DELL'ISTITUTO AFFARI INTERNAZIONALI (IAI)

L'Istituto Affari Internazionali è lieto di annunciare l’elezione del gen. Vincenzo Camporini a Vicepresidente dell’istituto con delega ai rapporti esterni con istituzioni e imprese.

Il gen. Camporini affiancherà il presidente nella promozione dei rapporti dell’istituto con i patrocinatori, i finanziatori, gli altri centri di ricerca e le istituzioni pubbliche e private sia in Italia che all’estero.


Inoltre il gen.Camporini continuerà a contribuire alle attività del programma Sicurezza e difesa.

Arruolato in Accademia Aeronautica nel 1965 , il generale Vincenzo Camporini ha percorso tutti i gradi della carriera militare fino a ricoprire la massima carica di Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica (2006-08) e di Capo di Stato Maggiore della Difesa (2008-11).


Laureato in Scienze Aeronautiche presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II e in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università degli Studi di Trieste, Camporini è autore di numerosi articoli e volumi su varie tematiche della politica internazionale (vedi bio), in particolare sulla dimensione politico-militare dell'Unione europea e sullo sviluppo delle sue capacità di utilizzare lo strumento militare nel quadro delle relazioni esterne. Tra l'altro è stato Presidente del Centro Alti Studi della Difesa (2004-06).


Grazie alla sua vasta esperienza e alle sue competenze tecnico-scientifiche, Vincenzo Camporini darà certamente un valido contributo al consolidamento e allo sviluppo delle attività dello IAI.
L'Istituto Affari Internazionali (IAI), fondato nel 1965 su iniziativa di Altiero Spinelli, svolge studi nel campo della politica estera, dell'economia e della sicurezza internazionali. Ente senza scopo di lucro, lo IAI mira a promuovere la conoscenza dei problemi attraverso ricerche, conferenze e pubblicazioni. A questo scopo collabora con istituti, università, fondazioni di altri paesi, partecipando a diverse reti internazionali.

I principali settori di ricerca dello IAI sono le istituzioni e le politiche dell’Unione Europea, la politica estera italiana, le tendenze dell’economia globale e i processi di internazionalizzazione dell’Italia, il Mediterraneo e il Medio Oriente, la politica di sicurezza e difesa, i rapporti transatlantici.

domenica 17 luglio 2011

Un Mondo in Crisi II - L'Incertezza è l'unica cosa certa

L’incertezza è la dominante che caratterizza molti scenari geopolitici e, conseguentemente, è estremamente difficile individuarne o coglierne le linee maestre ed i trends futuri che potranno caratterizzare tali scenari.

Aumenta nel mondo la frattura che divide l’Occidente e parte dell’Oriente e dell’Estremo Oriente, che sembrano avanzare risoluti verso un aumento di benessere e coesistenza pacifica, pur in presenza della gravissima crisi economica in atto, rispetto ad un’altra parte del mondo caratterizzata da estremismi politici e religiosi che, oltre a tanti altri aspetti negativi, fomentano un devastante e sempre verde terrorismo.

Il terrorismo internazionale, soprattutto fertile in realtà disgregate ove è possibile reclutare ed addestrare nuovi adepti, costituisce la minaccia principale per la sicurezza e stabilità del globo.

Se si scende nel particolare, la questione iraniana, le tensioni pakistano-indiane, la Georgia, Gaza, che però sta scivolando lentamente nell’oblio, ed i contenziosi internazionali che rischiano di esplodere all’improvviso con pochissimi segnali premonitori, come già avveratosi nel recente passato, delineano un quadro geopolitico complesso.

Un quadro che richiede risposte che travalicano una sola funzione, come quella politica, diplomatica, militare, con crisi che si differenziano per natura, presenze statuali, organizzazioni terroristiche, aree di intervento, possibili implicazioni ed escalation.

