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LIMES, Rivista Italiana di Geopolitica

Rivista LIMES n. 10 del 2021. La Riscoperta del Futuro. Prevedere l'avvenire non si può, si deve. Noi nel mondo del 2051. Progetti w vincoli strategici dei Grandi

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venerdì 10 giugno 2022

TRA GUERRA E PACE

 

(Prima parte)

Le relazioni internazionali nelle teorie del Novecento

Ten cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta

            “ Nel momento in cui una comunità non sa più ragionare con il senso della storia, non sarà la storia a sparire ma quella comunità” ( R. Ferrari Zumbini, Il grande giudice. Il Tempo e il destino dell’Occidente, Luiss University Press, Roma 2019, p.319)

Premessa

            La guerra nell’Europa Orientale sulle pianure sarmatiche dell’Ucraina ha posto nuovamente all’attenzione la centralità dei rapporti internazionali, oltre alla semplice e mitizzata globalizzazione economica.

            La pandemia ha fatto riemergere il tempo delle chiusure, premessa per future guerre, di ci molti non ne vedevano l’ombra presi dal racconto consolatorio della “fine della storia” in un eterno felice presente.

            Hans Blumenberg parla di un “tempo della vita” e di un “tempo del mondo” ch si comprimono nell’assolutizzazione del leader, fino a distruggere pericolosamente “l’istituzionalità del tempo storico”, comprimendo gli accadimenti prevedibili o sperati del futuro nel tempo attuale.

            “il diavolo sa che gli resta poco tempo” (Apocalisse di Giovanni – 12,12), tuttavia, come ci ricorda Carl Schmitt, “Tutti coloro che vanno al potere, buoni o cattivi, entrano in una gabbia”, di relazioni buone  o cattive, intelligenti o stupide, che li condizioneranno.

NOTA

·        AA.VV. , La fine della pace, Editoriale, Limes, 3/2022.

 

 

Le relazioni internazionali

 

            Occorre preliminarmente distinguere tra politica “estera” o “internazionale”, nella prima l’elemento centrale è lo Stato il quale come soggetto autonomo calcola le mosse e sceglie i mezzi, nella seconda l’attenzione è concentrata sulle relazioni che intercorrono tra Stati o con le Organizzazioni internazionali-

A sua volta il rapporto tra politica interna e politica estera è stato impostato su tre possibili modelli: nel primo la politica estera dipende dalla politica interna, nel secondo vi è un’inversione nei rapporti in cui è la politica estera che condiziona la politica interna attraverso l’esigenza propria di una politica di potenza, nel terzo vi è una quale autonomia tra la politica estera e quella interna, restando inalterati i tre pilastri internazionali su cui poggiano i rapporti della politica di potenza, della politica di equilibrio, della guerra, in quella che R. Aron  definisce una “continua alternativa tra guerra e pace”. (Pace e guerra fra le nazioni, Comunità, 1970).

            Se la concezione “idealista” propria del sistema  accademico inglese ritiene sufficiente l’adozione di idonei strumenti per favorire la cooperazione tra Stati, la concezione “marxista” prevede una conflittualità permanente dovuta al sistema economico imperialista, che conduce a tre surplus: di popolazione, di beni e di capitali, per cui necessita una “esportazione” con una combinazione economico-militare, il passaggio dalla fase concorrenziale a quella monopolistica determina il nascere di conflitti sul mercato mondiale per il suo controllo.

            Verso la metà del Novecento si consolida una prospettiva “realistica” la quale si fonda su sei assunti di base:

·        Gli Stati sono gli attori unitari e autonomi della politica internazionale;

·        Nel sistema internazionale in mancanza di un potere centrale domina l’anarchia;

·        La necessità per ogni Stato di agire ai fini di un accrescersi della potenza per una sua sicurezza crea un senso di minaccia per gli altri Stati;

·         Solo l’equilibrio di potenza può fornire un minimo di sicurezza in politica internazionale;

·        Istituzioni e organizzazioni internazionali hanno una scarsa rilevanza nelle relazioni tra Stati;

·        Il potere politico-militare prevale sul potere economico.