L’integrazione degli strumenti di analisi e di allerta disponibili per comprendere le crisi e poi fronteggiarle e padroneggiarle e tenerle sotto controllo se non risolverle, è oramai fondamentale. La Comunità Internazionale, nella espressione dei massimi suoi rappresentanti deve prendere atto che non si può affrontare una qualsiasi crisi o questione se non a tutto tondo, pena non solo la non soluzione, ma l’aggravamento di essa fino alla perdita di ogni controllo su di esse

Il coordinamento di strutture militari, diplomatiche, politiche, Organizzazioni Internazionali, Regionali, sub-regionali, organizzazioni non governative di qualunque specie, è indispensabile fin dal momento in cui i responsabili iniziano ad affrontare concretamente la questione e deve essere sempre e costantemente tenuto presente, sia nella fase di stabilizzazione che di ricostruzione, il cosiddetto “Comprehensive Approach”, concetto che, una volta implementato, potrà rappresentare la vera unica chiave di volta per risolvere situazioni aggrovigliate, spesso endemiche e che ristagnano stancamente o fuori da ogni logica, mettendo a rischio l’esito dell’intervento con apertura di soluzioni indefinita.

Si affacciano all’orizzonte nuovi potenziali rischi e, quindi, nuovi interventi. Dal controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo, al Niger, con i suoi giacimenti uraniferi che causano tensioni con i Tuareg locali; dal Darfur, caratterizzato da una crescente emergenza umanitaria, al confronto israelo-palestinese, di attualità forse un po’ sbiadita, che può riacutizzarsi da un momento all’altro, ed alla incerta situazione in Georgia in cui si misura il confronto tra la UE e la Federazione Russa, ai cosiddetti conflitti congelati ( e in gran parte dimenticati) che possono scongelarsi da un momento all’altro aggravando il quadro geopolitico generale. L’incertezza, sia sulla oggettività delle crisi e su come affrontarle è l’elemento caratterizzante la geopolitica del 2010, che deve essere avvicinata e studiata e compresa tenendo conto di questa incapacità di avere dei riferimenti certi.

Un Mondo in crisi 1

La crisi economica mondiale, che ha avuto il suo culmine nel settembre-ottobre 2008, sta disseminando incertezze, minando assetti consolidati in ogni parte del globo, intaccato l’onniscienza dei mercati e la sacralità di Wall Street e pare alterare la struttura profonda dei rapporti internazionali, cambiare la distribuzione di potenza a livello globale, e consacra la nascita di nuovi grandi attori, ad una velocità inattesa.

Il tutto, però, in una situazione profonda, magmatica e volatilità di una epoca di mezzo, di un nuovo medio evo in cui ribollono elementi di innovazione, con il persistere dei vecchi assetti. E, probabilmente, questa sensazione di vivere una età di mezzo, dove un vecchio ordine continua a tenere, seppure indebolito, ed un nuovo assetto stenta a nascere, che spinge molti ad abbandonare la certezza delle analisi, di qualsiasi genere, e, come nel buon tempo antico, armarsi di buona volontà e partire per andare a vedere “in loco” che cosa veramente sta accadendo, con in testa alcune idee guida e con l’uso di uno strumento di rilevazione basato su fonti aperte e dati oggettivi. Naturalmente non si può girare il mondo intero, ma molti dati da prendere in esame provengono da osservazioni dirette, da osservazioni dirette, non ricorrendo più a specializzazioni che spesso sono fuorvianti. Si formano, così alcune idee che si aggregano riguardo ad alcuni grandi Paesi in modo quasi epidermico, e l'immagine che si ha collide con quella formatasi nel recente passato e quindi essere ancora mantenuta, oppure corretta con gli elementi raccolti, oppure si è di fronte ad una nuova realtà non conosciuta, la S.C.O. sotto una falsa apparenza di non novità.

Può L’Europa, dopo la guerra in Georgia nell’estate del 2008, continuare ad ignorare, in chiave geopolitica 2010, la Federazione Russia come Potenza, a 18 anni dal crollo dell'URSS e continuare la sua espansione verso Oriente? Ovvero la Federazione Russa accetta l’Occidente che opera non solo nel cortile di casa ma nel proprio androne, e non prendere atto che da qualche anno Mosca lavora ad un confine occidentale della Federazione, ancora sotto costruzione, su un asse che va dalla Moldova alla Bielorussia, intesi questi due Paesi come elementi di ancoraggio su cui poggiare il vero confine, dopo che sono state chiarite molte cose con e in Ukraina?

L’India è veramente la “più grande democrazia del mondo”? Con tutte le sue contraddizioni, è plausibile credere nella sua crescita, come nuova potenza globale emergente, dominatrice e partecipe con la Cina al “secolo dell’Asia”, come potrebbe essere definito il XXI secolo. Oppure, dopo aver visto in 60 anni passare la sua popolazione da 300 milioni a circa a 1 miliardo in cui con una stupefacente ingenuità si afferma che si vuole far arrivare la popolazione fino a 1 miliardo e 600 milioni e poi fermarsi, e un progresso tumultuoso, indiscriminato che ha favorito pochi e sfruttato molti, implodere dietro ai suoi sogni di grandezza planetaria? Oppure di rimare a mezza via, nel solco della filosofia della sua maggiore religione, quella Indù, in cui tutto e già stato scritto e la volontà degli uomini non incidente sul loro destino.

Sarajevo è proprio dimenticata? Tutto è passato nel dimenticatoio, dopo che per oltre quindici anni la Bosnia e la sua capitale hanno intenerito i cuori di mezzo mondo europeo per il loro triste e crudele destino? Non è che in Bosnia, con Sarajevo come laboratorio di attuazione, con gli accordi di Deyton operanti, si sta realizzando quella struttura etnica unipolare in un determinato territorio che era il sogno di tanti uomini politici jugoslavi che oggi chiamiamo e denominiamo “criminali di guerra” per la loro propensione ad attuare la struttura sociale etnica unipolare con la violenza e con le armi? Non è che stiamo attuando con altri sistemi? In ogni caso dei Balcani e dei problemi dei paesi sorti dallo smembramento della Jugoslavia sembra non essere più di interesse se non a quei funzionari della Unione Europea che esportano in queste terre l’unica cosa che l’Europa produce in quantità industriale: la burocrazia.

Un mondo che è in crisi che si può solo tratteggiare una Geopolitica  a maglie larghe, indicando alcuni scenari, accompagnati da alcune osservazioni.

domenica 29 maggio 2011

IL NUOVO CONCETTO STRATEGICO DELLA NATO


Alesandro Carile

Nel corso del vertice NATO di Lisbona del 19-20 novembre 2010 è stato approvato il nuovo Concetto Strategico (All.1) della NATO (in applicazione delle decisioni adottate al vertice di Strasburgo dell’aprile 2009 dai leader dei Paesi Membri) che, in sintesi, presenta le novità di seguito richiamate. Il Concetto Strategico è un documento di orientamento politico-strategico con cui la Nato ridefinisce periodicamente il suo ruolo alla luce dei cambiamenti occorsi nello scenario internazionale. Esso individua le caratteristiche principali del nuovo contesto di sicurezza, specificando gli elementi di approccio dell’Alleanza alla sicurezza ed alla difesa comune. Tuttavia, pur nei mutamenti di situazione a livello globale, la missione essenziale rimane inalterata: “assicurare che l’Alleanza resti un’ineguagliabile comunità di libertà, pace, sicurezza e valori condivisi”.

A seguito degli attacchi terroristici dell’11 settembre, pur avendo la NATO intrapreso un processo di trasformazione, sia militare che politica, in funzione dei cambiamenti nello scenario internazionale, il nuovo Concetto Strategico continua ad imperniarsi quindi sul rafforzamento del Legame Transatlantico, sull’importanza dell’art. 4[*], per quanto concerne le procedure di consultazione tra gli Alleati su emergenti questioni di sicurezza comune (quali ad esempio la sicurezza energetica e la difesa cibernetica) nonché sulla centralità dell’art.5.

Il Legame Transatlantico è l’essenza politica della NATO (basandosi l’Alleanza sull’attiva sinergia tra le due sponde dell’Oceano). Questo legame implica valori comuni, comprensione reciproca ed equa suddivisione degli oneri. Dopo 60 anni ed in un’Alleanza allargata, il Legame Transatlantico costituisce molto più di un necessario “Approccio alla Sicurezza” – così come considerato nel Concetto Strategico del 1999 – ma diviene un valore fondamentale da rafforzare ed essere collocato appunto nei “Core tasks and principles” del nuovo Concetto Strategico.