Partendo da questi presupposti Morgenthau teorizza che i rapporti tra singole comunità statali si fondano in una perenne lotta per il potere, come del resto all’interno delle singole comunità, conseguentemente i due concetti su cui si deve fondare una teoria internazionale sono per l’autore “l’interesse nazionale” (national power), come potere, e “ l’equilibrio di potenza” (balace of power), quale stabilizzatore tra Stati, vi è quindi un intreccio tra “interesse nazionale” e “potenza nazionale”.

L’interesse nazionale risulta a sua volta il combinato di fattori necessari e variabili, i primi si manifestano nella volontà di protezione del territorio, delle istituzioni e della popolazione, quale aspetto di continuità di qualsiasi politica estera, i secondi si riferiscono agli aspetti contingenti di ogni politica estera, quali il tipo di regime politico o la natura delle relazioni diplomatiche.

Analogamente la potenza nazionale risulta quale combinazione di elementi quantitativi e qualitativi, permanenti o contingenti, come le risorse naturali, le istituzioni, le potenzialità militari e industriali.

Nella struttura anarchica che risulta dallo stato latente di guerra tra Stati, in cui ad una aspirazione di potenza si contrappone il timore di essere sopraffatti, ai singoli Stati non restano che tre alternative: mantenere la propria potenza, farne solo dimostrazione o aumentarla.

A queste tre prospettive corrispondono la conservazione dello status quo, l’affermazione del prestigio oppure l’espansione imperialistica, ne consegue che il sistema internazionale si trova in equilibrio precario tra un potenziale “stato di guerra” e la ricerca di meccanismi che limitino l’uso della forza.

Nel limitare la conflittualità permanente e in presenza della continua ricerca di un aumento di potenza, il sistema internazionale non può che ricorrere alle tecniche diplomatiche, o ad una limitazione della potenza mediante un sistema di equilibrio, il quale può essere ottenuto con l’indebolimento del più forte mediante una politica del “divide et impera”, o all’opposto rafforzando il più debole territorialmente e con aiuti militari, creando coalizioni e alleanze, pertanto secondo Morgenthau scarsa è l’efficacia delle istituzioni internazionali, dell’opinione pubblica o del diritto internazionale.

La visione unitaria dello Stato quale decisore viene meno in Snyder il quale punta a valutare le scelte dei singoli funzionari e dei politici, nonché la “percezione degli eventi” da essi posseduta, il processo di formazione delle decisioni viene quindi scomposto in tre livelli: la sfera di competenza, il livello della comunicazione e dell’informazione, la dimensione della motivazione.

Gli stimoli che agiscono sugli attori delle decisioni provengono dalla società, dall’interno degli apparati pubblici e dall’azione degli altri Stati, si possono quindi individuare tre condizionamenti sulla scelta di politica estera: le richieste all’interno della società, le modalità del processo decisionale e le circostanze esterne a cui la decisione costituisce una reazione.

Contrapposto all’approccio decisionale di Snyder si è sviluppato l’approccio sistemico di Kaplan, per questi perché possa un sistema essere in equilibrio vi devono essere almeno cinque potenze, inoltre l’attore nazionale deve seguire le seguenti regole:

·        Incrementare le proprie risorse, cercando comunque di trattare anziché combattere;

·        Combattere se impedito di rafforzarsi;

·        Non eliminare un attore essenziale;

·        Opporsi a qualsiasi coalizione o singolo attore che possa assumere una posizione dominante;

·        Opporsi a qualsiasi attore che tenda ad unirsi in un’organizzazione sovranazionale;

·        Se sconfitto o in difficoltà permettere all’attore nazionale di rientrare nel sistema, comunque in caso di impossibilità sostituirlo con un nuovo attore.

In un sistema in equilibrio le alleanze sono specifiche, di breve durata e incentrate sull’utile e non sull’ideologia, l’interesse particolare di ciascun Stato tutela l’equilibrio come la concorrenza economica garantisce l’efficienza nell’uso delle risorse. La dimensione fortemente ideologica delle alleanze porta a costituire interessi permanenti e non mutevoli, dando luogo a un sistema bipolare fortemente in contrasto, con tensioni che si scaricano tendenzialmente in conflitti periferici.

Sulle orme di Kaplan, Waltz sostiene che la continuità è attribuibile al “sistema internazionale”nel suo complesso che condiziona i singoli attori nazionali, il sistema internazionale è caratterizzato dal “principio ordinatore”, che a differenza degli Stati non è la gerarchia ma l’anarchia, nonché dalla “distribuzione di potenza” quale differenza di potere tra Stati.