Compiti fondamentali e principi riconosciuti dai Paesi Membri.

Essi si configurano nei seguenti:

 salvaguardia della libertà dei Membri con mezzi sia politici che militari;

 pieno rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del Trattato di Washington nonché della primaria responsabilità del Consiglio di Sicurezza;

 conferma del Legame Transatlantico (stabilito nel 1949 con la costituzione della NATO) a garanzia della pace e della sicurezza euro-atlantica;

 perseguimento dei seguenti obiettivi chiave (core tasks):

• Collective defence. Intervento di difesa e deterrenza a favore di ognuno dei Membri contro qualsiasi tentativo di aggressione (art.5[*] del Trattato di Washington);

• Crisis management. Interventi, sia a livello politico che militare, per affrontare situazioni di crisi che possano comportare rischi per la sicurezza dell’Alleanza;

• Cooperative security. Promozione delle partnership con Stati non-NATO ed organizzazioni internazionali/non governative. Contributo alla non proliferazione degli armamenti ed al disarmo.



[*] Articolo 4 “Le parti si consulteranno ogni volta che, nell'opinione di una di esse, l'integrità territoriale, l'indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata.”

Articolo 5 “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell'America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria ….”.



Problematiche di riferimento.

Sono state individuate come fondamentali:

 la minaccia convenzionale ed in particolare la proliferazione dei missili balistici;

 la proliferazione delle armi nucleari (con prevedibile incremento a breve termine nei Paesi “instabili”);

 il terrorismo ed i gruppi estremisti in espansione nelle aree di importanza strategica;

 le attività illegali transnazionali quali il traffico d’armi, di stupefacenti e di esseri umani.

 gli attacchi cibernetici;

 la sicurezza dei trasporti e dei transiti commerciali nonchè la dipendenza energetica da Paesi terzi;

 lo sviluppo di armi laser e di dispositivi elettronici ad impedire il libero accesso allo spazio;

 i rischi per la salute, i cambiamenti climatici, la scarsità d’acqua e delle fonti di energia.



Difesa e deterrenza.

Nel Concetto Strategico del 1999 si affermava che “l’Alleanza continuerà a mantenere nel futuro prevedibile un’adeguata combinazione di forze nucleari e convenzionali con base in Europa ed a tenerle aggiornate ove necessario, ma comunque al livello minimo sufficiente”.

Simili capacità risultano necessarie anche e soprattutto nell’attuale scenario di sicurezza, caratterizzato da rapidi cambiamenti e nel quale la NATO è chiamata a trasformare ed adattare se stessa secondo l’evolversi delle priorità strategiche (“ … Deterrence, based on an appropriate mix of nuclear and conventional capabilities, remains a core element of our overall strategy … “).



La NATO deve estendere la protezione missilistica, già garantita alle truppe in teatro, ai territori e quindi ai cittadini dei Paesi Membri. La Federazione Russa condividendo questo tipo di minaccia, potrebbe subire attacchi missilistici e potrebbe avere un interesse a una difesa missilistica anche del proprio territorio (“ … We will actively seek cooperation on missile defence with Russia and other Euro-Atlantic partners … “).



Si pone l’accento anche sulla difesa cibernetica, che non era esplicitamente considerata nel Concetto Strategico del 1999, allo scopo di impedire il successo di qualsiasi aggressione contro i sistemi difesa degli Stati Membri (“ … develop further ability to prevent, detect, defend against and recover from cyber-attacks … “). Nel caso della cyber-security, un eventuale ricorso all’art.5 dipenderà dalle caratteristiche dell’attacco, dalle sue dimensioni, dai suoi effetti e dalla capacità di individuarne gli autori. Ciò tanto per la sicurezza cibernetica quanto per altre minacce asimmetriche, quali ad esempio il terrorismo.



Il Concetto Strategico del 1999 considera il terrorismo come un “rischio” e non ancora come una minaccia. La nozione di terrorismo, infatti, è stata rivista al fine di renderla più coerente con la sua vera natura (“ … Terrorism poses a direct threat to the security of the citizens of NATO countries, and to international stability and prosperity more broadly … ”).