Alla teoria della “dipendenza” di matrice marxista incentrata in un rapporto tra centri imperiali e periferie, si affianca la teoria della “interdipendenza” nella quale emerge la crescente compenetrazione fra le diverse economie nazionali, circostanza che rende inopportuno l’uso della forza militare invertendo il rapporto tra potere politico-militare e potere economico a favore di quest’ultimo, emerge pertanto prepotente il continuo ricorso alla negoziazione e alle pressioni economiche (Wallerstein).

Allison sostituisce il modello dello “Stato come attore razionale” con il modello dello “Stato come decision-maker”, in cui si considera lo Stato quale complesso formato da un insieme di funzionari governativi, per cui vi è un processo di “accomodamento” tra gli stessi, ciascuno fornito di proprie percezioni, opinioni e interessi. Viene in tal modo a ribaltarsi il concetto unitario di Stato nel “calcolo” degli interessi strategici, vi è quindi una complessa interazione tra i vari interessi governativi e la burocrazia, dove quest’ultima rappresenta la continuità amministrativa anche in contrasto con il personale politico.

Un ulteriore perfezionamento del modello è dovuto a Brecher che introduce quale variabile indipendente la “percezione della crisi”, quale risultato del grado di informazione e della consapevolezza per i decisori (decision-makers)      degli stimoli esterni a cui si è sottoposti.

Tre sono le varabili percettive indipendenti ma tra loro collegate: la minaccia, il tempo a disposizione limitato e la più elevata probabilità di guerra.

In una prima fase (t1) avviene l’evento scatenante o il mutamento ambientale che preparano la crisi internazionale; minacce, tempo e probabilità di guerra, forniscono gli elementi per la “consapevolezza di essere in crisi” in un tempo (t2); nel successivo passaggio vi è una raccolta di informazioni e consultazioni per elaborare delle valide strategie di risposta, il tutto in un tempo più o meno ristretto (t3); infine vi è la decisione strategica con la sua attuazione nel tempo (t4).

Ulteriori elementi completano il modello, quali in tema di informazione il rapporto diretto tra rigidità concettuale del decisore e crescita della tensione, o nelle prestazioni dei gruppi decisionali e consultivi più è lungo il periodo di tempo che si ha a disposizione per prendere una decisione maggiore è il conflitto interno al gruppo, come maggiore è la tensione più ristretto è il gruppo che decide, anche sulle scelte la pressione temporale determina una minore correttezza nella valutazione delle conseguenze.

Lowi distingue tra situazioni “di crisi”, legate a minacce militari, e situazioni “normali”, in questa ultima ipotesi vi è un’estensione alla politica estera della frammentazione e pluralità della politica interna, mentre in caso “di crisi” la decisione viene presa da un gruppo ristretto senza vincoli particolari.

Tuttavia in presenza del protrarsi del confronto in situazione “normale” si procede solitamente alla “drammatizzazione” dei problemi (overselling) al fine di costringere, mediante un artificiale stato di emergenza, ad una decisione.

Zimmermann perfeziona il modello introducendo due criteri atti a orientare le scelte, il primo relativo alla percezione che l’impatto investa tutti o solo una parte dei cittadini, il secondo se la questione di politica estera riguardi esclusivamente aspetti materiali o investa anche i valori della comunità nazionale, il combinato dei due criteri fa sì che nell’ipotesi in esame si ritenga che vi sia una asimmetria nella perdita o guadagno fra i cittadini.

Le scelte di politica estera verranno effettuate da una élite coesa in presenza del conflitto sociale, nell’ipotesi contraria che il danno riguardi tutti i cittadini vi sarà un’ampia discussione con un processo decisionale di tipo distributivo, il quale si accentrerà nuovamente in presenza di una “crisi”di tipo “ideologico” che coinvolga i valori, dove l’élite agirà con un ampio consenso popolare.

Negli anni ottanta del ‘900 si distinguono due teorie: la “neorealista” e la “neocostituzionale”.