Il punto 24 del Concetto Strategico del 1999 – lo stesso che menziona il terrorismo – considera l’eventualità di una “distruzione del flusso di risorse vitali”. Il nuovo concetto strategico pone in evidenza il fatto che la sicurezza energetica rimane interesse vitale



dell’Alleanza. La Nato deve quindi rivestire un ruolo più ampio nella salvaguardia delle risorse energetiche, attraverso la protezione degli spazi comuni nei quali transita l’energia (come ad esempio le rotte marittime), la protezione del trasporto, dei flussi di approvvigionamento, nonché delle infrastrutture critiche di settore (“ … develop the capacity to contribute to energy security, including protection of critical energy infrastructure …”).



Sicurezza nella gestione delle crisi.

Il documento riconosce quali strumenti per la risoluzione dei problemi attinenti la sicurezza:

 la prevenzione e gestione delle crisi sulla base di un approccio congiunto (militare e civile), stabilizzazione post-conflittuale e supporto alla ricostruzione;

 la capacità di spiegamento immediato sul terreno di forze adeguate nel caso di fallimento delle attività di prevenzione;

 la condivisione delle attività di intelligence;

 lo sviluppo dottrinale per le operazioni di spedizione, di contro-insurrezione, di stabilizzazione e ricostruzione;

 la formazione di una capacità di gestione delle crisi atta ad interfacciarsi con le locali realtà civili;

 l miglioramento della pianificazione integrata “militare-civile”;

 lo sviluppo della capacità di addestramento e di sviluppo delle forze locali nelle zone di crisi.

 la specializzazione di personale civile ai fini di attività congiunte in zona di operazioni;

 l’incremento delle consultazioni interalleate prima, durante e dopo l’insorgenza delle crisi.



Promozione della sicurezza internazionale attraverso la cooperazione.

Da Alleanza statica, ai tempi della Guerra Fredda, la NATO è diventata parte di un sistema di Istituzioni interconnesse ed è chiamata a fornire un valore aggiunto nei settori della sicurezza in cooperazione con altre organizzazioni internazionali (in primo luogo le Nazioni Unite, l’Unione Europea e l’OSCE).

Il programma di Partenariato per la Pace ha rappresentato e rappresenta il meccanismo principale per dar vita al dialogo sulla sicurezza e per rafforzare l’interoperabilità tra l’Alleanza e i suoi Partner (“…We will further develop our existing partnerships ...”).

A partire dal 1999, i rapporti di partenariato della NATO hanno conosciuto una significativa evoluzione unitamente alla presenza della stessa NATO in diversi scenari, quali i Balcani, l’Afghanistan, il Pakistan, il Darfur ed il Medio Oriente. Non di minore importanza il partenariato NATO-UE.

Questa politica, detta della “porta aperta”, rappresenta tuttora l’approccio consolidato della NATO verso gli altri Paesi europei ed in tale quadro, le nuove minacce richiedono un dialogo ed una cooperazione costanti con la Federazione Russa (“ … NATO-Russia cooperation is of strategic importance …”).

La Russia riveste un ruolo fondamentale nella sicurezza euro-atlantica, anche e soprattutto per la necessità di una sua partecipazione ad una difesa antimissile congiunta, nonché alla riduzione degli armamenti atomici.

venerdì 20 maggio 2011

Mediterraneo:quali nuovi equilibri?

Società Geografica Italiana



Nel quadro dei Pomeriggi della Società Geografica Italiana, lunedi 23 maggio 2011 alle ore 17.00 nell’Aula “Giuseppe della Vedova” di Palazzetto Mattei in Villa Celimontana, Roma, Viadella Navicella 12 si terrà un dibattito sul tema

“Mediterraneo: quali nuovi equilibri?”

Il dibattito parte dal libro di Franco Rizzi “Mediterraneo in rivolta”, Roma, Castelvecchi, 2011. Intervengono con l’Autore, Gianluca Ansalone, Alessandro Bianchi, Edoardo Boria, Stefano Menichini, Gianni Pittella, Umberto Ranieri, Lida Viganoni, Alessandro Voglino.