Nella prima emerge l’opera di Waltz che individua nel sistema internazionale tre caratteristiche distintive: l’anarchia degli Stati derivanti dalla necessità di sopravvivere, una distribuzione asimmetrica dei poteri tra gli Stati, l’azione egoistica degli Stati che va dalla propria conservazione al potere universale, ne deriva che solo l’azione concertata tra Stati può portare ad un equilibrio che può essere multipolare o bipolare, secondo una forte analogia con la teoria microeconomica dell’equilibrio generale, in cui ognuno degli attori cerca il massimo del proprio utile.

L’unica differenza risiede nell’esaltazione della concorrenza in campo economico, mentre nei rapporti internazionali la competizione deve risultare limitata dalla presenza di un numero ristretto di grandi potenze, in quanto l’efficienza risiede nell’equilibrio a differenza della riduzione dei prezzi.

A fronte della concezione degli Stati come attori unitari nel sistema internazionale propria della scuola “neorealista”, vi è la concezione “neoistituzionale” che interpreta gli Stati ed i regimi costitutivi come un insieme di principi, regole, norme e procedure decisionali che condizionano le scelte interne ed esterne.

 Krasner ritiene, quindi, di potersi superare un comportamento basato esclusivamente su interessi a breve termine, prevalendo dei doveri generali, tanto che se il cambiamento delle regole e norme conduce a cambiamenti di regime, le scelte vengono a mutare essendo diversi i doveri a cui riferirsi, Young a riguardo osserva che le modalità di costituzione degli Stati (spontaneo, negoziale, impositivo) vengono a modificarne la percezione e quindi ad influire nel loro comportamento.

Vi è nell’analisi dei rapporti internazionali una doppia prospettiva, una quantitativa ed una qualitativa, la prima si rifà ad una raccolta di dati empirici e ad una loro analisi in termini matematici (teoria dei giochi), la seconda si concentra sul valore dei singoli dati e sulle modalità della loro concatenazione, interviene in questo l’aspetto umanistico della storia, del pensiero culturale di cui sono portatori, delle tensioni economiche e sociali (Bull).

Dobbiamo considerare che il comportamento umano è impostato su una matematica intuitiva, fondata su una “razionalità evolutiva” che tende a concentrarsi su alcuni aspetti ritenuti fondamentali, non vi è per istinto una logica matematica puramente razionale, questa deve essere espressamente voluta con uno sforzo materiale e mentale, prendendo tempo, applicata ai casi che si ritengono estremamente rilevanti quali possono essere determinati rapporti internazionali (Artstein).

 

Bibliografia

·        Aron R., Pace e guerra fra le nazioni, Comunità, 1970;

·        Aron R., La politica, la guerra, la storia, Il Mulino, 1992;

·        Attina F., La politica internazionale contemporanea, Angeli, 1989;

·        Bonante L. – Santoro C. M. (a cura di), Teoria e analisi nelle relazioni internazionali, Il Mulino, 1986;

·        Pasquino G. (a cura di), Manuale di scienza politica, Il Mulino, 1986;

·        Panebianco A., Relazioni internazionali, Jaco Book, 1992;

·        Bonante L. (a cura di), Studi internazionali, Edizioni della Fondazione Agnelli, 1990;

·        Waltz K. N., Teoria della politica internazionale, Il Mulino, 1987;

·        Deutsch K. W., Le relazioni internazionali, Il Mulino, 1970;

·        Gilpin R., Politica ed economia delle relazioni internazionali, Il Mulino, 1990;

·        Papisca A. – Masci M., Le relazioni internazionali nell’era dell’interdipendenza e dei diritti umani, CEDAM, 1991.

           

martedì 31 maggio 2022

Morti per Conflitti nel 2021.

Dalla News letter dell'Istitute for Econimics  Peace si riporta la seguente nota


 Conflict and natural disasters displaced almost 60 million people in 2021. Millions were forced to escape within their own countries, generating a record number of internally displaced people. This number is expected to be surpassed in 2022 amidst the mass exile in war-ravaged Ukraine.