Modera Giulina Sgrena.

mercoledì 27 aprile 2011

giovedì 21 aprile 2011

AUGURI SINCERI DI UNA BUONA PASQUA

venerdì 1 aprile 2011

COMUNICATO STAMPA

Il professor Carlo Rubbia cita il “torio” e tutti ne parlano.

L’Italia era all’avanguardia anche in questa tecnologia, cancellata con l’uscita dal nucleare.

(Roma 29 marzo 2011) - Il Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare (Cirn) ritiene opportuno fornire alla stampa una sintetica panoramica informazione sulla tecnologia del “torio”, un elemento che in natura ha diffusione simile a quella del piombo, presente in varie aree del territorio nazionale, assurto in questi giorni alla cronaca perché rende radioattivi i blocchetti lapidei con cui sono lastricate molte vie di Roma. A portare all’attenzione dei media questo sinora poco noto elemento è stata anche un’intervista al professor Carlo Rubbia scaricabile dalla pagina web http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/24/rubbiail-futuro-e-dei-giovani-occorre-unalternativa-al-nucleare/99795/, purtroppo veicolata con l’informazione a disposizione su internet, magari accreditata da presunti esperti, che non sempre è corretta. Inesattezze non certo imputabili al giornalista, che si limita a riportare quelle ritiene fonti qualificate, sono contenute ad esempio nell’ampio servizio sull’argomento consultabile alla pagina web http://www.tg3.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-ee2f8c79-e396-42f0-8001-4bf6c4ddb3cb.html.



Una prima panoramica generale sul torio e sulla tecnologia di questo elemento, con cui è possibile alimentare persino i reattori attualmente in esercizio, può aversi consultando il documento in formato pdf (un’intervista della giornalista Marina Bartella di Forum all’ingegner Giorgio Prinzi, Segretario del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare), scaricabile dalla pagina web http://www.lorenzopaolini.it/Sito%20Forum%20nuovo/Sito%20Forum%20nuovo/articoli%20Forum/Torio.pdf.

Per un più immediato e comprensibile approccio riportiamo a seguire una serie di diapositive tratte dai “power point” utilizzati dall’ingegner Giorgio Prinzi nelle relazioni con cui illustra al pubblico la tematica.

giovedì 17 marzo 2011

Riferimenti a Riviste

Dal 1 marzo 2011 nei atlanti collegati sono iniziate le immissioni di indicazioni di articoli di carattere geopolitica ritenuti di interesse per un approfondimento di una tematica relativa ad un determinato Paese. Per il momento è stata presa in esame la Rivista “Civiltà Cattolica” che nei suoi numeri pubblica documentati,precisi e lineari articoli dedicati alla geografia, alla geopolitica di determinati paesi, soprattutto quelli che presentano difficoltà o situazioni particolari. Si dovrà poi, per la lettura integrale andare sul sito di Civiltà cattolica e accedere all’articolo.

mercoledì 29 dicembre 2010

a tutti i lettori di questo blog
i più sinceri
Auguri
di un sereno, felice e prospero
2011

lunedì 20 aprile 2009


Il volume qui indicato rappresenta uno strumento utile, sotto il profilo della metodologia, anch per ricerche e lavori di Geopolitica, sopratutto per l'utilizzo eventuale degli Schemi indicati ( sopratutto per quanto attiene alla stesura di una tesi di laurea o di dottorato).
In particolare poi è utile il capicolo dedicato alla Tecnica procedurale.
Il volume è anche propedeutico al
Manuale Atlante Geostrategico
di M Coltrinari e M Marconi, Roma, Edizione Nuova Cultura la cui uscita è programmata per il settembre 2009