Fonte infoòinstituteforpeace andeconimics.org


Contatti:ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org


giovedì 19 maggio 2022

Rivista QUADERNI, Anno LXXXII, Supplemento, XXI, 2021, n. 5, 21° della Rivista

 

Nota Redazionale

Il numero 4 del 2021, come noto, è stato un numero speciale per il centenario della traslazione della salma del Milite Ignoto (1921-2021), con distribuzione straordinaria su tutto il territorio nazionale. A pag. 97di quel QUADERNO vi era il comunicato per le Scuole che indicava le modalità per la partecipazione al progetto “Storia in Laboratorio”, in cui tra l’altro, si indicavano i modi e i termini per la pubblicazione eventuale di elaborati scritti da parte degli studenti in merito alla tematica proposta. In questo numero pubblichiamo le risultanze di alcune scuole che hanno inviato materiali.

 

Il numero, inoltre, è tutto dedicato alla data centenaria del Milite Ignoto, nel solco della ricorrenza; pubblica anche un contributo di carattere nazionale, riguardante lo studio e la presentazione della storia della Bandiera nazionale Questo contributo è proceduto da una riflessione di Giancarlo Ramaccia sul Valore Militare ed il Milite Ignoto ed introdotto da una Poesia dedicata al Milite Ignoto di Beatrice Harrach.

 

A seguire Elisa Bonacini ci partecipa di una iniziativa presa in occasione della data centenaria a Latina, Stefano Mangiavacchi pubblica un articolo iconografico del passaggio del Treno del Milite Ignoto ad Arezzo e in vari comuni della sua provincia ed Alberto Vido della mostra organizzata a Sondrio sempre dedicata al Milite Ignoto.

 

Infine in Copertina è riprodotta la medaglia coniata dall’Istituto del Nastro Azzurro in occasione di questo citato centenario.

(massimo coltrinari)

 


lunedì 9 maggio 2022

LIMES, Rivista di Geopolitica, n. 4 del 2022


Chi è davvero il signore del Cremlino. 
 Il suo progetto è ricominciare il mondo
per finirla con l'egemonia americana




Disponibile nella emeroteca del CESVAM

 

venerdì 29 aprile 2022

Maggiori conflitti nel Mondo. Aggiornamento

 La Newsletter dell'Insitute for economic & Peace i nel numero del 26 aprile riporta i seguenti report sui conflitti indicati:



venerdì 8 aprile 2022

Rivista QUADERNI, Supplemento XX, 2021, n 3 20° della Rivista CESVAM REPORT Settembre 2019 - Agosto 2021

 


SOMMARIO

Anno LXXXII, Supplemento XX, 2021, n. 3,

20° della Rivista “Quaderni”

www.istitutodelnastroazzurro.it

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

www.cesvam.org

 

CESVAM REPORT.  SETTEMBRE 2019 – AGOSTO 2021

 

1.      INTRODUZIONE

La necessità di un Report.

 

2.      STRUTTURA DEL CESVAM

a.       Istituto del Nastro Azzurro Ente Morale

Statuto; Regolamento

b.      Lo Statuto del CESVAM

c.       Il Regolamento del CESVAM

d.      Il Verbale  costitutivo del CESVAM del Consiglio Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro

 

3.      ATTIVITA’ DEL CESVAM

Editoria

a.       La Emeroteca del CESVAM

b.      L’Archivio-Biblioteca del CESVAM

c.       I Progetti di Ricerca. La realizzazione e la finalizzazione

Ricerca

d.      Le attività in essere.

e.       La Rivista “Quaderni del Nastro Azzurro”

f.        I “Quaderni On Line”

g.      I Blog di carattere storico, estensione di ricerca

h.      I Blog di carattere geografico, estensione di ricerca

i.        I Blog di carattere associativo e divulgativo

j.        I CESVAM Papers, collana “occasional” di pubblicazioni

k.      I Libri della Collana del Nastro Azzurro”

Didattica

l.        L’Attività didattica per Master di 1° e 2° Livello

m.    L’Attività didattica per Corsi di Formazione

Divulgazione

n.      Il Sito dell’Istituto del Nastro Azzurro. Concorso alla Gestione

o.      La Piattaforma del CESVAM. Lo strumento di divulgazione al passo con i tempi

p.      I Convegni e le Conferenze

q.      Gli “Incontri con l’Autore”

r.       Collaborazione con Enti, Istituti, Accademie, Università. Il Confronto

 

4.      CONCLUSIONE

. Lineamenti per il futuro

5.      IL PERIODICO “NOTIZIARIO DEL NASTRO AZZURRO

 

Nota redazionale:

Questo numero della Rivista “QUADERNI” come si può notare, pur mantenendo la struttura base, non porta la tradizionale suddivisione “Il mondo da cui veniamo: la memoria” e “Il mondo in cui viviamo: la realtà d’oggi” e le relative rubriche. Questo per lasciare lo spazio al Report del CESVAM, Questo Report, come ampiamente si è riportato nel Report stesso, vuole essere una documentazione fattiva della risposta che la Presidenza Nazionale ha voluto dare, con il Report pubblicato nel 2019 (N. 3° della Rivista, Supplemento XIII, Luglio-agosto 2019) alla lenta crisi che aveva attanagliato l’Istituto culminata, in chiave di retrospettiva storica, con l’anno 2014, considerando il 2015 l’anno della svolta a cui tutti hanno dato un ampio contributo. Questo numero della Rivista vuole essere la continuazione del Report per il quinquennio settembre 2014 – agosto 2019, mantenendo la stessa articolazione ed aggiornandone i contenuti per il periodo di riferimento. Si vogliono fornire elementi di riflessione sulle scelte fatte, sui successi ottenuti, sugli scostamenti da correggere, per proseguire, in vista degli anni futuri, verso una affermazione dell’Istituto sempre più ferma e decisa.

(massimo coltrinari)

 

I di Copertina: Lo stemma del CESVAM

 


Info:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

Il presente numero può essere richiesto gratuitamente in formato digitale. Su carta (fino ad esaurimento  copie ed addebito spese postali)   previo versamento di euro 5 a copia in bianco e nero e euro  10 a copia a colori da versare su conto corrente postale n. 25938002 intestato ad Istituto del Nastro Azzurro  oppure su C.C. Bancario BPER Banca Piazza Madonna di Loreto 24 C.C.703202000000002122 IBAM IT 85P0 5387 0320 200000000 2122.

mercoledì 30 marzo 2022

Sergio Benedetto Sabetta. La Teoria dei Sistemi

 

LA TEORIA DEI SISTEMI

Sergio  Benedetto Sabetta

Premessa

            Nell’attuale crisi internazionale, che sembra riportarci indietro nella storia, si manifestano tutte le problematiche e le tensioni accumulate in questi tre decenni, quando sembrava superata la storia dei popoli e delle persone grazie ad una tecnologia invasiva tendente ad una socializzazione liquida, informe.

            Tutto era ridotto al puro aspetto economico, staccato dal proprio vissuto, dalle emozioni che la nostra storia ci crea, dove una élite senza radici precise trasferiva capitali, investimenti e indicava la strada del puro individualismo  edonistico.

            Tutte le reazioni non erano che il risultato di un residuato storico, frutto del sottosviluppo culturale, una globalizzazione indifferente era il futuro a cui tutti dovevano adattarsi.

            La pandemia, la gestione talvolta confusa della stessa, le difficoltà delle ripresa economica e sociale, infine l’esplodere dei conflitti latenti hanno mostrato le debolezze di ciascun sistema, recuperando il valore della propria storia. Un insegnamento per il futuro.

    

I gruppi nell’organizzazione sociale e il suo mutamento

Ogni sistema sociale umano è intrinsecamente dinamico e non può essere pensato in forma separata dalla storia, l’equilibrio che in esso vi deve essere al fine di una sua durata sono da Braudel, secondo la Scuola delle Annales, individuati nelle dimensioni:

·        Ecologica;

·        Economica;

·        Sociale;

·        Politica;

·        Culturale.

Tutte queste dimensioni interagiscono fra loro, diventando volta per volta, a seconda delle epoche, prevalenti a turno all’interno del sistema in equilibrio congiunturale.

Il mutare di uno dei sistemi trasforma gli scenari, in un riequilibrio conflittuale, variamente rinegoziato.

Conflitti fra popoli che si traducono in guerre; conflitti fra gruppi sociali, teorizzati quali conflitti di classe; conflitti tra sistema politico e società civile, guerre civili; conflitto fra il sistema umano e ambiente naturale, dissesti ecologici; conflitti di modernizzazione, tecnologici, fra equilibri passati e futuri equilibri di sistema non ancora consolidati.

Attualmente è proprio quest’ultimo conflitto, nascente dall’accelerazione tecnologica, che nell’espandere attraverso il progresso scientifico le basi produttive e le comunicazioni, viene a prevalere nel causare gli attriti tra sistemi.