LA RICOSTRUZIONE E LO STUDIO DI UN AVVENIMENTO
MILITARE
COLTRINARI M. - COLTRINARI L.
ISBN 978886134267
pagg. 292 - 2009 - € 18,50
f.to 17X24
Collana <>
Il volume si prefigge di fornire, a studenti e ricercatori, prendendo le mosse dai dettami e
finalità del Progetto "Storia in laboratorio" promosso dalla Associazione Combattenti
della Guerra di Liberazione volto a divulgare e far conoscere la Storia alle nuove
generazioni, uno strumento utile al fine di ricostruire e studiare, il più correttamente
possibile, un evento storico-militare (del passato) proponendo un metodo di analisi
consequenziale.Prendendo a riferimento il fenomeno "guerra", il volume propone
schemi attagliati, anche in combinazione tra loro, alla guerra classica, alla guerra
rivoluzionaria e/o sovversiva, con le più varie accezioni, ed alle recenti peace support
operations, ove, in questo caso, i soggetti protagonisti da due passano a tre (parti in
conflitto/ forze di interposizione o "di pace").Sono "note",suggerimenti che ognuno
dei destinatari può, anzi deve, interpretare secondo la sua creatività, nella più ampia
accezione della libertà di pensiero, rispettando solo i criteri di scientificità e di coerenza,
al solo fine della conoscenza, la più ampia, onesta e completa possibile.
Un volume che vuole essere uno strumento, più da consultare che da leggere.

EDIZIONI NUOVA CULTURA - P.le Aldo Moro 5 00185 ROMA - Per info visitare il sito: www.nuovacultura.it
Per ordinare il testo invia una e-mail all'indirizzo:
ordini@nuovacultura.it
Direttamente: contattare Gennaio Guerriero 0697613088 339 7010065
Per gli studenti della “Sapienza” : disponibile ai Chioschi Gialli

venerdì 21 novembre 2008

Quadro generale dell'Atlante

INDICE
Atlante geostrategico
www.coltrinariatlantegeostrategico.blogspot.com


Le ricerche in coso sono pubblicate su blog che sono una sotto articolazione dell’Atlante geostrategico in essere.

Le aree dei blog sono così attivate:


Europa
http://www.coltrinariatlanteeuropa.blogspot.com/
Attivo dal 10 Dicembre 2008
Europa Occidentale
(2006)
Andorra,Austria,Belgio, Eire,Francia, germania, Italia, Lichtenstein, Lussemburgo, Malta, Monaco, Paesi Bassi, Portogallo,Regno Unito, San Marino, Spagna, Svizzera, Vaticano
Europa Orientale
(2006)
Repubblica Ceca, Ungheria,Slovacchia, Polonia, Russia, Bielorussia, Romania, Ucraina, Moldova
Europa Settentrionale
(2006)
Danimarca, Groenlandia, Estonia, Finlandia. Islanda, Lettonia. Lituania, Norvegia. Svezia
Europa Balcanica
Cipro, Slovenia, Grecia,Croazia, Bulgaria, Macedonia, Albania, serbia,Montenegro,Bosnia-Erzegovina
Macroregione
(2006)
Asia Medio Oriente
Arabia Saudita,Bahrain,Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Oman, Autorità Palestinese (Gaza e Cisgoprdania), Qatar, Siria,Turchia,Yemen
Asia. Subcontinente indiano
India, Pakistan, Bangladesch, Bhutan,Maldive, Nepal, Sri Lanka.
Asia. Sudest asiatico
Brunei,Cambogia,Filippine,Indonesia,Laos,Malaysia,Mianmar (Birmania), Singapore,Thailandia,Timor est,Vietnam

Macroregione: Asia estremo oriente
Giappone,Taiwan, Corea del Sud, Mongolia, Corea del Nord
Macroregione: Asia centrale
Afganistan, Armenia, Azerbaijan, Cina e Hong Kong, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkemenistan, Uzbekistan
Oceania
http://www.coltrinariatlanteoceania.blogspot.com/
Attivo dal 1 aprile 2009
AUSTRALIA,FIGI,ISOLE MARSHALL,ISOLE SALOMONE,KIRIBATI,NAURU,NUOVA ZELANDA,PALAU,PAPUA NUOVA GUINEA,SAMOA,STATI FEDERATI DELLA MICRONESIA,TONGA,TUVALU,VANUATU


Americhe
http://www.coltrinariatlanteameriche.blogspot.com/
Attivo dal Marzo 2011

Africa
http://www.coltrinariatlanteafrica.blogspot.com/
Attivo dal 1o Dicembre 2008
Macro Regioni
Africa Settentrionale
AfricaOccidentale
Africa Orientale
Africa Centrale
Africa meridionale
I Blog sono aggiornati da
Massimo Coltrinari
ricerca23@libero.it