Processi di modernizzazione indotti dall’esterno, senza una adeguata trasformazione culturale e dei rapporti sociali, creano forme di sfruttamento selvaggio delle risorse umane e naturali da parte di gruppi elitari, ponendo le premesse per i futuri conflitti sia interni che esterni tra sistemi confinanti che ne subiranno i contraccolpi.

Luhman ci ricorda che nel preciso momento in cui un sistema non riesce a relazionare tutti i suoi elementi procede in modo selettivo, creando dei sottosistemi che si relazionano differentemente con l’ambiente esterno, si crea una complessa rete auto replicante formata da sottosistema e ambiente sia interno che esterno.

I limiti della crescita sono dati dalla necessità di una gerarchizzazione delle diseguaglianze interne, ma con il ricorso ad una differenziazione funzionale, come avvenuto nelle società moderne di matrice europea, si supera la limitazione alla crescita e sviluppo del sistema.

Si ottiene così una complessità maggiore rispetto alle società semplicemente stratificate, con la rinuncia ad una “stretta e vincolante” regolamentazione dei rapporti che vengono lasciati in parte liberi, con una maggiore adattabilità alle prospettive di successo e al tempo stesso cambiando il senso dell’esistere.

Omeostasi, retroazione o autoregolazione, informazione selettiva, sono tutti elementi che intervengono nella trasmissione dell’informazione nei sistemi complessi, in cui vi è un rapporto variabile tra gerarchia e differenziazione funzionale, l’insieme del sistema nel suo interagire acquista un significato maggiore della semplice somma delle sue parti (Simon).

L’evoluzione dei sistemi è facilitata dal formarsi di strutture interne stabili che facilitano la gerarchizzazione tra sottosistemi, in previsione dell’ulteriore passo della differenziazione funzionale.

Nella “teoria dei sistemi quasi scomponibili” vi sono interazioni deboli ma non trascurabili tra sottosistemi, vi sono a riguardo alcuni sistemi gerarchici che si avvicinano a tale tipologia, in cui a “breve termine” esiste una quasi indipendenza tra sottosistemi, mentre a “lungo termine” ciascun sottosistema dipende dagli altri solo in termine di “aggregato”.

            Un punto critico è l’interazione tra due o più sistemi che viene ad escludere l’interazione con tutti gli altri sottosistemi, in quello sociale l’essere umano procede per elaborazione delle informazioni in termini seriali più che paralleli, essendo limitata a poche persone l’interazione diretta  o verbale, a cui deve aggiungersi il tempo necessario che il ruolo comporta in compiti e responsabilità.

            Vi è un continuo passaggio da “descrizioni di stato” a “descrizioni di processo” nella ricerca di soluzioni ai problemi di sistema, che nella consapevolezza diventa una analisi di mezzi-fini, dobbiamo tuttavia considerare che la complessità o la semplicità dipendono fortemente dal modo in cui si descrive la struttura stessa.

Il mutamento sociale non è da considerarsi una tappa logica ineluttabile dell’evoluzione umana, né può considerarsi un nuovo modello razionalmente migliore, esso è piuttosto la trasformazione di un sistema di azione, in cui non sono le regole a cambiare bensì le relazioni umane, con nuove forme di controllo e modelli di governo nuovi ma efficaci, sostanzialmente una nuova forma culturale (Crozier).

La circolarità ricorsiva risulta essere l’origine della semplicità di una logica complessa, Morin considera la complessità come la capacità di elaborare contemporaneamente diversi livelli, mettendoli in relazione tra loro, riducendo pertanto ciò che appare complicato in complesso, ossia un vincolo in una risorsa.

Mutamenti culturali e sociali sono collegati tra loro mediante una relazione complessa di carattere circolare, vi è un trattamento dell’informazione che passa attraverso gli “agenti della modernizzazione”, ovvero coloro che elaborano le informazioni e le socializzano.

Il mutamento crea simboli in quanto ogni struttura sociale ne ha bisogno per identificarsi e consolidare le relazioni, esso è qualcosa di più del semplice significato convenzionale, nel rapporto con la mente crea scintille di idee poste al di là delle semplici capacità razionali.

I simboli vengono quindi a rappresentare la parte inconscia di una organizzazione e del sistema che essa rappresenta, in uno stretto intreccio tra profilo funzionale-razionale e simbolico - affettivo.

Si è discusso se esiste una “mente di gruppo”, mentre Allport nega tale evenienza, rifacendosi interamente alla psicologia individuale, Lewin e Asch ne sostengono l’esistenza nel momento in cui le persone hanno una percezione di sé come membri di un gruppo, l’esternalizzazione avverrà con una produzione culturale di gruppo, quali parole d’ordine, regole e valori.

Naturalmente occorre distinguere tra comportamenti individuali e di gruppo, questi sussistono nel momento in cui differisce il rapportarsi a seconda se gli altri siano appartenenti o meno al gruppo, si manifestano così due identità una personale e l’altra sociale, costituita da una uniformità di comportamento.

Nella realtà anche nell’identità sociale restano elementi dell’identità individuale, come non deve confondersi la folla con il gruppo, dove non vi è una identità sociale ma una semplice e momentanea interazione intergruppo, senza che vi sia una perdita dell’ identità individuale.

Con l’entrata nel gruppo l’individuo modifica la percezione di se stesso e quindi della sua autostima, ma anche il gruppo deve adattarsi, nell’entrare può verificarsi una “dissonanza cognitiva” tra aspettative e difficoltà d’accesso, la quale viene ricomposta modificando la percezione del gruppo.

L’interdipendenza all’interno del gruppo è fondata su due elementi:

·        l’interdipendenza del destino, in cui i singoli membri identificano il proprio destino con quello del gruppo;

·        l’interdipendenza del compito, possedere degli scopi comuni i cui risultati dipendono dagli effetti delle azioni dei singoli membri.

Con il diminuire dell’interdipendenza la produttività diminuisce, prevalendo all’interno del gruppo rapporti interpersonali, base per la realizzazione di interessi del tutto personali.

L’attenzione rivolta al compito fa emergere la rilevanza dei “contenuti”, che possono essere strumentali, diretti al compito, o espressivi, socio-emozionali, questi ultimi hanno la funzione di ridurre le tensioni interne al gruppo.

Nella condivisione dei “valori” interviene sia la comunicazione che la formazione, quest’ultima è tra i più importanti fattori nei processi di gruppo, determinando la scala dei valori su cui si poggia il gruppo e quindi le reciproche aspettative tra i membri del gruppo.

Le norme rappresentano elementi essenziali per interpretare il mondo, essendo un sistema di concetto a cui sono associati dei valori, al fine di creare ordine e prevedibilità di azione nel contesto in cui vive il singolo.

Essendo le norme punti di riferimento, l’individuo trascorrerà un periodo di attesa prima di agire nel gruppo per poter apprendere e così orientarsi tra le norme, le quali tra l’altro riducono l’ansia nei momenti di destrutturazione del gruppo stesso.

Regolazione sociale e codifica dei comportamenti per le azioni necessarie agli scopi del gruppo, non possono comunque eliminare la “latitudine di accettazione” della norma, questa è più o meno elastica a seconda se riguarda aspetti centrali o periferici della vita del gruppo, elastica all’interno, rigorosa su attività fondamentali e verso l’esterno, pena la delegittimazione.

 

NOTE

 

·        Jackendoff R., Coscienza e mente computazionale, Il Mulino, 1990;

·        Miller G. A. – Galanter E. – Pribram K. H., Piani e struttura del comportamento, Franco Angeli, 1973;

·        Berruto G., La sociolinguistica, Zanichelli, 1974;

·        Parisi D. - Castelfranchi, Linguaggio, conoscenza e scopi, Il Mulino, 1980;

·        Kanirsa G. – Legrenzi P. – Sonino M., Percezione, linguaggio, pensiero, Il Mulino, 1983.

sabato 19 marzo 2022

LIMES La Russia Cambia il Mondo. Perche Putin ha aggredito l'Ucraina.



Il Volume è consultabile presso la Emeroteca del CESVAM Piazza Galeno 1. Roma
 

mercoledì 9 marzo 2022

Treccani: la situazione in Ucraina

 


 Combattimenti e corridoi umanitari. 

Tutti i Corrodoi umanitari sono aperti verso la Russia e verso la Bielussia


 Fonte: www. encilopedia Treccani: info newsletter   comunità@treccani.it